31 gennaio 2019

RECENSIONE: PAOLO GIORDANO - DIVORARE IL CIELO





AUTORE: PAOLO GIORDANO
TITOLO: DIVORARE IL CIELO
PAGINE: 430
PREZZO: 22,00
EDITORE: EINAUDI













Sinossi
Teresa passa le sue vacanze in Puglia, a casa di sua nonna.  Una sera scopre tre ragazzi, Bern, Nicola e Tommaso, fare il bagno nella sua piscina. Liberi e selvaggi, catturano la sua attenzione. Sono degli intrusi che ben presto cambieranno tutto il suo mondo. Le conseguenze di questa conoscenza le porterà con sé per tutta la vita. La campagna pugliese, la sua terra rossa e i suoi alberi di ulivi, fa da sfondo e da punto di riferimento a tutta la vicenda. L'amore, il coinvolgimento, la passione, la ribellione saranno la linea conduttrice di tutto il romanzo.

"Molti anni dopo saremmo rimasti soltanto Tommaso ed io a ricordare quelle estati. Eravamo adulti ormai, avevamo superato i trenta e ancora non avrei saputo dire se ci considerassimo amici oppure l'esatto contrario. Ma avevamo trascorso una lunga parte delle nostre vite insieme, quella più importante forse, e la quantità di ricordi in comune ci rendeva più simili, più intimi, di quanto entrambi saremmo stati disposti ad ammettere."



Paolo Giordano è un autore che sposta e che divide.
Lo si apprezza molto o lo si detesta. Su internet ho letto di tutto. Da proclami a suo favore a veri e propri attacchi senza esclusione di colpi.
A me piace. Non sempre mi è piaciuto tutto, ma alcuni libri mi hanno segnato molto.
Sicuramente il primo: La solitudine dei numeri primi. Lo lessi in una notte, dovrei dire e parafrasando il titolo del suo ultimo romanzo, lo divorai.
Aveva 25 anni e scriveva con rabbia, amarezza, disillusione. Il panorama editoriale italiano non poteva rimanere indifferente. E così (buona la prima) vinse il nostro premio più "importante".
Il premio Strega.
Poteva non crearsi dei nemici? E infatti... due milioni di copie vendute e decine di traduzioni in tutto il mondo, sortirono l'effetto di catapultarlo nell'universo planetario dei grandi scrittori e di farlo odiare da chi per tutta la vita non si avvicina nemmeno al premio "sottoscala".
Ho sempre pensato che si sia spaventato così tanto, da avere forse meditato di lasciar perdere.
Per cinque lunghi anni.
Fino al suo secondo romanzo: Il corpo umano.  Che, per quel che mi riguarda, fu un'altra deflagrazione.

Il suo terzo Il nero e l'argento invece, lo trovai debole e scippo sciapo, senza alcun sapore. Pensai ad un inaridirsi della vena LUCIDA e attenta che contraddistingueva i suoi scritti.


Poi è arrivato Divorare il cielo. A dieci anni dal premio Strega. La maturità. La pienezza.  Un libro complesso, con una protagonista che ci racconta dei cambiamenti, delle contraddizioni, delle scelte. Del coraggio di essere se stessi nonostante tutto. Di una crescita dolorosa ma necessaria. Un romanzo di formazione. Una botta allo stomaco. Vivido e bellissimo.









30 gennaio 2019

TWEET DELLA SETTIMANA: #SEAWATCH3 - #DICIOTTI






#SALVINI è come giocatore che si scalda per quaranta minuti e poi quando allenatore chiama cambio dice che ha improvviso attacco di diarrea (@Vujadin Boskov)

Il Capitano si caga sotto aveva detto di non temere il processo #leonidatastiera (@Roberto #antifascista)



"Non ho paura: voglio essere processato.Voglio vedere come va a finire" 27/8/18
"Dopo aver riflettuto a lungo, ritengo che l'autorizzazione a procedere debba essere negata" 29/1/19
#SALVINIDOCET




Non ho molto altro da aggiungere per questa volta.





Fonti twitter

28 gennaio 2019

MARIELLA SI CONFESSA.



IMMAGINE DAL WEB




Vincenzo Cavaliere del blog WEB SUL BLOG, ha ripreso la sua serie di interviste ai blogger della piattaforma.
La prima ad essere "sottoposta" alla raffica delle sue domande, sono stata io.
È stata una bella esperienza, ho avuto modo di parlare di me e del mio modo di bloggare. 
Se avete voglia di leggerla la trovate QUI.

