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03 maggio 2021

[CALCIO] L'ITALIA È UNA REPUBBLICA FONDATA SUL PALLONE E SULLA STUPIDITÀ

 

Immagini della festa di ieri - interisti in Piazza Duomo  - 2 Maggio 2021 (dalla rete)

Dal web


Dal web


Sono immagini incommentabili quelle che abbiamo visto su tutti i  giornali, telegiornali, siti internet e social, ieri e oggi. Una vera è propria massa di deficienti che si è riversata in strada per festeggiare il 19°mo scudetto dell'INTER.

Una cosa spregevole e vergognosa da parte di gente a cui non gliene frega proprio nulla della pandemia, dei morti, dei ricoverati; di questo anno  di sacrifici, lotte, costrizioni, chiusure di esercizi commerciali, perdite di posti di lavoro, che hanno portato molti di noi fino allo stremo. Massì, festeggiamo. Fumogeni, tamburi, urla, schiamazzi, abbracci e baci. A nulla sono valse le raccomandazioni della Società Internazionale, che si è raccomandata con i propri tifosi di essere responsabili ed evitare assembramenti.
Intanto il Prefetto di Milano, spalleggiato dal Sindaco Sala, ha fatto in modo che la festa continuasse, l'importante era evitare tafferugli e situazioni pericolose. E alle 22.00 tutti a casa.
Bene, bravi.

Vi avrei preso a testate uno ad uno. E non mi sarei risparmiata neppure i calci. Vi avrei multati tutti e con gli incassi ci avrei fatto allestire altre terapie intensive, quelle che potrebbero servirvi tra qualche giorno.
Stronzi.

Ah, sono interista, da oltre 35 anni, e non vi perdono.




27 marzo 2019

TWEET DELLA SETTIMANA: #SANSIRO







Senza voler prendere le parti di nessuno metto sul piatto quello che ho letto in questi giorni qua e là su twitter:


Il Milan propone all'Inter di  costruire il nuovo stadio nell'area parcheggi poco distante da quello vecchio. L'Inter si prende del tempo per pensarci ma poi, progetti alla mano, decide di si. L'ad di Inter, Alessandro Ippolito, dice che ormai i tempi sono maturi.  Si prospetta l'idea di cominciare i lavori al più presto per fare aprire il nuovo stadio nel giro di 3/4 anni (stagione 2022-2023).

Il Sindaco di Milano Giuseppe Sala  ha le sue riserve sulla demolizione e preferirebbe una ristrutturazione, che era già nell'aria fin dall'anno scorso. Dice chiaramente che: "ci sono dei limiti  sui termini di edificazione che vanno rispettati nel caso le due squadre milanesi volessero proseguire con l'idea di costruire il nuovo stadio. In ogni caso ambedue le idee sarebbero una buona cosa per Milano."

Le due società ribadiscono che costruirlo ex-novo  costerebbe "solo" seicentocinquanta milioni  mentre la ristrutturazione molto di più, sia in termini economici che di vincoli; E poi in termini di realizzo tra immagine e costi dei biglietti sarebbe un investimento da non sottovalutare. Bah...

Sala interviene nuovamente precisando che se la demolizione sarà inevitabile è fondamentale  che lo Stadio resti di proprietà del Comune;

Intanto i tifosi e i nostalgici hanno già creato il comitato del no  e la destra italiana promuove perfino un referendum. Su Twitter c'è #savesansiro petizione di change.org che tutti possono sottoscrivere.

Voi cosa ne pensate?

Da parte mia, che in quello stadio ho visto giocare tutte e due le squadre di Milano e assistito ad innumerevoli concerti ed eventi,   e che, soprattutto, riesco a vederne le luci nelle serate terse dal balcone di casa mia, la notizia è stata un vero colpo al cuore. Ma non faccio testo, sono una nostalgica si sa...


SanSiro durante uno dei concerti di Bruce Springsteen che ho visto

09 maggio 2014

Javier Zanetti: C'è solo un capitano!

