Visualizzazione post con etichetta famiglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta famiglia. Mostra tutti i post

23 dicembre 2025

[Feste] Natale e dintorni




Per diverse settimane ho pensato al post che avrei scritto per Natale, cercando di immaginare ognuno di voi amici che negli ultimi mesi ho potuto frequentare molto poco. Quasi nulla. Non per pigrizia ma per pura mancanza di tempo.  Tra lavoro e famiglia, il tempo da destinare a questo spazio si è davvero ridotto. Passo la maggior parte del giorno assorbita dal lavoro e dal pendolarismo.  Quello che rimane lo dedico alla famiglia. Spesso mi sono domandata dove riuscissi a trovare il tempo prima, ci sono stati anni in  cui aggiornavo il blog quasi ogni giorno.  Non ho trovato risposte che mi soddisfino. Priorità cambiate? Vita più impegnativa? Lavoravo, scrivevo, leggevo,  ero impegnata su più fronti e pur senza trascurare la famiglia e gli affetti, ero qui. Probabile che volutamente io abbia rallentato, questo spazio virtuale forse  mi "cattura" meno, mi stimola meno.  Si cambia,  l'unica verità che riconosco appieno. Sono cambiata, sono anche invecchiata😆 Però non dimentico le grandi soddisfazioni che mi ha dato il blog, le amicizie, l'affetto dato e ricevuto. Pure le discussioni e soprattutto, chi mi ha regalato tanto e ora non c'è più. Tutto questo mi ricorda le  feste o meglio la Regina delle Feste.

Il Natale per me era e resta un dolce composto da affetti, abbracci, parole sincere, colori e sapori. 
Da ricordi e dalle emozioni quasi bambinesche che ne scaturiscono. 
Il Natale sono le luci alle finestre e sui balconi, le canzoni più belle, sempre quelle, intoccabili. Impastare gli struffoli, con la ricetta di mamma, il profumo dello zucchero a velo del pandoro che però non ricopre mai quello che mangio io. E poi le decorazioni del mio albero che ogni anno si arricchisce di qualcosa di nuovo. I pastori ed il presepe, un classico su cui non transigo.  La cena della Vigilia e  per chi crede come me, la Messa di mezzanotte. Il freddo intenso o l'umidità che ti avvolgono sulla porta di casa. La stanchezza che rende la gambe pesanti tanto da non avere quasi voglia di uscire ma poi lo fai, perché anche quello completa e  rinnova. Infine il giorno di Natale, il riabbracciare la famiglia, la confusione, i viaggi di tutti per tornare a casa. I ritardi, le attese.  E la luce negli occhi di chi ti aspetta sempre, anno dopo anno e tu lo sai, che sei fortunato.  Ecco per me è tutto, per me è bellezza. Amore vero. 
Amici cari, sappiate che, anche se meno frequentemente, sono sempre qui, tra queste pagine, ad aspettarvi.

Buon Natale a tutti voi, cuori perfetti❤️

20 dicembre 2024

[AUGURI] A Natale puoi🎄

 


Albero di Natale Victoria Secret


Albero di Natale Sephora

Albero di Natale Piazza San Fedele

Albero di Natale Motta

Albero di Natale Dior

Albero di Natale Milano-Cortina 2026


Mi è venuto in mente, mentre pensavo al titolo del post, lo slogan forse più famoso della nostra Italia e allora ho deciso che qui e ora ci stava benissimo.

Perché è vero. 

A Natale possiamo dimenticare per un secondo gli affanni, i rischi, le paure e le preoccupazioni quotidiane.
Possiamo dedicare il nostro tempo a chi magari trascuriamo durante l'anno, perché a volte li diamo per scontati.
Possiamo riparare qualche errore, saldare un debito o una dimenticanza.
Possiamo chiudere fuori il resto del mondo e respirare.
Ed io vi auguro questo. Chiudete gli occhi, abbracciate, sorridete, sperate.
Fuori il mondo sarà sempre lo stesso, poi sarà dura come oggi.
Ma intanto, copriamo il nostro cuore con la coperta dell'amore, sono sicura che per qualche giorno basterà.

Vi abbraccio tutti, da questa Milano fredda e ventosa, ma piena di luci e di alberi di Natale illuminati. Alcuni bellissimi, altri meno. Ve ne ho postato una piccola parte.

E che Natale sia, buone feste a tutti voi.

08 agosto 2024

AGOSTO





Ciao a tutti, non vi ho dimenticato. Ma questi mesi sono stati molto complicati per me. Non ho avuto tanta voglia di scrivere, ho preferito dedicare il poco tempo che avevo a disposizione,   alla famiglia e  agli affetti più cari. Alle abitudini di vita. Spero per voi che tutto vada per il meglio. E spero di rileggervi a settembre. Un abbraccio e buona estate. 

MARIELLA🌻



Ps: per qualche motivo che mi è ignoto, non riesco più a rispondere ai vostri commenti in alcun modo, neppure come anonimo. Per cui scusate il silenzio non voluto. Sappiate che vi leggo tutti!

13 dicembre 2023

[CULTURA E TRADIZIONE] Latteria e Michetta

Bar  latteria San Marco Milano 


Ho un ricordo indelebile della latteria sotto casa dei miei zii, non molto lontano dalla Stazione Centrale di Milano. Ricordo il profumo del pane e quello del cibo. Come sempre gli odori ti trasportano indietro nel tempo, lasciando addosso la malinconia decisa dei bei tempi andati.