Ringrazio Vincenzo per avermi dedicato la sua pagina odierna e per la sua gentilezza e disponibilità.


27 gennaio 2019

GIORNATA DELLA MEMORIA: ETTY HILLESUM.









11 LUGLIO 1943

"In futuro, quando la mia casa non sarà più un giaciglio di ferro in un luogo circondato dal filo spinato, voglio avere una lampadina sopra il mio letto, così di notte ci sarà la luce ogni volta che lo vorrò. Spesso, nel mio dormiveglia, turbinano pensieri e piccoli racconti, vuoti e trasparenti come bolle di sapone, vorrei poterli catturare su un pezzo di carta.
Quando mi sveglio la mattina mi sento come dentro un bozzolo - è un ricco risveglio, sai! Ma poi comincia a volte una piccola Passione, pensieri e immagini si agitano intorno a me, sono così tangibili e vogliono esser messi sulla carta, ma non c'è nessun posto in cui si possa star seduti con calma, certe volte passo delle ore a cercarlo. Una volta, nel cuore della notte, una gatta randagia è entrata nella nostra baracca, le abbiamo messo una cappelliera sul gabinetto e là ha avuto i suoi piccoli. Certe volte mi sento come un gatto randagio senza cappelliera.
Stanotte è nato il figlio di Jopie. Si chiama Benjamin e dorme nel cassetto di un armadio. Vicino a mio padre hanno messo un malato di mente.
Sai, se qui tu non hai una grande forza interiore, se non guardi alle apparenze come a pittoreschi accessori che non intaccano il grande splendore( non mi viene in mente un'altra parola) che può essere una parte inalienabile della tua anima, - allora è proprio una situazione disperata.  È così, così triste vedere tutte quelle persone abbandonate a se stesse, che perdono il loro ultimo asciugamano, che si arrabattano con scatoline, con scodelle di cibo, bicchieri, pane muffito e biancheria sporca sopra, sotto e di fianco alle loro cuccette, che sono infelici perché altre persone sono spesso sgarbate o urlano loro, ma che a loro volta  urlano con altri e non se ne rendono conto; bambinetti lasciati soli dai genitori deportati, e trascurati dalle madri degli altri bambini: cioè, sono in pena per i propri pulcini, che hanno la diarrea e ogni sorta di malattie grandi e piccole, mentre prima erano sempre stati bene. Dovresti vedere la disperazione apatica e folle di quelle povere madri, sedute accanto al giaciglio dei loro figlioletti che piangono e che non vogliono crescere."

Amici cari, se avete avuto la pazienza di arrivare alla fine della paginetta che ho voluto riportare, sappiate che è stata scritta da Etty Hillesum, qualche settimana prima che morisse nel campo di concentramento di Auschwitz, dove era stata rinchiusa assieme a tutta la sua famiglia.

Il suo Diario 1941-1943 è stato pubblicato nel 1981 ed è scampato fortunosamente alla distruzione, riscuotendo un successo strepitoso, paragonabile a quello che accolse Il Diario di Anne Frank.
Sono otto quaderni scritti con una grafia minutissima e quasi indecifrabile e narrano la storia di una donna di Amsterdam di 27 anni, in un periodo di crescita importante per una persona che matura e si "libera" durante un periodo particolarmente triste e amaro della nostra storia.
Il 3 luglio del 1942 scriveva:
"Bene, io accetto questa nuova certezza: vogliono il nostro totale annientamento. Ora lo so. Non darò fastidio con le mie paure, non sarò amareggiata se altri non capiranno cos'è in gioco per noi ebrei. Una sicurezza non sarà corrosa o indebolita dall'altra. Continuo a lavorare e a vivere con la stessa convinzione e trovo la vita ugualmente ricca di significato."
La sua vita attraverso i suoi scritti è talmente franca, intensa e colma di amore  e d'amicizia, che arricchisce chiunque la legga.

Mi pareva fosse importante parlarne oggi. Giornata della Memoria.

Per non dimenticare, mai.

Gli altri miei post dedicati alla Giornata della Memoria:

2018

2017

2016

2015

2014

2013

2012

FOSSOLI


Aggiornamento ore 14.30: mia sorella ha pubblicato un post solo per oggi,dedicato al Giorno della Memoria con la sensibilità che la contraddistingue. lo trovate cliccando qui.

