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10 maggio 2021

[SOCIETÀ] LA FAMIGLIA SECONDO ME: LETTERA A TAJANI

 

"La famiglia è per noi il nucleo fondamentale della società e va difesa, ma senza figli non esiste. Le nostre politiche sono sempre state a sostegno della maternità. Noi continuiamo ad andare in quella direzione."(Antonio Tajani, vice presidente e coordinatore unico di Forza Italia ) 


Buongiorno onorevole Tajani, prendendo le distanze dalle sue parole,  vorrei spiegarle cos'è la famiglia secondo me, innanzitutto partendo dalla mia e raccontandole la storia. Sono felicemente sposata  con Francesco, da 29 anni. Non abbiamo figli, non sono arrivati e secondo la sua "modesta" opinione è il primo punto a nostro sfavore. La prima  grave divergenza DIREI, perché se non li abbiamo avuti sarà affar nostro però sembra sia pure affar suo, che giudica egoisti chi non li ha voluti e imperfetti chi  non li ha potuti avere. Eh sì, saremo o stronzi o poveracci.

08 marzo 2020

GLI IMBECILLI DA CORONAVIRUS






Il mondo alla mercè degli imbecilli come quelli che stanotte  hanno assaltato, nella stazione di Milano Porta Garibaldi, l'ultimo treno per il sud, sperando di fuggire prima dell'attuazione del decreto che ha reso la Lombardia, nella sua totalità, zona rossa.
Penso che, il governo, sia stato fin troppo morbido. Fanno male a fidarsi di un popolo che sta sottovalutando il pericolo, trasgredisce le regole e fugge a creare nuove situazioni a rischio lì dove c'è più carenza organizzativa e sanitaria, il sud Italia.
A quelli che sono scappati nella notte, valigie in mano direzione sud, creando panico e una più che probabile diffusione del virus,  non considerando né il male causato a se stessi, né quello che causeranno ai propri cari, auguro di annegare nella loro ignoranza e irresponsabilità.

Per il resto l'unico consiglio che mi sento di dare in aggiunta a quanto già indicato in precedenza, è il seguente:


#iorestoacasa






06 ottobre 2019

QUESTA VITA NON È UNA GIOSTRA.

A Trieste c'è il mare. 
E il castello della Principessa Sissi, che una romantica come me ha guardato con lo sguardo più acceso che mai.


Una delle più belle piazze del mondo. La gente che sorride ad ogni angolo, seduta ovunque, nel centro storico e in riva ai moli.C'è una luce che in pochi posti ho visto.E la serenità di passeggiate lungomare.




A Trieste c'è un mare fatto di persone. A Trieste nelle sere terse, c'è una luna luminosa quasi quanto il faro della Vittoria.E quando spira la bora vorresti farti portare via senza pensarci.
A Trieste i giovani sono belli come in tutti i luoghi del mondo.
A Trieste si vive. 
E si muore. 
No ecco, non si dovrebbe morire come è successo ai due ragazzi venerdì sera.
Mentre si fa il proprio lavoro.  In un posto che dovrebbe essere  sicuro.
Indossando una divisa che si porta con orgoglio.  Nonostante i pochi soldi, i turni massacranti, l'ironia di molti.
Ci sono passata qualche mese fa, davanti la questura. Più volte.
Eravamo andati a visitare il Teatro Romano, e passavamo per andare a pranzo nel ghetto ebraico.
Ci saremmo ritornati ancora diverse volte, di giorno e di sera.
Ma del resto, la stessa cosa succede nella mia città, o in quelle di tutti voi.
Un luogo familiare, rassicurante, nella stragrande maggioranza dei casi.
Un luogo a cui, da oggi in poi, ogni cittadino triestino guarderà con dolore e tristezza.
Ho letto polemiche infinite, come infinite sono state le strumentalizzazioni politiche.
Schiaffi in pieno viso alle famiglie dei ragazzi che non ci sono più. Che hanno pagato con la vita la fiducia nelle istituzioni.
È un mondo di sciacalli in cui non mi riconosco più.
Facciamo silenzio. Questa vita non è una giostra.