Ma che cos'era la latteria milanese? Un locale tipico degli anni '70 dove era tradizione fermarti a bere un caffè, comprare pane e latte o mangiare dei piatti cucinati come a casa tua. Una cucina semplice, genuina, cara ai milanesi e anche agli avventori di fortuna, che magari capitavano in zona e volevano mangiare qualcosa di buono senza spendere troppo. Luoghi retrò, spesso con insegne consumate dal tempo, tavoli e sedie mai uguali e imperfetti, banconi dai colori sgargianti.  E proprietari discreti, magari un po' bruschi ma capaci di sorrisi e gesti carichi di generosità. Si perché tutti potevano sfamarsi a loro interno e nessuno veniva cacciato in malo modo, come a volte avviene ora, tra le luci sfavillanti dei locali trendy che hanno cambiato il volto di Milano. Talvolta non in meglio.

Ogni giorno  si andava a comprare il latte e la Michetta. Il tesoro dorato dei panettieri milanesi. La punta di diamante sfornata ALL'ALBA che tutti gli operai e impiegati compravano, riempita  con affettati o formaggi. Era il pranzo della pausa e talvolta anche la cena. Un pane meraviglioso, friabile, dal profumo inconfondibile. La si inzuppava anche nel latte, senza timore, aprendo stomaco e cuore.



il cuore dei milanesi, batteva forte, allora. In quei locali intimi, spesso frequenti nei quartieri di periferia, Più rari e  nascosti nelle zone centrali. Locati amati e pure adesso ricercati, ora che sono sempre di meno e gli ultimi rimasti difendono con lunghe e denti il loro patrimonio culturale e la Michetta. Il pane della condivisione e del rispetto. Egualitario, in tempi di differenze feroci e di distanze.

Se capitate a Milano cercatele, sapranno accogliervi e prendersi cura di voi, come una volta. E se sarete così fortunati di trovare quel panino magico, mangiatelo come faccio io, partendo dalla corona centrale e spezzettandolo un poco alla volta, perché vorrei durasse per sempre,  assieme ai miei ricordi.



06 dicembre 2023

Immenso come il mare



Foto privata - vietata la riproduzione

La soffice impronta che lascio sulla battigia so che scomparirà in breve tempo. Succederà quando il mare, con una nuova onda, cancellerà ogni segno del mio passaggio. Un evento naturale a cui siamo abituati, l'ineluttabilità della natura, la sua vita. C'è una spiegazione, ci saranno altre impronte, altre onde, in un rincorrersi infinito. 

A poca distanza, tra quelle stesse onde, c'è una famiglia che gioca. Un papà che rincorre le sue due figlie, nuotano, si tuffano, ridono. Una luce calda li avvolge, è il primo pomeriggio di un'estate che sembra non finire mai. La costa toscana si butta a capofitto nel blu, sembra voglia abbracciare tutto, il mare e le persone. È uno dei ricordi più nitidi che ho.

Io me lo ricordo quando vidi quel papà per la prima volta. Aveva 15 anni, era già un gigante buono e sorridente. Un po' dinnoccolato, per nulla timido, carico di energia e positività. Una vera forza della natura, capace di trascinarti ovunque lui volesse, avrebbe convinto perfino le pietre a seguirlo lì dove decideva. Quella energia che lo rendeva unico e immenso, come quel mare che amava perdutamente. So riconoscere chi ama il mare come me, lo intravedo tra le ciglia, nei battiti del cuore, nello slancio all'accoglienza e alla fratellanza.  Non è mai mancata, negli ultimi trent'anni in cui siamo stati vicini. Mi ha fatto da autista il giorno in cui mi sono sposata, a poco più di vent'anni. Poi avevamo fatto un patto, il giorno in cui ha sposato una delle persone che amo di più al mondo, mia sorella. L'avrebbe amata e protetta,  si sarebbe preso cura di lei per sempre. "Altrimenti te la vedrai con me" gli dissi all'orecchio, il giorno del matrimonio. Quella promessa l'ha mantenuta, anche quando la vita lo ha messo di fronte a delle prove che mai dovrebbero accadere. Come tutti è caduto, si è risollevato, è andato avanti. Ha creato, assieme a lei, una famiglia generosa e unica. Amata moltissimo, sostenuta e protetta. La  mia gioia era vederli organizzare la loro quotidianità  di cui mi sono sempre sentita parte integrante.  In ogni momento presente, un guerriero in uniforme.  

Poi è calata la nebbia e in un mattino di dicembre che non ti aspetti,  se ne è andato via senza salutare.  Il mondo si è fermato, incredulo e triste. Gli orologi hanno smesso il ticchettìo, i cuori hanno sospeso i battiti. Le lacrime scorrono mute e inarrestabili, da giorni. 

Proviamo a dare delle risposte, perché gli eventi, anche quelli più dolorosi e difficili, hanno una spiegazione. Quasi tutti, questo no, non ce l'ha.  Forse la rabbia col tempo lascerà il posto alla rassegnazione, e il dolore diventerà malinconia. Forse. E torneremo a camminare sulla battigia, tenendoci per mano, ricordando le estati, i  Natali, i compleanni, le risate e gli abbracci. Ma la tua impronta, amico, fratello, cognato mio,  non scomparirà.

Nuota bene lassù, nel mare perfetto del paradiso. Ti voglio bene, ciao Carlo Francesco.

 

È passato un anno intero da quel giorno e tu sei  presente nei nostri cuori. Oggi, domani, per sempre. Questo non cambierà mai. Stavolta te lo prometto io.

