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| MARIELLA ESSE FOTO PRIVATA |
Ieri pomeriggio, commentando uno dei bei post dell'amica blogger CHAOS, sono tornata con il pensiero ad una frase amatissima, scritta quasi vent'anni fa dal mio autore del cuore.
"La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla."
Il romanzo da cui è tratta fu uno dei libri più attesi di quegli anni perché per molto tempo Márquez era rimasto in silenzio, e molti dei suoi lettori, come me, pensavano che sarebbe stato difficile per lui tornare alla Scrittura, quella "misteriosa" e "magica" a cui ci aveva abituati.
Invece spiazzò tutti, regalandoci un libro di memorie, le sue, facendoci addentrare nel suo passato ed in particolare, nella sua infanzia e giovinezza ad Aracataca. Facendoci respirare per intero, l'animo di quel ragazzo indisciplinato e avventuroso cresciuto tra le donne che sarebbe diventato una delle figure più rappresentative della letteratura del ventesimo secolo. E non solo.
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Riflettevo sul profondo significato della frase provando ad adattarla al momento tragico e spartiacque che stiamo attraversando.
Tra qualche tempo, cosa ricorderemo della pandemia? Perché sicuramente ognuno di noi, si porterà dietro immagini, emozioni e dolori, che elaborerà in maniera soggettiva. Qualcosa verrà dimenticato, altro invece esasperato. Il Maestro dice che la mente adatterà i ricordi a quel che vorrà ricordare e quel che vorremo ricordare lo racconteremo. Ognuno di noi elaborerà a suo modo una visione soggettiva dell'accaduto e quello sarà il patrimonio da veicolare ai posteri. Di quasi ogni cosa che ci accade alla fine ci portiamo dietro una versione elaborata dalle nostre emozioni, probabile succeda anche per questa enorme tragedia che abbiamo condiviso con il resto del mondo.
Io ricorderò il silenzio bruciante, il cielo mai così azzurro come in questa primavera, lo strano scorrere del tempo tra le mura di casa, gli abbracci desiderati, le lunghe videochiamate alle persone care, il mio scoprirmi nuove fragilità, alcune impensate. I momenti di rabbia e dolore, intensificati dai silenzi.
Tutto il resto proverò a dimenticarlo.
Voi cosa ricorderete? Ve lo chiedo ora che la stiamo vivendo questa vita distopica, prima che il tempo cancelli le sensazioni più cocenti lasciando alla memoria solo quello che vorremo ricordare.
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