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30 aprile 2015

LA BAMBINA YETTERDEI









E' ora che vi racconti della Bambina Yetterdei.


Avete presente uno scricciolo minuscolo di circa cinque anni, con un abitino a fiori, un prato intero di  margherite?
Quei bei vestitini di una volta con l'arricciatura al livello dello sterno e le maniche a sbuffo?
Un cerchietto delicato di roselline  tra i capelli, che si contrappone ad un grugno ma un grugno di quelli feroci. L'immagine bucolica che viene rovinata completamente dalla faccetta irritata.
Riccioli biondi che nessun pettine riusciva a domare...
Lo sguardo a volte lontano. Primo sintomo di una miopia che negli anni successivi avrebbe galoppato alla grande, trasformandola in una quattr'occhi.

Vaga per la sala da pranzo di casa incazzatissima infuriata(già a quell'età) perchè dal suo mangiadischi rosso e nero (lo so non ci crederete ma era davvero di quel colore) è scomparso il 45 giri che da qualche settimana consuma facendolo suonare ad oltranza.
La Bambina Yetterdei è innamorata della musica, ha quasi cinque anni adora raccontare storie di Gesù (?) e cantare con una vocetta stridula e con parole incomprensibili,  canzoni di ogni genere. Nel raccoglitore di mamma ce ne sono a bizzeffe di quei cosi neri pieni di solchi che appena si inseriscono nel bellissimo marchingegno, viene fuori quella musica celestiale. Le suore all'asilo dicono che in cielo gli angeli cantano e suonano musiche meravigliose. Come se sulla terra non ce ne fossero pure di migliori, bah.
Almeno da quello che ascolta a casa si direbbe di sì. Di gran lungo meno noiosa delle canzoncine che è costretta ad imparare lì.

Poi c'è LA CANZONE.



immagine presa dal web


Capace di "aggrovigliarle le budella" come nessun altra. Non ha ben chiaro cosa sia la malinconia. La dolcezza incredibile di ciò che sta ascoltando. Il ricordo e l'addio.Le incomprensioni e gli errori. Il voltare pagina... La canzone più registrata di tutti i tempi. Anche quella più cantata dalla bambina. A modo suo e senza avere affatto idea di cosa stia cantando. Ha contribuito non poco a fare in modo che i Beatles a casa sua vivessero un momento di intolleranza patologica. E di odio puro. Seppur piccola però, le onde magiche di una canzone che è la storia della musica, la sconvolgono e la avvolgono stretta.Il puro assolo, voce e chitarra acustica. Il baronetto PAUL MACCARTNEY in vero e proprio stato di grazia. 
La canta a modo suo. Non comprende nulla di quanto dice. Ma "Yetterdei" è tutto quello di cui ha bisogno.
Vaga e sogna. Oggi non ha più memoria di quei sogni. Lei era una fantastica sognatrice. Inventava racconti e situazioni. E coinvolgeva parenti e familiari. Ma quello che le toccava di più il cuore era la musica. 
Solo col tempo, scoprì che quella canzone era stata scritta dal suo autore dopo giorni e giorni in cui il motivetto gli rimbombava in testa senza tregua. Era convinto di averla già sentita o ascoltata da qualcun altro. Chiedeva a tutti se la riconoscevano. E poi, dopo un gita in automobile con la sua fidanzata di allora, a registrazione dell'album HELP ormai già avviata, scrisse di getto le parole.
Semplici e allo stesso tempo vaghe. Ancora oggi ci si chiede il perché dell'addio di lei e cosa avesse mai fatto lui per costringerla alla fuga.
E poi, si riferiva alla fidanzata oppure era un richiamo accorato alla madre persa tanto tempo prima?
Tante domande senza risposta. In realtà non sono poi così importanti le risposte. Resta la musica. Immortale. Che sedusse e ammaliò per sempre una bambina fragile e sognatrice. Mica solo lei.

Sono passati secoli... eppure...

E' ancora così.

Ciao bambina yetterdei, ogni volta che mi guardo allo specchio ti riconosco ancora. 
So bene che non mi lascerai mai. E alle domande che farò, sarai sempre in grado di rispondere.







Note sulla canzone:

Album - HELP
Anno - 1965
Autore - Paul McCartney





21 febbraio 2015

Avere vent'anni.