25 ottobre 2023

[ATTUALITÀ] 25 ottobre - World Pasta day

 


Uno dei primi ricordi della mia vita è legato a mia nonna Carmela. 



Ho circa sei anni, mia nonna mi fa salire in piedi su una delle sedie della cucina, quelle impagliate, le ricordate? Così arrivo all'altezza del tavolo dove lei sta posando tutti gli ingredienti (oggi si chiama "linea") per preparare la pasta fatta in casa. 

Io la osservo incantata mentre divide la farina facendo un piccolo cratere nel centro in cui introduce uova, sale, acqua calda e lievito. E poi impasta, taglia e dispone la pasta fresca ad asciugare. Presto l'aiuterò anche io e poi mia sorella. Grazie a lei e a mia mamma sono in grado di preparare la maggior parte delle paste casalinghe, alcune, come i fusilli al ferretto, tipiche della cucina campana.

La pasta è la regina della cucina italiana. La maggior parte dei nostri ricordi sono legati all'amore per lei e ai ricordi a cui l'associamo. Indiscutibilmente è anche il piatto italiano più amato all'estero e più copiato, con risultati, ovviamente, a volte discutibili.

Oggi tutto il mondo la celebra. 

E a voi piace la pasta? Avete dei ricordi familiari a cui l'associate? 

11 novembre 2022

[FAMIGLIA] L'estate di San Martino


Foto privata- vietata la riproduzione 


Un periodo dell'anno che amo molto. Il gioiello dell'autunno che, prima di lasciarci nelle maglie della stagione più fredda (almeno così era una volta) ci regalava sole e temperature più miti in concomitanza della festa di San Martino, il santo generoso. 

20 ottobre 2022

[ASSOCIAZIONI] Vi presento Casa Famiglia La Nuvola

Foto privata - vietata la riproduzione 

Oggi inauguro una nuova rubrica che con cadenza mensile, affronterà problematiche di vario genere collegate alle Associazioni e al mondo del Terzo Settore, tessuto sociale tra i più importanti dell'Italia. A volte se ne parla male e ingiustamente. In realtà la maggior parte di loro combatte quotidianamente  e con forza per aiutare e sostenere i più fragili (disabilità, difficoltà familiari ed economiche, malattie rare di ogni genere) spesso rimanendo nell'ombra mentre quel  che emerge è il minimo sottobosco negativo che purtroppo fa più notizia. Ma non  sarò io  la parte attiva del discorso.  Bensì  la dottoressa Gugliotta, educatrice  della Casa Famiglia La Nuvola di Napoli,  da oltre trent'anni presente in città quale sostegno per  famiglie e bambini in difficoltà,  in una delle realtà più complesse e difficili della nostra nazione. Sarà lei che, passo dopo passo, prendendo spunto dalle vostre domande e curiosità o da fatti di cronaca,  ci spiegherà cosa significa far parte di una associazione e le sue problematiche.  Che ultimamente  sono aumentate esponenzialmente a causa della crisi economico sociale che non ci da tregua.

Ciao Ai, bentrovata sul mio blog. Ci racconti brevemente come e quando è nata Casa Famiglia La Nuvola?

Ciao Mariella, grazie per l’invito a chiacchierare nel tuo blog di un tema particolarmente importante ed a me tanto caro, visto che ci vivo all’interno da tempo. Avevo 17 anni quando i miei hanno deciso di creare una casa famiglia, a Napoli non ce n’erano, c’erano tante comunità e tanti istituti, ma non case famiglia, ossia con una famiglia che accoglie bambini in difficoltà, vivendo con loro h24. Era marzo 1997 quando accogliemmo il nostro primo bambino, 12 anni, praticamente un fratello per noi, ed a giugno arrivarono una neonata e 2 splendidi e piccoli fratelli. Che allegria, favole, giochi, girotondi. Difficoltà nello studiare…io frequentavo il quinto anno di liceo, fu destabilizzante. Ci furono scosse di assestamento, grandi e piccole, bambini con maggiori difficoltà e complicazioni, un vissuto talmente complicato e difficile da sostenere che mia madre comprese subito il suo duro compito: accogliere ed abbracciare le difficoltà dei minori accolti, e tenere al riparo noi figli che venivamo da un mondo protetto.Da allora non si è mai fermata, abbiamo continuato ad accogliere bambini, in 25 anni tanti bimbi ci hanno mostrato come l'iniziale sguardo sofferente si è trasformato  fino a spiccare il volo;  abbiamo lavorato per svolgere al meglio il nostro ruolo, quello che mia madre si era prefissata fin da subito, essere una “nuvola” di passaggio per tutti questi cuori, una nuvola che a volte può essere grigia e tempestosa ed a volte bianca e serena. Nasce così  l'Associazione "Le Ali" che crea  "Casa Famiglia La Nuvola".


Di cosa si occupa l'Associazione e quali sono gli obiettivi che si pone?

L’Associazione si occupa principalmente della casa famiglia che accoglie minori 0-12 anni, collabora con la parrocchia del quartiere per un aiuto ai senzatetto con cene e vestiario una volta a settimana, collabora con attività sportive per l’inclusione sociale di minori rom, distribuisce mensilmente pacchi alimentari a famiglie bisognose con l’aiuto del Banco opere di carità (molto simile al più conosciuto Banco alimentare). 

Le difficoltà economico-sociali  inaspritesi durante gli anni del Covid, vi hanno messo a dura prova. Ci racconti qualcosa in merito?

