AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

17 maggio 2018

INTERVISTA A LORENZO MARONE.



Un paio di mesi fa, ho pubblicato una recensione dedicata a Un ragazzo Normale, l'ultimo libro di Lorenzo Marone, scrittore che stimo e leggo da qualche anno con grande attenzione e coinvolgimento. Le sue storie vivide e i suoi personaggi mi seducono ogni volta.


Avevo però alcune curiosità da soddisfare riguardo l'ultima lettura. Ho pensato di contattarlo e lui, con la sensibilità, l'attenzione che ha verso i suoi lettori, oltre alla sua proverbiale disponibilità, ha risposto molto volentieri alle mie domande.

Ed eccola qui, la mia mini intervista.


1)Mimi,  il tuo protagonista, ha 12 anni e vive la sua vita nel ristretto universo familiare. I genitori, la sorella e i nonni. A differenza degli altri ragazzini  del suo quartiere, legge molto e utilizza un linguaggio distante da quello in cui è cresce. Ha tanta voglia di imparare, vuole spingersi oltre. Quasi un’anomalia rispetto a ciò che ci si aspettava, visto i luoghi e le situazioni.  Per la prima volta  dai voce ad un bambino. Cosa ti ha spinto a creare un personaggio così lontano dai tuoi precedenti?

- risposta di Lorenzo Marone
Volevo vestire i panni di un adolescente, indossare uno sguardo volutamente ingenuo e vergine sulle cose, dopo tanti personaggi disillusi e con un passato difficile alle spalle. Mi andava di omaggiare l'adolescenza, il tempo dove tutto è ancora possibile, di guardare per una volta davanti e non dietro. 

2)A proposito di linguaggio. Molti lamentano stanchezza per le forme di dialetto utilizzate da molti scrittori nei loro lavori. Ritengono che la lingua italiana sia la più bella  e che la si dovrebbe utilizzare senza storture che “impoveriscono” e rendono incomprensibile ai più i dialoghi. Nel tuo libro in realtà è utilizzato pochissimo e solo per dare, credo, maggiore spessore e incisività ad alcuni momenti ben precisi che altrimenti avrebbero perso di credibilità e naturalezza. Tu cosa ne pensi e cosa rispondi?

- risposta di Lorenzo Marone
Bella domanda. Io non sono un "fissato" della lingua e dello stile, credo che la scrittura sia solo uno strumento per arrivare agli altri, per condividere le emozioni, per trasmettere il contenuto, che è quello che a me personalmente interessa. I dialetti servono a rendere spesso più saporite le storie, a far entrare il lettore in quel particolare mondo, perciò credo siano un plus, come guardare un film in lingua originale, che è molto più bello.

3)La vita di Mimì ad un certo punto incrocia quella di Giancarlo Siani, il giovane giornalista napoletano che fu ucciso dalla mafia nel settembre del 1985, anno in cui è ambientata tutta la storia. Cosa ha significato per te Giancarlo Siani e qual è il motivo che ti ha spinto a parlarne anche nel libro?

- risposta di Lorenzo Marone
Per me è stato un gigante, un eroe appunto, uno che ha vissuto con coraggio, con curiosità, un ragazzo normale che credeva in ciò che faceva, che amava il suo lavoro, la vita, e combatteva per i suoi ideali. È stato un esempio, dovrebbe esserlo ancora per le nuove generazioni, lui e tutti quelli che si battono a costo della propria vita per un mondo migliore. Il mio romanzo è un omaggio a lui, al suo esempio, al suo vivere con curiosità e coraggio. 


4)Napoli è una città bellissima e complicata. Personalmente la amo moltissimo e quando posso ci torno molto volentieri. Molti tuoi colleghi scrittori, ne cito uno in particolare che leggo e stimo, Roberto Saviano, nei loro romanzi, ne parlano come di un luogo abbandonato dalle istituzioni e destinato a implodere su se stesso. Tu invece, scrivi di lei senza nasconderne le difficoltà ma con una luce che brilla tra le righe e allora ti chiedo, cosa è per te la speranza e soprattutto c’è speranza?

- risposta di Lorenzo Marone
Io, nel mio piccolo, cerco sempre di parlare del grigio di Napoli, delle sue vie di mezzo, non solo del nero. Napoli è una città dalle mille contraddizioni e sfaccettature e non può essere raccontata da una sola prospettiva, ci sono tante positività che non emergono, soffocate dal nero, dalla cronaca che si prende sempre tutta l'attenzione. Napoli è una città capace sempre di convertire il brutto nel bello, non dimentichiamolo. Nelle mie storie, nei miei piccoli mondi che racconto, c'è la Napoli "normale", quella di tutti i giorni, piena di difficoltà, ma anche carica di "luce" e di speranza. 

Spero che le domande e soprattutto le risposte, abbiano soddisfatto alcune curiosità di chi, come me, ha letto il romanzo e spero anche di  avere incuriosito chi non lo conosce, consigliando di farlo senza troppi preconcetti e luoghi comuni, lasciandosi magari trasportare dalle belle risposte dell'autore.

