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23 novembre 2019

SABATO DI POESIA: SUPPLICA A MIA MADRE





È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

(Pier Paolo Pasolini - Poesia in forma di rosa - Garzanti - 1964)



Pier Paolo Pasolini: Bologna 1922 - Ostia 1972

"Ci sono due dati fondamentali di Pasolini che sono stati irripetibili e mai più ripresi dalla letteratura italiana venuta dopo di lui anche se si è occupata di temi a lui vicini. Il primo è che Pasolini era fondamentalmente un poeta. Il primo approccio per lui alla letteratura è stata la poesia, anche quando con Trasumanar e organizzar l’ha rifiutata come genere. Premetteva sempre infatti che i suoi interventi erano en poète: perché lui faceva il teorico del cinema en poète, critica letteraria en poète, il polemista en poète. Ed effettivamente questa genesi poetica della sua opera non appartiene a nessun altro L’altra cosa ancora più importante per Pasolini è che anche le osservazioni più ampie di tipo storico, sociologico nascevano sempre da questioni di vita o di morte: a partire dalla trasformazione del corpo dei giovani fino a tutto il piano delle trasformazioni sociali e sessuali, tutto aveva per lui un punto di partenza e significato intimo e privato. Si ha sempre l’impressione che queste cose per Pasolini abbiano un’urgenza diciamo così creaturale che per nessun altro hanno mai avuto."

Walter Siti in un'intervista a Gli Stati Generali