Purtroppo dopo il covid ed ora la guerra, tutto sta evolvendo in maniera non proprio positiva, le famiglie che necessitano di pacchi alimentari aumentano ma la quantità di alimenti fornita dal Banco è diminuita. Per fare un esempio: fino ad un paio di anni fa ci venivano consegnati 12 quintali di alimenti adesso con un maggior numero di famiglie bisognose  purtroppo la quantità si è ridotta ad un massimo di 5 quintali. Le difficoltà si riscontrano anche in casa famiglia, i comuni (fatta eccezioni di pochi e sempre gli stessi, come Benevento) arrancano, non pagano, da anni. Le amministrazioni spesso non rispondono e i soldi necessari per il sostentamento dei bambini non arrivano. Passano anche mesi. Quindi l'Associazione  anticipa ogni tipo di spesa. La problematica dei pagamenti è sempre stata alla base dei rapporti case famiglia/comunità - comuni , anni fa con i vari coordinamenti facemmo anche delle manifestazioni vestiti da fantasmi perché le amministrazioni non ci vedevano, ci ignoravano, e purtroppo continuano a farlo. La situazione sta diventando intollerabile. Per questo grazie per averci dato la possibilità di parlarne da te e per l'opportunità futura. Ringrazio tutti per l'attenzione e  attendo spunti e commenti per il prossimo post.


Casa Famiglia La Nuvola - Napoli - Piazza Salvatore Lobianco, 10 - Telefono: 081 5844407

CF e P.IVA:094204110632 - 05994171212 

21 giugno 2022

19 giugno 2022

[FAMIGLIA] Praticando l'allegria: ricordo di zio Luciano

 

Mamma E zio Luciano - foto privata


La sera della Vigilia e quella di Natale da noi è consuetudine giocare a tombola. Tradizione famigliare,  di cui ho smarrito la conta. Mi rivedo bimbetta accanto ad un cartellone enorme con su tutti i numeri della smorfia napoletana. 

15 aprile 2022

[FESTIVITÀ] Buona Pasqua



Guardo fuori dal finestrino mentre sto attraversando l'Italia per tornare a casa. Il treno è una freccia rosso scuro che sembra animata. Le persone  sedute attorno a me hanno un ché  di  pensoso o semplicemente tranquillo. Chi legge o ascolta musica, chi lavora al suo PC, chi dorme e chi si sofferma ad osservare gli altri, come faccio io. 

02 novembre 2021

[RICORRENZE] RICORDARE CHI CI HA AMATO

Nonna Carmela mi faceva salire sulla sedia di paglia in cucina quando preparava la pasta fresca di casa. Ed era un tripudio di fusilli, cavatelli, tagliatelle. Senza troppe parole. Ed io ricordo tutto, ogni suo gesto, ogni misura, ogni sapienza. E se oggi cucino come so fare, so che è merito suo e dell'amore di mia madre. Era una donna di sostanza e precisione. Quanto ho imparato da lei.

10 maggio 2021

[SOCIETÀ] LA FAMIGLIA SECONDO ME: LETTERA A TAJANI

 

"La famiglia è per noi il nucleo fondamentale della società e va difesa, ma senza figli non esiste. Le nostre politiche sono sempre state a sostegno della maternità. Noi continuiamo ad andare in quella direzione."(Antonio Tajani, vice presidente e coordinatore unico di Forza Italia ) 


Buongiorno onorevole Tajani, prendendo le distanze dalle sue parole,  vorrei spiegarle cos'è la famiglia secondo me, innanzitutto partendo dalla mia e raccontandole la storia. Sono felicemente sposata  con Francesco, da 29 anni. Non abbiamo figli, non sono arrivati e secondo la sua "modesta" opinione è il primo punto a nostro sfavore. La prima  grave divergenza DIREI, perché se non li abbiamo avuti sarà affar nostro però sembra sia pure affar suo, che giudica egoisti chi non li ha voluti e imperfetti chi  non li ha potuti avere. Eh sì, saremo o stronzi o poveracci.

25 febbraio 2021

[INTORNO A ME] LA LUNA, LEOPARDI ED IO

 

Altervista.it

Il mio blog è la finestra sul mondo che mi circonda. Il luogo in cui mi perdo e mi ritrovo.

La musica che mi porto dentro. Quel posto in cui, se tiro in alto la monetina, torna indietro sempre "testa" e comincia un nuovo giro di giostra. Il mio blog è la mia palestra, gli attrezzi sono le parole che spendo, lanciate come sassolini in uno stagno. Ma mai a caso, sempre pronte a ponderare e moderare. 

La mia vita è il cerchio in cui rimescolo le carte, la mia casa virtuale è il gioco che "vedo". Non so se il modo da me utilizzato  sia il migliore, che sia ispirato è certo. So che è il mio ed è unico. Non baro mai. 

E quando capitano giornate come quella appena trascorsa, il modo di ritrovarmi è scrivere a me e a voi. Non è un periodo facile, ma non lo è mai. È un periodo complesso per una serie di motivi, alcuni abituali, altri che non mi aspettavo e sono capitati. Come il colpo di vento che spalanca le finestre in una giornata di calma apparente. È come un lago dalla corrente mossa, non te lo aspetti eppure le onde arrivano a lambirti le gambe. 

