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29 settembre 2021

[INTERVISTA] GENNARO D'AVANZO E IL TEATRO VILLORESI DI MONZA


Gennaro D'Avanzo alla sua scrivania

Gennaro D'Avanzo è uno dei più grandi direttori artistici teatrali del nostro paese.  Nato ad Avella, in provincia di Avellino, si è diplomato all'Accademia di Arte Drammatica nel 1978 e da quel momento in poi non si è più fermato. Ha diretto per 35 anni il Teatro San Babila di Milano ed è stato insignito nel 2011 dell' Ambrogino d'Oro,  una delle più importanti onorificenze nazionali, per avere portato il teatro nelle RSA  con l'iniziativa "Pomeriggio Insieme".



25 febbraio 2019

CATENA GIARDINA CI SCRIVE.


Una ventina di giorni fa vi avevo parlato della piéce teatrale che avevo visto a Milano.
Lo scopo era quello di affrontare con voi quell'argomento delicatissimo e orrendo, quale la VIOLENZA SULLE DONNE.
T'amo più della mia vita è  la storia  autobiografica di Catena Giardina che ha purtroppo, vissuto sulla propria pelle, la tragedia fisica e psicologica scaturita dal suo rapporto con l'ex marito, uomo violento.
Catena ci ha letto e ha voluto parlarci a cuore aperto approfondendo la sua storia e sciogliendo così alcuni dubbi che erano nati durante il confronto. Inoltre ci ha ringraziato per la partecipazione.
Ho pensato quindi, di riportare in capo a questo nuovo post i suoi commenti, affinché tutti possiate leggere. 
Le lascio la parola, non senza dirle che la ringrazio e l'abbraccio con tutto l'affetto e la stima che posso. Come ho già detto nel post precedente, non ho la risposta o la soluzione in tasca ma continuerò a tenere accesi i riflettori sulle vicende orribili di cui le donne sono vittime qui, a casa mia. Non una volta all'anno ma molto più spesso. Lo prometto.



  1. Ho letto l´articolo di Mariella e tutti i vostri commenti e il sostegno per una causa purtroppo oggi diventata "cronaca giornaliera" anche la sera della piéce teatrale di T´amo piu´della mia vita,ero nella prima fila del teatro Argomm e il regista Gianni Lamanna mi ha comunicato un ennesima violenza sulla donna bruciata in auto dal suo ex compagno,non replicai l´accaduto come se mi aspettassi cio´che stesse accadendo al di fuori di quel teatro,un copione che si ripete giornalmente,nulla di nuovo,mi sentivo impotente un brivido percorre il mio corpo ed inizia lo spettacolo ed in questo caso non pensavo che la protagonista della storia fossi proprio io...ma lei la donna bruciata dal ex compagno ho vissuto il suo dramma per piu´di un ora,l´unica differenza nel finale lei e´stata bruciata io colpita a sfioro(miracolata o fortunata) da 12 colpi di pistola.Da 20 anni a questa parte nulla e´cambiato,in tutti i sensi,anzi sembrerebbe che questi soggetti si accaniscano ancor di piu´nei confronti della donna,scrissi questo testo come una sorta sfogo terapeutico rivivendo con carta e penna i 12 anni vissuti con il mio carnefice con dettagli che vanno dall´amore alla follia,dal dolore fisico a quello morale,dalla vergogna dei miei lividi sul viso,alla paura dell´uomo che mi giuro´amore "finché morte non ci separi" parole che mi risuonavano ambigue e quando chiesi aiuto alle autorita´poco potevano fare o forse nulla eccetto delle formali denunce che servivano solo a far incazzare ancora di piu´il mio carnefice ed allora da vittima provai anche ad essere io la carnefice...ma vuoi la sorte o chissa´...non ci riusci´Scrivendo mi resi conto davvero di cio´che avevo vissuto in quegli anni ero arrivata pure alla follia della premeditazione oltre sentirmi psicologicamente devastata a volte calci e pugni erano meno dolorosi delle parole dette dal mio carnefice per non parlare dei miei bambini che assistevano alle scene impauriti fino alla nostra fuga e il tentato plurimo omicidio nei miei confronti e dei figli.Potevamo non raccontarlo mai cosa realmente fosse accaduto per 12 anni ed invece superata l´omerta´la paura e la vergogna oggi il mio obbiettivo e´documentare e cosa c´é di meglio in un teatro...? Dove tu senti il pubblico vibrare,sia donne che uomini, senti il loro respiro e poi guardi i loro occhi lucidi di commozione,come autrice ci sono sempre in mezzo al pubblico perche´ sia io che il pubblico,dopo la fantastica interpretazione di Vincenza Pastore,abbiamo bisogno di confrontarci e riflettere su cio´che sta´accadendo giornalmente in merito ai femminicidi e le violenze sulle donne,non vorrei essere presuntuosa o sbagliarmi ma so´che nel mio pubblico c´e´ stato qualche uomo,che in parte, si e´rivisto nella piéce teatrale,di certo non me l´hanno detto ma l´ho capito dalle domande e dai commenti critici del testo in alcuni frasi