28 luglio 2019

UNO DI MENO.


Voi lo sapete che io non ho Facebook. Lo ritengo sempre di più una vera e  propria via di mezzo tra una LATRINA e un POSTRIBOLO.
Oggi più che mai, dopo avere letto quel che l'insegnante di Novara, Eliana Frontini, è stata capace di scrivere e poi di ritrattare nel giro di pochissimo tempo.
Ma facendo ordine:
la docente di lettere e storia dell'arte del liceo Parini  di Romentino in provincia di Novara, ha scritto un breve commento sulla sua pagina di FB a proposito della morte di Mario Cerciello Rega, il giovane carabiniere ucciso, due giorni fa, a Roma.

"UNO DI MENO E CHIARAMENTE CON LO SGUARDO POCO INTELLIGENTE. NON NE SENTIREMO LA MANCANZA."


Un atto di vero vilipendio all'Arma questo commento, ignobile e vergognoso.
Chiaro che, nel giro di pochissimo tempo, il tam tam inevitabile ha portato ad un  sacrosanto polverone che ha avuto una risonanza nazionale. Tanto da farle fare un dietro front ancora più indegno e ridicolo di quanto aveva scritto in precedenza.

"HO ESAGERATO. MI SPIACE PER QUANTO STA ACCADENDO, NON ME LO SPIEGO PROPRIO. CHI MI CONOSCE SPERO SAPPIA CHE NON LA PENSO COSÌ."

Ho esagerato? Mi spiace per quanto sta accadendo?

Ma tu dovresti essere sbattuta fuori da quella scuola in cui insegni. Cosa poi, mi domando.
E andare a piedi nudi fino a Somma Vesuviana domani, per essere presente al funerale di quel povero ragazzo dagli occhi buoni e dolci, che viveva del suo stipendio (miserrimo) che rischiava la sua vita ogni giorno, che probabilmente si pagava pure la benzina della sua macchina di servizio e cercava di proteggere te, noi, tutti. 
Che aveva sogni belli da realizzare assieme alla sua compagna. Sogni da stringere ancora a lungo e che qualcuno ha deciso di distruggere, in una sera d'estate calda e soffocante. Una follia che due ragazzi giovani dovranno spiegare e che è ancora tutta da chiarire.

Intanto però, prima di scrivere puttanate sui social network, facendo andare prima i tasti e poi il cervello, bisogna assolutamente riacquistare il buon senso e l'intelligenza di stare zitti o di contare fino a cento, mille, diecimila. Che magari si riaccende quella lampadina fulminata dal black out del dovere per forza dire qualcosa di forte per far vedere che si è quelli fighi. 

Quando si è solo dei POVERACCI.










29 maggio 2019

CHI HA PAURA NON FACCIA POLITICA



"Se hanno paura di qualcosa, qualunque cosa, allora che non facciano politica. La paura è tutta per noi, quelli che stanno sotto. Loro, se sono arrivati dove stanno, è perché non conoscono la paura."



Sto leggendo l'ultimo romanzo di Claudia Pineiro, Le Maledizioni, ambientato in Argentina, dove è nata la nota scrittrice, di cui ho letto quasi tutto. Il  suo libro, molto bello e avvincente e magari ve ne parlerò prossimamente in maniera più approfondita, è una critica feroce alla politica contemporanea, veloce e ritmata dai social e dai tweet, ormai simile ad ogni latitudine. Immagini perfette che nascondono opportunismo, mancanza di regole e ideali, corruzione e criminalità  oltre ad ambizioni sfrenate.

La frase in apertura di post mi ha colpito particolarmente. Ritengo che comprenda una verità di fondo dalla quale non è possibile affrancarsi.

E mi domando: noi che abbiamo paura (e direi una coscienza non ancora assopita) siamo condannati  senza riscossa?