26 gennaio 2019

SABATO DI POESIA: AMICA SORELLA COMPAGNA NEMICA.




Edith Bruck



















Amica sorella compagna nemica

per un tuo cenno il mio dolore
poteva ancora trasmutare e dissolvere
in cima a un albero di gelso
sulla slitta di due assi inchiodate
dal ragazzo che dietro la stalla
ci accarezzava tra le gambe con morbide piume.
Sulle ali del tuo sorriso
sarei volata a raccogliere
le stelle gialle scosse sui carri
cigolanti girasoli al vento
nei campi dove noi lavoravamo come
braccianti e giocavamo con bambole
di granoturco rubato.
Una tua parola avrebbe annullato
l’ingiuria dei gendarmi fieri
dell’uniforme intessuta d’odio
contagioso e diffuso
da insegnanti preti signori
proprietari incontrastati di coscienze ;
un tuo gesto (non quel segno della croce per saluto)
mi avrebbe distolto
l’attenzione dall’assenso
espresso anche dai bimbi
spinti ad applaudire le piume
colorate che svolazzavano festose
trottando sui cavalli aggrediti
dai cani degli ebrei cani ebrei !
Amica sorella compagna nemica
il tuo silenzio è riflesso
negli occhi d’Eva che non saliva sul gelso
per non sporcarsi l’abito
e mangiava pane e cioccolato a merenda,
la ricordi la signorina ?
Non ha più paura
che la madre la scopra in mia compagnia
è nuda calva leggera
io la trascino in cima a una piramide
di scheletri per sistemarla vicino a Dio
(in cui credeva) ricercato per i delitti

commessi sotto i suoi occhi.
(Edith Bruck - Il tatuaggio - 1975)



In occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria, pubblico una delle poesie di Edith Bruck, la grande poetessa ungherese,  sopravvissuta alla Shoah dopo la deportazione ad  Auschwitz e Dachau.

25 gennaio 2019

PILLOLE DI SANREMO.






L'altro giorno, mentre discutevamo animatamente sul tweet della settimana qui,
l'attenzione era finita sull'evento musicale italiano per eccellenza: Il Festival di Sanremo. 
Come ogni anno, sul mio blog, ne parleremo eccome se ne parleremo (fatti forza Enzo, ti tocca).
Siamo arrivati a discutere su quante e quali fossero le belle canzoni che avevano partecipato alla kermesse. Era venuto fuori un sondaggio con tanto di percentuali.
Avevo fatto una lista delle mie preferite tra quelle che avevano vinto e poi avevo chiesto aiuto ad alcuni amici blogger(vero Max?)per darmi man forte e aumentare l'elenco.
Chiaro che, a questo punto, la domanda diventa d'obbligo, dato il precedente.

Qual è la vostra canzone di Sanremo preferita?

Su, non siate timidi.
Valgono tutte, anche quelle che si sono classificate all'ultimo posto, tra l'altro bellissime.
Come per dire, non è che al Festival vincono sempre le migliori...
È una vecchia diatriba, siate sinceri e volendo, picchiate duro.
Anche contro (capito Franco?) tanto vi sistemo tutti lo stesso ahahahah!!!

Intanto la mia:

LUCE (TRAMONTI A NORD EST) 



23 gennaio 2019

MI CHIAMO HAMISI E HO QUATTORDICI ANNI.