Javier Adelmar Zanetti












Il campionato è quasi finito.
Non è stato bello e entusiasmante per la nostra squadra, come non lo è stato quello dello scorso anno.
Ma lui è sempre li come noi, in questo lungo matrimonio con l'Inter.
E allora parliamone della sua e della nostra storia insieme.
Vorrei iniziare dalle sue lacrime sul prato del Bernabeu il 22 maggio 2010, mentre girava orgoglioso tenendo ben stretta la coppa con le orecchie in mano.
Gli occhi scintillanti Pupi che, come ha scritto Severgnini, ha attraversato il deserto e noi con lui.
Il capitano è un leone, anche come segno zodiacale essendo nato il 10 agosto 1973.
E' argentino nato a Buenos Aires, ma ha origini italiane friulane, il bisnonno era di Pordenone.
Prima di arrivare all'Inter aveva giocato nel Talleres dove aveva esordito nel 1991 e poi nel Banflied, ambedue squadre argentine.
Nell'estate del 1995 viene acquistato da Massimo Moratti su segnalazione di Angelillo, osservatore dell'Inter in Sudamerica.
Esordisce il 28 agosto dello stesso anno contro il Vicenza (partita che vincemmo 1-0).

Doveva essere un prestito.

Al ritiro di Beppe Bergomi dai campi di calcio prende il suo posto e la sua fascia da capitano.
Da allora in poi quella maglia a strisce nere e azzurre è la sua pelle.
Sono passati 17 anni, direi che abbiamo passato anche la scaramanzia.

Questo è quello che ha vinto:
4 Coppe Italia
4 Super coppe Italiane
5 Campionati Italiani
1 Coppa Uefa
1 Champions League
1 Coppa del Mondo per Club
796 presenze tra Campionato Italiano e Coppe nazionali e internazionali

Per uno che nasce come esterno destro e difensore destro e che è sempre stato capace di spostarsi ovunque quasi come un jolly grazie alla sua versatilità e alla sua forza fisica, direi un palma res da incorniciare.

Una forza e una costanza tale per cui in carriera fino a questo momento ha anche realizzato 21 goal.
Questa è la biografia ma vorrei raccontarvi un po' di quelli che sono i miei ricordi di lui.

Soprattutto quelli legati al mese di maggio. Che non è il mese preferito per il pubblico interista. Diciamo che in questo mese abbiamo alternato gioie e dolori intensi. Mese mai esorcizzato del tutto.

Mercoledì 6 maggio 1998 finale di Coppa Uefa
Il Mr.Simoni ci porta di nuovo in finale dopo che l'anno precedente l'avevamo persa con lo Shalke 04.
Due squadre italiane una contro l'altra, Inter e Lazio.
La serata è quella giusta,è nell'aria. Parigi, Parco dei Principi.
E' un tripudio di bandiere. In porta Gianluca Pagliuca con la fascia di capitano. Al 5° minuto Zamorano segna la prima rete.
Per tutto il primo tempo la Lazio ci prova a fermarci, ma niente.
La fotografia di quella partita è tutta al 60°mo del secondo tempo.Javier Zanetti segna un goal che è rimasto nella memoria collettiva dei tifosi per sempre e  lascia il suo segno indelebile nella storia della squadra.
Io credo che dei suoi 21 goal sia stato il più bello.


Per la cronaca c'è un terzo goal nostro, segnato da Coniglio Ronaldo allora detto "Fenomeno".
Ma è un'altra storia questa.

Domenica 5 maggio 2002 -  Campionato di calcio italiano.
Altro maggio e di nuovo con la Lazio.
Lo scudetto è quasi nostro, tutto è pronto. A casa con amici e parenti, le bandiere e le sciarpe (la mia rosa, delle monelle neroazzurre) a portata di mano.
Noi siamo sereni, la partita con la Lazio si apre bene, Vieri segna e siamo in testa al campionato.La nostra rivale, la Juventus gioca ad Udine e sta vincendo ma fino a quando la partita a Roma rimane nelle nostre mani, non c'è pericolo.
Poi all'improvviso cambia tutto, il laziale Poborsky segna e la parità ci scaraventa sotto la Juve. Poco dopo il nostro Di Biagio segna il goal del 2-1 e torniamo in cima al mondo. Ma siamo nervosi è dura reggere con questa altalena di emozioni la fine del 1° tempo e tutto il 2°.
Al 45° Poborsky segna nuovamente.
Comincia l'incubo. Il secondo tempo ci scopre arrabbiati e nervosi, il primo ad esserlo è proprio il nostro capitano. Perdiamo lucidità e non abbiamo più gioco, saltano tutti le strategie, tutti i programmi tattici del Mr. Hector Cuper. Al decimo del 2° tempo la tragedia ha il volto di Simeone (ex interista) che segna il terzo goal della Lazio. Siamo perduti, lo sappiamo.
Poco dopo a Torino segna anche la Roma e noi scivoliamo al 3° posto in classifica. La stoccata finale ce la da Inzaghi che segna il definito 4-2.
Tutti immobili. Vieri piange, Ronaldo piange, il viso del capitano è una maschera attonita. Io guardo solo lui, non riesco a realizzare per davvero cosa sia accaduto, mi sembra assurdo e troppo crudele, nei suoi occhi leggo la stessa disarmante amarezza.
Cerco di consolare come posso mio nipote di 10 anni, giunto a Milano da una piccola cittadina pugliese, con la speranza di poter festeggiare per la prima volta lo scudetto della sua squadra del cuore.
Il suo sguardo da piccolo interista ferito, non lo dimenticherò facilmente. Ma gli dico che dovrà abituarsi, sapere che ci saranno dolori e sofferenza nell'amare questa squadra, ma che quando arriveranno le gioie, per questo motivo saranno immense.