Io sono sulla riva in attesa che la marea si abbassi e torni la calma. Che ci sia risacca, che torni il sole temporaneamente coperto da nuvole spesse come lanugine soffocante. Alzo lo sguardo e guardo in alto, alla luna. E mi si rinnova l'amore per Leopardi "Che fai tu, luna in ciel? Dimmi che fai silenziosa luna?"

Sorgi, come diceva il giovane recanatese, vai lontano contemplando i deserti. Ed io, piccola lenticchia circolante, attendo di guardare oltre i deserti e tornare a quelle montagne e colline che per ora restano recluse. Io che le amo e dovrò aspettare ancora a lungo prima di ritrovarmi tra le loro braccia. 



21 febbraio 2021

[RICETTE TRADIZIONALI] PASTA AL FORNO ALLA NAPOLETANA

 

Pronta da infornare

Ebbene sì, oggi vi propongo un altro pezzo forte della tradizione culinaria campana.  Evviva la mia rubrica che parla di famiglia e tradizione💛 diffidate dalle imitazioni😎 . A questa ricetta ognuna di noi sorelle aggiunge un ingrediente segreto, il tocco personale che rende unico il piatto. Ma di base è  arrivata  fino a noi partendo dalla bisnonna Emilia fino a Mariella, Pia e Daniela. In futuro sarà terreno fertile per i nipoti che già da adesso hanno uno spiccato "senso" culinario ahah ma soprattutto sono delle buone forchette. PAROLA D'ORDINE: ABBONDANZA.

24 dicembre 2020

[RICETTE TRADIZIONALI] GLI STRUFFOLI E LA MAGIA DEL NATALE



La storia del Natale napoletano e un po' di tutta la Campania ha il suo fulcro con la ricetta natalizia che più natalizia non si può: gli STRUFFOLI. Si tratta cari amici in realtà di un vero e proprio furto, eh già. La leggenda narra che il piatto tipico della tradizione partenopea sia arrivato nel golfo di Napoli grazie ai Greci, i veri artefici di cotanta bontà. Origine che viene tratta anche dall'etimologia della parola, in greco "strongulos" ovvero arrotondato.Poi, facilitata dal loro enorme successo, la ricetta è circolata in tutta l'Italia meridionale prendendo diversi nomi a secondo della terra in cui approdava. A Roma  e a Palermo, Strufoli con una sola effe, in Umbria ed Abruzzo, Cicerchiata. Nel viterbese, Castagnole.

In ogni caso  sono il simbolo del Natale in famiglia e come da tradizione alla loro preparazione partecipano grandi e piccini, nell'abbraccio familiare che più dolce non c'è.

DOSI PER 8/10 PERSONE

per l'impasto:

400 gr di farina;

3 uova;

80 gr. di burro fuso freddo;

40 gr. di zucchero;

1 cucchiaio di liquore (quello perfetto è l'anice ma io vario con lo Strega);

1 buccia grattugiata di limone di sorrento non trattato;

1 cucchiaio a filo di lievito per dolci;

1 pizzico di sale;

olio per frittura circa 600 ml. (siate abbondanti);

per decorare:

300 grammi di miele millefiori (Rigoni di Asiago);

2 cucchiai di zucchero a velo vanigliato;

confettino colorati (1 pacchetto pan degli angeli);

frutta candita tagliata a pezzettini (io non la uso perché non mi piace);

preparazione totale 45 minuti, per friggere 15 minuti.

PROCEDIMENTO

Lavorare in una terrina capiente la farina e lo zucchero assieme alla buccia di limone grattugiato. Aggiungere successivamente le uova e il burro fuso freddo. Poi il lievito e il pizzico di sale. A questo punto si impasta fino ad ottenere una palla di pasta perfetta e senza grumi. Avvolgere in una pellicola e lasciar riposare per circa mezz'ora. 



Successivamente prendere la pallina di pasta e dividerla in fette che vanno arrotolate come un cilindro dello spessore di un centimetro. Affettare con un coltello per ottenere dei piccoli quadretti di uguale misura. Se si vogliono delle palline tutte uguali il tempo di realizzazione aumenterà. Io li lascio a quadratini che tanto in frittura si allargano un po' e si arrotondano.

A parte si prende una padella larga e dal bordo alto con metà dell'olio indicato. Io lo cambio almeno una volta durante la cottura in modo da garantire una doratura perfetta e un profumo meraviglioso. 

Cuocere un po' alla volta i quadretti nell'olio per pochissimo tempo in modo da farli dorare leggermente. Attenzione che non brucino. Toglierli con una schiumaiola forata, perfetta per scolare l'olio eccessivo. Appoggiare in una terrina abbastanza larga avendo cura di lasciare al suo interno della carta assorbente. Una volta cotti a perfezione si procede con la bagna di miele e zucchero a velo.

In un pentolino, mentre si lasciano riposare gli struffoli cotti, immergere a fuoco bassissimo il miele a cui aggiungere lo zucchero a velo. Una volta sciolto il miele togliere dal fuoco e inserire gli struffoli. Girare velocemente e amalgamare il tutto aggiungendo i confettini colorati. Nel giro di pochissimo tempo saranno pronti. Prima che il miele si solidifichi togliere dal pentolino e andare a comporre il piatto di portata. 

A piacere si possono aggiungere frutta candita e coralli di zucchero di diversa dimensione. Il dolce è pronto.


