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24 aprile 2022

[L'INCIPIT DELLA DOMENICA] L'Isola di Arturo di Elsa Morante

 



Re e stella del cielo.


Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo ad informarmene) che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli.

Purtroppo, come venni poi a sapere che questo celebre Arturo re di Bretagna non era storia certa, soltanto leggenda; e dunque, lo lasciai da parte per altri re più storici (secondo me, le leggende erano cose puerili). Ma un altro motivo, tuttavia, bastava lo stesso a dare, per me, un valore araldico al nome Arturo: e cioè a destinarmi questo nome (pur ignorandone, credo, i simboli titolati), era stata, così seppi, mia madre. La quale, in se stessa, non era altro che una femminella analfabeta; ma più che una sovrana, per me.

Di lei, in realtà, io ho sempre saputo poco, quasi niente: giacché essa è morta, all'età di nemmeno diciotto anni, nel momento stesso che io, suo primogenito nascevo. E la sola immagine sua ch'io abbia mai conosciuta è stata un suo ritratto su cartolina. Figurina stinta, mediocre, e quasi larvale; ma adorazione fantastica di tutta la mia fanciullezza.

(Elsa Morante - L'Isola di Arturo - 1957) 

27 marzo 2022

[L'INCIPIT DELLA DOMENICA] Ragazzi di vita di Pier Paolo Pasolini

 


"Era una caldissima giornata di luglio. Il Ricetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato per lungoteveri a rimorchiare. Con una compagnia di maschi uguali a lui, tutti vestiti di bianco, scese giù dalla chiesa della Divina Provvidenza, dove alle nove Don Pizzuto gli fece la comunione e alle undici il Vescovo lo cresimò. Il Riccetto però aveva una gran prescia di tagliare: da Monteverde giù alla stazione di Trastevere non si sentiva che un solo continuo rumore di macchine. Si sentivano i clacson e i motori che sprangavano su per le salite e le curve, empiendo la periferia già bruciata dal sole della prima mattina con un rombo assordante.Appena finito il sermoncino del Vescovo, Don Pizzuto e due tre chierici giovani portarono i ragazzi nel cortile del ricreatorio per fare le fotografie: il Vescovo camminava benedicendo i familiari dei ragazzi che s'inginocchiavano al suo passaggio. Il Ricetto si sentiva rodere, lì in mezzo e si decise a piantare tutti: uscì per la chiesa vuota incontrò il compare che gli disse << Aòh, addò vai?>> <<A casa vado>>, fece il Riccetto, <<tengo fame.>>.

(Ragazzi di vita - 1955 - Garzanti Editore)

29 settembre 2020

RECENSIONE: TERESA DEGLI ORACOLI DI ARIANNA CECCONI

 

SINOSSI:

"Questa è una storia di cose invisibili, di profezie e oracoli casalinghi, della libertà e del caso, della difficoltà di scegliere, di amare, di crescere e di morire."

"Alcuni ricordi si nascondono dentro o sopra le cose. Restano lì anche per anni e anni, zitti, appoggiati su quella tazzina, nella coperta di lana a quadri azzurri e blu. Aspettano. Le cose si impregnano delle persone, e toccandole il ricordo si sveglia."


Ci sono libri che ti scelgono, che ti aspettano, sanno che prima o poi tu arriverai. Ci sono libri da aprire con una carezza, di cui sfiorare le righe con leggerezza e desiderio. 

Ci sono libri di cui sapevi già, erano poggiati sul cuore, tra le corde di un ricordo. Ci sono libri necessari, risalgono la corrente mentre tu sei seduta all'ombra di una giornata piena di sole. 

L'incontro con Arianna Cecconi e la sua Teresa degli oracoli è arrivato in un pomeriggio di fine estate. In biblioteca. La copertina arancio e una vecchia signora su di una sedia a dondolo, il gatto sullo schienale, tante farfalle e una coperta azzurra lunghissima. Doveva raccontarmi una storia.

Una famiglia composta da donne, perché famiglia finisce con la A: è femmina. Raccolta al capezzale della nonna che ha smesso di parlare 10 anni prima. Ma dal suo letto, non ha mai perso di vista figlie, cugine e nipoti. I loro segreti e i suoi. Occhi chiusi e cuore aperto. Ad uno ad uno, come un oracolo, i silenzi tenuti a bada per anni, vengono fuori. E i quattro oracoli voleranno via come farfalle lucenti, liberandole dalle paure, dal senso di colpa, dal passato, dall'incapacità di abbandonarsi al futuro. 

E tra un vibrante  "déjà vu" che mi trasporta in un'altra casa e tra altre donne in Cile, di cui lessi vita, opere, magie e amori più di vent'anni fa grazie ad Isabel Allende,  e le distese della Pianura Padana a me più familiari, mi lascio sedurre dall'opera prima di una scrittrice di cui sentiremo molto parlare in futuro. Io lo spero.



