29 giugno 2019

SABATO DI POESIA: IL PRIMO AMORE





Dicono
che il primo amore è il più importante.
Ciò è molto romantico
ma non fa al mio caso.

Qualcosa tra noi c'è stato e non c'è stato,
accadde e si  è perduto.

Non mi tremano le mani
quando mi imbatto in piccoli ricordi,
in un rotolo di lettere legate con lo spago
fosse almeno un nastrino.

Il nostro unico incontro dopo anni:
la conversazione di due sedie
accanto a un freddo tavolino.

Altri amori ancora respirano profondi dentro di me.
A questo manca il fiato anche per sospirare.

Eppure proprio così com'è
è capace di fare ciò di cui quelli ancora non sono capaci

non ricordato,
neppur sognato,
mi familiarizza con la morte.

(Wislawa Szymborska - Amore a prima vista - 2017)


Note bibliografiche:
Wislawa Szymbroska (1923- 2012).
Premio Nobel per la letteratura nel 1996. La poetessa polacca è stata pubblicata in Italia grazie ad Adelphi:
  • Vista con granello di Sabbia (1996)
  • Discorso all'ufficio oggetti smarriti (2004)
  • Due punti (2006)
  • Letture facoltative (2006)
  • Opere (2008)
  • La gioia di scrivere (2009)
  • Basta così (2012)
  • Come vivere in modo più confortevole (2016)



Avviso tutti gli amici che da oggi, le mie rubriche fisse vanno in vacanza. Le riprenderò a settembre!





28 giugno 2019

BUON COMPLEANNO PIA.



La fotografia è sempre in bella vista, nella mia camera da letto. Sullo specchio del mobile da toiletta, di cui vado molto fiera. Tra collane, profumi e tesori.
Nel ritratto in bianco e nero, un papà orgogliosissimo dei suoi primi due  gioielli:foto scattata dalla mamma, altrettanto orgogliosa di quella famiglia sorridente.
Le bimbette hanno pochi anni, 4 e 2. E' inverno ma pare che non si accorgano di nulla. Sembrano felici, la più grandicella ha qualcosa tra le mani che ho sempre fatto fatica ad identificare: sembra un pacchetto di caramelle, ma non lo posso giurare.
La seconda, un pochetto più seriosa, in una mano ha un palloncino sgonfio. Magari è imbronciata perché vorrebbe provare a gonfiarlo nuovamente ed è costretta ad aspettare, per via della fotografia.
La giornata è grigia, opaca. Però il fiore che appare, strapazzato, nell'altra mano della piccina di casa, fa pensare che, forse, si è quasi a primavera.
Loro si lasciano stringere forte: non è una resa però, è fiducia.
Sono divertenti i due cappellini e le sciarpine, molto vezzosi, dicono tutto della passione smodata che hanno i genitori per sciarpe e cappelli e che le bimbe poi,  si porteranno dietro per tutta la vita.
La più grande ha due fermagli fioriti tra i capelli e già si intuisce, fin da allora, l'attenzione che avrà per i particolari civettuoli.
Ma l'animo della star è tutto nella posa della morettina: la gamba leziosa che non si unisce all'altra ma rimane lontana e disposta ad arte, quasi a voler fare intendere che non è un tipino che si adatterà facilmente alle convenzioni, al conformismo.
La bionda e la mora. In anticipo sui tempi.
Colori e caratteri diversi, ma unite nel profondo.
A guardarle ora, con il tempo che è passato quasi come un fulmine, non vedo nulla di diverso in quegli sguardi da ciò che riesco a vedere ancora oggi:
fierezza, disponibilità, intelligenza, apertura al mondo. Complicità, sensibilità, tenerezza, amore e rispetto per gli altri. Senso della famiglia.
Ecco, è ancora così. Ed è bellissimo, immortale.
La moretta ha il cuore puro e lo sguardo attento. Resta di poche parole ma le basta un attimo per capire chi ha di fronte. Raccoglie gli istanti di vita con semplicità e delicatezza.
Ha una bellezza che non è possibile imprigionare. E' libera, vera, leale.
Oggi è il suo compleanno
E da sorella maggiore volevo festeggiarla alla grande.
Che sia un giorno lieto e sereno.