Foto privata di Mariella S.


Se stasera ti scrivo è perché per caso ti ho ritrovato in fondo ad  un cassetto.
Sai,  sto ancora mettendo a posto gli scatoloni dell'ultimo trasloco.
Chissà se avresti avuto testa  di pensare ad una casa e ad uno spostamento...
Che comportasse ben di più di  portare via con sè abbastanza cose da riempirci una borsa e  qualche paio di scarpe; sì eri maniaca anche a vent'anni.
I tuoi libri. I preferiti  che ti sono rimasti addosso incollati con il bostik.
Era così facile per te muoverti.
Passavi i fine settimana a casa di amiche o di qualcuno molto più che amico.
In giro per la Milano che piano piano andavi scoprendo.
Il tuo grande amore.
Oppure via, verso le montagne vicine, i laghi e qualche volta pure il mare.
Una compagnia di spostati e  incorreggibili cialtroni.
Pronti allo scherzo e alle risate. 
Anche a scapito di qualcun altro. Un branco ridanciano però; non violento.
Il lavoro era la moneta di scambio per il divertimento.
Avresti dovuto pure studiare. Si capisce dal sorriso che pensavi ad altro?
All'orizzonte il mondo intero. Pensavi che niente e nessuno avrebbe potuto limitare la tua sete di libertà e l'entusiasmo assoluto che mettevi in ogni cosa in cui ti applicavi.
Bevevi alla fonte del futuro.
Era un miraggio?
No, era VITA.

La vita che ti eri scelta per i tuoi vent'anni e che ti regalavi ogni singolo giorno.
Mi ha fatto così tanta tenerezza rivederti.
Ti vorrei sfiorare il viso con la punta delle dita. Così intenso, così proteso verso quel futuro a cui aspiravi ad ogni costo.
Sai, sono arrivate tante cose belle. Hai realizzato molto di ciò che volevi. Raggiunto diversi obiettivi.
Su qualche duna ti sei incagliata. Hai trovato  paludi e sabbie mobili.
Ma non sei affondata.
Ecco, vorrei dirti proprio questo stasera.
La paura di non farcela, che si leggeva nella profondità del tuo sguardo, a volte ti faceva tentennare.
Vorrei dirti che non è scomparsa. C'è sempre.
Hai imparato a dominarla: le curve che arrivano dopo il rettifilo, s'impara a conoscerle e a superarle.
E rassicurarti perché, quel sorriso non l'hai perso.
E' sempre vivo tra il cielo e il mare, tra la terra e il cuore.

Ti voglio bene. E' la lezione più importante che ho appreso negli anni, quella di imparare a volerti bene. E ti dedico una canzone speciale...

"Questa notte questa città mi sembra bellissima... chissà se stai dormendo, a cosa stai pensando..."



Foto privata Mariella S.








25 gennaio 2015

Lungo la strada ferrata.


In quella casa di campagna lungo la strada ferrata, ci passavamo gran parte delle nostre estati.
Lì tra le montagne e il fiume, alle pendici del paesino natio di mio padre.

Si arrivava a fine giugno. I genitori ci lasciavano al sicuro e respiravano un po'. Alla guida della truppa, i nonni. Anzi, nonna Maria.
Tempra forgiata nell'amianto. Una vera lottatrice.
Durante il giorno eravamo liberi, si scorrazzava in lungo e in largo tutti insieme. Femmine e maschi. I cugini. Figli di tutti i fratelli che si davano appuntamento ogni estate. A dire il vero non è che  noi femminucce fossimo amate alla follia dai cugini maschi. Eravamo le cuginette rompicoglioni. Sempre pronte a mettersi in mezzo e a disturbarli.  C'erano le simpatie e i contrasti. Io ero quella più difficile. Le sorelle e le cugine a turno, avevano in simpatia l'uno o l'altro dei fratelli. Io nessuno; soprattutto amavo rompere le scatole, per cui ero quella meno ben vista. Ne combinavo di ogni. Dispettosa, forse perché la più timida, cercavo di attirare l'attenzione nel modo meno opportuno.