Editore: Feltrinelli
Collana: I narratori
Anno edizione: 2020
Pagine: 208 
Prezzo cartaceo: 16 euro














Note bibliografiche:
Arianna Cecconi è antropologa vive e lavora tra Marsiglia e Milano dove insegna Antropologia  delle religioni  all'Università  Milano Bicocca. Accanto al percorso universitario, svolge attività di formazione in contesti non accademici, lavora con radio, compagnie di teatro, scuole e centri socio-sanitari. Ha scritto numerosi saggi e articoli di antropologia. Teresa degli oracoli è il suo primo romanzo.

22 settembre 2020

PICCOLE SEGNALAZIONI LIBRESCHE

 




EDITORE: SELLERIO 

COLLANA: LA MEMORIA

AUTORE: MAURIZIO DE GIOVANNI

PAGINE: 288

PREZZO CARTACEO: 14.00 EURO



La prima volta del nuovo personaggio di Maurizio De Giovanni, in un romanzo tutto suo, edito da Sellerio. Gelsomina Settembre è un'assistente sociale napoletana che lavora gratis in un consultorio dei Quartieri Spagnoli. Alle spalle un matrimonio finito, nel presente la difficile convivenza con sua madre. Di contorno,  molti personaggi tra il buffo e il surreale che l'affiancano. Alle prese con un caso senza giustizia mentre dovrà affrontare qualcosa che non si aspetta e che  rischierà di travolgerla.

«Mi chiamo Flor, ho undici anni, e sono qui perché penso che mio padre ammazzerà mia madre»



EDITORE: EINAUDI

COLLANA: I CORALLI

AUTORE: DIEGO DE SILVA

PAGINE: 320

PREZZO CARTACEO: 18.00 EURO





Un nuovo capitolo per l'avvocato italiano fiero di tutti i suoi insuccessi che è davvero diventato un mito irresistibile per tutti i suoi fan. Vincenzo Malinconico questa volta è alle prese con una nuova causa in procinto di diventare una tra le sue migliori "cause perse". Ma questa volta, tra il nuovo socio e la nuova fidanzata, dovrà vedersela con fanciulle in mutande e sindaci con  rigurgiti di coscienza e  con una malattia non prevista  capitata all'improvviso. L'avvocato più difettoso d'Italia ci aspetta, con tutte le sue inettitudini. Imperfetto come noi. Che lo amiamo così com'è.


<< Per caso ha visto una ragazza in mutande, con i capelli corti e il seno pronunciato, diciamo una terza?>>

04 gennaio 2020

RECENSIONE: LORENZO MARONE - TUTTO SARÀ PERFETTO

Con il nuovo anno riparto da quello che mi piace di più, recensire libri. E vi parlo di uno dei libri più belli che ho letto lo scorso anno. 
Buone letture a tutti voi.


Tutto sarà perfetto
di Lorenzo Marone
Edizioni Feltrinelli

pagine 304
€ 16,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)








SINOSSI:
Un uomo che ha smesso di crescere. Costruendosi una corazza di superficialità che lo ha aiutato a sopravvivere.Un vecchio che sta cercando di trovare un riparo ai suoi errori.Un figlio che ha sempre odiato il padre.Un padre che non ha mai smesso di amare il figlio.Un'isola che dona rifugio a due anime che stanno cercando risposte.Sullo sfondo, Procida, meravigliosa isola di cuore a cui tornare.Crescere, maturare, dare un  senso, a tutte le domande rimaste in sospeso per oltre trent'anni.Come le tartarughe marine, che si trascinano fino alla riva del mare per lasciare tra la spiaggia, le loro uova, non sapendo se i cuccioli nasceranno, ma sperando; così i due uomini cercheranno di tracciare un'altra vita possibile , non avendo la certezza che il tempo sia così clemente con loro, da lasciare che si compia la magia del ritrovarsi.





DAL ROMANZO:
"Papà si apre in un sorriso e mi abbraccia.. Già, mi abbraccia, come ha fatto solo una volta nella sua inutile vita, tanto che resto immobile, del tutto impreparato. " È la seconda volta che mi abbracci in tutta la tua vita..." commento a denti stretti, per colpirlo. E in effetti ci riesco, perché lui si stacca repentino, apre le porte dell'ascensore e fa: "Sì, hai ragione, mi sono lasciato prendere la mano. Andiamo".
Durante la salita restiamo distanti e in silenzio, guardandoci i piedi, perché non è facile trovare un modo di reagire all'inaspettato, sapere  all'improvviso come comportarti, cosa dire. Perché il nostro abbraccio è stato come un impatto fra asteroidi, un boato sordo che ha cambiato le nostre traiettorie, e ora ci stiamo entrambi avventurando fuori dalla nostra orbita, verso luoghi sconosciuti, senza la minima idea di cosa ci aspetti lì davanti".


