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17 dicembre 2019

POSTITIZIE:QUANDO LA TUA AZIENDA È MEGLIO DI BABBO NATALE


La sorpresa dei dipendenti all'apertura delle buste - immagine dal web


Qualche giorno fa, nel Maryland, Stati Uniti d'America, un'azienda ha festeggiato assieme ai suoi dipendenti il raggiungimento di tutti gli obiettivi annuali. 
Durante la serata, ognuno di loro ha ricevuto una busta rossa.
Solo che, all'interno, non c'erano gli auguri di Natale ma assegni premio.
Eh sì, perché  la St. John Properties, ha donato un totale di 10 milioni di dollari (10MILIONIDIDOLLARI) a tutti quanti.
Si partiva da tagli di 100  fino a 270.000 dollari, a seconda dell'anzianità di servizio.

Il titolare della società Lawrence Maykrantz, ha spiegato con queste parole l'accaduto:


“Volevamo fare qualcosa per ringraziare tutti i nostri dipendenti per averci aiutato a raggiungerlo, e volevamo fosse fatto in grande. Siamo orgogliosi di loro. Sono la base e la ragione del successo dell’azienda e volevamo trovare un modo per ringraziarli. Penso che siamo riusciti a farlo”

Dopo l'iniziale smarrimento, sono arrivate le lacrime e la commozione per tutti quanti i presenti. Ognuno di loro si è avvicinato al proprietario per ringraziarlo e per raccontargli che cosa farà con i soldi ricevuti in premio. C'è chi pagherà il mutuo, chi dei debiti scolastici, chi delle spese mediche, molti istituiranno un fondo per i propri figli.

Anche in Italia accadono miracoli simili grazie a pochi e illuminati imprenditori.
Ma la maggioranza, gli utili realizzati se li tiene ben stretti e a malapena, per Natale, regala un panettone. Magari del supermercato eh...

Fonte: Positizie

15 dicembre 2011

Emily Dickinson: il fragile e stupendo volo della poesia.


Il primo ricordo che ho limpido, di una mia prova di scrittura, è una poesia.
Scritta al buio su un pezzo di carta strappato dal quaderno di prima elementare.
Era una poesia tristissima, sono sicura di averla conservata in qualcuno dei miei diari di bambina, che mio padre ha messo via con amore.

Scrivo poesie da sempre, e lascio tracce ovunque.
Questo credo si capisca anche da come scrivo in prosa.
Difetto di pragmaticità ed effettuo voli pindarici con le parole.
Ma i versi sono il modo migliore con cui riesco ad esprimere i miei pensieri.
Non sono un granchè beninteso, non immaginatevi l’alloro attorno alla mia testa, ma mi piacciono sono parte di me.

Ho un amore immenso poi, per un piccolo scricciolo di donna che ha scritto versi così grandi da non crederci.

Ho bisogno di parlarvi di lei.

Inizio con le sue parole che amo di più:

Notti folli – Notti folli
Se io fossi con te
Queste notti sarebbero nostra voluttà!

Futili i venti per un cuore in porto
Niente più bussola, niente più carta!
Remando nell’Eden
Ah il mare!
Se in te stanotte potessi ancorare.


Parole così, scaturite dal cuore di una donna che mai in vita ebbe la possibilità di ancorarsi al porto dell’amore, fanno capire come la passione può essere coperta da mille crinoline e oscurate da tutti i pregiudizi del mondo, ma poi viene fuori, sempre.

La cosa sconcertante mentre mi avvicinavo a lei, era proprio scoprirla mentre piano piano si toglieva tutti i veli sotto i quali si era nascosta, e il fuoco che era dentro di lei sgorgava pienamente.
Io mi sono innamorata della sua energia, della sua ricerca della perfezione e del suo totale disinteresse per la fama.
Il suo amore per la natura è la costante sempre presente in ogni suo scritto.

La natura, il suo piccolo mondo, la sua casa, dove scelse di rinchiudersi dopo i 25 anni e la sua stanza.
La sua fissazione per la purezza, il suo vestirsi quasi sempre di bianco.
Il suo rapportarsi continuo con la morte e in contrapposizione lo splendore che nasce da ogni suo verso.