13 maggio 2003 semifinale di Champions League.
Inter-Milan 1-1 .Noi siamo fuori dalla Champions loro vanno a Manchester a giocarsela; io mi accorgo  che il capitano lì nell'angolo è a terra esattamente come noi. La partita era già iniziata male, il Milan segna il primo goal grazie a Schevchenko. Noi continuiamo a crederci e corriamo tanto giocando bene soprattutto nel 2° tempo, con grande cuore e fino all'ultimo speriamo in un miracolo finale, il capitano aveva servito palloni importantissimi a Crespo.
L'assedio al Milan è totale. Riusciamo ad agguantare il pareggio grazie ad una papera di Maldini all'82mo. Abbiati però riesce quella sera a rendere vane tutte le illusioni respingendo prima una palla di Kallon, poi l'ultimo assalto di Cordoba. La delusione per come avevamo giocato quella partita è immensa.
Si legge ancora una volta, tutta, negli occhi del capitano.

Sabato 22 maggio 2010 - Finale di Champions League.
Madrid stadio Santiago Bernabeu, Inter vs Bayern Monaco.
Stessa scena di qualche anno prima a casa mia, ma la situazione è peggiorata, unica interista tra un milanista e due juventini. Capirete che non parto con il piede giusto e mi preparo a vivere i novanta minuti più lunghi dei miei 25 anni da interista. 
E so anche che non riuscirò a stare seduta sul divano nemmeno per un attimo.
Il mio sguardo è fisso su di lui, il Capitano, come succede sempre in ogni occasione importante, lui è il baricentro, l'asse da cui si irradia tutto.
Non mi sembra nervoso, anzi ha la calma tipica delle serate eccezionali.
La squadra che Mr.Mourinho mette in campo è tatticamente perfetta.
Ci sono pesanti assenze da ambo le parti, non si è parlato d'altro alla vigilia, noi senza Thiago Motta, loro senza Ribery.
Il Bayern passa subito all'attacco con Muller che prova già al decimo minuto a farci un goal, ma non ci riesce grazie all'intervento di Samuel. Si lotta a centrocampo, Snejider ci prova per ben due volte ad infilare la porta dalla distanza con le sue solite e micidiali punizioni. E' una partita in cui il Bajern mantiene possesso palla e l'Inter attende che l'avversario si scopra. Sembra una partita di trapattoniana memoria. Al 34mo l'errore dei tedeschi arriva e Milito "Il Principe" coglie l'attimo di sbadatezza dei difensori avversari e segna. Io urlo così forte che la mia nipotina di 5 anni sdraiata accanto a me sul tappeto sgrana gli occhi e dice " zia stai bene?" e io per tutta risposta la prendo in braccio e la faccio volare facendola ridere così forte che mi propone di rifarlo, mentre io aggiungo che lo rifaremo appena, quei piccoli grandi uomini in blu e nero  che vede nel televisore, segneranno di nuovo! Lei per tutta risposta (i genitori sono juventini mi preme molto sottolinearlo) si sdraia di nuovo accanto a me e non perde più una mossa della mia squadra, attentissima. Il regista lì in mezzo ad un certo punto viene spostato dal Mister sulla fascia sinistra, per consentire il cambio voluto da Mourinho, esce Chivu ed entra Stankovic.
E al 70mo il Principe Milito si trasforma nel re della notte segnando il secondo goal. Non faccio a tempo ad urlare, mia nipote si alza e dice "aeroplanino, aeroplanino!". Non riesco a descrivere il resto della serata, la gioia, le emozioni, la stella sulla sinistra, ovvero il nostro CAPITANO,  che alza al cielo la Coppa e poi se la mette addirittura in testa!

