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| Filippo Timi (googles images) |
Qualche giorno fa, sono andata a teatro, a vedere "Don Giovanni - Vivere è un abuso - mai un diritto"
Adattamento dell'opera di Mozart, riscritto in gran parte e magnificamente interpretato da Filippo Timi.
Regista, autore, scrittore, attore, è faustiano interprete di questo personaggio eccessivo e sofferente.
Dalla prima scena, in cui appare strafatto, crollante su di un letto a forma di croce, all'ultima in cui distrutto dagli eccessi e cannabilizzato dai suoi amori che si vendicano accompagnandolo nella braccia del demonio, è tutto un inno al dolore e alla vita che andrebbe interpretata e vissuta per quello che è, cercando di goderne al massimo, in maniera estremamente cinica, e approfittandosi di tutto e tutti.
Un personaggio malvagio, il Don Giovanni di Timi.
E proprio per questo, estremamente umano.
| Filippo Timi in scena (foto Ceccarini) |
In tre ore di spettacolo, dove l'allegoria del nostro presente decadente è fortissima, ci lasciamo trasportare e dominare dal personaggio ingombrante e kitsch che ci appare innanzi, prepotente ed esagerato rubacuori. Folle, malato, ruvido e schiavo di ogni possibile droga, rincorre un unico desiderio.
Cerca qualcosa o qualcuno che gli dia pace.
La trova alla fine, nello stesso istante in cui si arrende a Mefistotele, nella pietà che chiede a un dio umano, quasi tenero che non distingue tra il bene e il male, perchè non è quello che interessa, ma la bellezza.
La bellezza della vita.La bellezza dell'amore.
| Filippo Timi in scena (foto Favazza) |
Non mi è piaciuto proprio tutto dello spettacolo. Ci sono state scene estremamente dure per me da accettare.
Punti in cui l'eccesso mi è sembrato troppo. In cui l'artista mi è parso volere spingersi davvero oltre, per cercare di colpire giù spingendo il coltello fino in fondo, negli ancestrali guazzabugli della nostra anima ambigua.
Ironizzando sulle miserie dell'uomo e sulla sua mediocrità.
Tutti i peggiori vizi dell'uomo, i suoi difetti, ci sono stati sbattuti in faccia senza troppi complimenti.
Tanto da farci riflettere, tra le risate amare di un pubblico che partecipava in maniera quasi complice alla rappresentazione.
Complice e protagonista.
Eravamo tutti lì in scena con lui. Mentre ci e si massacrava.
Cercando di spiegarci che l'uomo, mentre sta morendo, cerca il riscatto. Anche negli occhi di chi lo sta osservando e lo giudica.
Chi non comprende che, in realtà, mentre punta il dito sta giudicando se stesso.
Quello che invece mi è piaciuto molto, oltre alla bravura di tutti gli interpreti, molto giovani eppure capaci di dare un senso al largo spazio che con generosità il protagonista ha regalato loro, sono state le ambientazioni pop e la musica bellissima, che ha accompagnato tutto lo spettacolo.
Dalla lirica, che con Pagliacci di Leoncavallo, ha aperto la rappresentazione, al puro rock dei Pink Floyd, alla magia dei Queen alla disco dance degli anni '70.
Chiaro che per me, è stata la ciliegina sulla torta. Lode a Filippo che si è anche divertito ballando.
Senso del ritmo notevole, poi ho scoperto che ha per anni, frequentato una scuola di danza.
Molto, molto bravo Timi, a gridarci in faccia tutto il dolore e la debolezza del nostro essere piccoli e umani.
Non liberi, ed estremamente soli.
Io per me, spero di potermela cavare, però.
Vorrei trovare la bellezza della vita, anche nel semplice sbocciare di un fiore.
Chiaramente io resto una romantica.
Forse l'ultima.
Ma un pirata così, fa per la piccola Mari?
Chissà, certo è che mi piacerebbe, un sacco.
Alla prossima, Filo.