Ti voglio bene, PIA.





26 giugno 2019

SUMMER BOOK TAG.


Ho letto sul blog di Angela CHICCHI DI PENSIERI, un tag davvero molto interessante. Trattandosi di un giochino legato ai libri, mia passione smodata, alla quale riconduco spesso tutte le mie azioni e dannazioni, non potevo esimermi dal farlo.
Ho preparato il tag sulla scia dei ricordi... ed eccolo qui.

Siete tutti invitati a continuarlo, se vorrete. Ma anche a lasciare sul post i  vostri commenti e a suggerirmi libri e protagonisti che vi ispira. Un modo per me e per tutti voi per andare alla scoperta di nuove emozioni attraverso pagine di libri che magari non conosciamo!

Vi aspetto!




Limonata: scegli un libro che all'inizio era amaro ma poi è migliorato.
Espiazione di Ian McEwan: parte lentamente focalizzandosi su Briony, la ragazzina protagonista, attorno alla quale ruota tutto il romanzo. Poi il mondo della famiglia Tallins  catalizza completamente il lettore. Un grande romanzo d'amore e di sensi di colpa.

" ogni persona è, tra le altre cose, un oggetto facile da rompere e difficile da riparare."




Sole splendente: scegli un libro che ti ha fatto sorridere.
A volte ritorno di John Niven. Il romanzo irriverente dello scrittore scozzese, mi ha fatto ridere fin dalle prime pagine. Il ritorno sulla Terra di Gesù ambientato ai giorni nostri ha un'ironia senza eguali.

“Dio sta arrivando…Fate finta di lavorare!”






Fiori tropicali: un libro ambientato in un paese straniero. 

Cent'anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez. Impossibile per me non citare uno dei miei libri preferiti, capolavoro assoluto.Ambiente, storia, magia, tutto insieme indissolubilmente.
"Il colonnello Aureliano Buendía comprese a malapena che il segreto di una buona vecchiaia non è altro che un patto onesto con la solitudine." 




Ombra degli Alberi: scegli un libro in cui un personaggio è stato introdotto per la prima volta come misterioso o ombroso.


Dracula  Di Bram Stoker
Più misterioso e ombroso di lui! Anche affascinante eh...
"Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti."






Sabbia del mare: un libro che si presenta "sgranato" con una trama poco sviluppata.

Quando eravamo eroi di Silvio Muccino. L'ho letto l'anno scorso. Un romanzo che si spaccia di formazione perché parla di quattro ragazzi ma non aggiunge nulla a quanto abbiamo già letto.









  


Erba verde: un personaggio pieno di vita.
La tentazione di essere felici di Lorenzo Marone.
Cesare Annunziata, il protagonista, travolge per l'ironia, il cinismo e la voglia di vivere. Conquista.
“I sogni qualche volta si presentano alla tua porta, ma solo se ti sei preso la briga di invitarli. Altrimenti puoi star certo che la serata la trascorri da solo.” 







Anguria:un libro con segreti succosi.
La casa degli spiriti di Isabel Allende. 
Come non farsi trascinare da una delle saghe familiari per eccellenza. Piena di mistero, intrighi e storia.

"Non si può trovare chi non vuol essere trovato. "





Cappello da sole: un libro con una ambientazione molto vasta.

Ines dell'anima mia di Isabel Allende. Ci ricasco ma la mia autrice preferita tratteggia un personaggio di ampio respiro impossibile da dimenticare, che per trovare fortuna e amore girerà il mondo.

"Alla fine, si possiede solo ciò che si è dato."


BBQ: un libro in cui il personaggio è stato ritratto come un fusto.


Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen. Mr. Darcy, chi altri? Affascinante, bello, romantico, gentiluomo, insomma UNICO.
"Mr. Darcy :Se i vostri sentimenti sono gli stessi di aprile, ditelo ora. Il mio affetto e i miei desideri sono immutati, ma una vostra parola mi farà tacere per sempre. Se invece i vostri sentimenti fossero cambiati, devo dirvelo: mi avete stregato anima e corpo e vi amo... vi amo... vi amo. E d'ora in poi non voglio più separarmi da voi.



ps: scusate per la pessima grafica ma blogger mi ha dato un sacco di problemi nell'impostazione di questo post.

23 giugno 2019

I VINILI DELLA DOMENICA: TAPESTRY


La passeggiata virtuale tra i vinili della mia vita non poteva tralasciare la donna, il gatto e la finestra che vedete sulla copertina fotografata: CAROLE KING e TAPESTRY.
Credo che su questo album siano stati scritti fiumi di parole, come la canzone dei Jalisse. Ha vinto 4 Grammy, venduto più di venti milioni di copie al mondo, fatto la fortuna non solo di Carole ma anche di un cantautore che allora era il suo fidanzato: James Taylor.
Da bambina prodigio (un Mozart in gonnella e pianoforte) poi si dedicò alla scrittura, componendo dei veri e propri capolavori. E da vera figlia dei fiori raggiunse il successo alla soglia dei trent'anni pubblicando  il suo secondo lavoro: Tapestry.  Un album che il pubblico amò forse rendendosi conto che poteva riflettere su tutto, dal sociale, al politico, al personale.  La cantautrice in una delle interviste a Billboard raccontò che le persone la ringraziavano perché il suo lavoro aveva loro permesso di riconnettersi ai sentimenti umani in un momento in cui ce ne era estremamente bisogno (vedi Vietnam). E lei si disse estremamente riconoscente.
Eppure, dopo questo enorme successo, forse a causa del suo carattere estremamente introverso, non riuscì più a duplicarne la fortuna pur restando una delle cantautrici statunitensi più amate di sempre.
Però io, prima di lasciarvi la track list e tutte le canzoni dell'album, vorrei raccontarvi il mio incontro personale con il disco. 
L'album mi fu regalato in cassetta dal mio fidanzato musicista, sì sempre quello delle canzoni dedicate, mio marito insomma.
Dovete sapere che, James Taylor , il chitarrista dagli occhi chiari, uno dei più grandi musicisti al mondo, me lo sono dovuta sorbire in tutte le salse. Ho perso il conto dei concerti visti, con quello spilungone lì sul palco.
E dato che, cantava sempre una delle mie canzoni preferite, YOU'VE GOT A FRIEND, la diatriba su chi fosse più bravo nell'interpretarla, se lui o chi l'aveva scritta, è andata avanti per decenni.
A mio parere vince Carole, con il suo filo di voce e il pianoforte che l'accompagna, CHIARAMENTE SONO OBIETTIVA...

Qualche estate fa, durante una delle nostre vacanze nella BIG APPLE, ci perdemmo nell'East Village. Tra negozi di modernariato e tanto, tanto altro. 
In uno di quei posti improbabili, dove migliaia di vinili stazionavano ovunque, impilati nei modi più assurdi e lasciati per terra a prender polvere, trovai il DISCO.
Vi assicuro che, per me, fu un'emozione che ho difficoltà a descrivervi.
Ero così contenta che saltellavo, attenta a non farmi scorgere dal cowboy (vi giuro cappello e look perfetto) che era alla cassa.
Mio marito voleva dissuadermi dall'acquistarlo, dicendo che in valigia si sarebbe potuto rompere ecc...ecc.... ma voi mi conoscete, non lo avrei mai lasciato lì!

Era perfetto, non un graffio e assolutamente originale. 1971. Solo la copertina ha tutti i segni del tempo addosso, ma il capolavoro al suo interno si è (miracolosamente) conservato.
Per portarlo in Italia, lo avvolsi in due asciugamani e in uno dei miei vestiti. Ottima tecnica che mi è servita anche dopo, nei viaggi successivi. Mica ho smesso di comprare vinili all'estero!!!