"Guardo al cielo sopra di me e cerco la stella che mi indicava la via del fiume quando ero a casa mia.
Le avevo dato un nome speciale, quello della mia migliore amica: Maisha. Ci ritrovavamo sulla riva per giocare. Capitava a volte che ci sdraiassimo per osservare il cielo. E ogni stella aveva un nome, il suo lo diedi a quella più luminosa.
Rideva spesso Maisha, per lei tutto era bello e speciale. Non andava a scuola ed aiutava la mamma nei campi, ogni giorno. La sera però eravamo liberi e potevamo allontanarci dal villaggio  per poco tempo.
Dopo, è arrivata la guerra, la fame e la morte.
Una febbre terribile si è portata via lei, poi la mia mamma.
Sono rimasto a casa con i nonni e gli zii. Non c'era più lavoro, il mio villaggio si reggeva sul turismo ma è scoppiata la guerra civile e  anche i turisti ci hanno abbandonato. I miei zii sono dovuti emigrare nella speranza di poter sfamare le famiglie rimaste lì,  dove non c'è più nulla. Mi hanno portato con loro, abbiamo attraversato il deserto e due nazioni per arrivare al mare.
Siamo rimasti nascosti per giorni mentre si aspettava di partire dalle coste del paese in cui eravamo: la Libia.
Io avevo paura, volevo tornare a casa. Gli zii mi dicevano che dall'altra parte del mare c'erano terre bellissime, con alberi alti e tanta acqua. Lì avrei potuto continuare a studiare, ci avrebbero pensato loro. Le scuole erano belle, a più piani, un banco per ogni bambino. E tantissimi libri da leggere, più di quanti io potessi immaginare.
Avrei letto e studiato, fino a diventare dottore, come il mio amico Akin, che passava a trovarci al villaggio una volta al mese. E ci visitava con il suo bel camice bianco e la sua borsa miracolosa.
Mi aveva raccontato di avere studiato in Italia, in una Università di una città lontana, al nord. Io guardavo la stella e dicevo, che sarei andato lì, perché lì gli uomini diventavano intelligenti e importanti. Prenderò la "laurea" si chiama così, la pagella per chi studia tutto il tempo fino a diventare dottore. Un foglio di carta bianco, con il tuo nome scritto in grande e tanti disegni colorati.
Sotto ci scriveranno DOTTORE IN MEDICINA. 
Però loro devono sapere che anche qui, fino a quando è stato possibile, ho studiato. Porto con me la mia bella pagella, tutta bianca e rossa. Ha tutti i voti che ho preso e in fondo c'è scritto che sono stato promosso. Dato che sapevo che avrei viaggiato in mare con una barca di gomma, per paura che potesse bagnarsi, l'ho cucita all'interno della fodera del mio gubbino. Lì sarà al riparo e potrò mostrarla a tutti quando arriverò.
Così mi daranno subito un banco e i libri di cui ho bisogno.
Io sono bravo, imparo presto. Ho aiutato anche  il nonno a costruire il muro attorno alla casa. Potrebbe servirmi in Italia?
Ho studiato aritmetica e geometria. Conosco tutte le nazioni Africane e quelle Europee. L'Italia assomiglia ad uno stivale, anche se io non ne ho mai indossato uno. So che la sua capitale si chiama Roma ed è più antica della mia. Sto imparando alcune parole in italiano,  così quando mi chiederanno chi sono, saprò rispondere. 
Adesso sono stanco, sono giorni che navighiamo, non abbiamo mangiato nulla e ho tanta sete. Gli zii si sono addormentati da un po' e non mi rispondono più. Saranno stanchi anche loro. Qui, in questa barca di gomma siamo in troppi e non mi piacciono quelli che ci stanno portando via. Hanno fatto piangere  la mia amica Aicha e il suo bambino che è così piccolo.
Spero che si arrivi presto, non riesco più a vedere le stelle. Ho anche freddo. 
Ora dormo. Ciao mamma."



Liberamente ispirato alla storia che ha raccontato Cristina Cattaneo, medico legale del Labanof,  nel suo libro "Naufraghi senza colpa" che comprerò presto.
Grazie al suo lavoro e grazie al disegno delicato e poetico che gli ha dedicato il vignettista Makkox sul Foglio, adesso quel ragazzo senza nome è diventato una presenza reale e dolorosa per coloro che a migliaia nei giorni scorsi l’hanno condiviso sui social.
Ed io ho potuto raccontarvi la sua storia attingendo dalla realtà e dalla mia fantasia.
Così lontano, così vicino.





21 gennaio 2019

MAURIZIO DE GIOVANNI: VUOTO.



AUTORE: MAURIZIO DE GIOVANNI
TITOLO: VUOTO
EDIZIONI: EINAUDI STILE LIBERO
PAGINE: 344
PREZZO: 19,00




"questa carezza, amore mio, ha il rumore di una perenne risacca. Del vento tra le foglie e del canto degli innamorati, della musica di un violino di notte e del pianto di un neonato. Il suono di questa carezza è necessario e disperato, per questo lo ascolti in silenzio, sorridendo a occhi chiusi come riconoscendo la nostra speciale sinfonia".