La festa con la Coppa


Il re della notte Diego Milito


Le lacrime del nostro Capitano

Domenica 6 maggio 2012 Derby di ritorno Inter - Milan
Derby n.279 della nostra storia. L'andata l'abbiamo già vinta in casa del Milan 1-0. E' la sera del ritorno, in casa nostra.Siamo nervosi, sappiamo che c'è una flebile speranza di raggiungere quota Champions, ma dobbiamo vincere assolutamente. Dall'altra parte il Milan, lo stesso nervosismo anche per loro la vittoria è fondamentale per continuare a sperare fino all'ultima giornata(la prossima) di poter vincere il campionato. Sarà una partita sofferta fino all'ultimo secondo.L'arbitraggio quasi scandaloso di Rizzoli ci toglie un goal fatto e un rigore netto. Ecco che il primo goal arriva grazie a Milito, ma poi un rigore inesistente dato al Milan consente loro il pareggio.Finisce il primo tempo in parità. All'inizio del secondo Ibra ci punisce con uno dei suoi tiri netti. E' dura, tutta in salita.  Il Meazza è una bolgia tutta la curva nord continua ad incitare i ragazzi per dare loro il coraggio di resistere. C'è un rigore sacrosanto per noi e Milito segna di nuovo. Torniamo in parità. Altro rigore sempre per noi, sempre netto se c'è una giustizia divina nel calcio questa è la nostra serata.Torniamo in vantaggio ma non è finita. Maicon tira un bolide da centrocampo che è uno spettacolo magnifico per chi ama questo sport, è il 4-2.
Per il Milan è finita tutto è perduto, per noi c'è la speranza di farcela all'ultima giornata.Negli occhi e nel cuore ancora il Capitano che riesce a tenere il ritmo come un ragazzino e corre sempre, instancabile. E a 39 anni  attraversa  tutto il campo del Meazza con il pallone ai piedi e sembra che voli, io prego che lo faccia quel goal stasera, sarebbe una gioia immensa.Non ci riesce ma credo che per ringraziarlo non basterebbero 90 minuti di applausi.



Perchè lui è sopratutto questo, l'esempio buono del calcio, quello da seguire.
Perchè lui è il suo sorriso. Franco e sincero.
Leale.Di chi sorride anche perchè ha sofferto.
E noi interisti di sofferenza ne sappiamo qualcosa.
Per questo e per tutto il resto...

                               Grazie Capitano.



E' un vecchio post di oltre due anni fa. L'ho scrissi all'indomani della vittoria sul derby n.279. Non ho aggiunto nemmeno una virgola al racconto originario a parte questa postilla.
La vita  sportiva di Javier è stata meravigliosa. La vita personale e umana lo è stata e lo sarà ancora di più.
Domani a San Siro lo si festeggerà il nostro mitico numero 4. Perché questa è stata la sua ultima stagione. E poi? Sarà quello che vorrà.
Io non potrò essere presente alla festa. Ma nel mio angolino lo voglio festeggiare a dovere.
E lo faccio così.

Perché le stelle non smettono mai di brillare.



11 novembre 2013

Del perchè per me Massimo Moratti resterà per sempre il Presidente


Madrid 22 maggio 2010 - tracce nella storia





Inizierò dalla fine.


Sabato sera allo stadio Giuseppe Meazza, volgarmente detto San Siro, si è celebrata l'ultima partita dell'era Moratti. Giocavamo in casa: Inter - Livorno finita 2 a 0 per noi. Non è stata una grande partita, sembrava giocassimo con il freno a mano tirato.Per un bel pezzo del secondo tempo mi è sembrato che il Livorno potesse acchiapparci con facilità. Insomma Inter, quella per la quale il cuore va sempre a mille durante una partita e non si è mai tranquilli, niente è scontato con l'abitudine che abbiamo ad ogni partita di ribaltarla in un momento. Dal vincerla al perderla, come di consueto. L'emozione più grande per me è stato il rientro in campo di Capitan Zanetti, dopo l'ennesimo infortunio da cui si è ripreso ad una velocità incredibile. Un quarantenne con l'animo e il fisico di un trentenne. Stupur Mundi. Era senza la sua  fascia di capitano ceduta  a Cambiasso,  formidabile suo sostituto. Ogni maledetta volta che guardo negli occhi di Javier ci vedo la suprema emozione e l'infinito orgoglio di essere parte di questa squadra. Mi riscalda il cuore e mi consente di continuare a sperare. Mi consente di crederci sempre. Nella mia pazza, pazza squadra.
Sono venticinque anni. E ve ne ho parlato altre volte ad esempio parlando di Zanetti.
Ma vorrei fare un piccolissimo accenno agli ultimi 18. Sugli spalti della curva nord,la nostra curva, è apparso uno striscione che diceva:

 "Le gioie più grandi, le sofferenze più imbarazzanti, 18 anni di gestione racchiusi in quelle 12 domande. Spesso l'abbiamo attaccata anche se mai l'abbiamo abbandonata. Nonostante tutto qualcosa ci accomuna, l'amore per l'Inter innegabile. L'essere troppo tifoso a volte è deleterio, ora attendiamo curiosi ma intanto grazie di tutto presidente, se lo merita. In fondo le abbiamo voluto bene".


Le parole dei tifosi sono anche le mie. Innegabili i suoi errori, gli sbandamenti, i suoi arrocamenti. Il suo puntiglio e la sua passione per alcuni giocatori che, a dire il vero sarebbe stato molto meglio lasciare andare.


Ma di sicuro sono fondamentali per me altri numeri.
Questi.


In diciotto anni di presidenza ovvero dal 25 febbraio 1995 è stato il presidente dell' Inter che ha vinto di più.


5 campionati
4 coppe Italia
4 supercoppe italiane
1 champions league
1 coppa Uefa
1 coppa del mondo per club

E oltre ai numeri la certezza che lui sia sempre stato più tifoso che presidente.
Ha sofferto, si è incazzato, ha riso e si è emozionato per la sua squadra come ognuno di noi.
E per me è quello che conta.
Le volte che sono andata allo stadio sia quando facevamo goal che quando lo subivamo guardavo in alto verso il suo posto. Ed era lì felice o arrabbiato, come me giù in basso. Uguale. 
Non sono cose che potrò dimenticare.
E non lo farò.


Grazie Presidente.








06 maggio 2012

JAVIER ZANETTI: C'E' SOLO UN CAPITANO

Javier Adelmar Zanetti











Il campionato è quasi finito.
Non è stato bello e entusiasmante per la nostra squadra, come non lo è stato quello dello scorso anno.
Ma lui è sempre li come noi, in questo lungo matrimonio con l'Inter.
E allora parliamone della sua e della nostra storia insieme.
Vorrei iniziare dalle sue lacrime sul prato del Bernabeu il 22 maggio 2010, mentre girava orgoglioso tenendo ben stretta la coppa con le orecchie in mano.
Gli occhi scintillanti Pupi che, come ha scritto Severgnini, ha attraversato il deserto e noi con lui.
Il capitano è un leone, anche come segno zodiacale essendo nato il 10 agosto 1973.
E' argentino nato a Buenos Aires, ma ha origini italiane friulane, il bisnonno era di Pordenone.
Prima di arrivare all'Inter aveva giocato nel Talleres dove aveva esordito nel 1991 e poi nel Banflied, ambedue squadre argentine.
Nell'estate del 1995 viene acquistato da Massimo Moratti su segnalazione di Angelillo, osservatore dell'Inter in Sudamerica.
Esordisce il 28 agosto dello stesso anno contro il Vicenza (partita che vincemmo 1-0).

Doveva essere un prestito.

Al ritiro di Beppe Bergomi dai campi di calcio prende il suo posto e la sua fascia da capitano.
Da allora in poi quella maglia a strisce nere e azzurre è la sua pelle.
Sono passati 17 anni, direi che abbiamo passato anche la scaramanzia.

Questo è quello che ha vinto:
4 Coppe Italia
4 Super coppe Italiane
5 Campionati Italiani
1 Coppa Uefa
1 Champions League
1 Coppa del Mondo per Club
796 presenze tra Campionato Italiano e Coppe nazionali e internazionali

Per uno che nasce come esterno destro e difensore destro e che è sempre stato capace di spostarsi ovunque quasi come un jolly grazie alla sua versatilità e alla sua forza fisica, direi un palma res da incorniciare.