Lato A
  1. I Feel the Earth Move – 2:57
  2. So Far Away – 3:55
  3. It's Too Late – 3:51 (Carole King, Toni Stern)
  4. Home Again – 2:27
  5. Beautiful – 3:05
  6. Way Over Yonder – 4:4

Lato B
  1. You've Got a Friend – 5:07
  2. Where You Lead – 3:18 (Carole King, Toni Stern)
  3. Will You Still Love Me Tomorrow? – 4:10 (Carole King, Gerry Goffin)
  4. Smackwater Jack – 3:39 (Carole King, Gerry Goffin)
  5. Tapestry – 3:11
  6. (You Make Me Feel Like) A Natural Woman – 3:47 (Carole King, Gerry Goffin, Jerry Wexler)

Una curiosità: per chi non lo sapesse "Wher you lead, i will follow "è la sigla di una delle serie televisive più famose degli anni 2000: Una mamma per amica - Gilmore girls. E Carole vi appare  come la proprietaria del negozio di musica di Stars Follow, Sofie Bloom.
Giusto per aggiungere che le canzoni mitiche non muoiono mai, ma restano nell'immaginario collettivo anche se non sempre si accompagnano ai loro autori!



Ed ecco la CANZONE: naturalmente ve li lascio che se la cantano e se la suonano insieme, a voi giudicare chi sia il migliore!







Anno di pubblicazione: 1971
Etichetta: Ode Records
Musicisti: Carole King, Toni Stern, Gerry Goffin, Jerry Wexler


(fonti: Billboard, Wikipedia)

20 giugno 2019

QUANDO SI E' TRISTI.


Quando uno è triste non servono le classifiche, non c’è un tristometro, è inutile dire sto mediamente peggio di te o decisamente meglio di te, si diventa tutti ottusi ed egoisti e la propria tristezza diventa una grande campana in cui ci si chiude, per non ascoltare la tristezza degli altri.
(Stefano Benni)

Odio la tristezza. È un vestito che mi cade male, mi impone di cercare troppo dentro me stessa,  di non osservare oltre, di guardare qualcuno che in quel momento mi piace poco. Mi infastidisce dovermi arrendere all'inevitabile, a quell'ostico grumo di saliva che mi si blocca in gola. Soprattutto mi evoca la resa, ed io non sono una che si arrende facilmente.
Eppure accade, che quel manto mi avvolga, grigio e opaco. Come il cielo avvolto nello smog della Milano che mi piace di meno. Come lo sguardo di un bambino che desidera l'abbraccio sincero della mamma che, tornando a casa la sera, non trova.
Come quel pensiero che vaga cercando il conforto di chi di solito è sempre pronto a sostenerti.
Come la solitudine che arriva compatta nei cuori di chi si sente respinto.
Delude, appassisce.
La tristezza ha quel modo strisciante di arrivarti alle spalle, silenziosa. E quando ti ha rapito è troppo tardi perché tu possa combattere. 
Allora ti tocca lottare ad occhi chiusi, lacrime aperte.
Provare a ritrovare i colori che hai smarrito. 
Quell'interruttore da cercare a tentoni e con sofferenza. Perché dal buio tu possa tornare alla luce e al sorriso.  
E voi, che rapporto avete con la tristezza? La scacciate come una mosca fastidiosa o la cullate fino a quando non va via da sola?



17 giugno 2019

RECENSIONE: LE ULTIME LEZIONI DI GIOVANNI MONTANARO

Le ultime lezioni
di Giovanni Montanaro
Edizioni Feltrinelli

pp. 165
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Sinossi:
Jacopo è un giovane maturando, alle prese con gli esami di maturità e con il suo futuro. Guarda con il "dovuto distacco" il mondo che lo circonda, gli insegnanti, amici e  familiari. L'unico professore al quale sembra affezionarsi, il professor Costantini, per un lutto familiare, si allontana e scompare. Qualche anno dopo, alle prese con una tesi e con l'indecisione sul che cosa farò dopo la laurea ritrova il suo mentore. Attraversa un momento delicato anche dal punto sentimentale e viene invitato dal professore ad andarlo a trovare a casa e a tornare tutte le volte che vorrà per trovare l'ispirazione giusta alla tesi.
Così il giovane, che ha appunto bisogno di un rifugio, troverà il giusto equilibrio grazie alle parole di un adulto che lo guiderà con sapienza verso la maturità personale.



