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27 aprile 2022

[NORD E SUD] Benevento la mia bellissima città

ROCCA DEI RETTORI



Non so se avete letto in questi giorni di una polemica che ha coinvolto la mia bellissima città di origine. 

19 aprile 2022

[PASQUA] Immagini di una breve vacanza

Benevento: Chiesa di Santa Sofia -  Patrimonio dell'Unesco.  Ci torno sempre. La chiesa in cui sono cresciuta e dove ho assistito alla messa di Pasqua.


24 agosto 2021

[VACANZE] GIORNO PER GIORNO

Non sono un granché come fotografa eppure, da anni, mi intestardisco nel cercare di ritrarre posti belli (almeno per me) da un punto di vista non usuale. I miei viaggi sono raccontati da immagini che in primis raccontano le emozioni che mi hanno regalato luoghi e persone. 

Fori Imperiali al tramonto


Roma ad esempio, la trovo splendida al tramonto o di notte. Ha una luce calda, tutta sua, che nasconde quel che di giorno sarebbe inevitabile osservare. Ovvero quanta di quella bellezza vive in pieno abbandono. Alla luce calda della sera, la magia ritorna e tutto il resto scompare.


Mi piace il mare durante le ore notturne. È un incanto mi avvicina a quel senso di infinito che da sempre amo immaginare.


Mare Adriatico
Benevento Rocca dei Rettori




Benevento Giardini della Rocca

Mare Tirreno





La mia città di origine invece, risplende in modo veramente significativo alla luce del sole. Il bianco riflette la sontuosità dei monumenti mentre il suo ordine e la sua pulizia idealmente la rendono quasi una città Svizzera. Ogni luogo ha un suo fascino evidente.


Quale preferite  e se vi piace fotografare, meglio  la luce diurna o notturna? 













14 aprile 2020

A CASA PER LORO




Non so se qualcuno di voi ha già visto l'ultimo spot della PASTA RUMMO.
Semplicemente, lo AMO.

Sarà che è la pasta migliore del mondo, è la pasta che parla della mia terra, della mia città. Sono orgogliosa di questa grande eccellenza italiana, sempre in prima linea,  ora più che mai, con donazioni e assistenza, come potete leggere (qui).

In questo clima di tragedia ha puntato i riflettori su chi, più di tutti, ha bisogno che la gente resti a casa. Gli anziani. I nostri nonni, i nostri genitori, i nostri zii. Il nostro patrimonio più importante.
Cosa resterà poi, di quello che ci sta accadendo, è scritto tutto nelle loro carezze, nei loro racconti e ricordi, nel loro affetto.

Restiamo a casa per loro. Oltre che per noi. Proteggiamoli.

#aCasaPerLoro


Grazie  a PASTA RUMMO per il bel segnale. 










PS: la pasta è suprema, se non la conoscete ancora, recuperate la grave lacuna eh...

13 marzo 2020

POSTITIZIE: TAMMURRIATA DI CASA MIA PUR PICCINA CHE TU SIA





Ieri mattina, in un quartiere della mia città di origine che conosco molto ma molto bene, dei ragazzi si sono affacciati al loro balcone e hanno improvvisato una TAMMURRIATA  contro il coronavirus, strumenti tipici alla mano.

Credo, per tutti quelli che erano presenti e anche per chi come me, ha visto il video qualche ora più tardi, sia stato un modo per riconoscersi, per dire a tutti RESTIAMO UNITI.  Per farci forza. Per dimostrare che pur distanti siamo vicini.
E che diamine, sto periodo di emme passerà. Deve passare.

PS: Guardate il video dura poco più di tre minuti, ma vi lascerà nel cuore una bellissima sensazione.



Benevento,  via Piermarini, 12 marzo 2020




07 dicembre 2018

TAG: I MIEI NATALI DEL PASSATO.



Voi lo sapete quanto io ami i TAG.Così come amo premi e menzioni.Ma devo dire che forse il più bello nel quale sono stata coinvolta, è l'ultimo nato di casa MOZ O' CLOCK.
Il ragazzo terribile del web, Miki Moz, se ne è inventata un'altra.Una fucina incredibile di idee, la sua.Ma stavolta ha davvero superato se stesso.Almeno per quel che mi riguarda, visto che io ADORO IL NATALE.
Lo amo proprio tanto e questo TAG non avrebbe mai potuto lasciarmi indifferente.
Dirò di più: meno male che mi ha nominato grazie al suo sistema random :-) perchè ci sarei rimasta male a rimanere in un angolo sperando che qualcun altro mi coinvolgesse!