C'è aria di preoccupazione al commissariato di Pizzofalcone. 


Tutti preoccupati per Giorgio Piselli, detto il Presidente, e sostituto commissario. Ricoverato in ospedale per un grosso problema di salute. È in terapia intensiva: vuoto di forze.



L'ispettore Giuseppe Lojacono, detto il cinese, ha ripreso a frequentare il suo "amore" misterioso, ovvero il pubblico ministero Laura Piras, ma non sa cosa succederà domani: vuoto di futuro.



Il vicequestore Luigi Palma, detto Gigi,  al comando della squadra, sembra stia declinando le responsabilità, perché ha la testa e il cuore altrove: vuoto di potere.



L'assistente capo Francesco Romano, detto Hulk, ha visto trasformarsi la sua vita grazie ad uno scricciolo di bimba appena nata; ma dovrebbe trovare una soluzione ai suoi problemi: vuoto di decisioni.



Il vicesovraintendente Ottavia Calabrese, detta Mammina, vede la sua vita passarle davanti come se fosse dietro un vetro, e quel vetro avrebbe voglia di romperlo: vuoto di certezze.



L'agente assistente Alessandra di Nardo, detta Alex, sta costruendo la sua nuova vita, e mette su un mattoncino dopo l'altro. Ma come è difficile: vuoto di coraggio.



L'agente scelto Marco Aragona, che vorrebbe essere detto Serpico, pare Bertoldo e sembra un vuoto a perdere. Sembra.



Il vicecommissario Elsa Martini, detta la rossa, è arrivata per sostituire il collega ammalato. Appare fuori luogo e fuori posto. Con un storia così pesante sulle spalle da sembrare troppo perfino per i "Bastardi". Vuoto di passato.





Intanto un'insegnante di scuola superiore scompare e una sua collega e cara amica ne denuncia la sparizione. 
Dovrebbe essere un caso di routine a Pizzofalcone. Ma lì, mai niente è quel che sembra.



Maurizio De Giovanni, intinge di nuovo la penna nel giallo moderno di una Napoli grigia stavolta, dove tutto si confonde e le certezze scompaiono.

Lo fa con una poesia che ricorda un'altra Napoli più antica e sempre, maledettamente, bellissima.



L'ultimo romanzo sui "Bastardi di Pizzofalcone" lo leggi con un groppo alla gola e una mano a stringere il cuore. Vorresti non arrivare alla fine. Eppure la sorpresa più grande è lì, pronta a farti respirare ancora.





20 gennaio 2019

AUDREY HEPBURN: OGNI 20 GENNAIO.


Audrey Hepburn e Hubert de Givenchy






Il 20 gennaio 1993, Audrey Hepburn si spegneva nella sua bellissima casa in Svizzera, La Paisible, circondata dall'affetto di tutti i suoi cari.
La seppellirono lì, nel piccolo villaggio, circondata dai suoi fiori.
Il suo più caro amico, Hubert de Givenchy, ripensando a quei momenti disse, che le assomigliarono profondamente. 
"Molto semplici, molto freschi, in presenza di tutti coloro che l'amavano, celebri o sconosciuti. Tutti erano uniti dalla tenerezza e nell'amore. Nonostante la durezza della vita, Audrey aveva saputo conservare dentro di sé una parte d'infanzia. E quella magia, ha speso la sua vita a volercela restituire. È questo che ha fatto di lei una fata, una dolce fata ispiratrice di amore e di bellezza. Questo genere di fate non se ne va mai del tutto."

Perdonatemi se, la mia fata preferita resta sempre qui nel mio cuore.
Ed ogni 20 gennaio la ricorderò a mio modo.





Fonte:
Immagini di una vita - Audrey Hepburn - l'intramontabile fascino dell'eleganza.

19 gennaio 2019

SABATO DI POESIA: FIDDLER JONES IL SUONATORE.