Chiaro che volevamo fare tutto quello che facevano loro. Per cui, che si trattasse di spedizioni in campagna, di andare a pesca o semplicemente di farsi i fatti loro, avevano le"piattole" alle calcagna.
Nonna ogni tanto, doveva rimetterci a posto. Gli uni e le altre. E lo faceva col polso che aveva, senza sconti.

Tutte le settimane venivano i nostri genitori, mio padre o mio zio Agostino, a controllare la situazione.
Arrivavano in "servizio".
Li sentivamo perché la casa era poco distante dalla stazione e loro chiedevano al macchinista del treno di far "fischiare" la Littorina mentre si avvicinava.

La strada ferrata sull'Ofanto era una linea storica che ora, purtroppo, non esiste più. Ne ho già parlato, lo sapete che sono una malinconica.
Al loro arrivo, sia zio che papà, si facevano raccontare cosa avevamo combinato in quei giorni e se il livello di "brigantaggio" era stato eccessivo, scattavano le punizioni.
In linea di massima andava sempre bene. Meno quella volta che volli salire sull'albero di ciliegie della nonna e caddi.  Mi rovinai la vacanza. I nervi del braccio sinistro si accavallarono facendomi vedere le stelle e passò qualche giorno prima che la nonna si decidesse ad accompagnarmi da un "santone" del luogo che, senza tanto indugiare, con uno strappo veloce, me li rimise a posto.

Zio Agostino era quello più dolce con le nipoti. Forse perché avrebbe tanto desiderato avere una figlia femmina e la vita gli aveva donato ben tre figli maschi. 
Ero una delle sue preferite  ed io ricambiavo il suo affetto.

Una estate, nonna era disperata perché mangiavo poco. Ero una bimba esile, dal non grande appetito. Poi crescendo sono migliorata.
È lui s'inventò una gara tra me e mio cugino Davide. Ci mandò nell'orto della nonna a raccogliere dei pomodori. Lei coltivava i famosi pomodori insalatari, succosi lunghi e carichi di sole.
Al ritorno ci mise a sedere attorno al tavolo di legno della cucina. 
Prese un piatto e li tagliò ognuno in quattro pezzi e poi li condì con del sale. La gara fu uno spettacolo, li mangiammo tutti. A onor del vero non ricordo chi la vinse, penso mio cugino. Non è che io amassi in maniera particolare i pomodori, ma sicuro la competizione mi coinvolse.
Ricordo lo sguardo di zio: brillava. Era orgoglioso di essere riuscito a convincere la sua nipotina a mangiare qualcosa di sano e buono. Io da allora, li adoro i pomodori. E quando posso lì mangio così: caldi di sole e con un pizzico di sale.

Ed è esattamente così che voglio ricordarti: alto e fiero, con lo sguardo brillante e un sorriso appena accennato che il tempo e la vita non hanno mai spento. In compagnia dei tuoi cani adorati. Quelli che ti accompagnavano in ogni battuta di caccia, anche se io ogni volta ti auguravo buona caccia. Questa volta non lo farò. Divertiti.


Ciao zio.







23 gennaio 2015

I luoghi del cuore.


Voi lo sapete, sono un po' matta. Stamattina mi sono svegliata con il desiderio di mettere nero su bianco un'idea che avevo per la testa già da un po'. Vi ho già parlato dei luoghi in cui, vorrei andare almeno una volta nella vita. Con uno scopo preciso ahahah!
E anche voi mi avevate raccontato i vostri, qui.

Ma ci sono pure posti in cui siamo già stati; ed ogni volta tornandoci, ci rendiamo conto di amarli sempre di più.
Ci possono avere colpito per una miriade di fattori o uno solo.
E allora mi sono detta: io metto qui la lista di quelli che amo io, se voi volete potete fare lo stesso, da me o da voi.

1) Castel Del Monte - Puglia. 
The number one. La pietra bianca e l'infinito; la corona che appare dalla valle mentre sali da Andria. Il mare che lo lambisce quasi nell'angolo. La bellezza della luce che ci abbaglia al mattino riflettendosi sulla pietra e ci accarezza rossa alla sera,  mentre ci saluta.
E, la sensazione di me seduta, tra l'erba e i sassi, con il castello ottagonale alle spalle e una gioia serena nel cuore.

Foto privata Mariella S.


