Visualizzazione post con etichetta vita e poesia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vita e poesia. Mostra tutti i post

12 febbraio 2022

[SABATO DI POESIA] Bello mondo (ringraziare desidero) di Mariangela Gualtieri

 

Mariangela Gualtieri-altervista.org

In quest’ora della sera
da questo punto del mondo

Ringraziare desidero il divino
labirinto delle cause e degli effetti
per la diversità delle creature
che compongono questo universo singolare
ringraziare desidero
per l’amore, che ti fa vedere gli altri
come li vede la divinità
per il pane e il sale
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede
per l’arte dell’amicizia
per l’ultima giornata di Socrate
per il linguaggio, che può simulare la sapienza
io ringraziare desidero
per il coraggio e la felicità degli altri

08 gennaio 2022

[SABATO DI POESIA] Su quel fiato che incespica di Franco Battaglia

 

Puoi ​ fare la collezione dei tuoi passi,

nel silenzio appena sussurrato di eco.
Puoi sbirciare,
per capire se il mondo si muove con te,
se riesci a scorgere oltre gli orizzonti
che si accavallano,
o ti logori solo a non perdere terreno.

E a volte, sul terreno che perdi,
su quel fiato che incespica,
rimani fermo a capire
se valeva la pena.

Rimani immobile
a cambiare punto di vista
Mentre tutto attorno viaggia frenetico.

E non appena il respiro torna regolare,
sorridi al turbinio
e improvviso appare il tramonto.

Che strano.

(Su quel fiato che incespica di Franco Battaglia - poesia inedita)

11 dicembre 2021

[SABATO DI POESIA] PELLE DI DONNA DI VINCENZO IACOPONI MALAVISI

Pelle di donna levigata e odorosa
di essenze, di prati rasati di fresco,
rivestita di un guanto di mandorle amare
che si addolciscono al contatto lieve
della bocca di un amante.

Piedi di donna che timorosi comprimono
muschi e velluti d'erbe piegate ad arco
che li tengano sospesi perché l'arida
terra gelata non arrivi a sfiorarli.

Cosce di donna rigogliose di curve,
che solenni salgono ad afferrare il cielo
abbracciando tutto quel che sospeso vi sta,
nuvole sobrie e raggi della luna,

che si avviluppino insieme
in cerchi voluminosi e spirali,
da nuovi profumi sollevate  e spinte
avvicinandole a lembi di orizzonte
senza un angolo, senza una barriera.

Qui vi ho cercate, qui vi ho trovate,
qui chiudendo gli occhi e spalancando
narici frementi ed assetate
di novità, qui ho adagiato
la mia innocenza e la mia virilità.

Esposte state come in un museo ove devoti
coloro che vive e morbide vi sognano
affacciate ai balconi dei ricordi
sugli ultimi rettilinei del cammino
ancora nuovo rimasto.


(Vincenzo Iacoponi Malavisi -   11  febbraio  2019)


11 settembre 2021

[SABATO DI POESIA] 11 SETTEMBRE DI MARIO LUZI

 

11 settembre 2001 Citynow.it


Dimettete la vostra alterigia
sorelle di opulenza
gemelle di dominanza,
cessate di torreggiare
nel lutto e nel compianto
dopo il crollo e la voragine,
dopo lo scempio.
Vi ha una fede sanguinosa
in un attimo
ridotte a niente.
Sia umile e dolente,
non sia furibondo
lo strazio dell’ecatombe.

Si sono mescolati
in quella frenesia di morte
dell’estremo affronto i sangui,
l’arabo, l’ebreo,
il cristiano, l’indio.
E ora vi richiamerà
qualcuno ai vostri fasti.
Risorgete, risorgete,
non più torri, ma steli,
gigli di preghiera.
Avvenga per desiderio
di pace. Di pace vera.

Mario Luzi  (in «La Nazione», 12 gennaio 2002)

Oggi sono vent'anni.