La terra trasfonde vibrazioni continua
dentro il tuo cuore, e questo sei tu.
E se la gente scopre che sai suonare il violino,
ecco, sei costretto a suonare, per tutta la vita.
Che cosa vedi, un campo di trifoglio maturo?
O un prato da attraversare tra te e il fiume?
C'è vento nel granoturco, ti freghi le mani soddisfatto, 
per manzi già pronti per il mercato;
o invece senti il fruscio delle sottane
come quello delle ragazze quando ballano a Little Grove.
Per Cooney Potter, una colonna di polvere
o le foglie che turbino significano siccità disastrosa:
a me parevano Sammy "testarda"
come quando ballava Toor - a- Loor.
Come potevo coltivare i miei quaranta acri
nemmeno a parlarne di aumentarli.
con un misto di corni, fagotti e ottavini
che cornacchie e pettirossi agitavano nella mia mente
e il cigolare di un mulino a vento - vi pare niente?
In vita mia non ho mai cominciato ad arare
che subito uno  mi fermava per strada
e mi portava via a ballare o a un picnic.
Sono finito con i quaranta acri;
sono finito con un violino scordato -
e una risata scordata, e migliaia di ricordi,
e non un solo rimpianto.

(EDGAR LEE MASTERS - ANTOLOGIA DI SPOON RIVER)


in un vortice di polvere 
gli altri vedevan siccità, 
a me ricordava 
la gonna di Jenny 
in un ballo di tanti anni fa. 

Sentivo la mia terra 
vibrare di suoni, era il mio cuore 
e allora perché coltivarla ancora, 
come pensarla migliore. 

Libertà l'ho vista dormire 
nei campi coltivati 
a cielo e denaro, 
a cielo ed amore, 
protetta da un filo spinato. 

Libertà l'ho vista svegliarsi 
ogni volta che ho suonato 
per un fruscio di ragazze 
a un ballo, 
per un compagno ubriaco. 

E poi se la gente sa, 
e la gente lo sa che sai suonare, 
suonare ti tocca 
per tutta la vita 
e ti piace lasciarti ascoltare. 

Finii con i campi alle ortiche 
finii con un flauto spezzato 
e un ridere rauco 
ricordi tanti 
e nemmeno un rimpianto

(FABRIZIO DE ANDRÈ - IL SUONATORE JONES)


Ho voluto a modo mio ricordare i vent'anni dalla scomparsa di Fabrizio De Andrè mettendo insieme due capolavori: la poesia di Masters dedicata al suonatore Jones e la canzone scritta da De Andrè tratta da uno dei suoi album più poetici, ispirato proprio al capolavoro americano: Non al denaro non all'amore né al cielo.


16 gennaio 2019

TWEET DELLA SETTIMANA: #IOSTOCONBAGLIONI.





Ecco un'altra novità del mio blog.
Una  rubrica nuova di pacca.

Ogni settimana, pubblicherò un post dedicato al meglio o peggio trovato su TWITTER e all'#hastag che ha fatto più tendenza durante la settimana precedente.

Spesso vi ho detto che seguo il social perché arriva per primo sulle notizie e lo confermo.

Sono una baglioniana della prima ora ma non pensavo che sarei partita proprio da lui.
Dal divo CLAUDIO BAGLIONI.

Mentre aspettiamo  il 69esimo Festival della canzone di Sanremo (non tutti lo so ma molti) che anche quest'anno "gode" della sua direzione artistica e del suo #melacantoemelasuonocomemipareepiace, 
vedasi mio post dello scorso anno, sappiate che sarò anche peggio nel 2019, in quanto a critiche. Se se le meriterà...

Bene.

Qualcun altro però mi ha preceduta, bocciandolo senza appello.
Un omone grande e grosso ma dal cuore di fanciullo a cui piacciono le divise e le armi. Come tutti i ragazzini che si rispettano. 
Ma che di mestiere  fa il ministro.
Procediamo con ordine.

Durante una conferenza stampa rivolta a presentare il Festival e i due conduttori(Claudio Bisio e Virginia Raffaele) Baglioni si è visto rivolgere una domanda relativa alla vicenda della Sea Watch e Sea Eye e in generale al problema dei migranti  a cui rispondeva in questi termini:

"Il nostro paese, ma non solo, è terribilmente incattivito nei confronti dell'altro. Guardiamo con sospetto l'altro e anche la nostra ombra. Credo che le misure messo in atto da questo governo ma anche di quelli precedenti non siano all'altezza della situazione ma ora la grana è grossa. Con una diversa impostazione non saremmo arrivati a questo punto. Non si può risolvere il problema di milioni di persone in movimento bloccando lo sbarco di 40 o 50 persone. O dicendo: due li prendi tu e cinque io. Siamo alla farsa, questo ce lo dobbiamo dire. Non credo che un dirigente politico di oggi abbia la capacità di risolverlo, ma ci vorrebbe almeno la verità di dire che siamo di fronte a un grave problema e di metterci tutti nella condizione di risolverlo. Siamo vicini all'anniversario della caduta del Muro di Berlino e noi invece ne stiamo alzando altri."