Quest'anno, per la prima volta, li ho preparati nell'assoluto silenzio della mia cucina, senza la voce di mia mamma che mi consiglia le dosi perfette e il tocco segreto che ogni famiglia custodisce gelosamente.  Ho sentito però, il desiderio profondo di coinvolgere la comunità blogger a cui appartengo per cui ecco il mio regalo di Natale, dal profondo del mio cuore a tutti voi. Vi auguro con tutto l'affetto che posso farvi arrivare, giorni di festa sereni dedicati alle persone care, avvolti nella tranquillità e nel calore familiare della propria casa. Soli o in compagnia, l'importante sia  che la dolcezza di questi giorni vi circondi totalmente. 


VI ABBRACCIO FORTE.

BUON NATALE OVUNQUE VOI SIATE.




21 dicembre 2020

RIFLESSIONI: IL PACCO DA GIÙ




Venerdì mattina ho ricevuto un regalo con corriere Amazon: una scatola contenente mirabolanti prodotti alimentari della mia terra, una calamita da frigo con riprodotto il golfo di Napoli e due fotografie dei miei nipotini campani in tutto il loro splendore.

Il pacco da giù è il contenitore più iconico e rappresentativo del nostro essere meridionali, appartenenti ad una terra dalla quale siamo partiti con le tasche pressoché vuote, tanti desideri e speranze.

E nell'anno in cui tutte le certezze si sono ribaltate, le nostre sicurezze azzerate, le speranze ridotte drasticamente, ecco che la vista del  nostro "piccolo mondo antico" sovverte nuovamente il quotidiano provvisorio e fa emergere la consapevolezza che le criticità passeranno e tornerà la bellezza che ci rincuora.

Voi direte: ma cosa diavolo contiene quella scatola da farle venire tutta 'sta strana ispirazione? Vi accontento immediatamente, che credete?

Caffè Passalacqua, miscela Mehari, ne avevo parlato (qui). Chissà se qualcuno di voi poi lo ha provato e può confermare che si tratta di uno dei migliori  caffè italiani.

Ziti artigianali trafilati al bronzo, indispensabili per assaporare al meglio il ragù napoletano (qui).

Scialatielli artigianali di Sorrento, altra specialità campana da accompagnare a sughi di carne o di pesce, come vi pare.

Limoncello di Giugliano. Una volta lo preparavo da me un paio di volte l'anno ed era la riserva aurea che tenevo gelosamente custodita in freezer. Ma ve ne parlerò a tempo debito.

Babà mignon, da preparare con la giusta bagna di rum, zucchero e acqua. Sarà uno dei dolci delle feste.

Mostaccioli e Rococò, dolci  principi del Natale alla pari con gli struffoli.

I Nastro di Castellammare al limone, detti anche taralli di zucchero. Immancabili sulle tavole natalizie.

Il Pesto di friarielli. La conoscete questa sciccheria culinaria con cui condire la pasta? I friarielli, per i non autoctoni, sono i broccoli napoletani che si sfriggono con olio e peperoncino.

I cristalli al limoncello di Mucci. Caramelle al limoncello prodotte dalla casa principe dei confetti.

Una confezione di condimento pronto per lo spaghetto aglio, olio e peperoncino. Non ho nulla da aggiungere😝

E il cuore ringrazia la mia famiglia artefice di uno  spicchio di felicità, così lontana e così vicina. E pure AMAZON che quest'anno, come la maggior parte degli altri corrieri nazionali e internazionali, è riuscita a donarne tanta felicità attraverso le consegne. Facendoci sentire più uniti. Chi lo avrebbe mai detto!

13 dicembre 2020

[RICETTE TRADIZIONALI] GATEAU DI PATATE (GATTÒ)



Foto privata
Altra ricetta della tradizione napoletana che amo fare spesso e volentieri perché è un piatto unico nutriente che non ha grosse difficoltà nel procedimento. Si mangia volentieri anche freddo e ben coperto in frigo dura qualche giorno.

La passione dei napoletani per questo piatto è antica. Loro addirittura lo chiamano gatò piegando il francese al "francesismo" napoletano😎 Pare che ne fosse ghiotta la regina Maria Carolina d'Asburgo, moglie di Ferdinando  di Borbone re di Napoli.  I cuochi di corte  trasformarono  lo sformato di patate francese nella prelibatezza che è arrivata fino a noi.

Ed ecco a voi:

Ingredienti: dosi per  4/6 persone

Un chilogrammo di patate;

300 grammi di mozzarella (fiordilatte)/ provola bianca;

150 grammi di salame Napoli/ prosciutto cotto;

2 uova;

burro;

latte;

parmigiano;

sale/pepe;

noce moscata;

rosmarino;

Procedimento

Lessare le patate in abbondante acqua. Toglierle appena cotte e spellarle ancora calde. Passare nel passapatate almeno due volte così il composto resterà più compatto e morbido. In una terrina unire alle uova, la mozzarella tagliata a dadini, il salame o il prosciutto cotto, il parmigiano, il latte, il burro, sale, pepe e un pizzico di noce moscata. 

Foto privata

A parte imburrare  bene una tortiera soprattutto  attorno ai bordi. Spolverare con pane grattugiato e unire il composto livellando bene. Un altra spolverata di pane grattugiato sopra e qualche ricciolo di burro. Decorare con un rametto di rosmarino.

Infornare a 180°  in forno caldo preriscaldato. Far cuocere per circa 30/45 minuti. A cottura ultimata lasciare raffreddare fuori dal forno per circa un'ora. Mai mangiare il gatau caldo, perde di gusto e di fragranza. 