I suoi scritti vennero alla luce dopo la sua morte, sua sorella Lavinia trovò una scatola contenente la maggior parte della sua opera e comprendendone la portata si diede da fare affinchè fosse pubblicata, e questo avvenne dopo  soli quattro anni dalla sua scomparsa.

Ebbe solo due amori nella sua vita, nascosti a tutti:
il reverendo Charles Wadsworth, definito da lei stessa il suo più caro amico terreno e suo amore segreto;
sua cognata Susan Gilbert amica del cuore;

Vi lascio ancora qualche verso:


Sono nessuno! e tu?
sei - nessuno -  anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Farebbero  rumore sai!


Che noia - essere - qualcuno!
Che cosa pubblica - come una rana -
dire il proprio nome - un lungo giorno di giugno -
a una palude ammirata!






CHE NE DITE DISCUTIAMO DI POESIA?

13 novembre 2011

LOUISE MAY ALCOTT: Volevo essere Jo March





“Un Natale senza regali non sarà Natale”!

 La ragazzina ribelle e un po’ maschiaccio che sbatteva i piedi a terra e si ribellava alla decisione della madre di festeggiare il Natale un po’ in sordina, mi aveva conquistato all’istante.
Avevo 5 anni e mezzo, sapevo già leggere e il regalo di Natale portato dalla mia madrina, era appunto questo libro insieme al  “Circolo Pickwick” di Charles Dickens.
Naturalmente era la versione per ragazzi, non sono stata un piccolo genio.

Da grande poi, la mia passione  per il ciclo creato dall’autrice americana, mi ha portato a comprare la versione integrale e completa dei romanzi.

Il mio sogno era essere esattamente come lei, a dire il vero da bimbetta le assomigliavo abbastanza, ma non avevo la battuta pronta come lei e la sua grinta nell’affrontare ogni situazione.
Ero leggermente più dolce e timida.

Ho amato quel libro profondamente.

Mi sono immedesimata in lei quasi completamente, era la mia eroina.

Mi sorprendevo a sognare ad occhi aperti, di vivere le sue avventure, e già allora sognavo l’America.

La provincia però non mi attraeva, preferivo la città NYC dove si era trasferita nel secondo libro, quando cercava di sfondare come scrittrice.
Lei fece la scelta di tornare a casa, e il suo amore la raggiunse lì.



Dei romanzi, che sono una trilogia, hanno fatto diverse trasposizioni cinematografiche.

La  prima versione è  del 1933,  nella parte di Jo c'era una strepitosa Catherine Hepburn.




La seconda del 1949, forse la più famosa, la versione che ci ripropongono sempre a Natale,  quella con June Allison, Vivien Leigh nei panni di Meg e soprattutto Elisabeth Taylor nella parte di Amy.





La terza e' del 1994, la versione più femminista.
Un cast eccellente da mamma March interpretata da Susan Sarandon, a Kirsten Dust nella parte di Amy a Winona Ryder nella parte di Jo.
E uno spettacolare Christian Bale nella parte del romantico Laurie.




Io, poi mi sono trovata davanti allo stesso bivio, dovevo scegliere e decisi diversamente.
Non mi sono pentita, ma la mia casa e la mia famiglia mi mancano.

Sempre di più, con il passar del tempo mi accorgo che ho realizzato tante cose nella mia vita, ma ho perso tante altre.

Veder crescere i miei fratelli, poter condividere le loro esperienze e consigliarli, accompagnare i miei genitori nei lento e dolce cammino verso la vecchiaia, tutte le feste familiari a cui non sono stata presente.
I loro momenti di felicità e i loro momenti di sofferenza.
Sono stata quasi sempre lontana.

Ho perso tanto della mia vita e della loro.

E questa sera che sono particolarmente triste perchè vorrei tenere stretta la mano di mia madre per farle sentire quanto la amo, rifletto sulla scelta di Jo che all’epoca della lettura non avevo capito, mi chiedo se non avesse avuto ragione lei.

Home sweet home.

La casa è lì dove è il nostro cuore, ma talvolta non è abbastanza.