Ero in ufficio, intorno alle 15.00 del pomeriggio, quando la collega della segreteria ci venne a chiamare perché avevano appena detto alla radio che un aereo aveva  colpito una delle Twin Towers a NYC. Corremmo in sala riunioni e accendemmo il televisore. Al momento non si avevano notizie certe, internet non era quello di adesso, non esistevano Twitter e Instagram, social che ci hanno abituato all'immediatezza di immagini e notizie. Era un rincorrersi di aggiornamenti alcuni imperfetti, altri sbagliati. Nel giro di poco più di un quarto d'ora la notizia del secondo aereo ci raggiunse;  poco dopo quelle sul  terzo  schiantatosi sul Pentagono e il quarto destinato a Capitol Hill, che solo grazie all'intervento di alcuni passeggeri  ribellatisi agli attentatori (eroi), cadde in una zona rurale della Pennsylvania. Quando vedemmo le prime immagini relative all'impatto e al crollo, quasi non volevamo crederci. Ricordo lo shock e il nostro silenzio.  Quelle scene, poi riviste  centinaia di volte nei giorni seguenti, divennero lo spartiacque tra il prima e il dopo l'escalation del terrorismo internazionale. Vi ricordate vero dove eravate quel giorno? Io non lo dimenticherò mai. 

Una delle scale che alcuni sopravvissuti hanno utilizzato per scappare dalle torri (Museo WTC 9/11)

Le grandi vasche che hanno sostituito le due Torri (WTC 9/11)



Particolare del bordo di una delle vasche con alcuni dei nomi delle vittime (WTC 9/11)

La Freedom Tower vista da Lower Manhattan (WTC 9/11)



Nb: tutte le foto, esclusa la prima,  sono state scattate da me durante  alcuni viaggi negli States. Sono stata diverse volte al World Trade Center, l'ho visto in costruzione la prima volta nel 2011, quando il memoriale era ancora provvisorio e poi nel 2013, nel 2016, nel 2018 ormai completato. E nel 2020, all'alba di quell'anno che nuovamente avrebbe cancellato le nostre sicurezze, i nostri pochi punti fermi. Ora è necessario ritornare a vivere. Ma non saremo mai salvi senza imparare dal passato quel che è indispensabile per il futuro. La memoria è il nostro strumento più potente. Mai dimenticare, MAI.

17 aprile 2021

[SABATO DI POESIA] RESTIAMO UMANI DI VITTORIO ARRIGONI


La storia siamo noi,
la storia non la fanno i governanti codardi con le loro ignobili sudditanze ai governi militarmente più forti.

La storia la fanno le persone semplici,
gente comune, con famiglia a casa e un lavoro ordinario,
che si impegnano per un ideale straordinario come la pace,
per i diritti umani, per restare umani.

La storia siamo noi,

che mettendo a repentaglio le nostre vite,
abbiamo concretizzato l'utopia,
regalando un sogno, una speranza a centinaia di migliaia di persone.
Che hanno pianto con noi,
approdando al porto di Gaza,
ma sono state lacrime di gioia.

Il nostro messaggio di pace,
è un invito alla mobilitazione per tutte le persone comuni,
a non delegare la vita al burattinaio di turno,
a prendersi di petto la responsabilità di una rivoluzione, 
rivoluzione interiore innanzi tutto, verso l'amore, l'empatia,
che di riflesso cambierà il mondo.

La pace non è un'utopia,
e se lo è abbiamo dimostrato che a volte le utopie si concretizzano.

Basta crederci,
fermamente impegnarsi,
contro ogni intimidazione, timore, sconforto,
semplicemente restando umani.

Restiamo umani.


(Vittorio Arrigoni - da Fondazione Vittorio Arrigoni) 



Note biografiche dell'autore

Vittorio Arrigoni nasce a Besana Brianza nel 1975. Muore a Gaza nel 2011. È stato  attivista, giornalista e scrittore italiano.  Era un sostenitore della soluzione binazionale come strumento di risoluzione del conflitto israeliano-palestinese. Si era stabilito nella Striscia di Gaza da pacifista per aiutare la popolazione arabo-palestinese contro il tentativo di pulizia etnica perpetuato nei loro confronti dallo stato di Israele. Fu rapito  e ucciso tramite strangolamento da un gruppo terrorista definitosi jiadhista salafita. Quest'anno ricorrono i dieci anni dalla sua morte. Di lui Moni Ovadia disse: era un essere umano che conosceva il significato di questa parola. Ogni suo intervento scritto terminava con la celebre frase "restiamo umani". Ma cosa è rimasto di davvero umano ormai negli uomini? Lo siamo davvero mai stati?




Impegnate cinque minuti e guardate il video che ho postato, si 
può dire sia il suo testamento. Vittorio Arrigoni "il vincitore".

20 marzo 2021

[SABATO DI POESIA] IL FERROVIERE CONTADINO DI MARIELLA ESSECI

 

Foto privata vietata la riproduzione

Da quella scaletta che prendevi  di corsa,

ci hai abituato a salutare il mondo

quello che scorreva sempre più veloce di noi.