Foto privata


Una meraviglia di piatto unico. Io la preferisco nella versione più leggera con il prosciutto cotto. Ma la tradizione partenopea impone più carattere al gusto,  per cui salame Napoli e provola!  Uso abbinare con un vino bianco frizzante: un prosecchino Valdobbiadene andrà benissimo.

Voi lo conoscete? Lo avete mai cucinato?


BUON APPETITO!

23 novembre 2020

CRONACA: IL TERREMOTO DEL 23 NOVEMBRE 1980

 

Sono passati quarant'anni esatti da quella orribile sera del 23 novembre 1980.Una tragedia che sconvolse tutto il sud e in particolare la terra di mio padre: L'IRPINIA. Ogni volta che torno con il pensiero a quell'attimo lunghissimo (poco più di un minuto) che cambiò in maniera irreparabile anche la mia vita, il dolore ritorna come un boomerang. E il pensiero va a quei morti, più di tremila, tra i quali cugini, zii, amici d'infanzia. Novemila feriti,  oltre 280.000 sfollati. Tanti ritardi nei soccorsi.

Vi ripropongo su questa pagina, un mio racconto che fu pubblicato su Vanity Fair Italia e che nacque su ispirazione di un Insieme raccontiamo di Patricia Moll.



"Seduta ai margini del bosco sotto alla vecchia quercia spoglia rimuginava. Un peso le gravava sulla coscienza. Forse era giunta l’ora di liberarsene ma con chi parlarne? A chi rivolgersi? Chi avrebbe capito?
D’un tratto il tappeto di foglie ingiallite dall’autunno scricchiolò vicino a lei. Si voltò..."

Il mio seguito:

"Suo padre, con i capelli imbiancati dalla calce, le mani sporche e piene di graffi, il fisico provato ed un sorriso stanco, la stava osservando.
Erano stati giorni infernali, notti lunghissime e insonni. Da quella domenica sera che nel giro di un minuto scarso, le aveva portato via tutta l’infanzia.  Nulla del paese amato, culla delle vacanze estive, era rimasto al suo posto.




Conza della Campania  ante terremoto - immagine presa dal web 



La bella chiesa antica, nel mezzo della piazza, dove aveva passato “interminabili” ore con la nonna e le zie a dire il rosario. 

Le care case del centro storico, costruite con i risparmi e i sacrifici di chi era andato via giovanissimo per lavorare all’estero. Pietra su pietra, spesso con le proprie mani, mettendoci anni. E un giorno a tutta quella fatica avrebbe fatto sponda la soddisfazione di possedere un posto dove tornare, che fosse sicuro, che fosse casa. Dove invecchiare, vedere crescere i propri nipoti e la vita continuare lì dove era iniziata. Sostanza per le generazioni future. Famiglia.

Le stradine e i vicoletti che si arrampicavano a fatica fin lassù, alla cima del paese.

La cisterna dell’acqua, dominava la collina e la valle. Circondata da un giardino profumatissimo, che dalla primavera all’estate rimandava odore intenso di rose e di fiori dai colori sfarzosi, coltivati con cura dalle donne di tutto il paese.

Gli anziani del paese, che avevano visto due guerre, insegnavano a figli e nipoti i giochi di un tempo. Avevano istituito una piccola bocciofila. E d’estate, quando le famiglie si ritrovavano, dal pomeriggio fino alla sera, era un rincorrersi di gare, tra giovani e vecchi. Teste canute e teste scure si chinavano a misurare i centimetri tra il pallino centrale e le bocce, tra urla di gioia e “lievi” minacce. Poco distante, i tavolini di chi giocava a carte. Anche lì, giovani e meno giovani,  si scambiavano regole e poesia.

Ricordi e profumi che tornavano intensi, mentre lei sollevava lo sguardo verso l’alto non riconoscendo più nulla in quell’ammasso informe di pietre crollate. La cisterna muta dominava ancora la valle, ultimo baluardo doloroso di rimembranza. Sotto, l'istantanea della tragedia.



Conza della Campania - dopo il terremoto del 23 novembre 1980


Le lacrime scivolavano silenziose, mentre un pensiero fisso continuava a martellarle dentro.Poteva sembrare una cosa piccola ma per lei, in quel momento, assumeva un valore immenso.

Non ho fatto in tempo papà, avevo promesso ad Angela che le avrei  portato la mia Barbie Malibù, la mia preferita, per ringraziarla di tutte le estati in cui ho giocato con le sue. Assieme ai miei libri e ai quaderni per inventare  nuove storie.

Con un abbraccio lungo e intenso e un bacio sulla testa, il  padre la consolò. Stringendola forte raccontò del dolore, della rabbia della gente, della tristezza, della paura, del senso di impotenza di chi aveva perso tutto ed era rimasto solo. Di quanta gente era venuta da tutta Italia e aveva scavato a mani nude per salvare le persone rimaste sotto le macerie. Degli zii, degli amici che non c’erano più. Di quel minuto interminabile che aveva calpestato gli uomini.




Conza Scalo - il regno della mia infanzia,  dopo il terremoto


Del nonno, rimasto per quasi tre giorni vivo, sotto le macerie della casa di famiglia. Della gioia  provata dal padre e lo zio  nell'istante in cui erano riusciti a tirarlo fuori sano e salvo. Dei bambini, delle donne. Dello sgomento, dei ritardi nei soccorsi. Dell’incapacità dello stato di essere tempestivo. Della sofferenza. Di  quel nulla che aveva inghiottito tutto. Di questa Italia, piena di ferite, rassegnata a curarsi da sola. 