DAL LIBRO.
Senza distacco, senza retorica, mi ripeté più volte di non angosciarmi, di non avere paura. Crescere, mi disse, è perdere opportunità, scegliere una sola esistenza tra le infinite possibilità. Lo conosceva bene, lui, lo strazio di dover decidere, di non sentirsi all'altezza. Lo trovava naturale, qualche volta salutare; diffidava delle certezze. A risentirlo parlare mi accorgevo che la sua voce mi stregava, mi ispirava fiducia.
- Ma tu Jacopo, cosa vuoi dalla vita?
Fu un colloquio premuroso, paterno, di cui avevo un gran bisogno.
Mi piaceva quello che facevo?
Ci credevo, nelle cose che dicevo?
Volevo diventare un uomo, prendermi le mie responsabilità, scegliere le mie battaglie?
Nessuno mi parlava più così.
Alle sue domande non sapevo rispondere ma mi piaceva parlare con qualcuno che, da me, si aspettava che diventassi una persona su cui contare. Che fossi libero, non ricco. Generoso, non potente.

CONSIDERAZIONI
Montanaro è un giovane avvocato veneziano che, pur esercitando la sua professione, scrive. E scrive molto bene direi. Mi sono avvicinata al suo libro con curiosità, perché l'incipit mi aveva subito catturata. Il ritratto del suo mentore è assolutamente veritiero, ironico e dissacrante, allo stesso tempo, amorevole. Del resto ognuno di noi è legato al suo passato di studente e ai professori che lo hanno segnato, nel bene e nel male. Alcuni ci sono rimasti nel cuore, per averci fatto comprendere tanto sia della vita che della nostra cultura grazie alla passione che traspariva da ogni loro lezione. Ognuno di noi ha avuto il suo prof. Costantini. E se lo porta dentro.
La scrittura di Montanaro, è veloce, guizzante. All'inizio sembra correre fin troppo, senza quasi soppesare le parole. Ma ci sta raccontando un ragazzo delle ultime generazioni, perso dietro mille imput, indeciso e insicuro. Poi inizia a scavare, lentamente, quasi a volere ritrovare il centro, con cura, emozione e  comprensione. Ci regala due protagonisti preziosi, unici. Racconta un'età difficile, quella sospesa tra la giovinezza e la maturità, quando diventa fondamentale trovare la guida giusta che ci consenta di superare il guado delle "ultime lezioni" e di diventare uomini.



Biografia:  Giovanni Montanaro (Venezia, 1983) è scrittore e avvocato. Ha scritto i romanzi La croce Honninfjord (Marsilio, 2007), Le conseguenze (Marsilio, 2009), Tutti i colori del mondo (Feltrinelli, 2012, Premio Selezione Campiello), Tommaso sa le stelle (Feltrinelli, 2014), Guardami negli occhi (Feltrinelli, 2017) e Le ultime lezioni (2019).

16 giugno 2019

OMAGGIO: FRANCO ZEFFIRELLI - LA TRAVIATA



Ieri ci ha lasciato l'ultimo grande Regista italiano. FRANCO ZEFFIRELLI.
UN GIGANTE.
Sono cresciuta amando i suoi film, che mi incantarono fin da bambina.
Fratello Sole e Sorella Luna, Romeo e Giulietta, Gesù di Nazareth, solo per fare qualche esempio.

Ho adorato la sua ricerca instancabile della bellezza, la profusione e la ricercatezza dei dettagli, in ogni inquadratura delle sue opere. Del resto era "figlio" del grandissimo LUCHINO VISCONTI.
Gli ho voluto bene anche perché fu grande amico della mia cantante lirica preferita: MARIA CALLAS.
E perché della lirica fu grande, talentoso e geniale Maestro.
Portò in scena molte rappresentazioni su tanti  palcoscenici, italiani e stranieri. Da La Traviata, alla Boheme, a Cenerentola, a Turandot. Fino ad arrivare a Tosca creata su misura per la Divina Callas.