2) Bryant Park - NYC.
Il piccolo parco alle spalle della famosa "Public Library" mi era apparso davanti all'improvviso, mentre affrettavo il passo ed ero persa con lo sguardo perennemente all'aria. Mi sono bloccata col cuore in gola. Vedere quel quadrato circondato da alberi, sedie e minuscoli tavolini, dove i newyorkesi passano volentieri la pausa pranzo e le serate estive, mi ha incantato. Dopo cena passeggiarci o fermarsi è bellissimo. Vedere persone che chiacchierano, ridono, ascoltano musica, fanno yoga, tutti insieme "appassionatamente" nella città più caotica al mondo, mi ha reso felice. E per un momento lì si è fermato il cuore.  Ci ho pure pianto una sera, sdraiata sull'erba mentre vedevo per l'ennesima volta ET. Ogni volta è quasi come tornare a casa.

Foto privata Mariella S.


3) Kew Gardens - Londra.
Una meraviglia, di fiori, piante rare e perfezione. Una miriade di cespugli di azalee di tutti i colori del mondo. Le serre tropicali e le nifee. E un angolino dove gustare, perdendo tempo e cognizione, le più buone Pie del mondo!


Foto dal web


4) Rizzoli Store - NYC.
Su Rizzoli ho scritto tanto qui. Sapere che non potrò più  sentire lo scricchiolio del parquet di quel negozio antico sotto i miei passi, rinnova tristezza e malinconia. L'ho amato tanto e coltivo il ricordo. Dei libri, dei commessi che conoscevano la mia lingua  e non mi facevano sentire la solita italiana che all'estero, parla malissimo l'inglese. Ovvero ciò che sono. Grazie per tutti i sogni che ho fatto e per avere avuto la possibilità di entrarci, prima che un maledetto imprenditore lo buttasse giù.


Foto privata Mariella S.


5) Salento - Puglia.
Ma da dove si può cominciare per parlare del Salento? Adoro tutto, e forse non dovrei parlare della sua punta ma dell'intera Puglia. Anche se niente è più romantico di una cena a due, in un piccolo ristorante di Otranto affacciato sul mare.

Foto privata Mariella S.


6) Castel Dell'Ovo Borgo Marinari - Napoli.
La mia altra città. Il suo bellissimo castello sull'isola. Il più antico. Da ragazzini si andava alla ricerca del famoso "ovo" di Virgilio. Le casette e i ritrovi. Forse un po' troppo modaiolo, ora. Ma una volta, circa un milione di anni fa, era bellissimo passeggiarci la sera mentre i pescatori si chiudevano in casa e sentivi vicinissimo l'odore del mare.


Foto dal web




7) Via Veneto - Roma.
Ora è quasi deserta. Ci arrivi dal parcheggio sotto Villa Borghese e scendi. Fai tutto il viale, guardi i locali pieni di malinconia da "Dolce Vita" che non c'è più e vai giù, verso Piazza di Spagna. Eppure da bambina con negli occhi le luci dei film, adoravo quella passeggiata. E scrutavo ogni volto davanti a me nella speranza di riconoscere qualcuno. Una volta mi sfiorò La Adjani, era bellissima.


Foto dal web




8) Covent Garden - Londra.
La strada dei teatri e del Natale. Se ci vai respiri arte e passione. Cultura. Perché il teatro per gli inglesi è qualcosa di maledettamente serio. Non come da noi, dove è questione di elite e di boria (a volte) e nessuno dei nostri giovani ha voglia di spendere dei soldi e del tempo per capire quanto di importante gli artisti ci hanno donato con le loro opere. Meglio passarlo  tra aperitivi e locali notturni! E soprattutto meglio lobotomizzarsi.  Il quartiere è incantevole nel periodo di Natale. Tra canti natalizi di gruppi amatoriali ad ogni angolo e mercatini meravigliosi, si respira il tempo di Dickens. Ed io, ogni volta, torno bambina.

Foto privata Mariella S.


9) Verona.
Anche di Verona ho già parlato qui. Sono legatissima alla città veneta e al suo mondo. All'opera lirica e al suo teatro. Alla bellezza dei suoi monumenti e a Giulietta. Altro incanto artistico che grazie a Sheakespeare è giunto fino a noi.


Foto privata Mariella S.