Allora e oggi.

Dedicato a tutti quelli che ho amato e che non ci sono più. Ai miei amici d’infanzia e alle corse nei campi di grano che non dimenticherò mai. Ai giochi lungo la ferrovia, tra i binari e sui treni in disuso. Alle migliaia di “campagne” e di avventure tra i boschi. Ai bagni nel fiume Ofanto, dalle acque limpide come cristallo. Ai miei nonni amatissimi. A mio zio. Alle mie estati.
A Conza della Campania.
All’Irpinia.



Alla terra che trema ancora lungo tutta la dorsale appennina. Alle Marche, all’Umbria, a tutta l'Italia centrale, ai  piccoli e meravigliosi paesi che fanno parte della nostra storia, della nostra vita. A chi non dormirà mai più a cuore libero. E ogni volta che la terra tremerà ancora, ripiomberà nell’abisso. Vicino o lontano che sia. 
Ad oggi che ho trovato la forza di raccontare. 



Voi cosa ricordate  di quel giorno? Ne avete mai sentito parlare?

22 novembre 2020

[RICETTE TRADIZIONALI] IL RAGÙ DI NONNA CARMELA


Immagine presa dal web


Oggi riprendo una delle mie rubriche più gettonate.  Le ricette della tradizione culinaria campana. La variabile è che si tratta di ricette di famiglia, tramandate da  quasi un secolo.

L'idea è scaturita da QUESTO POST, tra i miei più letti dell'anno, in cui parlavo di amore e cibo. Per me imprescindibili, perché, non si cucina se non c'è passione. E non c'è passione che la cucina non riesca a celebrare. 

La prima richiesta ricevuta, con l'imperativo URGENTE, è stata quella di Cristiana Marzocchi  del blog LILLADORO, che mi ha chiesto di "iniziarla" al RAGÙ napoletano, nella versione di nonna Carmela. Le ore di cottura sono circa sei. Mia nonna lo preparava il giorno prima per non essere troppo stanca e affaticata la domenica. Vi assicuro che il riposo notturno fa benissimo al suo sapore, provare per credere.

RAGU NAPOLETANO


Ingredienti: dosi per 6/8 persone

1 chilo e mezzo di lacerto; (taglio magro di spalla di bovino indispensabile per il ragù)

1 chilo di puntine di maiale; (da noi si chiamano tracchiulelle)

400 gr di concentrato di pomodoro; (io uso il concentrato Mutti)

200 gr di olio extravergine d'oliva;

200 gr di cipolla bianca tritata;

1 costa di sedano, solo la parte bianca;

300 cl di vino bianco; naturalmente io uso la falanghina delle mie parti.

2 litri di passata di pomodoro; sempre Mutti.

basilico e carote.


Procedimento

mettere in una pentola ovale la carne assieme all'olio, la cipolla e il sedano tritato. Coprire e far cuocere a fuoco bassissimo in modo da rosolare delicatamente la carne. Bisogna stare molto attenti a che la carne non si bruci e che si rosoli da tutti i lati. Dopo un'ora togliere il coperchio e alzare la fiamma. È il momento di aggiungere il vino bianco molto lentamente, in modo che si assorba bene e insaporisca la carne, evaporando piano piano. Subito dopo, va versato qualche cucchiaio di concentrato di pomodoro diluito con un po' d'acqua continuando a girare sugo e carne. Anche questo procedimento è molto lento, di circa un'ora,  in modo che il concentrato si assorba bene. Arriva il momento di versare la passata di pomodoro, una carota tagliata a pezzi e il basilico. Si porta a bollore tutto e poi si abbassa il fuoco al minimo. Ho ereditato da mia nonna e da mia mamma,  l'abitudine di girare il sugo con il cucchiaio di legno (cucchiarella). Per cui bisogna tenere l'attrezzatura a portata di mano, accanto al fuoco. E qui vi svelo un piccolo segreto, io l'appoggio  a parziale apertura del coperchio in modo tale che il vapore fuoriesca dalla pentola e  non si trasformi in acqua aumentando di volume il condimento. Inizia il lento pippiare (sobbollire) del ragù. Fuoco bassissimo per evitare che si attacchi al fondo. Bisogna tenere tutto sotto controllo, mai abbandonarlo, una piccola svista e va tutto perso. Poi dopo un'ora si tolgono le puntine, mentre la carne va lasciata cuocere ancora per altrettanto tempo.  Il sugo andrà lasciato sul fuoco per l'ora successiva. Poi si spegne tutto e si lascia riposare.

Il giorno dopo, un'ora prima del pranzo, si rimette la carne nella pentola e si lascia riscaldare, sempre a fuoco bassissimo, in modo tale che tutto si insaporisca nuovamente. 

A questo punto il ragù è pronto per condire la pasta.

La nostra tradizione prevede i ziti spezzati, ma andrà bene tutto quello che vorrete.

Immagine presa dal web



Altro piccolo segreto. A volte è necessario legare la carne prima di iniziare la cottura, in modo che resti molto compatta. Lo spago andrà tolto a fine cottura. Io la servo tagliata a fette e circondata dalle puntine, con al centro della verdura cotta. Che siano peperoni al forno o friarielli (broccoli napoletani).

Mi piace accompagnare il cibo che metto in tavola con un ottimo vino. Per la pietanza di oggi suggerisco un Aglianico beneventano IGP, nettare profumato della mia terra.


Buon appetito e alla prossima ricetta, in attesa di nuove richieste.