Ma in che cosa consiste il TAG?

1) Elencare tutto ciò che è stato un simbolo dei nostri Natali del passato, in base a i vari macroargomenti forniti;


2) Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento a

https://mikimoz.blogspot.com/2018/11/natali-da-bambini.html

3) elencare cinque blogger nominandoli;



Allora partiamo.



GIOCHI
Assolutamente TOMBOLA. Essendo campana di origine, per me il Natale senza il gioco di famiglia per eccellenza, non avrebbe senso. I ricordi più belli sono quelli legati ai Natali di quando ero piccola ed erano vivi i nonni. Era una grande festa,  casa nostra diventava il centro del mondo. E dopo il pranzo fino a sera inoltrata si giocava tutti insieme, grandi e piccoli. Avevamo la tombola con il canestro di midollino e le caselle che si chiudevano solo con l'aiuto di bucce di mandarino che noi bambini avevamo diviso in minuscoli pezzettini. Era una gran caciara tra genitori, zii e nipoti e si chiacchierava ininterrottamente per ore. Poiché le caselle erano sempre doppie o triple tutto quello che si vinceva si divideva, senza troppe storie. La chicca era lo zio Luciano che conosceva di ogni numero la versione in dialetto napoletano e la ripeteva a voce alta tra le risate di tutti.

FUMETTI
Credo che la mia passione per i fumetti sia nata proprio durante uno dei miei natali del passato. Il numero di Topolino dedicato al Racconto di Natale di Charles Dickens. Quando ti innamori è per sempre.

FILM
Io ho iniziato a leggere a cinque anni partendo dal capolavoro di Louise May Alcott, per cui il Natale è imprescindibile da Piccole Donne. Qualunque versione, da quella del '33 in bianco e nero con Katerine Hepburn o del '49 con Judy Garland, fino a quella  del 1994 con Winona Ryder. Senza dimenticare la più recente, passata sulla Pay Tv quest'anno, che forse è la più fedele all'originale. Insomma, volevo diventare Jo March e sono ancora qui.
Dopo, gli altri due film del cuore sono Il Mago di Oz e Mary Poppins. Riesco pure a canticchiare la maggior parte della colonna sonora con quel filo di voce che ho.

TELEVISIONE

Tutto quel che passa alla tele durante il periodo delle feste. Negli ultimi anni a casa dei nonni è terra di possesso dei miei nipoti. Ma io sono felice di guardare la qualunque abbracciata ai miei tesori, che profumano del dolce e miele degli struffoli di famiglia.

CANZONE

Beh, per una beatlesiana come me, la risposta dovrebbe essere inequivocabile. 
E invece no, la mia canzone di Natale, che da tempo immemore mettiamo in macchina ogni volta che torniamo a casa per le vacanze, è di Chris REA.  DRIVING HOME FOR CHRISTMAS.
Evocativa come nessun'altra.



CIBO

E qui si apre il capitolo mangereccio per la gioia di Moz.
Io arrivo a casa qualche giorno prima di Natale. E mi occupo di quello. La cucina delle feste. Per cui si parte dagli struffoli che si preparano un po' di giorni prima, al cardone o minestra di cardi che a Benevento sono un'istituzione. Nessuna e dico nessuna famiglia, aprirebbe le danze del giorno di Natale senza. Poi ci sono le zeppoline,  panzerotti  fatti di pasta fritta, ripiena di tutto un po'. E  l'insalata di rinforzo, i broccoli di Natale, l'agnello al forno e per far contento papà Martino, l'anguilla o il capitone e il baccalà fritto. Li mangiano solo lui e i suoi generi, ma credetemi non sarebbe possibile immaginare il Natale a casa mia con un menù diverso.Senza dimenticare che, la sera della vigilia, si comincia con  gli spaghetti alle vongole.

LUOGHI
BENEVENTO, LA MIA CITTA'. Sicuramente.
Ma da parecchi anni anche BARLETTA la città di mio marito. Che amo, come tutta la Puglia.