10) Le Marais - Parigi.
A perenne memoria dell'unico luogo della città che amo, c'è la foto sul mio blog. Un quartiere che mi piace, mi diverte e mi incuriosisce. Sempre in movimento, sempre vivo e brillante. Riesco a immaginare, seduta in un angolo di place de Voges, i parigini più simpatici di quanto siano nella realtà!




Foto privata Mariella S.




Aspetto i vostri...







21 dicembre 2014

Do They Know It's Christmas Time ...


Se con attenzione  RIFLETTO sulla musica che gira attorno al mio Natale, sono parecchie le canzoni che mi fanno precipitare dentro ai ricordi, più velocemente di una macchina del tempo.
Ricordo mia nonna, che accompagnata dalla chitarra di mio zio, intonava le più belle melodie della tradizione napoletana.
Avveniva durante le feste e noi la seguivamo facendole da coro non bene equilibrato.
Nonna Carmela aveva una voce unica. Bella e squillante. Armonia e intonazione perfetta.
Potevamo chiedere qualunque brano, lei li conosceva e li cantava alla perfezione.
Poi, allo scoccare della mezzanotte, si cominciava la processione per l'arrivo di Gesù Bambino.
Si accendevano ad una ad una tutte le luci di casa e noi bimbi cantavano a squarciagola incuranti delle stonature, seguiti dai grandi.

Nonna arrivava al presepe, opera sua e di mamma Mimma, e posava il Bambino nella mangiatoia.
Per noi tutti, quello era l'istante in cui arrivava il Natale.

Guardavamo quel piccoletto biondo (?) e ci chiedevamo come fosse mai possibile che, ci potesse essere un bimbo talmente povero da dover essere riscaldato dal fiato di due animali da stalla.

In quel luogo lontano e misterioso che si chiamava Africa. Così distante che in famiglia si ricreava il posto per ricordarlo bene.

Anni dopo, mi resi conto come la domanda alla quale mi si rispondeva dicendo "sei una bimba molto fortunata" se la dovevano essere fatta un po' tutti i ragazzini di allora. Il non plus ultra della banalità, suvvia. (A dire il vero, lo sono ancora adesso una donnina banale).
Nonostante me, alcuni di quei bambini poi, si sdoganarono dalla banalità. Diventando artisti di portata internazionale. Facendo musica e pure molto bene.
Nel 1984 una coppia di musicisti, Bob Geldof e Midge Ure, decisero di utilizzare quel veicolo portentoso che si chiama "musica", per arrivare a scuotere un po' di coscienze a favore dei bambini etiopi che perdevano la vita per malattie da noi ormai debellate, a causa di scarsità di cibo e grazie all'inesistente interesse dei media.
Scrissero un singolo e decisero di pubblicarlo. Il ricavato sarebbe andato in beneficenza proprio a favore di quei bambini.
Misero insieme un gran bel gruppo di musicisti famosi e crearono Band Aid.

Quella canzone da allora è il simbolo del mio Natale.

Più di ogni altra.

Era la risposta che aspettavo. Credevo che, la sensibilità di un progetto come quello così importante, avrebbe in futuro permesso a tutti di  dare una spinta definitiva al paese,  che presto si sarebbe potuto alzare da solo e correre, come la famosa gazzella del racconto ma senza essere braccato dal leone. Riuscendo con le sue forze a divenire un  continente libero e risoluto e  a diventare padrone di se stesso navigando finalmente in acque calme e tranquille.
Mi illudevo, una ragazza giovanissima che pensava di  cambiare il mondo assieme alla sua generazione. Oggi quel che resta sono disfattisti disillusi ed egoisti; la prima causa dei disastri che vediamo attorno.
Laggiù, i padroni sono sempre gli stessi. Le armi e le guerre, il potere. Le lotte fratricide, la violenza e la morte. Noi nascondiamo la testa sotto la sabbia e pensiamo al nostro angolo caldo e riparato. Per quanto ancora poi.


Sono passati trent'anni e Bob Geldof è tornato assieme a Midge Ure con una nuova versione della sua bella canzone.
Del vecchio gruppo ho notato la presenza solo del "vecchio leone " da me amatissimo, Bono Vox.
Sempre Africa, stavolta per combattere l'Ebola.
il bambino è sempre più solo lì, in quella mangiatoia.
E al posto della stella, gli avvoltoi volano sempre più in basso.

