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29 marzo 2020

I VINILI DELLA DOMENICA: NERO A METÀ - PINO DANIELE




La storia nella storia dell'album che ha segnato la maturità artistica di uno dei più grandi cantautori italiani, PINO DANIELE, è quella che vi voglio raccontare oggi, prima di cominciare.

Sul retro del vinile c'è una dedica:
Questo album è dedicato a Mario Musella.

Mario Musella, musicista e cantautore napoletano, era il Nero a Metà che da il titolo all'album. 
Perché fosse soprannominato così è presto detto: era figlio di una napoletana e di un soldato afroamericano arrivato in Italia durante la seconda guerra mondiale.
Nonostante sia morto giovanissimo, a soli 34 anni, nella sua breve carriera ha segnato la musica italiana in qualità di voce solista e bassista con il suo gruppo The Showmen,  lavorando con musicisti del calibro di James Senese e Enzo Avitabile, oltre a Pino Daniele. Fu uno dei primi, negli anni '60, a suonare l'R&B marchiando e nutrendo il jazz napoletano.
Claudio Baglioni disse che: "la sua voce scuoteva, ammaliava entrava dentro." 
Non ho fatto in tempo a conoscerlo. Ma sono arrivata a lui proprio attraverso questo album, incuriosita dalla dedica. Eccolo nella sua interpretazione più famosa di Un'ora sola ti vorrei, con la quale vinse il Cantagiro.

Ora torniamo all'album di Pino. Uscito nel 1980 ha accompagnato con le sue canzoni molti dei momenti emozionanti della mia adolescenza. Che poi Daniele sia uno dei punti cardine della musica di tutta la mia vita, potrebbe essere irrilevante per chi mi legge. Ma tant'è. Assieme a Massimo Troisi, splende potente.

Il giovane cantautore napoletano è reduce dai due album precedenti che lo avevano fatto conoscere a tutto il pubblico italiano. La voce unica, la spettacolare bravura di chitarrista, l'incazzatura perenne nelle sue canzoni, le parolacce, il sound del suo blues che farà scuola, lo hanno già reso un artista da tenere in considerazione. A Napoli è considerato un dio, avendo scritto uno dei manifesti della canzone italiana e napoletana a soli 21 anni: Napul'è.
Sicuro di sé e delle sue grandi potenzialità, nel nuovo lavoro infonde con precisa alchimia e dosi magiche tutta la sua grandezza. Le sue radici napoletane, la sua passione per il jazz e il blues, il dna dei vicoli dove è nato e cresciuto, il respiro del Vesuvio, l'odore del mare. Il mondo della musica nera americana con il quale si è nutrito si fonde perfettamente con il ghetto, le luci e ombre della sua terra.
Un talento esplosivo e disarmante. 
Ogni canzone è una capriola tra le radici di appartenenza e la musica che ama:
da Eduardo De Filippo alla rumba sudamericana. Dalle complessità di brani come "Voglio di più", all'ilarità che  accompagna "A me me piace 'o blues".
Fino ad arrivare alla struggente "Quanno chiove" e al piccolo gioiello che è "Alleria".
Ogni canzone un sospiro. Che sia di amore, dolore, allegria, sofferenza. Tutto è vivo, vitale. Tutto pieno e rotondo, global. Il più internazionale dei nostri grandi artisti. Il più severo, malinconico, deciso e romantico. Con questo lavoro, si e ci spinge sempre più in alto fino a quasi toccare quel cielo azzurro che amava tanto. Quel mare. Quella gente. La mia e la vostra gente. La sua musica, la mia, la nostra. Ed in questi tempi timorosi, in cui tutto sembra incerto e provvisorio, è bene ricordare assieme a lui:




E aspiette che chiove
L'acqua te 'nfonne e va
Tanto l'aria s'adda cagna'





Ora cliccate sui link e perdetevi nella sua musica.




Album: Nero a Metà - Emi Italiana - 1980



LATO A







LATO B








Fonti: Wikipedia - Onda Rock.