25 febbraio 2019

CATENA GIARDINA CI SCRIVE.


Una ventina di giorni fa vi avevo parlato della piéce teatrale che avevo visto a Milano.
Lo scopo era quello di affrontare con voi quell'argomento delicatissimo e orrendo, quale la VIOLENZA SULLE DONNE.
T'amo più della mia vita è  la storia  autobiografica di Catena Giardina che ha purtroppo, vissuto sulla propria pelle, la tragedia fisica e psicologica scaturita dal suo rapporto con l'ex marito, uomo violento.
Catena ci ha letto e ha voluto parlarci a cuore aperto approfondendo la sua storia e sciogliendo così alcuni dubbi che erano nati durante il confronto. Inoltre ci ha ringraziato per la partecipazione.
Ho pensato quindi, di riportare in capo a questo nuovo post i suoi commenti, affinché tutti possiate leggere. 
Le lascio la parola, non senza dirle che la ringrazio e l'abbraccio con tutto l'affetto e la stima che posso. Come ho già detto nel post precedente, non ho la risposta o la soluzione in tasca ma continuerò a tenere accesi i riflettori sulle vicende orribili di cui le donne sono vittime qui, a casa mia. Non una volta all'anno ma molto più spesso. Lo prometto.



  1. Ho letto l´articolo di Mariella e tutti i vostri commenti e il sostegno per una causa purtroppo oggi diventata "cronaca giornaliera" anche la sera della piéce teatrale di T´amo piu´della mia vita,ero nella prima fila del teatro Argomm e il regista Gianni Lamanna mi ha comunicato un ennesima violenza sulla donna bruciata in auto dal suo ex compagno,non replicai l´accaduto come se mi aspettassi cio´che stesse accadendo al di fuori di quel teatro,un copione che si ripete giornalmente,nulla di nuovo,mi sentivo impotente un brivido percorre il mio corpo ed inizia lo spettacolo ed in questo caso non pensavo che la protagonista della storia fossi proprio io...ma lei la donna bruciata dal ex compagno ho vissuto il suo dramma per piu´di un ora,l´unica differenza nel finale lei e´stata bruciata io colpita a sfioro(miracolata o fortunata) da 12 colpi di pistola.Da 20 anni a questa parte nulla e´cambiato,in tutti i sensi,anzi sembrerebbe che questi soggetti si accaniscano ancor di piu´nei confronti della donna,scrissi questo testo come una sorta sfogo terapeutico rivivendo con carta e penna i 12 anni vissuti con il mio carnefice con dettagli che vanno dall´amore alla follia,dal dolore fisico a quello morale,dalla vergogna dei miei lividi sul viso,alla paura dell´uomo che mi giuro´amore "finché morte non ci separi" parole che mi risuonavano ambigue e quando chiesi aiuto alle autorita´poco potevano fare o forse nulla eccetto delle formali denunce che servivano solo a far incazzare ancora di piu´il mio carnefice ed allora da vittima provai anche ad essere io la carnefice...ma vuoi la sorte o chissa´...non ci riusci´Scrivendo mi resi conto davvero di cio´che avevo vissuto in quegli anni ero arrivata pure alla follia della premeditazione oltre sentirmi psicologicamente devastata a volte calci e pugni erano meno dolorosi delle parole dette dal mio carnefice per non parlare dei miei bambini che assistevano alle scene impauriti fino alla nostra fuga e il tentato plurimo omicidio nei miei confronti e dei figli.Potevamo non raccontarlo mai cosa realmente fosse accaduto per 12 anni ed invece superata l´omerta´la paura e la vergogna oggi il mio obbiettivo e´documentare e cosa c´é di meglio in un teatro...? Dove tu senti il pubblico vibrare,sia donne che uomini, senti il loro respiro e poi guardi i loro occhi lucidi di commozione,come autrice ci sono sempre in mezzo al pubblico perche´ sia io che il pubblico,dopo la fantastica interpretazione di Vincenza Pastore,abbiamo bisogno di confrontarci e riflettere su cio´che sta´accadendo giornalmente in merito ai femminicidi e le violenze sulle donne,non vorrei essere presuntuosa o sbagliarmi ma so´che nel mio pubblico c´e´ stato qualche uomo,che in parte, si e´rivisto nella piéce teatrale,di certo non me l´hanno detto ma l´ho capito dalle domande e dai commenti critici del testo in alcuni frasi