Che ringrazio di cuore per avere avuto la pazienza di sopportare questa "grande" rompiscatole.Grazie  e alla prossima.

30 commenti:

  1. Grande intervista, davvero grande...
    Direi una meravigliosa e semplice danza di pensieri significativi che culminano con una fiduciosa speranza.
    Brava Mari, ringrazio te e ringrazio Lorenzo Marone.
    Notte serena, ciao.

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    1. Ma che bel complimento! Grazie sorellina, è stato davvero un gran piacere ospitarlo. Leggilo se non lo hai ancora fatto😘

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  2. Non ho ancora letto nulla di questo autore, ma sono curioso di scoprirlo. Complimenti a te, Mariella, e complimenti a Marone per la disponibilità. Non è cosa comune.

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    1. Caro Max, hai colpito al centro: non è cosa comune che un autore sia così disponibile. Lui lo ha fatto senza problemi e con serenità. Io non ne sono sorpresa, è prerogativa dei migliori. Ti consiglio di iniziare da "La tentazione di essere felici" un gran bel libro con un protagonista,Cesare Annunziata, che ti stupirà e ti trascinerà con lui quasi tuo malgrado. Perché dico così? Ahahah leggilo e vedrai. Ti abbraccio.

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  3. Bello che un autore si "conceda", ma avrà sicuramente percepito la tua sensibilità.
    p.s. amo Napoli, e come ben immagini, De Luca è uno di quelli che mi ha insegnato di più, ad amarla.

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    1. Io "riconosco" Napoli attraverso De Luca e Marone. Descrivono ciò che amo, compresi i chiaroscuri di una città che risulta sempre nuova e alla tesso tempo antica, nel modo che piace a me. Tu sicuramente conosci il film di Gianni Amelio, La Tenerezza. È tratto da "La tentazione di essere felici". Carpentieri ha dato di Cesare Annunziata un'interpretazione magistrale. Se non lo hai visto ti consiglio di farlo. Ti abbraccio.

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  4. estupendo post! feliz fin de semana!💚💚💚

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  5. Avevo intravisto il post ieri sera, ma ero di corsa e sinceramente volevo leggere con calma l'intervista per cui... eccomi qui stamattina :)

    Mariella, che bel regalo hai fatto a noi che ti seguiamo!! Anzi, che bel regalo ci avete fatto tu e Lorenzo Marone, che con la sua disponibilità e il suo modo semplice e naturale di "arrivare" alle persone ha raccontato qualcosa in più dell'ultimo libro edito ma anche del suo modo di essere scrittore e di vedere la sua Napoli, che poi è anche un pò la mia giacchè sono lì le mie origini da parte materna e io ci sono nata, pur non avendoci mai vissuto.
    Mi piacerebbe incontrarlo di persona una volta, lui gira molto... prima o poi andrò a stringergli la mano per ringraziarlo delle belle emozioni che mi ha dato con i suoi romanzi e con i suoi personaggi.
    Un bacio grande, ciao amica cara!

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    1. Cara Maris, tieni sotto controllo il tour di Marone sul suo blog. Qualche settimana fa è stato a Benevento per cui prima o poi arriverà anche dalle tue parti.
      Grazie cara ma non ho fatto nulla di speciale, solo cercare di soddisfare alcune mie curiosità. La cosa certa è che pochi autori sono così disponibili come lui, di sicuro.
      Vero è che la boria e la supponenza, oltre che la presunzione, è comune anche in chi non è bravo oltre ad essere un emerito sconosciuto (per fortuna).
      Poi ci sono le belle e brave persone, che mettono, con umiltà e semplicità, tutto a posto.
      Ti abbraccio forte.

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  6. Complimenti, una bella intervista con domande interessanti ed un autore che senza spocchia ha piacevolmente desiderato rispondere.

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    1. Grazie Daniele, ricordo che ti era piaciuta la mia recensione. Non so se l'autore ti convinca ma spero che questa breve mia intervista abbia contribuito ad avvicinarti a lui.
      Ne vale la pena.
      Un abbraccio.

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  7. Una bella intervista che suscita curiosità verso questo autore che non conosco, grazie a te e a lui. Buona giornata.
    sinforosa

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    1. Cara Sinforosa grazie per le belle parole.
      Credo si capisca, soprattutto con le sue risposte che persona sia Lorenzo Marone.
      Poi, che sia un ottimo autore, mi auguro tu possa scoprirlo presto.
      Un abbraccio.

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  8. Grazie Mariella: Lorenzo è riuscito a realizzare quello che da anni sogno anch'io; lasciare l'avvocatura per scrivere romanzi!!!
    Ci riuscirò anch'io???

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    1. Ahahah, qui siamo nel circolo degli avvocati che cambiano mestiere o che vogliono cambiare mestiere.
      Pensa che io ho cominciato studiando giurisprudenza nella sua stessa facoltà, poi la vita mi ha condotto altrove.
      Abbi fiducia Luigi e non smettere di crederci!
      Un abbraccio.