    1. chissa´se davvero fosse cosi´come io penso quel qualcuno abbia coscienza di rifletterci sopra??
      Riguardo alla meta´del pubblico maschile sono felice perche´io credo molto nella galanteria e nel sentirsi protetta dal
      proprio compagno o marito e questo non e´un testo contro il maschio come magari qualcuno potrebbe pensare anzi lo ritengo un testo dove appunto anche l´uomo ci aiuti a capire e prevenire magari osservando di piu´i comportamenti gli atteggiamenti di un amico un parente nei confronti di una donna e chissa´riuscire ad evitare un eventuale tragedia? Naturalmente il pubblico femminile e´sempre in maggioranza c´e´chi si rivede anche lei e c´e´chi invece non sapeva che nelle quattro mura domestiche possono accadere queste cose,magari pensando ad una vicina di casa o un amica che non ha notizie da tempo.
      Da anni faccio parte di un associazione contro la violenza alle donne ed il progetto della piéce teatrale e´nato proprio da li´facciamo molta prevenzione abbiamo portato lo spettacolo nelle scuole medie e superiori con parecchio interesse da parte dei dirigenti scolastici ma ancor di piu´dai ragazzi perche´non e´la solita prevenzione di convegni leggi ecc. ecc no´e´teatro un teatro che documenta una vita in balia di un carnefice e naturalmente delle leggi abbraccia una cultura attuale e la solidarieta´che ho riscontrato nei ragazzi mi ha commossa e riempita di gioia,anche qualcuno di loro ha visto picchiare la propria madre e alcuni hanno avuto un gesto simbolico di protezione nei miei confronti ed e´ora di parlare e togliere questo velo di omerta´vergogna e paura.Grazie a tutti voi e spero magari di incontrarvi a teatro,per prevenire abbiamo bisogno di tutti voi uomini e donne chissa´su 1000 ne salveremo magari 100....noi e voi tutti.
      Baci Catena Giardina

19 febbraio 2018

19 FEBBRAIO.




Vorrei scusarmi con te se, negli ultimi tempi, ti ho trascurato.
Oggi è il tuo compleanno.
E mi ricordo come ci siamo conosciuti, quasi quarant'anni fa.
Tornavo da scuola intorno all'una. Il pranzo era sacro che ci fosse o meno mio padre e a quell'ora dovevamo essere tutti a tavola.
Frequentavo la scuola media e tornavo a casa assieme a mia sorella più piccola di un paio di anni.
Si mangiava intervallando il pasto raccontando la giornata scolastica; uno dopo l'altro. 4 figli e 4 racconti.
Ad un certo punto le voci tacevano e si accendeva la radio; la sintonizzavamo su di una delle radio locali della mia città, le radio libere.
Sempre alla stessa ora, lanciavano uno dei siparietti comici da cabaret di un trio campano, composto da attori giovani e molto bravi.
E noi ragazzi, tutti intorno al tavolo, restavamo in silenzio, ad ascoltare e ridere delle miserie umane che i tre attori mettevano in scena.
Conoscevamo le battute a memoria, esercitandola meglio che con il ripetere le poesie della scuola.
Sembrava burla, cosa da poco  ma era poesia.
Indimenticabile e indimenticata.