    1. chissa´se davvero fosse cosi´come io penso quel qualcuno abbia coscienza di rifletterci sopra??
      Riguardo alla meta´del pubblico maschile sono felice perche´io credo molto nella galanteria e nel sentirsi protetta dal
      proprio compagno o marito e questo non e´un testo contro il maschio come magari qualcuno potrebbe pensare anzi lo ritengo un testo dove appunto anche l´uomo ci aiuti a capire e prevenire magari osservando di piu´i comportamenti gli atteggiamenti di un amico un parente nei confronti di una donna e chissa´riuscire ad evitare un eventuale tragedia? Naturalmente il pubblico femminile e´sempre in maggioranza c´e´chi si rivede anche lei e c´e´chi invece non sapeva che nelle quattro mura domestiche possono accadere queste cose,magari pensando ad una vicina di casa o un amica che non ha notizie da tempo.
      Da anni faccio parte di un associazione contro la violenza alle donne ed il progetto della piéce teatrale e´nato proprio da li´facciamo molta prevenzione abbiamo portato lo spettacolo nelle scuole medie e superiori con parecchio interesse da parte dei dirigenti scolastici ma ancor di piu´dai ragazzi perche´non e´la solita prevenzione di convegni leggi ecc. ecc no´e´teatro un teatro che documenta una vita in balia di un carnefice e naturalmente delle leggi abbraccia una cultura attuale e la solidarieta´che ho riscontrato nei ragazzi mi ha commossa e riempita di gioia,anche qualcuno di loro ha visto picchiare la propria madre e alcuni hanno avuto un gesto simbolico di protezione nei miei confronti ed e´ora di parlare e togliere questo velo di omerta´vergogna e paura.Grazie a tutti voi e spero magari di incontrarvi a teatro,per prevenire abbiamo bisogno di tutti voi uomini e donne chissa´su 1000 ne salveremo magari 100....noi e voi tutti.
      Baci Catena Giardina

23 gennaio 2019

MI CHIAMO HAMISI E HO QUATTORDICI ANNI.