Il mio ricordo di regia dal vivo, è legato all'ARENA DI VERONA e a LA TRAVIATA.

L'opera di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, aprirà anche quest'anno la stagione di Verona. E c'era molta attesa per questa sua nuova e intensa realizzazione. Mi immagino che gli spettatori, quest'estate, la guarderanno con curiosità,  quasi come il ragazzo che osserva in un quadro il ritratto di Violetta al culmine della sua bellezza, per poi spostare lo sguardo alla stessa protagonista sdraiata a letto ormai morente. Mi riferisco alla scena iniziale dell'omonimo film del 1983 che ieri sera ho rivisto per l'ennesima volta.
Nel 2013 ero a Verona. E  vidi una regia sontuosa, con totale riferimento al barocco di Zeffirelli.
Ricordo che, come di consueto, mi trascinò la musica, la bravura dei cantanti, e la spettacolarità delle scelte scenografiche, dei veri e propri quadri.

Ne parlai in un mio post di quell'anno a cui rubo le foto che vi mostro ora.


Traviata 1° atto (foto MS)



Traviata 3° atto (foto MS)



A Franco Zeffirelli, dedico il mio omaggio, per ringraziarlo di tutte le emozioni vissute guardando i suoi film e anche di tutte le lacrime versate. Che si sappia, io sono peggio di Vivian, mi si aggrovigliano le budella a guardar l'Opera.

LA VERA BELLEZZA.







15 giugno 2019

SABATO DI POESIA: TRIESTE E UNA DONNA













Ho attraversato tutta la città.

Poi ho salita un'erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest'erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all'ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l'ultima, s'aggrappa.
Intorno
circola ad ogni cosa
un'aria strana, un'aria tormentosa,
l'aria natia.

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.



(Umberto Saba - Canzoniere 1910-1912)



Pseudonimo del poeta Umberto Poli, tra i più importanti poeti italiani del Novecento, Saba è l'unico a non aver vissuto le esperienze dell'avanguardia e del simbolismo. Nei suoi versi vuole rinnovare la tradizione lirica italiana, da Petrarca a Leopardi. Il suo linguaggio è semplice e diretto, come la lingua parlata. I suoi primi versi risalgono al 1900 ma il primo libro, Poesie, è del 1911. Per lunghi anni fu, tra l'altro, direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. (MAREMAGNUM)

11 giugno 2019

TWEET DELLA SETTIMANA: #AMAILPROSSIMOTUO



@massimopatanè: ci hanno fracassato la minchia con le radici cristiane, la Fallaci, l'islamizzazione dell'Europa, poi passa un cristiano con un cartello con su scritto #amailprossimotuo che è la summa del Cristianesimo e viene massacrato di botte da gente che ha il crocifisso tatuato.

@ivomez: se baci il crocifisso ti eleggono, se esponi la scritta #amailprossimotuo ti pestano. Il mondo leghista.

@satiraptus: Gesù rivolgendosi ai suoi discepoli disse: #amailprossimotuo e non finì la frase che le guardie padane lo corcarono di botte e lo crocifissero.

@ivancervoni: Durante l'aggressione #salvini: lasciatelo solo poverino, un applauso a un comunista.
Caro ducetto, #amailprossimotuo non l'ha detto nessun comunista, ma un certo Gesù di Nazareth.
Coerenza zero.


Gli scettici li rimando ad uno dei  video postati ieri su Twitter.




09 giugno 2019

I VINILI DELLA DOMENICA: ZEROFOBIA



Ci sono autori destinati ad entrare nella leggenda della musica anche e solo per una canzone.
Altri invece, sono destinati ad essere accolti nel nostro cuore per averci fatto  sentire al centro di tutto sia per merito   delle loro parole  della loro musica sia per essere sempre stati se stessi a qualunque costo.
Non limitandosi così, ad essere solo amati, ma, come spesso succede, anche ad essere odiati.
E' il caso dell'artista di cui voglio parlarvi oggi, tra i più grandi musicisti italiani, partendo da quello che credo sia uno degli album più iconici di sempre.