Voglio ricordarti con una delle  tue battute più importanti e significative, tratte da Non ci resta che piangere il tuo primo film:

Marta - quando c'è l'amore c'è tutto.

Gaetano - "No chell'è 'a salute".


Già la salute, il tuo terrore, il filo conduttore della tua breve vita.

Ci hai donato tanto e ora ti immagino lassù a cantare e scherzare assieme ad uno dei tuoi più cari amici, Pino.

Lui suona la chitarra e tu canti una delle canzoni più belle al mondo.

Ciao Massimo, buon compleanno.





27 novembre 2015

PAZZIAMMO C' 'O SUONNO.



Luca De Filippo




Papà!
Sta voce soia
forte e lontana
arriva fino a me
zitta e vicina.
Papà!
Pè tutta 'a casa
'e notte
dint' 'o scuro
corre p' 'e stanze
pè se fà sentì.
Papà!

Ve sarrà capitato pure a vvuie
'e sta ancora scetato
quanno ' o suonno
pazzèa cu ll'uocchie vuoste,
e se mbruscina
pè copp' 'a pelle
e nfronte
e ncopp' ' e braccia
'e mmane
p' 'e spalle
e p' 'e capille...
E vvuie sapite
ca quann'isso pazzèa
sta cchiù scetato 'e vuie
pè ve piglià.
Cumme facite vuie,
facc'io c' 'o suonno.
M' 'o tengo amico,
già.
Pecchè, sapenno 'o tipo,
cumm'è prepotente,
faccio avvedè
ca saccio ch'è putente,
ca nun resisto a sti carezze soie...
Ma nun se fa fà scemo:
'o ssape
e aspetta.
Vence semp'isso,
perché sempe me piglia a tradimento.
Mentre 'o suonno pazzéa,
tanno
sta voce arriva:
papà!
E io l'aspetto.

Ma nun vene ogni notte.
Si nun vene...
che pozzo fà?
Suonno, pienzece tu, 
pazziàmmo nzieme,
ma senza pressa,
aspetta n'atu ppoco.
Sempe tu vince,
'o ssaie:
ma primma o doppo,
che male te pò fà?
Cumm'infatto è venuta...
Forte e lontana
e arriva fino a me
zitta fino a me
zitta e vicina:
Papà!

(1961 -  Eduardo De Filippo)


Sono andata a cercare questa poesia che ricordavo del grande Eduardo. Oggi che suo figlio Luca lo ha raggiunto.
La dolcezza e la tenerezza che traspaiono in ogni parola scritta dal grande padre ci fa comprendere meglio pure la grandezza del figlio.
Ricordo di avere visto Luca De Filippo a teatro un milione di anni fa, al San Carlo di Napoli, nella trasposizione teatrale della " Tempesta" di Shakeaspeare dalla traduzione  in napoletano che ne aveva fatto il padre nel 1983, un anno prima della sua morte, per Einaudi. Eduardo, oltre a tradurla dall'inglese utilizzando il testo tradotto in italiano dalla moglie Isabella, l'aveva registrata su audio, interpretando tutti i personaggi, escluso quello femminile di Miranda. Ma non era riuscito a portarla sul palcoscenico. Nel suo amato San Ferdinando. Ed era toccato poi a suo figlio coronare il desiderio del padre.