"Guardo al cielo sopra di me e cerco la stella che mi indicava la via del fiume quando ero a casa mia.
Le avevo dato un nome speciale, quello della mia migliore amica: Maisha. Ci ritrovavamo sulla riva per giocare. Capitava a volte che ci sdraiassimo per osservare il cielo. E ogni stella aveva un nome, il suo lo diedi a quella più luminosa.
Rideva spesso Maisha, per lei tutto era bello e speciale. Non andava a scuola ed aiutava la mamma nei campi, ogni giorno. La sera però eravamo liberi e potevamo allontanarci dal villaggio  per poco tempo.
Dopo, è arrivata la guerra, la fame e la morte.
Una febbre terribile si è portata via lei, poi la mia mamma.
Sono rimasto a casa con i nonni e gli zii. Non c'era più lavoro, il mio villaggio si reggeva sul turismo ma è scoppiata la guerra civile e  anche i turisti ci hanno abbandonato. I miei zii sono dovuti emigrare nella speranza di poter sfamare le famiglie rimaste lì,  dove non c'è più nulla. Mi hanno portato con loro, abbiamo attraversato il deserto e due nazioni per arrivare al mare.
Siamo rimasti nascosti per giorni mentre si aspettava di partire dalle coste del paese in cui eravamo: la Libia.
Io avevo paura, volevo tornare a casa. Gli zii mi dicevano che dall'altra parte del mare c'erano terre bellissime, con alberi alti e tanta acqua. Lì avrei potuto continuare a studiare, ci avrebbero pensato loro. Le scuole erano belle, a più piani, un banco per ogni bambino. E tantissimi libri da leggere, più di quanti io potessi immaginare.
Avrei letto e studiato, fino a diventare dottore, come il mio amico Akin, che passava a trovarci al villaggio una volta al mese. E ci visitava con il suo bel camice bianco e la sua borsa miracolosa.
Mi aveva raccontato di avere studiato in Italia, in una Università di una città lontana, al nord. Io guardavo la stella e dicevo, che sarei andato lì, perché lì gli uomini diventavano intelligenti e importanti. Prenderò la "laurea" si chiama così, la pagella per chi studia tutto il tempo fino a diventare dottore. Un foglio di carta bianco, con il tuo nome scritto in grande e tanti disegni colorati.
Sotto ci scriveranno DOTTORE IN MEDICINA. 
Però loro devono sapere che anche qui, fino a quando è stato possibile, ho studiato. Porto con me la mia bella pagella, tutta bianca e rossa. Ha tutti i voti che ho preso e in fondo c'è scritto che sono stato promosso. Dato che sapevo che avrei viaggiato in mare con una barca di gomma, per paura che potesse bagnarsi, l'ho cucita all'interno della fodera del mio gubbino. Lì sarà al riparo e potrò mostrarla a tutti quando arriverò.
Così mi daranno subito un banco e i libri di cui ho bisogno.
Io sono bravo, imparo presto. Ho aiutato anche  il nonno a costruire il muro attorno alla casa. Potrebbe servirmi in Italia?
Ho studiato aritmetica e geometria. Conosco tutte le nazioni Africane e quelle Europee. L'Italia assomiglia ad uno stivale, anche se io non ne ho mai indossato uno. So che la sua capitale si chiama Roma ed è più antica della mia. Sto imparando alcune parole in italiano,  così quando mi chiederanno chi sono, saprò rispondere. 
Adesso sono stanco, sono giorni che navighiamo, non abbiamo mangiato nulla e ho tanta sete. Gli zii si sono addormentati da un po' e non mi rispondono più. Saranno stanchi anche loro. Qui, in questa barca di gomma siamo in troppi e non mi piacciono quelli che ci stanno portando via. Hanno fatto piangere  la mia amica Aicha e il suo bambino che è così piccolo.
Spero che si arrivi presto, non riesco più a vedere le stelle. Ho anche freddo. 
Ora dormo. Ciao mamma."



Liberamente ispirato alla storia che ha raccontato Cristina Cattaneo, medico legale del Labanof,  nel suo libro "Naufraghi senza colpa" che comprerò presto.
Grazie al suo lavoro e grazie al disegno delicato e poetico che gli ha dedicato il vignettista Makkox sul Foglio, adesso quel ragazzo senza nome è diventato una presenza reale e dolorosa per coloro che a migliaia nei giorni scorsi l’hanno condiviso sui social.
Ed io ho potuto raccontarvi la sua storia attingendo dalla realtà e dalla mia fantasia.
Così lontano, così vicino.





02 ottobre 2018

[ATTUALITÀ] AVREI VOLUTO PARLARVI DEL VENTO.





Volevo parlarvi del vento.
Poi ho letto questa storia che vorrei condividere con voi.

È successo a Modena, qualche giorno fa.
Un bimbo di quattro anni vorrebbe festeggiare il suo compleanno con gli amici della scuola materna.
La mamma manda gli inviti a tutta la classe tramite gruppo di whatsapp.
Ma il giorno della festa, dei 18 compagni,  all'appuntamento si presenta  un solo bimbo in compagnia dei genitori.
La delusione è forte, soprattutto per la madre che ha ricevuto quattro defezioni su 18 dei bimbi iscritti alla chat.
Nessun altro genitore ha ritenuto necessario avvisare.