LIBRI

Uno dei ricordi più belli appartiene ad un Natale meraviglioso: quello dei miei cinque anni. Mi regalarono i miei primi libri: PICCOLE DONNE e IL CIRCOLO PICKWICK.
Io penso che da quel momento, la lettura sia entrata a far parte di me e non sia  mai più andata via. Tutto è riconducibile a quella prima frase letta a fatica ma poi rimasta impressa per sempre nella mia mente e nel mio cuore:
-NATALE NON SARÀ NATALE SENZA REGALI-
Anche se, nella versione per bambini la frase era "Un Natale senza regali non è Natale." il mio senso del Natale non appartiene a quello che diceva Jo, mentre brontolava stesa sul tappeto davanti al fuoco, ma a ciò che ho incontrato per la prima volta seduta sulla poltrona di nonna Carmela, LE PAROLE. Quelle che risplendono, come diceva l'altra americana del mio cuore, Emily Dickinson. Una folgorazione destinata a durare tutta la vita.

VIDEOGAMES

Moz, ti voglio bene, ma questo argomento, pur con tutta la mia buona volontà, resta fuori dai miei Natali del passato.

LIFE

Credo che, argomento dopo argomento, io abbia già elencato le situazioni di vita che appartengono ai miei Natali passati. A dirla tutta sono anche quelli di adesso. Famiglia, genitori, fratelli e nipoti. Si continua, i bambini sulla poltrona di nonna Mimma hanno gli stessi sorrisi, scartano i regali con la stessa gioia, cantano le stesse meravigliose canzoni di Natale. Ridono e ci ricoprono di baci. Ci rendono felici. Sono il vero e meraviglioso suono di ogni Natale. Quello che accendono nei nostri cuori  e ci scalderà per tutto l'anno che arriverà. Ed è ciò che conta, non credete?

FOTO DI UN NATALE PASSATO

E qui siamo alla nota dolente:  a Milano non ho foto che possano farvi vedere la piccola Mari dei Natali passati. Però c'è qualcos'altro e spero vi piaccia ugualmente. Ci sono cose nella vita che non hanno prezzo. E credo che, se questa lettera è presente ancora oggi nella scatola dei ricordi di mio padre, sia per donare il vero senso ai Natali passati di tutti e a quelli futuri.





Io nomino tutti i miei amici blogger. Che ognuno di voi leggendomi, possa trovare l'ispirazione giusta per fare in modo che questo TAG (scusate se sono ripetitiva ma mi è parso meraviglioso) riscaldi il cuore e faccia brillare gli occhi.

                                      E grazie Miki. 





17 ottobre 2015

Al termine della pioggia.



Fonte: Agi.it


Luca non aveva chiuso occhi per tutta la notte. Milioni di gocce si erano abbattute con la violenza di un uragano, sulla  città. Il rumore sordo dei tuoni e i lampi vividi dei lampi,  avevano disturbato il silenzio della sua camera e quello di tutta la  casa. Casa? Un monolocale da studente fuori corso che occupava da tempo. Lì, nella provincia campana che lo aveva accolto a braccia aperte.
Anni prima, quasi un secolo, in realtà.
Un corso di laurea che si era dilatato nel tempo fino ad apparire un percorso millenario. E intanto la tesi languiva, in un angolo remoto del suo computer. 
Anche l'ultimo professore a cui voleva affidarsi, aveva declinato "gentilmente" l'invito.
Ogni giorno i suoi, chiedevano notizie. 
Lo avevano mandato a valle, lontano dalle montagne irpine in cui era cresciuto, nella speranza che potesse affrancarsi da una vita scarna, solitaria e povera di stimoli.
La biologia era da sempre la sua passione. Eppure si domandava spesso dove si fosse perso.
Quando il feeling si era interrotto; ma non riusciva a dare una risposta.
Quel mattino, dopo l'uragano, tutto era fermo e immobile. Le strade della parte alta della città erano coperte da fanghiglia marrone. La gente si domandava stupita quando sarebbe tornata l'elettricità e quando gli ascensori avrebbero ripreso a funzionare. Nella memoria degli "anziani" un ricordo sbiadito di un'altra alluvione, devastante, subito dopo la guerra.

