La leggerezza. Per me Sanremo ha sempre rappresentato questo. Dei giorni veloci, da trascorrere in compagnia ricchi di musica e parole. Un po' di sana caciara, qualche risata, il national popolare che ci rende tutti simili (naturalmente parlo per chi lo guarda) lì sdraiati sul divano, pronti a dire la qualunque sulla gara, le canzoni e gli artisti. Criticando con allegria l'intrattenimento, gli ospiti, i vestiti, le luci e la mancanza dei fiori! Ridendo delle battute dei presentatori, dell'incapacità di alcuni, della bravura di altri.
Sanremo è il termometro dell'Italia. Se stiamo bene o no, lo si vedrà sul palco. E MAI COME QUEST'ANNO ABBIAMO BISOGNO DI SENTIRCI UN PO' SPENSIERATI. Di cinque giorni in cui spegniamo un po' di ansia in virtù del becero e del superficiale per distrarci quel tanto che basta.
Sarà inusuale senza pubblico, ma giusto. E poi il pubblico saremo noi, che lo guarderemo. E forse, nei prossimi giorni, lo rivaluteremo. Come quel grande circo che è, pronto a regalarci qualche sorriso in più.
A farci canticchiare sulle nuove note. Loro ce la metteranno tutta. Sono professionisti di quell'arte.
E noi speriamo di cavarcela. Tutti insieme.
Intanto immagino Orietta Berti stringere a sé la borsetta luccicante mentre ascolta le prove dei suoi compagni big. Gente del "calibro" di Aiello, Madame, Colapesce e Di Martino, Coma_Cose, Extraliscio e Davide Toffolo, Fasma, Fulminacci, Random e Willie Peyote Campioni di visualizzazioni più che altro. Conoscendola si sarà informata sulla vita privata di tutti pronta a stupirli;) Mi sarebbe piaciuto vederla presentare oltre che cantare ne sarebbero venute fuori delle belle. Ora andiamo a cominciare.
E FESTIVAL SIA.