Il nostro ministro dell'Interno ha prontamente risposto via twitter che sa usare come una consumata soubrette: 
#Baglioni? Canta che ti passa...lascia che di sicurezza, immigrazione e terrorismo si occupi chi ha il diritto e il dovere di farlo".
Non fa una piega.

Ed io?

#IOSTOCONBAGLIONI

E fino a quando vivrò in quello che ritengo un paese democratico esprimerò il mio pensiero(magari anche sbagliato eh) in piena libertà e ovunque mi trovi. Perché altrimenti facciamo che il panettiere parli solo di pane, il calciatore solo di calcio, il prete solo di Dio e via discorrendo...







14 gennaio 2019

LUCIANO LIGABUE: LUCI D'AMERICA.





Lo scorso venerdì è uscito il nuovo singolo di Luciano Ligabue.
Allo scoccare della mezzanotte e in anteprima mondiale, è stata trasmessa in streaming la nuova traccia.
Non vi starò a dire che ho aspettato la mezzanotte. 
Non le faccio più queste cose. 
Le facevo tempo fa, quando ero gggiovaneee. 

Ho semplicemente aspettato il mattino e l'ho scaricata da spotify.

Chi lo ama, lo stava aspettando da mesi. Da tempo, come un novello Pollicino, lasciava tracce. 
Post su Instagram e su Facebook. Preludio all'album (il dodicesimo di inediti) che uscirà a marzo e del nuovo tour negli stadi che partirà questa estate.

E roba sua. La riconosci all'istante. 
Mi è sembrato di piombare immediatamente in uno dei miei film preferiti: Blade Runner.



Nonostante evochi distruzioni, è un viaggio alla riscoperta della vita, carico di speranza. Parla di una penisola che rimane a galla, pur a fatica.Parla di noi, di lui. Di anima. Guardate fuori:

IL LIGA È TORNATO.


Vieni qui e guarda fuori

Fammi un po’ vedere come tu la vedi
Io vedo fumo sulle macerie
Tu guardi nello stesso punto e sorridi

Dai che allora andiamo al mare

La penisola intanto riesce a galleggiare
Facciamo che guido e tu guardi fuori
Perché a guardare resti tu la migliore
E serve pane e fortuna
E serve avere coraggio
Soprattutto ci vogliono buoni compagni di viaggio

Le luci d’America

Le stelle sull’Africa
Settembre è uno spettacolo
Le luci che ti scappano dall’anima

Vieni qui andiamo fuori

Fuori da uno schermo
Dalle mie prigioni
C’è ancora il sole, che fa il suo lavoro
Sui santi subito e sui taglia gole

Prestami i tuoi occhi ancora che io guardo un dito

Mentre tu la luna
E fatti vicina, un po’ più vicina
Che adesso voglio un altro panorama
E serve pane e fortuna
E serve avere coraggio
Soprattutto ci vogliono buoni compagni di viaggio





PS:un paio di volte al mese vi toccherà sopportarmi con la rubrica: la musica che arriva.
È un ritorno. L'avevo inaugurata i primi anni del blog e poi, successivamente, era stata messa da parte. Ma voglio riappropriarmi dello spirito con cui il mio blog è nato. Per cui, ci saranno più musica, più libri, più viaggi, più vita. E tante rubriche, nuove o antiche.

13 gennaio 2019

SONO TUTTE BELLE LE MAMME DEL MONDO.




Oggi mia mamma ha compiuto 80 anni.
Ed io sono lontana, purtroppo. Non c'è nulla da fare. Maledetta distanza.
Nella mia vita ho fatto il pieno di festeggiamenti a cui sono mancata.
Ho fatto il pieno di telefonate, di foto e video.
Ho fatto il pieno di magone a chiudere lo stomaco.
Ho fatto il pieno di sì, la vita lontano me la sono scelta, l'ho voluta.
Ho fatto il pieno tra silenzi e lacrime trattenute.
Perché sono una tosta. Me la sono cercata. 
Altrimenti me ne sarei potuta stare a casa. 
Summa delle frasi di "circostanza" che mi sono sentita rivolgere in variegate e avariate occasioni.