Un pensiero immediato e una vana ricerca al cellulare. Al suo non risponde, prova da tutti gli amici << E' da te Andrea?>>.

Unica riposta un <<no>> avvolto da silenzio.

Andrea, la testa biondissima, le gambe lunghe, i vestiti scollati dal corpo. Sempre troppo larghi, le maniche troppo corte. La risata fragorosa, la fossetta destra più evidente di quella sinistra. E gli occhi color oro puro. Lo sguardo intenso, vestito di morbidezza e di calda accoglienza. In università era un punto di riferimento, per chiunque si potesse smarrire nei meandri dell'orientamento e dei corsi.
Conosceva ogni professore o assistente. Tutti gli operatori. Mille iniziative, programmi eventi, partorivano dalla sua mente a velocità stellare. Milioni di modi per aiutare gli altri. 
Altruista e di una generosità ineguagliabile. Dopo la laurea in Economia Aziendale era ancora lì, come una delle statue romane del museo  della città. Indissolubile, invidiabile, inimitabile.

Non non era con lui, la sera prima. Viveva nella parte bassa della città e aveva preferito tornare a casa. Quella città che era la sua, che aveva visto cadere e rialzarsi parecchie volte, senza cambiare mai l'anima. La città come un vestito un po' stretto, che pur bello, è liso ai bordi. Tu continui ad indossarlo ma vorresti modificarlo e migliorarlo. Non sai se ne sarai capace, ma alla fine provi con un gioiello di famiglia ad abbellirlo; e nel brillio familiare lo scopri ancora splendido. Da un angolo diverso tutto il mondo riesce ancora a sorprenderti, se gliene dai ancora la possibilità.
Corre Luca. Sa che il fiume, giù a valle, ha compiuto disastri. Non si sente altro alla radio e alla tele.
Arriva alla Rocca, scende attraverso il corso. Gira verso l'Arco romano ancora ricoperto dalla struttura di restauro. Sembra quasi che volino i suoi passi. Il rione di Andrea è transennato.Polizia e protezione civile invitano la gente ad allontanarsi. L'acqua ha raggiunto i due metri di altezza. Si cerca di portare in salvo persone salite sui tetti. I sottopassi allagati, la tensione nervosa. Andrea non risponde al telefono.
<< Vi prego fatemi andare, una persona cara è sicuramente in pericolo>>.
Nessuno lo ascolta, ma lui non demorde.
Gira alle spalle di Sant'Ilario e li beffa.  Corre verso il rione, dove l'acqua è ancora alta, il fiume a ridosso delle case. In lontananza le arcate del ponte sono quasi coperte da tutta la furia devastante della notte precedente. 
Cerca la casa rosa. Fuori, di spalle, gambe e braccia lunghe spalano fango. Sente la voce che incita, guida, dirige. Riconosce il sorriso anche se sa che tutto quell'oro non si girerà. Sostiene, con pazienza e cura, una vecchina curva di età e di dolore. 
Anche Luca sorride, si rimbocca le maniche e avanza.
@Mariellaesseci - tutti i diritti riservati.

Dedicato alla mia città, Benevento. 
A tutte le città, a tutta l'Italia ferita dall'incuria e dall'ingordigia del potere.
Sostenuta solo dalla volontà e dal coraggio delle persone comuni.

Sarebbe ora di riprendercela, questa nostra Italia.






07 maggio 2015

La mia città.



Cartina del Feudo Benevento - immagine web




La mia città è il posto dove sto bene, dove il cuore è quieto e le strade sono lunghe strisce amiche che accompagnano i miei passi.
La mia città brilla di sole sposato a pietre antiche, che risuonano di echi poetici e tragici, di musica potente e di cantori epici mai dimenticati.
La mia città volge lo sguardo all'orizzonte oltre un arco antico che congiunge tutti i passi verso un'unica direzione: Roma.
La mia città è stata schiava di barbari, di re stranieri e di papi. Ma ha costretto al giogo la razza che dominava il mondo.
La mia città è in una culla, protesa verso monti e boschi di noci misteriosi e profani, dove si intrecciavano balli e canti sacrileghi.
La mia città avrebbe voluto un po' di mare, ma si è accontentata di un fiume in cui il figlio di un grande imperatore trovò la morte.
La mia città ha un cielo lucente e venti carezzevoli.
E' lì dove resiste il mio amore.
Ovunque sarò è il luogo dove vorrò tornare.
(Mariella S.)