Forse non è il post di Natale che vi aspettavate.
Dovevo parlarvi del mio bellissimo albero (che non ho fatto) del cibo, dell'amore che è il simbolo di questo periodo.
Dei doni.

Ci saranno i sorrisi certo, gli abbracci e gli auguri.
Tutte le cose che noi aspettiamo. Ci saranno i bambini che alla mezzanotte, ancora una volta, chiederanno agli adulti perché ci sono bimbi così poveri da venire al mondo sulla paglia, dentro una stalla. Quando va bene.
E non solo bambini. Ma vicini di casa, amici, parenti. Dietro l'angolo, oltre la porta. Accanto.

Rispondiamo bene.


BUON NATALE.











     TESTO

It's Christmas time; there's no need to be afraid
At Christmas time, we let in light and we banish shade
And in our world of plenty we can spread a smile of joy
Throw your arms around the world at Christmas time

But say a prayer to pray for the other ones
At Christmas time
It's hard, but when you're having fun
There's a world outside your window
And it's a world of dread and fear
Where the only water flowing is the bitter sting of tears

And the Christmas bells that ring there
Are the clanging chimes of doom
Well tonight thank God it's them instead of you
And there won't be snow in Africa this Christmas time

The greatest gift they'll get this year is life
Oh, where nothing ever grows, no rain or rivers flow
Do they know it's Christmas time at all?

Here's to you, raise a glass for ev'ryone
Here's to them, underneath that burning sun
Do they know it's Christmas time at all?

Feed the world
Feed the world

Feed the world
Let them know it's Christmas time
Feed the world
Let them know it's Christmas time
Songwriters: MIDGE URE / BOB GELDOF




TRADUZIONE

E 'tempo di Natale, non c'è bisogno di avere paura
Durante il periodo natalizio, abbiamo lasciato in luce e noi bandire ombra

E nel nostro mondo di abbondanza, siamo in grado di diffondere un sorriso di gioia!
Getta le tue braccia intorno al mondo al tempo di Natale

Ma dire una preghiera - pregare per gli altri
Nel periodo di Natale

E' difficile, ma quando ci si diverte
C'è un mondo fuori dalla tua finestra

Ed è un mondo di paura temuto
Dove l'unica acqua che scorre è una puntura amara delle lacrime
E le campane di Natale che l'anello ci sono il fragore rintocchi di sventura

Beh stasera Grazie a Dio è loro, invece di voi

E non ci sarà neve in Africa questo tempo di Natale
Il dono più grande che riceveranno quest'anno è la vita
Dove nulla cresce mai
Niente pioggia o fiumi

Sanno che è tempo di Natale a tutti?

Ecco a voi
Alza il tuo bicchiere per tutti
Ecco a loro
Sotto quel sole ardente
Sanno che è tempo di Natale a tutti?

Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale e
Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale e
Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale e
Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale e
Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale e
Nutrire il mondo
Fate loro sapere che è tempo di Natale
Spero che ti piace questa canzone, anche se non è Natale!

02 novembre 2014

Eduardo De Filippo: Si Cucine Cumm'e vogli'i'



Eduardo De Filippo




Sono trent'anni dalla sua scomparsa. 

Lo hanno celebrato in tutti i modi possibili. Servillo a Napoli con la regia di Sorrentino, lo sta ricordando grazie ad una delle sue opere più importanti: Le Voci di Dentro.

Io, ho avuto il grandissimo piacere di vedere suo figlio Luca al San Carlo di Napoli,  mentre recitava Shakespeare (La Tempesta) riadattato con difficilissimo lavoro di traduzione dall'inglese antico al napoletano seicentesco fatto da suo padre pochi mesi prima della sua morte.
Usando un linguaggio che avvicinò i protagonisti al pubblico partenopeo. Cosi chè Ariele, divenne quasi uno scugnizzo e Prospero e Miranda arrivarono al pubblico con un respiro ampio eppur vicino a loro, molto più comprensibile.
Una grande, immensa prova di Arte.
Io sono orgogliosissima di avere avuto un tale privilegio, ed è uno dei ricordi più vividi della mia vita. Una immensa fortuna.
Ma oggi vorrei utilizzare un escamotage più familiare per parlarvi di lui.