CONSIDERAZIONI:
Che io ami tanto quel che scrive Lorenzo Marone, lo sanno tutti quelli che si affacciano da me.
Amo il suo modo unico di tratteggiare i personaggi come fossero dipinti che si animano improvvisamente, trascinandoti con sè. Lo stile scevro, che racconta storie spesso così coinvolgenti che solo la penna di un autore come lui riesce a non far scadere nel patetico, rendendole puramente emozionali. Questa volta, il rapporto tra padre e figlio, in bilico tra incomunicabilità e incomprensioni, sfocerà in una imprevista alleanza e inaspettato amore.  E in quei contrasti, ho rivisto tanto di me e di mio padre. Quel che dissi anche all'autore quando lo incontrai. Sempre generoso Lorenzo. Ed io, mi fido di lui e di quel che scrive, sono casa per me. E cosa sia casa è quello che ha spiegato meglio nel suo ultimo libro. Da non perdere. Un luogo che può sembrare imperfetto ma resta il migliore, nel suo precario equilibrio.


Note bibliografiche dell'autore:

Ha pubblicato La tentazione di essere felici (Longanesi, 2015; Premio Stresa 2015, Premio Scrivere per amore 2015, Premio Caffè corretto città di Cave 2016, 16 traduzioni all’estero), che ha ispirato un film, La tenerezza, con regia di Gianni Amelio; La tristezza ha il sonno leggero (Longanesi, 2016; Premio Como 2016), da cui verrà tratto un film omonimo con regia di Marco Mario De Notaris; Magari domani resto (Feltrinelli, 2017; Premio Selezione Bancarella 2017); Un ragazzo normale (Feltrinelli, 2018; Premio Giancarlo Siani 2018); Tutto sarà perfetto (Feltrinelli, 2019) e il saggio Cara Napoli (Feltrinelli, 2018). Collaboro con “la Repubblica” di Napoli con una rubrica fissa dal titolo “Granelli”

17 giugno 2019

RECENSIONE: LE ULTIME LEZIONI DI GIOVANNI MONTANARO

Le ultime lezioni
di Giovanni Montanaro
Edizioni Feltrinelli

pp. 165
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Sinossi:
Jacopo è un giovane maturando, alle prese con gli esami di maturità e con il suo futuro. Guarda con il "dovuto distacco" il mondo che lo circonda, gli insegnanti, amici e  familiari. L'unico professore al quale sembra affezionarsi, il professor Costantini, per un lutto familiare, si allontana e scompare. Qualche anno dopo, alle prese con una tesi e con l'indecisione sul che cosa farò dopo la laurea ritrova il suo mentore. Attraversa un momento delicato anche dal punto sentimentale e viene invitato dal professore ad andarlo a trovare a casa e a tornare tutte le volte che vorrà per trovare l'ispirazione giusta alla tesi.
Così il giovane, che ha appunto bisogno di un rifugio, troverà il giusto equilibrio grazie alle parole di un adulto che lo guiderà con sapienza verso la maturità personale.



DAL LIBRO.
Senza distacco, senza retorica, mi ripeté più volte di non angosciarmi, di non avere paura. Crescere, mi disse, è perdere opportunità, scegliere una sola esistenza tra le infinite possibilità. Lo conosceva bene, lui, lo strazio di dover decidere, di non sentirsi all'altezza. Lo trovava naturale, qualche volta salutare; diffidava delle certezze. A risentirlo parlare mi accorgevo che la sua voce mi stregava, mi ispirava fiducia.
- Ma tu Jacopo, cosa vuoi dalla vita?
Fu un colloquio premuroso, paterno, di cui avevo un gran bisogno.
Mi piaceva quello che facevo?
Ci credevo, nelle cose che dicevo?
Volevo diventare un uomo, prendermi le mie responsabilità, scegliere le mie battaglie?
Nessuno mi parlava più così.
Alle sue domande non sapevo rispondere ma mi piaceva parlare con qualcuno che, da me, si aspettava che diventassi una persona su cui contare. Che fossi libero, non ricco. Generoso, non potente.