Ci hai spinto a non rimanere in sosta,

ma a correre con quanto fiato avevamo in gola

per abbracciare vita e sogni.


Il fischio con il quale salutavi le partenze

dava ritmo al tempo e ai sorrisi

quelli belli e luminosi con cui ci accogli


E molti erano i giorni delle tue assenze

in cui la vita sembrava sospesa

e l'attesa l'unica virgola determinante


E tra i chilometri percorsi e il vento

hai trovato il posto dove appoggiare gli anni

quelli che contengono esperienza


Nell'orto di Dio, dove poni l'accento

rinasce la vita ogni giorno

grazie alle tue mani


E mai mi basteranno le parole

per ringraziarti 

perché il mio cuore è tuo

caro papà


(Mariella Esseci - le mie poesie - 2020)


Note biografiche sull'autore.

Mariella Esseci nasce a Benevento nel 19.. vabbè, nel secolo scorso. Vive nella provincia di Monza e Brianza dal 2000 ma è lombarda d'adozione dal 1985. Lavora come la maggior parte dei suoi concittadini risparmiandosi poco, ma quello è caratteriale, l'ha ereditato dai genitori. Le piace scrivere, prosa e poesia. Ha un blog da oltre dieci anni dove la parola d'ordine è passione. Ne ha tanta, lo si capisce da tutto quello che fa. Abbastanza testarda, quando c'è da sguainare la spada non si tira mai indietro. Ma sa essere molto dolce, quando meno te lo aspetti. La sua scrittura è limpida e scorrevole,  a volte evocativa, riesce ad abbracciare le persone e reputa fondamentali le parole. Nella vita ha un carattere simile a quello di suo padre, si dice sia la sua fotocopia. Ma come lui, riesce a dare conforto anche ai sassi, perché capace di cura e ascolto. Per tutto quello che la riguarda non può far altro che ringraziare la mamma e il papà. A cui oggi, con un giorno di ritardo, dedica il suo sabato di poesia. Amici che mi leggete, vi prego di essere clementi. Non ho mai detto di essere poetessa ma figlia innamorata sì. Quello è per sempre.



13 febbraio 2021

[SABATO DI POESIA] NELLA CASA DI N. COMPAGNA D'INFANZIA DI MARIO LUZI


Mario Luzi a Firenze -  dal web


Il vento è un aspro vento di quaresima,
geme dentro le crepe, sotto gli usci,
sibila nelle stanze invase, e fugge;
fuori lacera a brano a brano i nastri
delle stelle filanti, se qualcuna
impigliata nei fili fiotta e vibra,
l'incalza, la rapisce nella briga.


Io sono qui, persona in una stanza,
uomo nel fondo di una casa, ascolto
lo stridere che fa la fiamma, il cuore
che accelera i suoi moti, siedo, attendo.
Tu dove sei? sparita anche la traccia...
Se guardo qui la furia e se più oltre
l'erba, la povertà grigia dei monti.

(Primizie del deserto - 1952)


14 novembre 2020

SABATO DI POESIA: ALLA VITA DI NAZIM HIKMET





La vita non è uno scherzo.

Prendila sul serio

come fa lo scoiattolo, ad esempio,

senza aspettarti nulla

dal di fuori o nell'aldilà.

Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.

Prendila sul serio

ma sul serio a tal punto

che messo contro un muro, ad esempio, le mani legate,

o dentro  un laboratorio

col camice bianco e grandi occhiali,

tu muoia affinché vivano gli uomini

gli uomini di cui non conoscerai la faccia,

e morrai sapendo

che nulla è più bello, più vero della vita.

Prendila sul serio

ma sul serio a tal punto

che a settant'anni, ad esempio, pianterai degli ulivi

non perché restino ai tuoi figli

ma perché non crederai alla morte

pur temendola,

e la vita peserà di più sulla bilancia.