Una forza e una costanza tale per cui in carriera fino a questo momento ha anche realizzato 21 goal.
Questa è la biografia ma vorrei raccontarvi un po' di quelli che sono i miei ricordi di lui.

Soprattutto quelli legati al mese di maggio. Che non è il mese preferito per il pubblico interista. Diciamo che in questo mese abbiamo alternato gioie e dolori intensi. Mese mai esorcizzato del tutto.

Mercoledì 6 maggio 1998 finale di Coppa Uefa
Il Mr.Simoni ci porta di nuovo in finale dopo che l'anno precedente l'avevamo persa con lo Shalke 04.
Due squadre italiane una contro l'altra, Inter e Lazio.
La serata è quella giusta,è nell'aria. Parigi, Parco dei Principi.
E' un tripudio di bandiere. In porta Gianluca Pagliuca con la fascia di capitano. Al 5° minuto Zamorano segna la prima rete.
Per tutto il primo tempo la Lazio ci prova a fermarci, ma niente.
La fotografia di quella partita è tutta al 60°mo del secondo tempo.Javier Zanetti segna un goal che è rimasto nella memoria collettiva dei tifosi per sempre e  lascia il suo segno indelebile nella storia della squadra.
Io credo che dei suoi 21 goal sia stato il più bello.


Per la cronaca c'è un terzo goal nostro, segnato da Coniglio Ronaldo allora detto "Fenomeno".
Ma è un'altra storia questa.

Domenica 5 maggio 2002 -  Campionato di calcio italiano.
Altro maggio e di nuovo con la Lazio.
Lo scudetto è quasi nostro, tutto è pronto. A casa con amici e parenti, le bandiere e le sciarpe (la mia rosa, delle monelle neroazzurre) a portata di mano.
Noi siamo sereni, la partita con la Lazio si apre bene, Vieri segna e siamo in testa al campionato.La nostra rivale, la Juventus gioca ad Udine e sta vincendo ma fino a quando la partita a Roma rimane nelle nostre mani, non c'è pericolo.
Poi all'improvviso cambia tutto, il laziale Poborsky segna e la parità ci scaraventa sotto la Juve. Poco dopo il nostro Di Biagio segna il goal del 2-1 e torniamo in cima al mondo. Ma siamo nervosi è dura reggere con questa altalena di emozioni la fine del 1° tempo e tutto il 2°.
Al 45° Poborsky segna nuovamente.
Comincia l'incubo. Il secondo tempo ci scopre arrabbiati e nervosi, il primo ad esserlo è proprio il nostro capitano. Perdiamo lucidità e non abbiamo più gioco, saltano tutti le strategie, tutti i programmi tattici del Mr. Hector Cuper. Al decimo del 2° tempo la tragedia ha il volto di Simeone (ex interista) che segna il terzo goal della Lazio. Siamo perduti, lo sappiamo.
Poco dopo a Torino segna anche la Roma e noi scivoliamo al 3° posto in classifica. La stoccata finale ce la da Inzaghi che segna il definito 4-2.
Tutti immobili. Vieri piange, Ronaldo piange, il viso del capitano è una maschera attonita. Io guardo solo lui, non riesco a realizzare per davvero cosa sia accaduto, mi sembra assurdo e troppo crudele, nei suoi occhi leggo la stessa disarmante amarezza.
Cerco di consolare come posso mio nipote di 10 anni, giunto a Milano da una piccola cittadina pugliese, con la speranza di poter festeggiare per la prima volta lo scudetto della sua squadra del cuore.
Il suo sguardo da piccolo interista ferito, non lo dimenticherò facilmente. Ma gli dico che dovrà abituarsi, sapere che ci saranno dolori e sofferenza nell'amare questa squadra, ma che quando arriveranno le gioie, per questo motivo saranno immense.

13 maggio 2003 semifinale di Champions League.
Inter-Milan 1-1 .Noi siamo fuori dalla Champions loro vanno a Manchester a giocarsela; io mi accorgo  che il capitano lì nell'angolo è a terra esattamente come noi. La partita era già iniziata male, il Milan segna il primo goal grazie a Schevchenko. Noi continuiamo a crederci e corriamo tanto giocando bene soprattutto nel 2° tempo, con grande cuore e fino all'ultimo speriamo in un miracolo finale, il capitano aveva servito palloni importantissimi a Crespo.
L'assedio al Milan è totale. Riusciamo ad agguantare il pareggio grazie ad una papera di Maldini all'82mo. Abbiati però riesce quella sera a rendere vane tutte le illusioni respingendo prima una palla di Kallon, poi l'ultimo assalto di Cordoba. La delusione per come avevamo giocato quella partita è immensa.
Si legge ancora una volta, tutta, negli occhi del capitano.