Come palcoscenico casa mia. Non molto diverso da quella che è la scenografia del suo teatro tradizionale.

Me lo immagino seduto al tavolo della cucina in marmo bianco, lì dove tutto veniva scandito e gestito da mia nonna,  mentre insieme a lei  preparano una ricetta semplice e pure unica:

Tubetti al sugo cotto al sole. Tratto da "Si Cucine cumm'è vogl'i i'" di Isabella Quarantotti De Filippo.

"Quando eravamo in vacanza ad Isca, l'isola di Eduardo di fronte a Merano e più o meno equidistante da Capri e Positano, preparavamo spesso questi tubetti che riscuotevano successo presso tutti i nostri amici, sia italiani che stranieri. Ne era particolarmente ghiotto Archie Colquhoun, autore di una splendida traduzione in inglese di Promessi Sposi,
Bisogna cucinarli d'estate, perchè è allora che sono disponibili i due ingredienti principali: sole e pomodori. San Marzano, maturi, rossi e succulenti.

per sei persone occorrono:
400 gr. di tubetti medi non rigati
500 gr. di San Marzano a pezzetti e senza semi
100 gr. di ottimo olio d'oliva ( extravergine direi)
1 e 2 spicchi d'aglio tagliati a metà ma non mondati
3 cucchiai colmi di succo di limone ( non trattato )
abbondante basilico fresco

Strofinate l'interno di un'insalatiera con l'aglio e lasciatelo cadere dentro con l'olio, il succo di limone e i pomodori.
Usate un po' di più di sale perché,  insieme al calore solare, esso contribuisce alla cottura dei pomodori; in compenso l'acqua per la pasta sarà meno salata o addirittura insipida.
Mescolate per bene e, dopo aver coperto il recipiente con garza o tulle per tenere lontane le mosche, sistematelo in pieno sole. Nel giro di quattro ore il sugo sarà pronto e vi potrete versare i tubetti legati e scolati.
Decorate con tanto basilico. Anche gli spaghetti sono buoni conditi così, e un po' di peperoncino forte non ci sta male."

E li immagino lì, al chiuso di quella cucina, dove si è svolta la maggior parte della mia infanzia, a discutere in armonia di quanto amassero di più: la cucina napoletana. La regina delle cucine.






16 settembre 2014

#IILOVESOUNDTRACK



Sono stata presa dal loop delle canzoni del cuore, qualche tempo fa.
E mentre stillavo la lista personale che poi ho postato qui, ho dovuto scartarne molte perché legate ad un film.

Non volevo unificare le due cose. Intanto la testolina sentimental-caciarona già si portava avanti per ideare un contest futuro su twitter.
E per la gioia di chi adora hastag vari e cinguettii, eccomi pronta per un nuovo giro e altra corsa da fare con voi.

Il cinema per me è passione molto simile e spesso assolutamente imprescindibile  dalla musica che ne accompagna la visione.
Avete mai provato ad immaginare un film che amate tanto, senza il tema che ne fa da colonna sonora?
Avete mai pensato a rivedere i vostri preferiti in assoluto silenzio e senza le note che li rendono unici?
Io sì.
E sono convinta che per quanto siano bravi gli attori, grande la sceneggiatura, la regia, la scenografia e la fotografia, niente possa renderli inconfondibili meglio del (come si dice all'americana) "soundtrack".
E mentre voi riflettete  io preparo una lista di 10 temi da film senza la cui musica nulla sarebbe stato uguale.

Da quale parto? Ahahahah domandona....


1) Colazione da Tiffany (Breakfast at Tiffany's)  - Moon River - Henry Mancini
La magnifica canzone del grande compositore americano premio Oscar(amo questo film oltre ogni limite che la mente umana possa osare immaginare) ha contribuito  a fare in modo che realizzassi uno dei desideri della mia vita; colazione alle sei di mattina davanti alle vetrine di Tiffany sorseggiando un caffè terribile e sognando una coroncina di diamanti. Per non parlare del fatto che se avrò mai un gatto da amare si chiamerà Gatto. Capite come sono messa.