(ALLA VITA - 1948 )


Note bibliografiche:

Nazim Hikmet nacque a Salonicco nel 1902 e morì a Mosca nel 1963. Del grande poeta turco ho parlato diverse volte da me, ad esempio (QUI). La prima volta che ne sentii parlare fu guardando Le Fate Ignoranti (uno dei miei film preferiti). Era sua una delle poesie che la protagonista femminile, Margherita Buy, leggeva in un momento del film. Come spesso accade, le parole mi catturarono all'istante. E allora le cercai e  trovai i libri come  quello che ho aperto ora,  con le pagine ingiallite dal tempo e le parole sottolineate a matita. Nazim l'esule, Nazim il poeta, Nazim l'uomo profondamente innamorato della vita. Così interessato, così vigile, così curioso, così proiettato verso il mondo che pur per moltissimi anni, poté intravedere solo dalle finestre delle sue prigioni. Ricco di speranza. Generoso, innamorato, folle. Morì un mattino di giugno, e per un po' non se ne accorse nessuno. Lo trovarono accasciato accanto alla porta di casa. Un infarto fulminante lo aveva portato via così come lui desiderava accadesse. Rapidamente. Lasciandoci in eredità  una poesia trasparente e molto comunicativa, che abbraccia con le sue parole l'universo intero. Sì, le sue parole, coraggiose ed eroiche, le sue parole che sono uomini.


07 novembre 2020

SABATO DI POESIA: VI FU UN TEMPO DI DYLAN THOMAS





 Vi fu un tempo che i danzatori coi loro violini

In circhi da bambini potevano arrestare i loro guai?

Vi fu un tempo che potevano piangere sui libri,

Ma il tempo ha posto il suo verme sul suo sentiero.

Sotto l'arco del cielo non sono più al sicuro.

In questa vita, ciò che non è conosciuto è più al sicuro.

Sotto i segni del cielo chi non ha braccia

Ha mani pulite, e dato che lo spettro senza cuore

È l'unico a non essere ferito, il cieco vede meglio.

(POESIE 2017 - TASCABILI GUANDA)



Note bibliografiche:

Dylan Marlais Thomas nacque a Swansea (Galles) nel 1914 e morì a New York nel 1956 stroncato dall'alcol. Era giornalista della BBC a cui collaborò fino alla fine.  Ma fu poeta, scrittore, drammaturgo. Considerato uno dei più grandi poeti in lingua inglese del Novecento, esordì nel 1934 con  18 Poems. Ho avuto con lui un approccio difficile perché quasi tutto nella sua poesia si riconduce alla sofferenza e alla morte. Meglio ancora: la vita e la morte sono legate indissolubilmente.  E poi c'è che al primo impatto appare confuso con una sovrapposizione di parole e di sensazioni. Da l'idea di essere contorto e oscuro. Ma come spesso mi accade non mi arrendo. La poesia che ho selezionato per voi, nonostante mantenga lo stile oscuro, evoca speranza. Voi cosa ci vedete?



31 ottobre 2020

SABATO DI POESIA: CANTO DELLA MIA NUDITÀ DI ANTONIA POZZI

 


Guardami: sono nuda. Dall'inquieto

languore della mia capigliatura

alla tensione snella del mio piede

io sono tutta una magrezza acerba

inguainata in un color d'avorio.

Guarda: pallida è la carne mia.

Si direbbe che il sangue non vi scorra.

Rosso non ne traspare. Solo un languido

palpito azzurro sfuma in mezzo al petto.

Vedi come incavato ho il ventre. Incerta

è la curva dei fianchi, ma i ginocchi

e le caviglie e tutte le giunture,

ho scarne e salde come un puro sangue.

Oggi, m'inarco nuda, nel nitore 

del bagno bianco e m'inarcherò nuda

domani sopra un letto, se qualcuno

mi prenderà. E un giorno nuda, sola,

stesa supina sotto troppa terra,

starò, quando la morte avrà chiamato.

(Palermo, 20 luglio 1929 - Cento poesie d'amore e di silenzio -  2019 -  edizioni Interno Poesia)


Note bibliografiche:

Antonia Pozzi nasce a Milano nel 1912 e lì muore nel 1938. È una delle principali voci della poesia italiana del Novecento.  Si laurea in Estetica all'Università Statale di Milano nel 1935. Si toglie la vita nel 1938 nel parco antistante l'Abbazia di Chiaravalle. Le sue poesie sono state pubblicate e poi scoperte dal grande pubblico solo dopo la morte. (Interno Poesia) Nonostante la conclusione brutale del suo vivere, dalla sua opera traspare un grandissimo amore per la vita che lei cercava di urlare al mondo intero con grande disperazione. Avrebbe voluto affrontarla di petto quella montagna che in realtà non riuscì a scalare. Si sentiva sola e dimenticata e non riuscì a  trovare chi la accogliesse e le desse riparo. Ho scelto questa poesia perché è emblematica, a mio parere, del suo desiderio di essere amata. Di appartenere a qualcuno. Di essere completa. Non era sfrontata, ma solo divorata dalla voglia di vivere.