Maria Giovanna Carlini, è questo il nome della mamma, racconta che suo figlio non si è reso conto dello sgarbo perché soffre di una malattia per la quale ha  una percezione distorta di quanto gli accade intorno.
Ha poi pubblicato su Facebook  un filmato con il quale spiegava l'accaduto e sui social è esplosa la polemica, visto che si parla tanto di integrazione per i portatori di disabilità ma qui stiamo ancora all' A B C.

Genitori bocciati, mentre il bimbo ha potuto festeggiare successivamente grazie al Kid Festival di Milano. 
Alcune scuse accampate successivamente, parlano di orario critico(le 18,00 di sera) e di donazione (piccolo contributo all'associazione a cui fa capo la mamma e per di più volontario) che forse non era stata gradita ai più.

La realtà è ben altro, come possiamo immaginare.
Solo quando saremo liberi dai pregiudizi, riusciremo a fare in modo che le parole siamo tutti uguali abbiano finalmente un senso.
Per adesso, la situazione è questa qua. Ipocrisia e indifferenza.

Eh sì, volevo parlarvi di quanto mi piace il vento.

(Fonte Corriere della Sera)

06 aprile 2018

ALLA MIA NAZIONE.


Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico

ma nazione vivente, ma nazione europea:
e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.
Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

(Pier Paolo Pasolini - 1961)

Uomo di altri tempi, ma assolutamente contemporaneo. Di rigore intellettuale assoluto. Queste parole sono coraggiose e irriducibili. Non ci basterà tutto il tempo della vita per rimpiangerlo. Il suo atto di accusa alla casta borghese dell'epoca è un urlo così forte che arriva a devastarci ancora oggi. Cosa è cambiato infatti?

01 marzo 2018

#PROMETTICOMESILVIO

Su twitter impazza questo hashtag.
E dato che, come diceva un grandissimo attore che amo molto,  non ci resta che piangere,
facciamoci due risate sulle nostre disgrazie.

Ho selezionato alcuni tweet per voi e ve li posto in basso, spero che vi divertano un po'.


DIO: riporteremo i Jalisse a Sanremo #prometticomesilvio

BIONDA: ridarò le tette ai senzatetto #prometticomesilvio

ARSENALE K: aiutiamo i facebookiani a casa loro #prometticomesilvio

FRANCESCO ORSINI: più botox per tutti #prometticomesilvio

PECK: farò dire no all'uomo del monte #prometticomesilvio

C'EST MOI: la gente non arriva a fine mese? Faremo i mesi di 15 giorni #prometticomesilvio

MATTEO: vi restituirò i soldi spesi per comprare il flauto alle scuole medie #prometticomesilvio

IL MARZIANO: metterò qualche vocale nei nomi dei mobili all'Ikea #prometticomesilvio

BONNIE379: troverò chi pulisce più di Chante Clair #prometticomesilvio

ANDREW: vi restituirò giochi senza frontiere #prometticomesilvio

DIODEGLIZILLA: vi svelerò il coccodrillo come fa #prometticomesilvio

ARSENALE K: i comunisti potranno mangiare i bambini con la formula all you can eat  #prometticomesilvio


TARGARYEN: vieterò a san marino di votare all'eurofestival #prometticomesilvio

GABRIEL61: aboliremo i gruppi di whatsapps dei genitori #prometticomesilvio

KURTSNARAIN: daremo la champion league alla Juventus #prometticomesilvio

MARIELLAESSECI: Passo, chiudo e vado in pensione #prometticomesilvio.



14 marzo 2017

[ATTUALITÀ] LA FAMIGLIA AI TEMPI DELLE CORTI DI APPELLO.


Bene, ho il dente avvelenato e so già che quello che sto per scrivere non piacerà a molti. Pazienza.