CONSIDERAZIONI
Montanaro è un giovane avvocato veneziano che, pur esercitando la sua professione, scrive. E scrive molto bene direi. Mi sono avvicinata al suo libro con curiosità, perché l'incipit mi aveva subito catturata. Il ritratto del suo mentore è assolutamente veritiero, ironico e dissacrante, allo stesso tempo, amorevole. Del resto ognuno di noi è legato al suo passato di studente e ai professori che lo hanno segnato, nel bene e nel male. Alcuni ci sono rimasti nel cuore, per averci fatto comprendere tanto sia della vita che della nostra cultura grazie alla passione che traspariva da ogni loro lezione. Ognuno di noi ha avuto il suo prof. Costantini. E se lo porta dentro.
La scrittura di Montanaro, è veloce, guizzante. All'inizio sembra correre fin troppo, senza quasi soppesare le parole. Ma ci sta raccontando un ragazzo delle ultime generazioni, perso dietro mille imput, indeciso e insicuro. Poi inizia a scavare, lentamente, quasi a volere ritrovare il centro, con cura, emozione e  comprensione. Ci regala due protagonisti preziosi, unici. Racconta un'età difficile, quella sospesa tra la giovinezza e la maturità, quando diventa fondamentale trovare la guida giusta che ci consenta di superare il guado delle "ultime lezioni" e di diventare uomini.



Biografia:  Giovanni Montanaro (Venezia, 1983) è scrittore e avvocato. Ha scritto i romanzi La croce Honninfjord (Marsilio, 2007), Le conseguenze (Marsilio, 2009), Tutti i colori del mondo (Feltrinelli, 2012, Premio Selezione Campiello), Tommaso sa le stelle (Feltrinelli, 2014), Guardami negli occhi (Feltrinelli, 2017) e Le ultime lezioni (2019).

31 gennaio 2019

RECENSIONE: PAOLO GIORDANO - DIVORARE IL CIELO





AUTORE: PAOLO GIORDANO
TITOLO: DIVORARE IL CIELO
PAGINE: 430
PREZZO: 22,00
EDITORE: EINAUDI













Sinossi
Teresa passa le sue vacanze in Puglia, a casa di sua nonna.  Una sera scopre tre ragazzi, Bern, Nicola e Tommaso, fare il bagno nella sua piscina. Liberi e selvaggi, catturano la sua attenzione. Sono degli intrusi che ben presto cambieranno tutto il suo mondo. Le conseguenze di questa conoscenza le porterà con sé per tutta la vita. La campagna pugliese, la sua terra rossa e i suoi alberi di ulivi, fa da sfondo e da punto di riferimento a tutta la vicenda. L'amore, il coinvolgimento, la passione, la ribellione saranno la linea conduttrice di tutto il romanzo.

"Molti anni dopo saremmo rimasti soltanto Tommaso ed io a ricordare quelle estati. Eravamo adulti ormai, avevamo superato i trenta e ancora non avrei saputo dire se ci considerassimo amici oppure l'esatto contrario. Ma avevamo trascorso una lunga parte delle nostre vite insieme, quella più importante forse, e la quantità di ricordi in comune ci rendeva più simili, più intimi, di quanto entrambi saremmo stati disposti ad ammettere."



Paolo Giordano è un autore che sposta e che divide.
Lo si apprezza molto o lo si detesta. Su internet ho letto di tutto. Da proclami a suo favore a veri e propri attacchi senza esclusione di colpi.
A me piace. Non sempre mi è piaciuto tutto, ma alcuni libri mi hanno segnato molto.
Sicuramente il primo: La solitudine dei numeri primi. Lo lessi in una notte, dovrei dire e parafrasando il titolo del suo ultimo romanzo, lo divorai.
Aveva 25 anni e scriveva con rabbia, amarezza, disillusione. Il panorama editoriale italiano non poteva rimanere indifferente. E così (buona la prima) vinse il nostro premio più "importante".
Il premio Strega.
Poteva non crearsi dei nemici? E infatti... due milioni di copie vendute e decine di traduzioni in tutto il mondo, sortirono l'effetto di catapultarlo nell'universo planetario dei grandi scrittori e di farlo odiare da chi per tutta la vita non si avvicina nemmeno al premio "sottoscala".
Ho sempre pensato che si sia spaventato così tanto, da avere forse meditato di lasciar perdere.
Per cinque lunghi anni.
Fino al suo secondo romanzo: Il corpo umano.  Che, per quel che mi riguarda, fu un'altra deflagrazione.

Il suo terzo Il nero e l'argento invece, lo trovai debole e scippo sciapo, senza alcun sapore. Pensai ad un inaridirsi della vena LUCIDA e attenta che contraddistingueva i suoi scritti.


Poi è arrivato Divorare il cielo. A dieci anni dal premio Strega. La maturità. La pienezza.  Un libro complesso, con una protagonista che ci racconta dei cambiamenti, delle contraddizioni, delle scelte. Del coraggio di essere se stessi nonostante tutto. Di una crescita dolorosa ma necessaria. Un romanzo di formazione. Una botta allo stomaco. Vivido e bellissimo.









21 gennaio 2019

MAURIZIO DE GIOVANNI: VUOTO.