Ho amato molto Luca, specialmente nei suoi ultimi anni, così simile al padre perfino nell'aspetto fisico. Oltre che nella poliedricità  e bravura di attore e regista.

Un altro pezzo della "mia" Napoli che sembra allontanarsi da me, pur restandomi nel cuore.

02 novembre 2014

Eduardo De Filippo: Si Cucine Cumm'e vogli'i'



Eduardo De Filippo




Sono trent'anni dalla sua scomparsa. 

Lo hanno celebrato in tutti i modi possibili. Servillo a Napoli con la regia di Sorrentino, lo sta ricordando grazie ad una delle sue opere più importanti: Le Voci di Dentro.

Io, ho avuto il grandissimo piacere di vedere suo figlio Luca al San Carlo di Napoli,  mentre recitava Shakespeare (La Tempesta) riadattato con difficilissimo lavoro di traduzione dall'inglese antico al napoletano seicentesco fatto da suo padre pochi mesi prima della sua morte.
Usando un linguaggio che avvicinò i protagonisti al pubblico partenopeo. Cosi chè Ariele, divenne quasi uno scugnizzo e Prospero e Miranda arrivarono al pubblico con un respiro ampio eppur vicino a loro, molto più comprensibile.
Una grande, immensa prova di Arte.
Io sono orgogliosissima di avere avuto un tale privilegio, ed è uno dei ricordi più vividi della mia vita. Una immensa fortuna.
Ma oggi vorrei utilizzare un escamotage più familiare per parlarvi di lui.

Come palcoscenico casa mia. Non molto diverso da quella che è la scenografia del suo teatro tradizionale.

Me lo immagino seduto al tavolo della cucina in marmo bianco, lì dove tutto veniva scandito e gestito da mia nonna,  mentre insieme a lei  preparano una ricetta semplice e pure unica:

Tubetti al sugo cotto al sole. Tratto da "Si Cucine cumm'è vogl'i i'" di Isabella Quarantotti De Filippo.

"Quando eravamo in vacanza ad Isca, l'isola di Eduardo di fronte a Merano e più o meno equidistante da Capri e Positano, preparavamo spesso questi tubetti che riscuotevano successo presso tutti i nostri amici, sia italiani che stranieri. Ne era particolarmente ghiotto Archie Colquhoun, autore di una splendida traduzione in inglese di Promessi Sposi,
Bisogna cucinarli d'estate, perchè è allora che sono disponibili i due ingredienti principali: sole e pomodori. San Marzano, maturi, rossi e succulenti.

per sei persone occorrono:
400 gr. di tubetti medi non rigati
500 gr. di San Marzano a pezzetti e senza semi
100 gr. di ottimo olio d'oliva ( extravergine direi)
1 e 2 spicchi d'aglio tagliati a metà ma non mondati
3 cucchiai colmi di succo di limone ( non trattato )
abbondante basilico fresco

Strofinate l'interno di un'insalatiera con l'aglio e lasciatelo cadere dentro con l'olio, il succo di limone e i pomodori.
Usate un po' di più di sale perché,  insieme al calore solare, esso contribuisce alla cottura dei pomodori; in compenso l'acqua per la pasta sarà meno salata o addirittura insipida.
Mescolate per bene e, dopo aver coperto il recipiente con garza o tulle per tenere lontane le mosche, sistematelo in pieno sole. Nel giro di quattro ore il sugo sarà pronto e vi potrete versare i tubetti legati e scolati.
Decorate con tanto basilico. Anche gli spaghetti sono buoni conditi così, e un po' di peperoncino forte non ci sta male."

E li immagino lì, al chiuso di quella cucina, dove si è svolta la maggior parte della mia infanzia, a discutere in armonia di quanto amassero di più: la cucina napoletana. La regina delle cucine.