                                                       La mia città: Benevento.

Teatro Romano - immagine web

immagini prese dal sito di Benevento foto web - Rocca dei Rettori
immagini prese dal sito di Benevento foto web - Corso Garibaldi 
immagini prese dal sito di Benevento foto web - Cinta muraria Longobarda
immagini prese dal sito di Benevento foto web - Chiesa di Santa Sofia
immagine presa dal sito Benevento foto web - Fiume Calore
immagine presa dal sito Benevento foto web - Piazza Roma
immagine presa dal sito Benevento foto web - Arco di Traiano



19 febbraio 2012

QUATTRO PASSI NELLA MIA CITTA'









OGGI HO VOGLIA DI RACCONTARVI LA MIA CITTA'.
PARLERO' DELLA SUA STORIA E CI PASSEGGEREMO INSIEME.







L'Arco di Traiano l'ho messo all'inizio perchè da sempre è il simbolo della nostra città.
Fatto costruire dal Senato romano tra il 114 ed il 117 d.C., è certamente il più imponente e suggestivo tra gli archi della romanità costituendo, sia per le proporzioni armoniose che per la bellezza e varietà degli altorilievi distribuiti sulle due facciate, una delle opere più rappresentative della scultura romana nel mondo.La scelta di Benevento come luogo dell'erezione dell'Arco è data per indicare l'inizio della nuova via Traiana, che accorciava le distanze della vecchia via Appia da Roma a Brindisi.


Maleventum si chiamava così.
Florido centro della civiltà sannita e come tale la incontriamo nella storia, in occasione della memorabile sconfitta che i Sanniti inflissero alle Aquile Romane nella Battaglia delle Forche Caudine.
Quando però le Legioni Romane riportarono una vittoria grandiosa sull'esercito di Pirro, il nome fu trasformato in Beneventum a perenne ricordo del lieto evento.
Entrata in orbita romana, nel corso dei secoli si arricchirà e abbellirà di importanti edifici pubblici dei quali restano tracce cospicue, dal Monumentale Arco di Traiano in alto, al Teatro Romano.



Quante corse ho fatto tra questi archi e i gradini all'interno, quante volte ho bigiato rifugiandomi qui dove respiravo libertà e storia.
Alcuni dati ci dicono subito la grandiosità e l'importanza di questo monumento che, iniziato sotto l'imperatore Adriano e terminato sul finire del II secolo, ha un diametro di circa novanta metri e tre ordini di arcate.
Di queste, purtroppo, sono andate perdute quelle degli ordini superiori mentre in buono stato di conservazione si presentano la scena, oggi restaurata, la cavea e gran parte del primo ordine.

La caduta dell'Impero Romano segna un periodo di decadenza per la città che tuttavia assurge a nuova fortuna sotto la dominazione dei Longobardi;
questi ben comprendendo la posizione geograficamente strategica, vi si insediarono e ne fecero la capitale prima di un Ducato e poi nell'VIII secolo con Arechi, di un principato esteso a tutta l'Italia meridionale.
La città, di questo periodo conserva, quasi intatta la cinta muraria buona parte dell'impianto urbanistico, con importanti emergenze quali la Cripta del Duomo, la Chiesa di Sant'Ilario a Port'Aurea e la splendida Chiesa di Santa Sofia che, inaugurata nel 762, rappresenta l'unico esempio di fusione tra la cultura romana e quella barbarica.
Questa chiesa è Patrimonio dell'Unesco.







Questa chiesa rappresenta tutta la mia infanzia.
Era la mia parrocchia e il coro era il mio coro.
Il parroco il mio insegnante di religione.
Le catene della fontana davanti con l'obelisco luogo di gioco, di ritrovo e di risate.
Indimenticabile.



L'interno a sinistra è molto originale: al centro sei colonne forse prelevate dall'antico tempio di Iside ormai scomparso voluto dall'imperatore Domiziano, sono disposte ai vertici di un esagono e collegate con un arco alla cupola.
Ci sono dei giochi prospettici che lasciano senza fiato.
A destra invece, lo splendido chiostro del monastero di Suore benedettine che sorge a fianco.