Sono giorni che sento parlare della sentenza di Corte d'Appello di Torino che ha condannato i due coniugi di Alessandria a non poter riavere la figlia naturale. Il tribunale dopo sette anni dall'inizio della vicenda,  ha ribadito che la bambina è affidabile e che i due genitori se la possono "scordare".
Ora, di questa storia ne ho fin sopra i capelli, perché ritengo che tutto questo clamore attorno all'età anagrafica dei due protagonisti, sia una vera e propria presa per i fondelli. 
Ma andiamo  con ordine e partiamo dall'inizio:
Una famiglia è una famiglia anche quando non si hanno bambini eh, solo che in Italia questo sembra ancora un'eresia. ok, apro e chiudo parentesi che qui c'è materia per altri 200 post.
Bene, dopo avere passato la cinquantina, la signora decide assieme al marito (claro)  di provare nuovamente ad avere un figlio. Motivi plurimi sono alla base della decisione, in sostanza però, affaracci loro.
Riesce a rimanere incinta (fecondazione assistita all'estero) e nasce Viola, nel "lontano" 2010.
Non mi pare niente di diverso da ciò che accade  quotidianamente altrove.
Pochi giorni  dopo la nascita però,  i due vengono accusati di "abbandono" di minore perché per qualche minuto avevano lasciato da sola la bimba in auto mentre le preparavano il biberon. Quindi non stiamo parlando di un genitore che lascia suo figlio per ore chiuso in macchina mentre se ne va a ballare. Però li si accusa subito di inadeguatezza, dovuta alla non tenera età dei due. I servizi sociali intervengono immediatamente e tolgono loro la figlia. Che solerzia, pensando a tutti quei bambini che soffrono in famiglie disagiate tra violenze di ogni genere, dimenticati per mesi.
Certo all'epoca  lui aveva 69 anni, non proprio un giovincello. Avesse avuto una moglie giovane e procace ,gli avrebbero fatto tutti i complimenti per la nascita, altro che togliergli la figlia accusandolo di senilità incombente.
In conclusione, famiglia nuova per Viola e inizio di anni di processi.
I due non si arrendono e ci mancherebbe; una sentenza della Cassazione nello scorso luglio ridà loro una speranza. Sono intanto passati già sei anni.
Arriviamo ad oggi,  con il ribaltamento in Appello di cui parlavo ad inizio post che toglie (almeno per ora) ogni speranza alla coppia e ribadisce il concetto dell'adottabilità della piccola.
Orbene, intanto gli anni sono passati e di sicuro i due non sono ringiovaniti. Diciamo che stiamo parlando del sesso degli angeli.
Secondo la legge italiana, non ci sono limiti all'età anagrafica per avere figli. Altrimenti dovrei fare la lista di tutte quelle coppie e mamme famose che hanno avuto figli ben oltre l'età della signora in questione.
Facciamo qualche nome?
Gianna Nannini, ad esempio. E per di più lei è anche sola, la figlia l'ha avuta da un donatore anonimo e vive serena e beata in Toscana crescendo sua figlia  con gran battiti di mani e apprezzamenti da ogni dove.
Oppure: tutto il clamore per papà ultracinquantenni gay che giustamente, hanno visto riconosciuti tutti i loro diritti e vivono finalmente sereni la loro vita. E qui mi sembra sacrosanto.
Allora devo dedurne questo: una famiglia che ha avuto un figlio non in giovane età, non è in grado di far fronte alla crescita e all'educazione dello stesso figlio?
Perché io tra qualche anno, non essendo più giovane, avrò il cervello in pappa e non sarò più in grado di intendere e di volere e di poter gestire la mia vita come meglio credo fino agli  '80,  se ci arrivo?
Cos'è questa discriminazione? Dobbiamo aspettarci nuovi campi di "internamento" in cui far vegetare le persone che hanno superato una certo limite? Dopo i 65 anni tutti a riposo forzato, in questo mondo dove sempre più spesso chi non è FOREVER YOUNG, è destinato ad un oblio veloce?
E chi non è ricco e famoso e non appare sulle riviste platinate di tutto il mondo, non potrà avere gli stessi diritti degli altri?
E soprattutto, sarà così facile togliere un figlio ad una coppia "colpevole" solo di essere diversa da quello che la nostra società sempre più superficiale impone come standard?
Ma i "diversi" non dovrebbero essere quelli da proteggere dalle discriminazioni e dai pregiudizi come il politicamente corretto stabilisce?
Eccerto, in Italia in realtà c'è solo una legge: quella dei pesi specifici diversi.
E questa storia ne è un esempio lampante.
Io tifo per Viola e pure per la sua famiglia naturale.
Che poi è in sostanza ciò che chi sta decidendo per loro dovrebbe fare, senza far passare secoli tra una sentenza e l'altra e ridando ad una famiglia il sorriso.
Facendo in modo che tra un'aula di tribunale e l'altra vincesse il cuore, l'amore e soprattutto il buon senso.
Lo so che preferite la "fanciulla" (seeeeeee)  che vi parla di libri e vi posta poesie di Alda Merini.  Ma stasera vi beccate "scorrettissima me" con annessi e connessi.