AUTORE: MAURIZIO DE GIOVANNI
TITOLO: VUOTO
EDIZIONI: EINAUDI STILE LIBERO
PAGINE: 344
PREZZO: 19,00




"questa carezza, amore mio, ha il rumore di una perenne risacca. Del vento tra le foglie e del canto degli innamorati, della musica di un violino di notte e del pianto di un neonato. Il suono di questa carezza è necessario e disperato, per questo lo ascolti in silenzio, sorridendo a occhi chiusi come riconoscendo la nostra speciale sinfonia".



C'è aria di preoccupazione al commissariato di Pizzofalcone. 


Tutti preoccupati per Giorgio Piselli, detto il Presidente, e sostituto commissario. Ricoverato in ospedale per un grosso problema di salute. È in terapia intensiva: vuoto di forze.



L'ispettore Giuseppe Lojacono, detto il cinese, ha ripreso a frequentare il suo "amore" misterioso, ovvero il pubblico ministero Laura Piras, ma non sa cosa succederà domani: vuoto di futuro.



Il vicequestore Luigi Palma, detto Gigi,  al comando della squadra, sembra stia declinando le responsabilità, perché ha la testa e il cuore altrove: vuoto di potere.



L'assistente capo Francesco Romano, detto Hulk, ha visto trasformarsi la sua vita grazie ad uno scricciolo di bimba appena nata; ma dovrebbe trovare una soluzione ai suoi problemi: vuoto di decisioni.



Il vicesovraintendente Ottavia Calabrese, detta Mammina, vede la sua vita passarle davanti come se fosse dietro un vetro, e quel vetro avrebbe voglia di romperlo: vuoto di certezze.



L'agente assistente Alessandra di Nardo, detta Alex, sta costruendo la sua nuova vita, e mette su un mattoncino dopo l'altro. Ma come è difficile: vuoto di coraggio.



L'agente scelto Marco Aragona, che vorrebbe essere detto Serpico, pare Bertoldo e sembra un vuoto a perdere. Sembra.



Il vicecommissario Elsa Martini, detta la rossa, è arrivata per sostituire il collega ammalato. Appare fuori luogo e fuori posto. Con un storia così pesante sulle spalle da sembrare troppo perfino per i "Bastardi". Vuoto di passato.





Intanto un'insegnante di scuola superiore scompare e una sua collega e cara amica ne denuncia la sparizione. 
Dovrebbe essere un caso di routine a Pizzofalcone. Ma lì, mai niente è quel che sembra.



Maurizio De Giovanni, intinge di nuovo la penna nel giallo moderno di una Napoli grigia stavolta, dove tutto si confonde e le certezze scompaiono.

Lo fa con una poesia che ricorda un'altra Napoli più antica e sempre, maledettamente, bellissima.



L'ultimo romanzo sui "Bastardi di Pizzofalcone" lo leggi con un groppo alla gola e una mano a stringere il cuore. Vorresti non arrivare alla fine. Eppure la sorpresa più grande è lì, pronta a farti respirare ancora.





21 giugno 2018

MASSIMILIANO RICCARDI: TUTTO È TENEBRA








AUTORE: MASSIMILIANO RICCARDI
TITOLO: TUTTO È TENEBRA
EDIZIONI: CINQUEMARZO
PAGINE: 186
PREZZO EDIZIONE CARTACEA: 12,00 EURO
















Sinossi:
lo sceriffo Stark Dempsey è un uomo che ha perso tutto ma non la speranza di ricominciare. Questo grazie alla nuova compagna Joanne che piomba nella sua vita quando meno se lo aspetta. Ma quel sistema da cui voleva scappare lo riagguanta nel momento in cui si trova a dover fronteggiare una nuova sfida: un serial killer sta attentando alla sua vita e a quella della donna che ama.
E nella profonda provincia americana, ricca di contraddizioni e omertà, tra giochi di potere e corruzione, darà la caccia a chi tenta di distruggerlo.


Considerazioni:
Massimiliano Riccardi è al suo secondo romanzo. Il primo, Joshua, di cui ho parlato qui,  mi ha fatto scoprire un autore bravissimo che ha posto l'accento sul male e su quanto c'è di oscuro in ognuno di noi. Senza prendere posizione né dare giudizi. Nel secondo, il protagonista, che avevamo già conosciuto, ha uno spettro più ampio e tutto il romanzo mi appare più maturo, ancora più profondo del primo. L'autore conosce molto bene l'animo umano e ce ne parla senza mezzi termini coinvolgendoci con la sua scrittura chiara e precisa. Il thriller diventa più denso e raffinato.  Il racconto vivido ha il passo di un film. Ti trascina pagina dopo pagina. Un gran bel noir  da leggere e assaporare incuriositi,  fino al finale imprevedibile.


Incipit:
"Alle volte è necessario farsi sabbia. Lasciare al vento il compito di rimodellare le forme, creare nuovi scenari, portare in luoghi che non ci aspettiamo le scintille dei nostri intenti. La volontà non basta.Non sempre almeno.
L'imponderabile, quello che comunemente viene chiamato caos, spesso è solo una forma di ordine più grande che semplicemente non comprendiamo. Fermarsi, lasciar fare alla natura delle cose. Non è arrendersi, è adattarsi, rigenerarsi."