07 febbraio 2019

PILLOLE DI SANREMO: 1987 - QUELLO CHE LE DONNE NON DICONO.





La terza richiesta che propongo su Pillole è quella di Cristiana Mazzocchi. Quello che le donne non dicono.

Mi aveva detto della sua passione per Fiorella Mannoia senza indicarmi un titolo ed io ho scelto quella che, a mio parere, è la più significativa del suo percorso di interprete ed una delle canzoni più belle in assoluto della musica italiana.

Scritta da Enrico Ruggeri e Enrico Schiavone, vinse il premio della critica.
La classifica finale fu la seguente:

1) Si può dare di più - Morandi, Ruggeri, Tozzi;
2) Figli - Toto Cutugno;
3) Nostalgia canaglia - Al Bano e Romina;

Per me fu un Festival memorabile, per le belle canzoni, la partecipazione di Dori Ghezzi, Mango, Mario Castelnuovo, Sergio Caputo, Rossana Casale, la prima volta di Michele Zarrillo, per fare qualche esempio e  poi gli ospiti stranieri.
Tra tutti la mia cantante preferita: Whitney Houston. Colei che era l'usignolo del New Jersey. Unica, inimitabile. Nel momento di suo maggior splendore, cantò dal vivo e cedendo alle lusinghe di Pippo Baudo, ci regalò un bis che è rimasto nella storia della musica.
E poi, Paul Simon, i Duran Duran e gli Spandau Ballet, Bob Geldof. Patty Kensit e la sua spallina cascante e nude look. 
I ruggenti anni '80 con tutta la loro magia, carica di malinconia.
Infine il momento in cui Pippo nazionale diede in diretta la notizia della morte di Claudio Villa. 

È stato il Festival più visto della storia. Irripetibile, malgrado la buona volontà di Claudio Baglioni.

Grazie a Cristiana per la scelta ed ecco a voi la canzone.

IL VIDEO 






Considerazioni sulla serata di ieri:


La seconda serata del Festival è andata meglio della prima. Tra alti e bassi dei presentatori non sempre bene a fuoco. La più penalizzata resta Virginia Raffaele che ieri sera è andata a sbattere contro l'armata svizzera della Hunziker che in un quarto d'ora ha preso in mano la diretta tanto da farci pensare che sarebbe rimasta. Magari!!! Poi si riprende alle 23.30 con un pezzo dei suoi ed un vestito rosso spaziale, era ora. I tristi spettacolini tra Baglioni e Raffaele e tra Baglioni e Bisio mi hanno fatto rimpiangere perfino Fabio Fazio.  La tenerezza di Pippo Baudo ancora su quel palco a cui non riesce a rinunciare... del resto  si può rinunciare all'affetto di chi lo segue da sempre? Bellissimi i momenti degli ospiti. Fiorella Mannoia che con affetto aggiusta il microfono a Baglioni mi ha commosso sul serio. Meraviglioso duetto sulle note della canzone di questo post.  Come quello successivo,  Baglioni e Marco Mengoni che cantano Mogol- Battisti.  Ma pure Mengoni da solo. Ne ha fatta di strada da quando litigava con Morgan ad X-FACTOR. Da allora non si è più fermato, per fortuna sua e nostra. Da Ronciglione alla conquista del mondo.
Sulle canzoni sono rimasta in linea con ieri. Ho rivisto solo il parere su Arisa che continua a vestirsi da cani ma ha una musicalità rara. Solo Arisa può cantare Arisa e farlo da dio. E poi una la butto lì: e se la Loredana mi vince il Festival? A me non dispiacerebbe anche se preferisco la canzone di Paola Turci forse perché ci trovo la eco di Sylvia Plath. Anche se continua ad avere problemi di voce. La gara finisce poco prima di mezzanotte.  Arrivano due comici che non mi avevano mai fatto ridere, Pio e Amedeo, e per la prima volta su quel palco, dopo due sere in cui sembra che tutti abbiano timore anche di respirare, si fa della vera satira. Ultimo ospite Riccardo Cocciante. Sempre più somigliante ad una sfinge, riesce pure a sbagliare quel capolavoro di Margherita. Intorno all'una arriva il premio Città di Sanremo alla memoria di Pino Daniele. La cosa più triste di tutte, una cerimonia per ricordare uno degli artisti più grandi del panorama musicale italiano a quell'ora. Direi che è tutto. Ora a voi.