Alla fine dell'XI secolo Benevento passa dal dominio longobardo alla Chiesa (Leone IX aveva ottenuto la città da Arrigo II in cambio di censi sulla città di Bamberga parliano di baratto insomma) il cui dominio, protrattosi per otto secoli dura fino al 1860.
La lunga dominazione pontificia fu interrotta da piccole parentesi temporali, vorrei solo ricordare la conquista della mia città da parte di Federico II e di Manfredi, suo figlio, che vi trovò la morte il 26 febbraio 1266 combattendo Carlo D'Angiò.
Questo episodio viene ricordato da Dante nella Divina Commedia.

Del periodo pontificio abbiamo il Duomo del XIII secolo, con la bellissima facciata romanica, conservata miracolosamente illesa dopo i bombardamenti del 1943, le porte di bronzo e la Rocca dei Rettori, sorta nel 1321 sui resti di un acquedotto romano e di una struttura militare longobarda.

Fu sede dei Rettori Pontifici e poi della delegazione apostolica.





La cattedrale a sinistra, fu ricostruita nel dopoguerra.
Con la facciata e le porte bronzee resta dell'opera originale il campanile, sul cui lato orientale si osserva il famoso bassorilievo che raffigura un cinghiale stolato e

nel quale viene dagli abitanti identificato il cinghiale di Caledonia tanto caro a Diomede, mitico fondatore di Benevento, facendone quindi lo stemma della città.
L'opera appassionata di ricostruzione voluta dal cardinale Vincenzo Maria Orsini, poi divenuto papa Benedetto XIII, al quale si deve l'introduzione di notevoli modifiche nell'edificio fu vanificata dalla distruzione avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale.
L'atmosfera originale di grandezza si è un po' persa, ma resta uno dei miei luoghi del cuore perchè è proprio in questo posto che mi sono sposata vent'anni fa.




Il 25 ottobre 1860 dichiarato decaduto il governo Pontificio, entra nel nuovo Stato Italiano come capoluogo del Sannio.
Altro monumento di estrema importanza è il Museo del Sannio, classificato tra i "Grandi Musei D'Italia".




Una eccezionale serie di reperti e di opere databili dall'età preistorica ed interessanti di tutte le epoche storiche per quanti vogliono avere una idea compiuta, un quadro d'insieme della storia del Sannio.
Ricca e suggestiva, in particolare, è la raccolta di sculture dell'età romana tra cui spiccano le sculture delle divinità egizie che insieme ai due obelischi, uno nel Museo stesso, l'altro in Piazza Papiniano, testimoniamo l'esistenza di un culto di Iside con il tempio a lei dedicato.
Completa il Museo una pinacoteca ricca, tra l'altro, di preziose opere del '700 e dell'800 napoletano.

Potrei continuare all'infinito perchè quello che vi sto raccontando è solo una milionesima parte delle meraviglie archeologiche è storiche dalle quali sono stata circondata fin dalla nascita e che ho respirato.

C'è però una chicca su di una leggenda che da sempre è radicata profondamente, qui.
Sembra che debba le sue origini ad un fatto storico o meglio ad un rito legato alla propria religione, praticato dai longobardi, che usavano riunirsi intorno ad un noce consacrato al dio Wothan in una località vicina a Benevento.
Ecco dunque il noce di Benevento intorno al quale i Longobardi intrecciavano caroselli montando al contrario i loro cavalli e tentando di strappare dai rami le pelli di pecora che vi erano state votivamente appese.


Dopo la conversione dei Longobardi, qualche nostalgico continuava questi riti in alcune notti per non essere scoperto ed ecco che, nella fantasia popolare, il volteggiare dei cavalieri si trasforma nella ridda delle streghe.

Nasce così la leggenda di Benevento quale luogo di riunione delle streghe di tutto il mondo che, in determinati periodi dell'anno, si davano appuntamento per compiere i propri riti ed invocare il loro signore.
Direi che però un velo di magia non ci sta male e noi femmine beneventane amiamo molto lasciare che ci ricopra sempre un po'.

Oggi sarebbe più giusto dire "Benevento città dello Strega" come luogo di produzione del famoso liquore noto e diffuso in tutto il mondo.




Vi lascio con una canzone ed un artista che tanto mi ricordano la mia terra.