C'è un filo visibile che lega David Bowie, di cui vi ho parlato qualche post fa, a lui.Cercherò di metterlo bene a fuoco parlandone oggi.


Nello stesso anno in cui Bowie pubblicava HEROES, Renato Zero faceva lo stesso con ZEROFOBIA.
Anche quella di Renato Fiacchini in arte Zero, era stata una lunga ricerca nata sui palcoscenici di tutta Italia dove si era esibito prima come ballerino e poi, come musicista. Talentuoso, irriverente, provocatorio, disturbante, alternativo, profondamente intelligente, il giovane artista romano, aveva dalla sua il desiderio indiscutibile di arrivare al pubblico partendo da un'idea di musica innovativa, poco retorica, assolutamente geniale. Sul suo palco immaginario che poi, subito dopo il successo di ZEROFOBIA, divenne un vero tour itinerante, piantò le radici la sua idea di spettacolo circense, luminoso e colorato, in cui la vita veniva rappresentata nelle sue forme più eccessive e forti, arrivando ad essere quella che è spesso, surreale e amara.
Ed è tutto scritto nei pezzi dell'album, a tinte forti, passando dall'avvento del circo mediatico (come non interpretare così MI VENDO? un precursore) alla violenza sessuale, agli abusi di psicofarmaci descritti nelle canzoni successive SGUALDRINA  (cover di una canzone dei Supertramp) e MAGICO SAMBA. Fino a temi più pesanti come la droga con L'AMBULANZA e la misoginia con MORIRE QUI. C'è un filo conduttore nei brani che è il rapporto mai definito con una donna con la quale doveva avere un conto in sospeso, chissà. Del resto Renato non ha mai svelato chi fosse anche se un dubbio ce l'ho. Attraverso MANICHINI, la metafora dell'uomo che si muove come un pupazzo incapace di liberarsi perché impaurito, si arriva alla splendida IL CIELO, un trionfo di spiritualità ma anche un'accesa condanna all'aborto,  che divenne poi, il suo manifesto.
Che sia chiaro, non mi interessa porre l'accento sui temi trattati nell'album, lungi da me. 
Ma vorrei dire che l'uomo e l'autore sono molto più vicini alla ragione comune rispetto a quello che verrebbe da pensare guardando il suo percorso artistico e la sua immagine eclettica, almeno per quel che riguarda la prima parte della sua storia musicale. Perché attraverso le parole che ha scritto, si rivela come un uomo molto più attento a tutti i grandi temi del nostro tempo di quanto si possa pensare se lo si osserva dando un peso solo ai lustrini che lo avvolgono.  Ha raccontato e racconta il nostro paese senza remore e senza peli sulla lingua. Aizzando su  di sé le ire delle femministe, dei politici, di tutti quelli che pensavano di averlo circoscritto ad un contesto ben preciso ed invece non avevano capito nulla.

Dicono di lui:

"Zero da sempre rivendica il primato di aver raccontato nelle sue canzoni (titoli come Il Carrozzone, I migliori anni della nostra vita, Mi vendo, Vecchio, Marciapiedi) «l’uomo, le sue maschere, la differenza, gli ultimi, sdoganando temi difficili come la droga, il controllo delle menti, l’identità di genere o la depressione, il degrado delle periferie urbane», restando sempre e comunque libero «da tessere politiche e schieramenti identitari, sessuali, culturali». 
Demetrio Paparoni (teorico e curatore d’arte contemporanea per Skira) conferma questa sua capacità.

«L’identità italiana è quella di Fellini, di Schifano, di Jacovitti e di Zero, il primo vero front man del nostro Paese, la dimostrazione vivente che la musica è l’arte più astratta, ma la corporalità del musicista, di Zero come di David Bowie, è più eclatante e evidente di quella di un pittore o di uno scultore).
(Stefano Bucci - Corriere della Sera)

Track list:

Mi vendo


Formazione album: Renato Zero e Ruggero Cini
Anno di pubblicazione: 1977