Sabato 22 maggio 2010 - Finale di Champions League.
Madrid stadio Santiago Bernabeu, Inter vs Bayern Monaco.
Stessa scena di qualche anno prima a casa mia, ma la situazione è peggiorata, unica interista tra un milanista e due juventini. Capirete che non parto con il piede giusto e mi preparo a vivere i novanta minuti più lunghi dei miei 25 anni da interista. 
E so anche che non riuscirò a stare seduta sul divano nemmeno per un attimo.
Il mio sguardo è fisso su di lui, il Capitano, come succede sempre in ogni occasione importante, lui è il baricentro, l'asse da cui si irradia tutto.
Non mi sembra nervoso, anzi ha la calma tipica delle serate eccezionali.
La squadra che Mr.Mourinho mette in campo è tatticamente perfetta.
Ci sono pesanti assenze da ambo le parti, non si è parlato d'altro alla vigilia, noi senza Thiago Motta, loro senza Ribery.
Il Bayern passa subito all'attacco con Muller che prova già al decimo minuto a farci un goal, ma non ci riesce grazie all'intervento di Samuel. Si lotta a centrocampo, Snejider ci prova per ben due volte ad infilare la porta dalla distanza con le sue solite e micidiali punizioni. E' una partita in cui il Bajern mantiene possesso palla e l'Inter attende che l'avversario si scopra. Sembra una partita di trapattoniana memoria. Al 34mo l'errore dei tedeschi arriva e Milito "Il Principe" coglie l'attimo di sbadatezza dei difensori avversari e segna. Io urlo così forte che la mia nipotina di 5 anni sdraiata accanto a me sul tappeto sgrana gli occhi e dice " zia stai bene?" e io per tutta risposta la prendo in braccio e la faccio volare facendola ridere così forte che mi propone di rifarlo, mentre io aggiungo che lo rifaremo appena, quei piccoli grandi uomini in blu e nero  che vede nel televisore, segneranno di nuovo! Lei per tutta risposta (i genitori sono juventini mi preme molto sottolinearlo) si sdraia di nuovo accanto a me e non perde più una mossa della mia squadra, attentissima. Il regista lì in mezzo ad un certo punto viene spostato dal Mister sulla fascia sinistra, per consentire il cambio voluto da Mourinho, esce Chivu ed entra Stankovic.
E al 70mo il Principe Milito si trasforma nel re della notte segnando il secondo goal. Non faccio a tempo ad urlare, mia nipote si alza e dice "aeroplanino, aeroplanino!". Non riesco a descrivere il resto della serata, la gioia, le emozioni, la stella sulla sinistra, ovvero il nostro CAPITANO,  che alza al cielo la Coppa e poi se la mette addirittura in testa!

La festa con la Coppa



Il re della notte Diego Milito



Le lacrime del nostro Capitano

Domenica 6 maggio 2012 Derby di ritorno Inter - Milan
Derby n.279 della nostra storia. L'andata l'abbiamo già vinta in casa del Milan 1-0. E' la sera del ritorno, in casa nostra.Siamo nervosi, sappiamo che c'è una flebile speranza di raggiungere quota Champions, ma dobbiamo vincere assolutamente. Dall'altra parte il Milan, lo stesso nervosismo anche per loro la vittoria è fondamentale per continuare a sperare fino all'ultima giornata(la prossima) di poter vincere il campionato. Sarà una partita sofferta fino all'ultimo secondo.L'arbitraggio quasi scandaloso di Rizzoli ci toglie un goal fatto e un rigore netto. Ecco che il primo goal arriva grazie a Milito, ma poi un rigore inesistente dato al Milan consente loro il pareggio.Finisce il primo tempo in parità. All'inizio del secondo Ibra ci punisce con uno dei suoi tiri netti. E' dura, tutta in salita.  Il Meazza è una bolgia tutta la curva nord continua ad incitare i ragazzi per dare loro il coraggio di resistere. C'è un rigore sacrosanto per noi e Milito segna di nuovo. Torniamo in parità. Altro rigore sempre per noi, sempre netto se c'è una giustizia divina nel calcio questa è la nostra serata.Torniamo in vantaggio ma non è finita. Maicon tira un bolide da centrocampo che è uno spettacolo magnifico per chi ama questo sport, è il 4-2.
Per il Milan è finita tutto è perduto, per noi c'è la speranza di farcela all'ultima giornata.Negli occhi e nel cuore ancora il Capitano che riesce a tenere il ritmo come un ragazzino e corre sempre, instancabile. E a 39 anni  attraversa  tutto il campo del Meazza con il pallone ai piedi e sembra che voli, io prego che lo faccia quel goal stasera, sarebbe una gioia immensa.Non ci riesce ma credo che per ringraziarlo non basterebbero 90 minuti di applausi.



