Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma,
ma con l’intento di continuare a crescere.
Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita
e le illusioni diventano speranza.
Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata,
ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa.
E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.
Quanti anni ho, io? Non ho bisogno di segnarli con un numero,
perché i miei desideri avverati,
le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo.
Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!
Quel che importa è l’età che sento.
Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.
Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.
Quanti anni ho, io? A chi importa!
Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.
(José Saramago, da Poesie, Einaudi, Torino, 2007, traduzione di Fernanda Toriello)
Note biografiche e riflessioni
Qualche giorno fa, per l'esattezza il 16 novembre scorso, il grande poeta e scrittore portoghese José Saramago, premio Nobel per la letteratura, avrebbe compiuto cento anni. Mi pareva giusto celebrarlo qui da me, dove più volte mi sono soffermata sulla sua prosa e sulla lirica. E mi piace farlo con una delle sue poesie che amo di più perché mi rispecchia. Non ho mai dato importanza all'età anagrafica alla quale appartengo, perché non mi identifico con lei, piuttosto con le esperienze di cui ho fatto fino ad ora tesoro. E voglio continuare a crescere, a migliorare e sbagliare. A consumarmi guardando un tramonto struggente come a riflettere in un angolo tutto mio. E per voi hanno importanza gli anni che avete?