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  9. E' difficile leggere qualcosa di realmente coinvolgente.
    Ho ordinato "Un ragazzo normale " - non avevo ancora letto il tuo consiglio-
    Mariellina, ciò ti dice quanto mi fido di te.
    Cri

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    1. Cri, hai perfettamente ragione.
      Molto difficile. Mi fa piacere che tu abbia seguito il mio consiglio comprando l'ultimo romanzo di Lorenzo.
      Se posso spingere ancora, ti consiglio appassionatamente " La tentazione di essere felici". Credimi, il suo protagonista, Cesare Annunziata, ti affascinerà con tutte le sue contraddizioni e i suoi difetti.
      Ne resterai soggiogata.
      Ti abbraccio forte, sempre molto cara con me.

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  10. Un autore che mi manca, provvederò
    grazie

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    1. Ciao Ernest, mi auguro di cuore che ti piaccia.
      Un abbraccio.

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  11. Non conoscevo questo autore e penso di doverti almeno un grazie per avermelo fatto notare. La tua intervista è essenziale e´riguarda solo questo suo UN RAGAZZO NORMALE.
    Non mi resta che sospendere qualsiasi giudizio prima di aver letto qualcosa di lui. Posso solo dire di non essere d'accordo con l'uso del dialetto nella scrittura, perché la scrittura non è solo "uno strumento per arrivare agli altri", ma anche e soprattutto "per condividere le emozioni". Giusto, ma dobbiamo intenderci bene amico mio e non a fischio come le cicale. Se io leggo che Lucia "taliava" Giovanni, posso capire che lo stesse facendo a fettine mentre invece lo stava spiando, e se invece lo "spiava" vuol dire che gli stava rivelando un suo segreto. Capito che intendo? E lui che è de Napule ben lo sa. Sarà che vivo all'estero da oltre la metà della mia vita, ma credimi ero già innamorato della nostra lingua, che si lascia contorcere e forgiare come piace a noi, data la sua duttilità, e non la scambierei con nessuna.

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    1. Ciao, me lo avevi già scritto che non lo conoscevi e so che è molto difficile farti cambiare idea se per un qualunque motivo non ti convince.
      Ma il mio intento era quello di avvicinarvi a lui come persona andando oltre la sua scrittura.
      Sul dialetto cosa dirti: la penso diversamente da te. A parte il fatto che l'autore nello specifico lo utilizza solo ed esclusivamente per sottolineare alcuni momenti (il libro è tutto in italiano che sia chiaro) mi viene da pensare che molte volte ho letto cose tue in cui tornavi al tuo dialetto per dare la giusta enfasi a particolari momenti. Poi ho pensato a tanti, tantissimi Autori italiani che non lo disdegnano, anzi. Da Camilleri a Vitali, al mio amico Pezzoli a Carofiglio a Pasolini.
      Vabbè, non sono qui a fare una crociata su questo tema, ci mancherebbe. E lascio da parte la grande tradizione della nostra poesia dialettale.
      Che poi, la nostra bella lingua italiana altro non è che la trasmutazione del dialetto toscano. il volgare di Dante Alighieri.
      Facciamo che tutto scompaia e che non resti più niente del nostro vissuto e della nostra storia.
      Saremo tutti belli puliti e politicamente corretti. Anche la lingua nostra. Bella, asettica e infarcita di inglese.
      Ce lo meritiamo.

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    2. E pensare che, tornando ai libri di Marone, c'è un suo personaggio che sembra fatto apposta per te.
      In passato ho recensito altri suoi lavori, probabilmente ti sono sfuggiti.
      Se avrai voglia, ti consiglio "La tentazione di essere felici".

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  12. Un bella intervista, molto interessante.
    Serena domenica.

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    1. Grazie Vincenzo, buona domenica.

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  13. Di Lorenzo Marone ho letto "Magari domani resto" e "La tentazione di essere felici". Pur non rientrando tra il mio genere di letture, ho saputo apprezzarne lo stile e come affronta le tematiche. Grazie a questa intervista ho avuto l'occasione di conoscerlo meglio.
    Un abbraccio!
    Amanda e Sole

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    1. Hai letto due romanzi che amo molto. Mi fa piacere ti abbiamo coinvolto anche se hai altri gusti.
      Diversificare aiuta a migliorarsi.
      Pensa che io, per anni, non ho letto noir italiani. Ero fissata con Agata Chirstie e pensavo fosse il massimo.
      Poi un giorno mi sono innamorata del Commissario Ricciardi e del suo autore: Maurizio De Giovanni. Capitati quasi per caso, prendendo in prestito un libro in biblioteca.
      Grazie a te per avere letto il mio post e averlo trovato utile.
      Un abbraccio forte a te e Sole.

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  14. Bella 😎 questa mini intervista...ed io di interviste me ne intendo.
    Ciao!😊

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    1. Grazie Nick.
      Che bel complimento fatto da te.
      Un abbraccio!

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  15. Ho scoperto un nuovo autore! ^_^...e non me lo lascio sfuggire.
    Bella intervista e credo siano molto belli anche i suoi contenuti! Voglio farmi sedurre anche io...
    Un abbraccio Mariella e complimenti a Lorenzo :*

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Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)