Per cui zitta.

Ma oggi mamma, mentre guardo  la foto che ho pubblicato, una delle poche che ho portato con me, a farmi compagnia in questa vita di extracomunitaria nella mia bella Milano, penso che in quel tuo sorriso ci sia tutto.
C'è la forza che mi hai regalato per crescere libera, lontana da ogni compromesso.
C'è la determinazione e l'impegno che ci ho messo per raggiungere e conquistare i miei sogni.
C'è la dolcezza di provare a riparare tutto quello che si è rotto.
C'è la strada che percorrerò ancora.
C'è il desiderio di indipendenza che mi hai trasmesso.
C'è la bellezza di te che riconosco in me.
C'è la summa di quanto mi hai insegnato da quando sono nata.
C'è quello che di te ho impresso nel cuore e nella mente.
C'è l'amore.

Allora posso sorridere.

E soffio assieme a te sulle candeline della torta anche se un po' distante.


Che l'amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell'amore.


E tu lo sapevi già prima che lo scoprissi io, leggendo le parole della Dickinson.
Perché non mi hai mai rimproverato quando nascondevo la pila elettrica tra le lenzuola per continuare a leggere a luci spente.
Perché hai capito e riconosciuto da subito, questa figlia ribelle.
E l'hai lasciata andare dove voleva, trattenendo le lacrime.
Sei  mia madre.
Io ti amo.

Buon compleanno.







12 gennaio 2019

SABATO DI POESIA: COME AVREI MAI POTUTO.

Ho appoggiato la fronte sopra una tua 
spalla e ho sentito il vento della mia vita
agitarsi dentro il tuo sangue.
Come avrei mai potuto non innamorarmi di te,
che avevi l'anima che si specchiava nei miei
occhi?
Riesco a spiegarmelo adesso che scopro 
nei figli dei nostri figli lo stesso bisogno di dare
amore
che avevi tu, la stessa gioia per la felicità
degli altri, la stessa sofferenza per l'altrui dolore.
Qualcuno si sofferma accanto a noi addormentati
su due sedie vicine: ci fanno ombra perché 
il sole è cocente; perfino i più piccoli tacciono
assorti, stupiti dal nostro sonno tranquillo.

(VINCENZO IACOPONI MALAVISI - TE NE ANDRAI DOMANI - 2012)



I due quadri che vedete, sono di Enzo Iacoponi. Esposti nel museo di Mannheim (galleria P4).
Qualche giorno fa, mentre Enzo consultava un libro di poesie di Prevert ha trovato queste due foto, che poi mi ha mandato. 
Ho pensato di farvele vedere nel primo post di "sabato di poesia" che gli avrei nuovamente dedicato.
Trovate il link al suo blog cliccando sul suo nome (per chi non lo conosce, Enzo ha un blog in cui ci propone una selezione di sue poesie.)

SEDIA VERDE - ENZO IACOPONI MALAVISI (1980)

CUPOLA BLU . ENZO IACOPONI MALAVISI (1980)



09 gennaio 2019

NON SO CHE CI FACCIO QUI.










"RESTAI A GUARDARE IL CIELO.SAPEVO BENE CHE NON SAREI CADUTO. IL TEMPO RICOSTITUÌ QUEL CHE AVEVA DISFATTO: RITROVAI CHI SONO NEL MONDO IN CUI VIVO. DAPPRIMA VAGAMENTE INQUIETO, VAGAMENTE PERPLESSO, MA SUBITO, MENTRE MI ASCIUGAVO UNA GOCCIA DI SUDORE CHE MI SCIVOLAVA LUNGO IL COLLO, RECUPERAI IL RICORDO DELLA FRASE CHE AVEVO DIMENTICATO - NON SO CHE CI FACCIO QUI, ED È IMPORTANTE CHE LO SAPPIA - MA PIÙ IMPORTANTE È FARE.E MI GIRAI SUL FIANCO DESTRO, COME CHI SI RICONOSCE E SI AFFIDA."

(JOSÉ SARAMAGO - DEL RESTO E DI ME STESSO)



Leggevo e annuivo. Sapere di essere in prova e dubitare. Sapere che bisogna fare. E respirare di nuovo. Andare.




(SIATE CURIOSI SEMPRE)