20 giugno 2016

UNA RISATA VI SEPPELLIRÀ.



Sì capita.
Di leggere, vedere  e sentire delle vere e proprie stronzate, che ti ci butteresti a capo fitto nella mischia a menare fendenti a destra e a manca.

Ma poi pensi che tu non sei così...forse.

Hai imparato a riflettere prima di agire, magari a contare dieci, cento, mille volte.E poi a parlare poco e al momento giusto.Hai imparato ad affilare le armi al buio, in attesa.Perché arriva sempre il momento. 

Ma intanto ti diverti, prendi le misure, studi la loro debolezza. 
Poi colpisci a fondo. E non li lasci tramortiti, li distruggi.


Qualche esempio di vita?

Quelli che ti passano davanti (oddio ci provano mica ci riescono) alla cassa del supermercato.
Quelli che non ti lasciano attraversare la strada sulle strisce pedonali.
Quelli che hanno torto marcio eppure ti insultano per primi.
Quelli che non ti salutano mai se non lo fai prima tu.
Quelli che non ti salutano neppure se lo fai prima tu.
Quelli che si ispirano ai grandi libri e alle grandi massime. 
Ma non hanno mai letto gli autori di cui parlano.

Quelli che non sbagliano mai e non guardano mai dietro la foto.
Quelli che hanno solo certezze e non cambiano mai idea.
Quelli che ti sorridono con aria di compatimento se provi loro che si sbagliano.
Quelli che sono loro i più intelligenti e gli altri, tutti stupidi.
Quelli che non sanno dire "SCUSA".
Quelli che non sanno dire "GRAZIE".

Quindi adotti delle tecniche che valgono quanto le parole.

Saluti urlando un BUONGIORNO da spaccare i timpani.Dopo di che, la volta successiva che li incontri, li ignori come se fossero trasparenti.

Alla cassa del supermercato ti piazzi in modo tale che ci devono solo provare a passare davanti.

Sulle strisce pedonali rallenti fino a fermarti in mezzo alla strada e poi parti con gli insulti, se stentano a fermarsi. Fino ad ora mi è andata sempre bene.

Al momento della "dotta" citazione a cui con distrazione fai riferimento, prendi tempo e ti fermi, aspettando che il grande esperto ti dica libro e autore che sicuramente conoscerà.Visto che ha sempre detto di avere letto tutto di lui. E dopo, al calare del silenzio, quando sta per diventare imbarazzante, lo bruci.

A quelli più "intelligenti" lasci l'illusoria certezza che sia così e intanto li compatisci aspettando l'occasione (che si presenta sempre) per ridurli ad un cetriolo avvizzito.

 Su chi non dice mai grazie e scusa  ci sto ancora lavorando. Sono imperfetta lo sapete.Ma accetto suggerimenti da voi. 

E voi, cosa vi infastidisce? A cosa non riuscite a resistere? Cosa vi fa sbroccare completamente?



Intanto per ritrovare la calma so io cosa ci vuole. Citando il mio poeta contemporaneo preferito:  "Nella testa un po' di sole ed in bocca una canzone."

Ah,  so bene di chi parlo ;)