Concludo con le mie tre domande all'autore che ha accettato con piacere di rispondere al mio fuoco incrociato!

1) la maturità della scrittura appare in piena  luce leggendo la tua seconda fatica. Altro thriller  a mio parere più intimo del primo. Cosa ti ha spinto a dare un seguito a Joshua?

- Mi ha spinto la necessità di caratterizzare meglio la famiglia disfunzionale, anche qui ci sono padri e figli. Ovviamente non è un saggio di psicologia ma un romanzo noir, e come tale ho affrontato la tematica. Come per Joshua, ci sono personaggi realmente conosciuti, che ho decontestualizzato e romanzato ma reali più che mai.

2)  il bene e il male: un'eterna lotta.  Stavolta però sembra chiaro da che parte stare. Ma per un autore quanto è difficile mantenere il giusto distacco dai protagonisti delle storie? Ci si riesce davvero?

 - Eh bella domanda. Difficile dare una risposta razionale. Dovrei essere uno scrittore vero per darti una bella risposta ispirata. Diciamo che nella mia vita, sopratutto in gioventù, sono stato spesso a cavallo di quella famosa linea grigia, quindi posso raccontare senza darmi troppa pena nell'esprimere giudizi. Mi basta raccontare le cose come fatti accaduti senza metterci il carico da novanta delle mie emozioni. (poi, se preferisci in privato, mi racconti dell'episodio che ti ha colpito di più).

3) Sono curiosa: stai lavorando ad un nuovo romanzo? Puoi anticipare qualcosa?

 - Ho terminato un romanzo tutto italiano, un noir. Vedremo se otterrà una vita editoriale, boh. Il quarto è in fase di correzione ed è ad ambientazione storica. Ambientazione storica ma con componenti noir, amo il genere e per adesso l'estro mi dice così.


Di Massimiliano potete leggere nel suo blog. Scoprirete un uomo generoso, intelligente, ironico, unico. E uno scrittore vero. Altro che balle.



Note bibliografiche dalla quarta di copertina:
Nasce a Genova nel 1968, cresciuto nel centro storico ne assorbe gli umori e le contraddizioni. Coltiva l'amore per la storia e la letteratura in genere. Le sue esperienze professionali lo portano a tentare di analizzare i volti nascosti dell'animo umano. Leggere e conseguentemente scrivere, sono per lui un imperativo assoluto. I suoi personaggi non sono mai definiti, lo stile narrativo non esalta le luci e le ombre dei protagonisti ma il chiaroscuro di anime tormentate, in eterna lotta con l'io più profondo. 
Nel 2015 ha pubblicato Joshua.
Tutto è tenebra è il suo secondo romanzo pubblicato nel 2017.



13 marzo 2018

RECENSIONE: LORENZO MARONE - UN RAGAZZO NORMALE








AUTORE: LORENZO MARONE
TITOLO: IN RAGAZZO NORMALE
EDIZIONI: FELTRINELLI
PAGINE: 281
PREZZO: EURO 16,50









Sinossi:
Mimì è un ragazzino dodicenne che vive a Napoli, nel quartiere Arenella, al Vomero. La parte "alta" della città.
Siamo nel 1985. È caduta tanta neve e per lui è la prima volta.
Suo padre è il custode di un palazzo e la  vita ruota intorno alla sua famiglia composta da papà mamma, nonni e sorella, i condomini del suo palazzo e l'amico Sasà, figlio del proprietario della salumeria di fronte casa sua, giovanissimo scugnizzo.

Ha una grandissima passione: la lettura. Non avendo molto spazio conserva i suoi pochi e preziosi libri sotto il letto. E alla sua età già conosce a memoria interi capitoli di quelli che possiamo definire i capolavori dell'infanzia. Mark Twain e Salgari per citarne un paio.
Ha una padronanza di linguaggio anomala per la sua età e sembra  un ragazzino del nord trapiantato al sud e da quel mondo non compreso fino in fondo. Un po' stonato e fuori tempo.
Si butta a capofitto in ricerche assurde come quella di volere praticare la trasmissione del pensiero e per farlo cerca di coinvolgere parenti, amici e vicini di casa.
Durante uno dei primi tentativi chiede consiglio e aiuto ad un giovane giornalista napoletano che abita lì: Giancarlo Siani, che quasi immediatamente diviene il suo personale supereroe.
Un eroe che non ha superpoteri ma una penna intrisa di verità. Che pagherà con un durissimo prezzo (la vita) il suo non essersi piegato all'omertà e al silenzio. Che firmerà la sua condanna a morte in breve tempo, con i suoi pezzi sul Il Mattino dedicati alle cosche camorristiche che si spartivano il potere nella città.
Ma il romanzo non è la storia di Siani. Anche se ringrazio l'autore per avere riacceso i riflettori su una figura valorosa  e un ottimo giornalista, troppo presto scomparso e dimenticato. 