05 giugno 2018

ALLERIA.



Alleria è una parola che nella lingua napoletana ha un significato profondamente malinconico.
È quella brezza leggera che arriva mentre stai pensando a qualcosa.
Riportandoti indietro nel tempo, a momenti più felici.
Vuol dire anche allegria ma con un velo che si deposita sopra e rende tutto più ovattato.
Pino Daniele aveva espresso benissimo questo sentimento, in una delle sue canzoni più famose.
Ecco, se penso a lui sorrido e immediatamente scatta l'alleria.
E succede lo stesso mentre vi sto scrivendo per avvisarvi che per qualche tempo sarò assente dalla mia casa latitando anche dalle vostre.
Sono nel periodo più pressante dal punto di vista lavorativo e la sera non riesco ad essere abbastanza lucida da "presenziare" come vorrei.
E visto che non mi piace esserci solo per il gusto di farlo, mi pare giusto scrivere due righe per comunicarvi che non vi sto abbandonando.
Prometto che appena possibile tornerò sulla mia pagina e sulle vostre.
Ma perdonatemi se, non riuscirò a farlo per qualche tempo, con la stessa frequenza di sempre.
Con un pizzico di malinconia vi saluto, dedicandovi la bella canzone che da il titolo al post.
Vi abbraccio tutti e a presto.



19 febbraio 2018

19 FEBBRAIO.




Vorrei scusarmi con te se, negli ultimi tempi, ti ho trascurato.
Oggi è il tuo compleanno.
E mi ricordo come ci siamo conosciuti, quasi quarant'anni fa.
Tornavo da scuola intorno all'una. Il pranzo era sacro che ci fosse o meno mio padre e a quell'ora dovevamo essere tutti a tavola.
Frequentavo la scuola media e tornavo a casa assieme a mia sorella più piccola di un paio di anni.
Si mangiava intervallando il pasto raccontando la giornata scolastica; uno dopo l'altro. 4 figli e 4 racconti.
Ad un certo punto le voci tacevano e si accendeva la radio; la sintonizzavamo su di una delle radio locali della mia città, le radio libere.
Sempre alla stessa ora, lanciavano uno dei siparietti comici da cabaret di un trio campano, composto da attori giovani e molto bravi.
E noi ragazzi, tutti intorno al tavolo, restavamo in silenzio, ad ascoltare e ridere delle miserie umane che i tre attori mettevano in scena.
Conoscevamo le battute a memoria, esercitandola meglio che con il ripetere le poesie della scuola.
Sembrava burla, cosa da poco  ma era poesia.
Indimenticabile e indimenticata.

Voglio ricordarti con una delle  tue battute più importanti e significative, tratte da Non ci resta che piangere il tuo primo film:

Marta - quando c'è l'amore c'è tutto.

Gaetano - "No chell'è 'a salute".


Già la salute, il tuo terrore, il filo conduttore della tua breve vita.

Ci hai donato tanto e ora ti immagino lassù a cantare e scherzare assieme ad uno dei tuoi più cari amici, Pino.

Lui suona la chitarra e tu canti una delle canzoni più belle al mondo.

Ciao Massimo, buon compleanno.





05 gennaio 2015

I SAY I'STO CCA'...




Foto privata di Mariella S.





Pensavo che avrei sempre avuto tempo.
Per scrivere di te, di quello che sei, della mia prima canzone cantata a squarciagola in fondo ad un pullman, in gita scolastica.
La prima in assoluto.