2) Come Eravamo (The way we were) - The way we were - Marvin Hamlisch
Sul film e sulla colonna sonora credo si sia detto tutto in questo ultimi quaranta e passa anni. Ma la bellezza e la dolcezza della voce di Barbra Streisand, rende questo ritratto d'epoca americano, ineguagliabile. E sempre, dico sempre, se potessi spaccherei la faccia a Hubbel (Fascist!) e non permetterei a nessuna lacrima di solcare il viso di Kate.




3) Innamorarsi (Falling in love) - Falling in love - Dave Grusin
Altro mio film preferito. L'amore travolgente, dimentico di tutto e di tutti. ingiusto e sbagliato come spesso è nella realtà. La colonna sonora del grande musicista americano crea la magia adatta a sottolineare la passione.  Poi  tra il dire e il fare... Infine tutta la bellezza di NYC. E il profumo dei libri di Rizzoli.





4) C'era una volta in America (Once upon the time in America) - Childhood Memories - Ennio Morricone. Per il film che ha celebrato l'epopea del popolo italiano emigrato in "Ammerica", le parole da poter usare sono sempre troppo poche. Il genio di Sergio Leone e la musica di Ennio Morricone. Capolavoro.





5) Notthing Hill - She - Elvis Costello. 
Inutile dirvi che dopo il film, la prima volta che sono tornata a Londra, nonostante la conoscessi già, ho ripercorso tutti i luoghi ripresi come se li vedessi per la prima volta. Ho cercato disperatamente la porta blu e lì è pieno di porte colorate (non trovandola) e la famosa libreria.Che esiste per fortuna.  Per me emblema del film resta la celeberrima She, solo un gradino più in alto rispetto alle altre canzoni che ne compongono la colonna sonora.




6) Blade Runner - Love Theme - Vangelis.
Film adorato. Ne ho quattro copie. Due Vhs (film e director's cut) e idem per la versione in dvd.
Certo che poi per poter comprare il disco o meglio il cd ho dovuto aspettare ben dieci anni. Ma la pioggia battente e l'immagine delle città del futuro ormai così vicine, non mi sarebbero rimaste dentro così a lungo senza la magia della musica. Time to die. E' tempo di morire.




7) Grease - You are the want that i want - John Farrar
Nel caso del film che ha segnato la mia adolescenza, ogni canzone tratta dalla colonna sonora è familiare come una vecchia amica che ritroviamo sempre con piacere. Ho avuto per davvero l'imbarazzo della scelta. E alla fine ho puntato su quella che ho cantato a squarciagola e stonando da matti, il maggior numero di volte.
Pantaloni di pelle alla Sandy? Ci li ho!





8 )  La signora in rosso (The woman in red)  - It's you - Stevie Wonder
Grazie a Gene Wilder e a Stevie Wonder che hanno realizzato un film e una colonna sonora a ragione mito degli anni 80. Anche in questo caso qualunque tra le canzone tratte dal film, poteva andare bene. A partire dalla celeberrima "I just call to say i love you". Ma le due doppie W che cantano insieme una così bella canzone d'amore (Dionne Warwick e Stevie Wonder) mi fanno pensare che il paradiso non sia poi così lontano; da qui il motivo della scelta.




9) Trainspotting - Born slippy - Underworld
L'eroina non ha bisogno di ragioni. Ma alla fine Mark sceglie di vivere quella vita che aveva sempre disprezzato. Il film di Danny Boyle ebbe su di me lo stesso effetto del romanzo Christiane F. "Noi ragazzi dello zoo di Berlino". Un colpo sordo allo stomaco e immagini livide e dure. E una colonna sonora indimenticabile. Damon Albarn, Lou Reed, David Bowie, Blur, Iggy Pop, Brian Eno. Da ascoltare e ascoltare e ascoltare...




10) Pulp Fiction - You never can tell - Chuck Berry
Quentin Tarantino. Il talento smodato e pulp di un grande regista. Ironico e dissacrante. L'assoluto disordine cronologico del film che lo rende divertente e cinico. Il ballo tra John Travolta e Uma Thurman che mi ha condannato per mesi ad una replica twist assolutamente ridicola.



Io mi sono divertita. L'elenco in realtà sarebbe lunghissimo e allora mi sono fermata a dieci.
Ora aspetto le vostre.

Pronti?