È un anno della vita di Mimì, che attraverso gli episodi che la punteggeranno, crescerà, si innamorerà e comprenderà fin troppo presto cosa vogliano dire, violenza, terrore e abbandono.


Considerazioni:

Ho letto tutti i romanzi di Lorenzo Marone.
I suoi personaggi incantano, spiazzano, coinvolgono. La sua scrittura è vita vera e emozione, il tutto farcito da tantissima ironia.

Quest'ultimo lavoro è un po' diverso, a partire dal protagonista, un ragazzino che cresce e matura in un luogo che le cronache ci hanno descritto spesso e volentieri in maniera stereotipata.
Ma Napoli non è solo violenza e degrado. Brutture e ignoranza.
Napoli è una città complessa e bellissima. Tutta da vivere, senza preconcetti.
Mimì è un bambino molto solo. Più maturo di tanti altri, spiazza anche la sua famiglia. Fanno fatica a comprendere la sua ricerca di migliorarsi, sono abituati a che tutto non cambi mai.
Mi ha fatto tenerezza, mi ha ricordato come ero alla sua età.
Anche io leggevo tanto, non parlavo il dialetto (assolutamente vietato) vivevo un po' discosta dalla vita di allora, tutta presa a pensare che, fuori dalle mie quattro mura, c'era un intero mondo da conquistare. E per farlo, dovevo uscire dal lì, guardare avanti, essere oltre.
Ho perseguito questo mio progetto fin da quando ero bambina e ho raggiunto gli obiettivi che avevo chiari e ben stampati in mente.

Ma a differenza di Mimì non ho conosciuto alcun supereroe. Mi avrebbe fatto comodo.

"Ero in piedi davanti a lui, con la t-shirt rossa spiegazzata di Flash Gordon che spuntava da sotto il gubbino, le mani lungo i fianchi e il capo sollevato a cercare il suo sguardo. 
- tu combatti la criminalità,  è vero? - trovai il coraggio di chiedere infine.
Lui aggrottò la fronte e non rispose.
- Combatti o no contro i cattivi? -
- In un certo senso... - rispose.
- Già lo so. Sei una specie di supereroe - aggiunsi e stavolta lo vidi ridere di gusto.
- Non sei un po' grande per credere ai supereroi? Mi dispiace deluderti, ma non esistono supereroi, Mimì. -
rispose e si infilò lo stereo portatile sotto l'ascella.
- Io invece, credo che esistano, e sono in mezzo a noi. -
- Ah sì? -
- Sì e tu ne sei un esempio. -
Ci fu solo un istante di imbarazzante silenzio, poi lui replicò:
- Ma che dici, non ho nulla dell'eroe, guarda - 
e alzò il braccio a mostrarmi i bicipiti - non ho neanche i muscoli -
- Non c'è bisogno di muscoli per essere degli eroi... -
ribattei subito.
Giancarlo allora divenne serio e disse solo - devo andare, ti citofono quando ho la cassetta. -
Fece due passi e poi si girò e, nel vedere la mia faccia delusa tornò indietro. - Senti non so che i dea ti sei fatto di me, o se qualcuno ti abbia raccontato delle fesserie, io sono solo un giornalista abusivo che tenta di fare bene il suo lavoro. Ti assicuro che non ho superpoteri, altrimenti li userei per farmi assumere con un contratto definitivo dal giornale. - e tornò a sorridere.
Solo che io non ridevo per nulla, così mi poggiò di nuovo una mano sulla spalla e aggiunse - gli eroi sono altri, Mimì... -
- Gli eroi sono quelli che non hanno paura di niente - risposi io deciso.
- Faccio solo il mio dovere - ribadì e si diresse verso l'ascensore.





Bibliografia:
LA TENTAZIONE DI ESSERE FELICI - (LONGANESI 2015)
LA TRISTEZZA HA IL SONNO LEGGERO (LONGANESI 2016)
MAGARI DOMANI RESTO (FELTRINELLI 2017)







19 novembre 2017

RECENSIONE: NICOLA PEZZOLI - IL BAMBINO CHE SBAGLIAVA LE PAROLACCE






AUTORE: NICOLA PEZZOLI
TITOLO: IL BAMBINO CHE SBAGLIAVA LE PAROLACCE
EDIZIONI: IRRENHAUS 2
PAGINE: 222
PREZZO formato cartaceo: 9,36
PREZZO versione per kindle: 2,99
IN VENDITA SOLO SU AMAZON













Torno a parlarvi di libri e lo faccio presentandovi il nuovo lavoro di Nicola Pezzoli.