E invece te ne sei andato di notte. Senza far rumore. 
Chian... chian.
Pino ma che dolore. Fortissimo.
Sto piangendo e non me ne vergogno.
Vero è che tre giorni fa mi avevi salutato a tuo modo, mentre lasciavo la mia città. La tua,nostra.
Avevo ascoltato, nel viaggio sul bus che porta da Benevento a Napoli, tutto NERO A META'.
Tanto che mi ero chiesta sorridendo, se era possibile che anche tu volessi farmi sentire con la tua voce e le parole, tutta la malinconia di quell'ennesimo distacco.
Così duro, stavolta.
Per quello che era accaduto a casa. Per la mia famiglia.
Per il pensiero di ciò che lasciavo. E l'incognita del futuro.
E invece mi stavi dicendo addio.
Tu, parte di me.

Ciao.


I say i'sto cca'
me'mbriaco e c aggia fa'
me gira'a capa ma voglio parla'
i say i sto cca'
'a tristezza se ne va
'o vino scenne ma poi finirà
mi muoverò
toccando quello che non ho
sorriderò
piangendo forse un po'
ma faccio da me
i me'mbriaco pe nun ve vede'
ma so che sbaglierò
me sento'a guerra il resto non lo so
i say i sto cca'
e'a paura se ne va
e si m addormo n'terra nun me sceta'
i say i sto cca'
ogni tanto s adda fa'
pe tutto sto burdello ca ce sta
mi muoverò
toccando quello che non ho
sorriderò
piangendo forse un pò
ma faccio da me
i me'mbriaco pe nun ve vede'
ma so che sbaglierò
me sento'a guerra il resto non lo so
mi muoverò
toccando quello che non ho
sorriderò
piangendo forse un pò
ma faccio da me
i me'mbriaco pe nun ve vede'
ma so che sbaglierò
me sento'a guerra il resto non lo so

(I Say i' sto cca' - Pino Daniele - Nero a Metà)








20 giugno 2014

Na tazzulella e café










Na' tazzulella e' cafè e mai niente cè fanno sapè 
nui cè puzzammo e famme, o sanno tutte quante e invece e c'aiutà c'abboffano e' cafè Na' tazzulella e' cafè ca sigaretta a coppa pe nun verè che stanno chine e sbaglie, fanno sulo mbruoglie s'allisciano se vattono se pigliano o' cafè E nui passammo e uaie e nun puttimmo suppurtà e chiste invece e rà na mano s'allisciano se vattono se magniano a città Na' tazzulella e' cafè acconcia a vocca a chi nun po' sapè e nui tirammo annanz che rulore e' panze e invece e c'aiutà c'abboffano e' cafè Na' tazzulella e' cafè ca' sigaretta a coppa pè nun verè s'aizano e' palazze fanno cose e' pazze ci girano c'avotano ci iengono e' tasse.. 




Mi sono svegliata con in testa e tra le labbra la canzone di Pino Daniele.
E non è "colpa" di Marco Galli&Company ( Ciao Carlotta ) che seguo tutte le mattine alla radio.

Sarà forse malinconia, sarà la mia terra che irrompe.

Sarà che io senza il caffè sono una ciofeca.

Sarà la canzone che è sempre così attuale.


E allora ho pensato ad una vita senza caffè.

No, non ce la posso fare.
Negli ultimi due mesi ci ho dovuto rinunciare, il mio stomaco lo rigettava.
Ora sto riprendendo lentamente, leggero, decaffeinato, con latte.
Ma non vedo l'ora di "farmi" una bella tazza di caffè nero bollente, come piace a me.

E VOI?
Che rapporto avete con la bevanda italiana per eccellenza?
L'amate?
La detestate?
Come lo preferite?
Amaro, dolcissimo, corretto?

Ahahahah


Vi lascio con la versione acustica jazz della canzone, cantata da un Pino Daniele in stato di grazia.