12 aprile 2013

Filippo Timi e la sofferenza del Don Giovanni

Filippo Timi (googles images)


Qualche giorno fa, sono andata a teatro, a vedere "Don Giovanni - Vivere è un abuso - mai un diritto"
Adattamento dell'opera di Mozart, riscritto in gran parte e magnificamente interpretato da Filippo Timi.
Regista, autore, scrittore, attore, è faustiano interprete di questo personaggio eccessivo e sofferente.
Dalla prima scena, in cui appare strafatto, crollante su di un letto a forma di croce, all'ultima in cui distrutto dagli eccessi e cannabilizzato dai suoi amori che si vendicano accompagnandolo nella braccia del demonio, è tutto un inno al dolore e alla vita che andrebbe interpretata e vissuta per quello che è, cercando di goderne al massimo, in maniera estremamente cinica, e approfittandosi di tutto e tutti.
Un personaggio malvagio, il Don Giovanni di Timi.
E proprio per questo, estremamente umano.


Filippo Timi in scena (foto Ceccarini)



In tre ore di spettacolo, dove l'allegoria del nostro presente decadente è fortissima, ci lasciamo trasportare e dominare dal personaggio ingombrante e kitsch che ci appare innanzi, prepotente ed esagerato rubacuori. Folle, malato, ruvido e schiavo di ogni possibile droga, rincorre un unico desiderio.
Cerca qualcosa o qualcuno che gli dia pace.
La trova alla fine, nello stesso istante in cui si arrende a Mefistotele, nella pietà che chiede a un dio umano, quasi tenero che non distingue tra il bene e il male, perchè non è quello che interessa, ma la bellezza.
La bellezza della vita.La bellezza dell'amore.



Filippo Timi in scena (foto Favazza)


Non mi è piaciuto proprio tutto dello spettacolo. Ci sono state scene estremamente dure per me da accettare.
Punti in cui l'eccesso mi è sembrato troppo. In cui l'artista mi è parso volere spingersi davvero oltre, per cercare di colpire giù spingendo il coltello fino in fondo, negli ancestrali guazzabugli della nostra anima ambigua.
Ironizzando sulle miserie dell'uomo e sulla sua mediocrità.
Tutti i peggiori vizi dell'uomo, i suoi  difetti, ci sono stati sbattuti in faccia senza troppi complimenti.
Tanto da farci riflettere, tra le risate amare di un pubblico che partecipava in maniera quasi complice alla rappresentazione.
Complice e protagonista.
Eravamo tutti lì in scena con lui. Mentre ci e si massacrava.
Cercando di spiegarci che l'uomo, mentre sta morendo, cerca il riscatto. Anche negli occhi di chi lo sta osservando e lo giudica.
Chi non comprende che, in realtà, mentre punta il dito sta giudicando se stesso.

Quello che invece mi è piaciuto molto, oltre alla bravura di tutti gli interpreti, molto giovani eppure capaci di dare un senso al largo spazio che con generosità il protagonista ha regalato loro, sono state le ambientazioni pop e la musica bellissima, che ha accompagnato tutto lo spettacolo.
Dalla lirica, che con Pagliacci di Leoncavallo, ha aperto la rappresentazione, al puro rock dei Pink Floyd, alla magia dei Queen alla disco dance degli anni '70.

Chiaro che per me, è stata la ciliegina sulla torta. Lode a Filippo che si è anche divertito ballando.
Senso del ritmo notevole, poi ho scoperto che ha per anni, frequentato una scuola di danza.


Molto, molto bravo Timi, a gridarci in faccia tutto il dolore e la debolezza del nostro essere piccoli e  umani.
Non liberi, ed estremamente soli.

Io per me, spero di potermela cavare, però.

Vorrei trovare la bellezza della vita, anche nel semplice sbocciare di un fiore.
Chiaramente io resto una romantica.
Forse l'ultima.

Ma un pirata così, fa per la piccola Mari?

Chissà, certo è che mi piacerebbe, un sacco.

Alla prossima, Filo.