Tratteggio una breve sinossi:
è una raccolta di racconti, che vibrano attraverso il tempo, dagli anni '80 fino ad oggi.
Non c'è cronologia. Si va avanti e indietro baipassando lo spazio aiutati dalla potenza  e dalla vivida fotografia delle sue parole.
In realtà, pur essendo 43  i suoi racconti, a me pare ci sia un unico denominatore:  l'uomo e l'autore.
Ogni capitolo breve o lungo che sia, racconta di lui.
Che siano episodi inventati, che abbiano un fondo di verità, che sia passato o presente, ci ho riconosciuto lo scrittore che conosco dipinto di tutto punto, in ogni parola, in ogni pagina.
Il bambino che sbagliava le parolacce, ha una scrittura che Nicola si è inventato e che è tutta sua. La riconosci, è il suo marchio di fabbrica, presente in ogni virgola.
Brillante e amaro, ironico e violento. Tratteggia la realtà aiutato da metafore illuminate dal furore della sua delusione, dalla rabbia della sua non-rassegnazione.
Capace di colpirti al ventre in maniera così furiosa da farti dire, mentre lo leggi, ora basta, smetto.

Ma non ce la fai.

Vai avanti, racconto dopo racconto, lucidamente, scuotendo la testa, ribellandoti e imprecando come lui.
Ti rendi conto di quanto pur così surreale, sia tristemente tutto vero. Il suo mondo è il nostro. Ne siamo consapevoli quanto lui, e lo vediamo attraverso il suo sguardo  a volte limpido e disincantato a volte torvo e irriducibile.
Eppure la poesia, la dolcezza a cui ero abituata c'è.
La nasconde bene per colpirti all'improvviso quando meno te lo aspetti.
Vi lascio alcuni estratti, che spiegano molto meglio di me cosa sto cercando di dirvi.


Strana e banale ispirazione.
Guardare un pettirosso, camminare come se mi fossi perso, parlare di libri con Paolo Zardi, essere acqua di lago e di mare, scrivere, accarezzare un gatto (e quando esce, sperare che il pettirosso sia già volato via), guidare sotto la pioggia ascoltando i Depeche Mode, scrivere, intenerirsi per un nonnulla, essere la pioggia, scrivere, sognare la mamma quand'ero piccolo, leggere un libro così bello che poi baci la copertina, ricordare e rivivere come fossero adesso le mattine di Natale da bambino, scrivere, preparare le valigie per il Mare, commuoversi fino al midollo ascoltando La Cura di Battiato, scrivere, gustare la panna montata, riguardare il Grande Lebowski, rubare un bacio...

Stop.
Non ci credevo. E lui non la smetteva più. Lo stronzo politicante coi baffi grigi e la pancia piena e l'orologio d'oro e il conto in Svizzera. Che magari si arricchisce vendendo armi e mine antiuomo. Dev'essere uno che ama le Partite del Cuore, pensai. Quelle mascalzonate. Stronzi contro Ipocriti. Tutti lì a farsi belli e divertirsi e mettersi in mostra e dare lezioni e guadagnarci soldi e dare una percentuale in beneficenza che poi sparisce chissà dove. I "Buoni" che si mettono in mostra a me mi sono sempre puzzati assai più dei "Cattivi".



L'INUTILIFICIO.
La mia mamma e il mio papà lavorano fin da quand'erano ragazzi all'inutilificio. A casa non si incontrano quasi mai, perché la mamma fa il turno di giorno all'inutilificio e il papà fa il turno di notte, sempre all'inutilificio. Sgobbano in reparti diversi: la mamma in quello leggero che fabbrica ciabatte per gatti e reggitesticoli umani in filo d'amianto, papà in quello pesante che fabbrica doppi attacchi per calessi, scaldabagni a rotelle e il famoso robot che caga. Il robot che caga è il fiore all'occhiello dell'initutilificio, perché tutti i robot che cagano imbrattano continuamente il paese di merda (non fanno nient'altro) e così per pulire e per smaltirla si crea altro Lavoro.



Le mie recensioni lo sapete, non seguono i canoni usuali. Ma arrivano dalla pancia e dal cuore, lì dove si fermano le parole.
E nelle pagine di Nicola tutte le volte ci vedo un po' di me, un po' di noi. Che speriamo e che non ci rassegneremo mai all'Inutilificio. Sarebbe impossibile.
Grazie Nick.





Bibliografia:
Nicola Pezzoli vive e lavora in Lombardia.
È autore di: 
Tutta colpa di Tondelli (Kaos 2003)
Quattro Soli a Motore (Neo 2012)
Chiudi gli Occhi e Guarda (Neo 2015)
La Campagna Plaxxen (Arseuropa 2015)
Mailand (Neo 2016)
Pazzoteca La Paz (KDP 2017)