Perchè lui è sopratutto questo, l'esempio buono del calcio, quello da seguire.
Perchè lui è il suo sorriso. Franco e sincero.
Leale.Di chi sorride anche perchè ha sofferto.
E noi interisti di sofferenza ne sappiamo qualcosa.
Per questo e per tutto il resto...

                               Grazie Capitano.



E' un vecchio post di oltre due anni fa. L'ho scrissi all'indomani della vittoria sul derby n.279. Non ho aggiunto nemmeno una virgola al racconto originario a parte questa postilla.
La vita  sportiva di Javier è stata meravigliosa. La vita personale e umana lo è stata e lo sarà ancora di più.
Domani a San Siro lo si festeggerà il nostro mitico numero 4. Perchè questa è stata la sua ultima stagione. E poi? Sarà quello che vorrà.
Io non potrò essere presente alla festa. Ma nel mio angolino lo voglio festeggiare a dovere.
E lo faccio così.

Perchè le stelle non smettono mai di brillare.





26 novembre 2011

LIONEL MESSI: IL GRANDE SOGNO







Io amo il calcio, lo amo a livelli di fanatismo talvolta.

La mia squadra da sempre, da che mi collego al primo ricordo, è l’INTER.

Credo di essere nata nerazzurra.

Questo non è un bene se nasci in una cittadina del profondo sud dove si hanno due possibilità o sei tifoso del Napoli o della Juve.
Ti prendono in giro subito se, per spirito di contraddizione, per la prima volta pronunci la frase “ non capite niente la più grande e bella squadra del mondo è l’INTER.
Potrebbe essere la tua fine, oppure il modo di essere migliore degli altri.

Io non riuscivo a tifare per nessuna delle due squadre che andavano per la maggiore,  cercavo di trovare il modo di difendermi da tutti quegli assatanati dei miei compagni d’infanzia che prendevano in giro noi bambine, dicendoci a muso duro che di calcio non ne capivamo niente.

Cresceva la simpatia per quella squadra milanese che mi sembrava formata da signori;  poi arrivarono i Mondiali dell’82, noi vincevamo la solita Coppa Italia e in campo nella nazionale c'erano dell'Inter  Gabriele Oriali,  Spillo Altobelli e un giovanissimo zio Bergomi.

Noi vincemmo i Mondiali, con tre giocatori che sarebbero diventati delle icone per il tifo nerazzurro e con ex giocatori quali Tardelli e Collovati che sarebbero stati simbolo di quei mondiali.

Questo è essere interista, vedere quanto siamo grandi e quanti gioielli siamo stati in grado di regalare alle altre squadre.
E' stata la prima lezione che ho imparato, la seconda è che bisogna  essere votati alla sofferenza e quando si vince è davvero la cosa più grande del mondo.

Avrete modo in futuro di sopportarmi quando mi diletterò a rompervi le scatole con il mio vivere all’unisono e il mio respirare nerazzurro, ma stasera vorrei parlarvi  del mio sogno, di quello che considero il più grande calciatore al mondo; Leo Messi.

Il giocatore argentino due volte pallone d’oro, che ha vinto tutto, escluso i mondiali con la maglia della sua nazionale, è il mio mito.

Lo seguo dal 2007, anno in cui la sua fama di giocatore varcò i confini nazionali e L'Inter per la prima volta tentò di comprarlo.
Io sono riuscita anche ad andare a Barcellona per vederlo giocare nel suo campo, con i suoi compagni, a suo agio tra i suoi tifosi.