18 luglio 2020

SABATO DI POESIA: LA VALIGIA - ADAM ZAGAJEWSKI


All'alba le colline di Cracovia erano velate da nubi.
A Monaco pioveva, le Alpi invisibili
e pesanti giacevano nelle valli come pietre.

Solo ad Atene ho veduto il sole far sì
che l'aria, tutta l'aria,
tutta l'enorme flottiglia dell'aria,
si mutasse in oro fremente.

Come dicono gli scrittori religiosi: a un tratto
sono diventato un altro uomo.

Sono solo un turista nel mondo visibile,
un'ombra  tra le migliaia che 
si librano sotto le immense volte degli aeroporti - 

e come un cane fedele mi segue sulle sue rotelle
la mia valigia verde.

Sono solo un turista sbadato
ma amo la luce.

(Adam Zagajewski - Asimmetria  -  2014)


Note sull'autore (qui)


La lirica odierna ha il duro sapore dell'esilio e dell'eterno nomadismo, temi assai cari al poeta.  Si focalizza sui piccoli particolari e lì colloca la sua lente d'ingrandimento. Resta il senso di spaesamento comune che pervade molti di noi alle prese con la società attuale.

04 luglio 2020

SABATO DI POESIA: IN QUESTA STANZA - GASPARE PERO

Sono solo in questa stanza 
a studiare la mia vita 
e mi son chiesto alcune volte 
perché non sia già finita. 
Ero giunto a disperarmi 
su quest’isola di mente, 
rinnegando quasi i meriti 
che mi ripagano con niente. 
Ho capito a cosa serve 
in quest'epoca informarsi 
informarsi di notizie 
vuote come l’innamorarsi. 
Ho cercato di comprendere 
dove fossi mai finito 
in un luogo dove il cuore 
resta sempre lui il punito. 
Dove sono qui i valori 
per cui vale la pena lottare? 
Solo per soldi oggi si vive 
non c'è nessuno più a sognare. 
Sognare di tornare indietro 
quando eravamo più innocenti 
era premiata l’onestà 
e non certi comportamenti. 
Invece qui, in questi giorni 
pur di inquinare e comandare 
si sta distruggendo il mio pianeta 
senza più degni da perdonare. 


(Gaspare Pero - 1994)


Note bibliografiche sull'autore.


Gaspare Pero nasce a Torino  nel 1975. Ben presto però si trasferisce con la sua famiglia nella provincia di Taranto. Si laurea in Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio e avendo  coltivato sin da bambino interesse verso la narrativa, imparando da “maestri” autorevoli quali Hermann Hesse ed Edgar Allan Poe, si cimenta con la passione di autodidatta nei generi che preferisce,  il racconto horror e la poesia, sebbene i primi spunti siano stati di matrice umoristica. Da sempre è un appassionato di fumetti (ha imparato a leggere con “Braccio di Ferro” prima dell'età scolare). 
Approda sul web nel 2000 e attualmente cura i siti:

-Braccio di Ferro:avventure di pugni e spinaci” (http://pugniespinaci.altervista.org/), 

-Dizionario dell’Ospite (http://dizionariodellospite.altervista.org/


Nel mondo blogger è conosciuto con il suo nick name ovvero Gas75. Preparando lo spazio odierno, anche io, che lo seguo da tempo su Amici Animali, ho avuto modo e piacere di conoscere qualcosa in più di lui. Nel suo poetare vedo riflesso  un  animo sensibile e il rispetto quotidiano   per l'ambiente come l'impegno costante nella lotta contro i soprusi che la razza umana ogni giorno compie nei confronti del mondo animale.



02 giugno 2020

2 GIUGNO - FESTA DELLA REPUBBLICA


ALL’ITALIA – Giacomo Leopardi 

O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme
Nuda la fronte e nudo il petto mostri,
Oimè quante ferite,
Che lívidor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna!
Io chiedo al cielo e al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia,
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.
Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella?
Perchè, perchè? dov’è la forza antica?
Dove l’armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
0 qual tanta possanza,
Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo
Combatterà, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl’italici petti il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli?. Odo suon d’armi
E di carri e di voci e di timballi
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Nè ti conforti e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L’itata gioventude? 0 numi, o numi
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari, Ma da nemici altrui
Per altra gente, e non può dir morendo
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.
Oh venturose e care e benedette
L’antiche età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre
E voi sempre onorate e gloriose,
0 tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Fu di poch’alme franche e generose!
lo credo che le piante e i sassi e l’onda
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprir le invitte schiere
De’ corpi ch’alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Serse per l’Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;
E sul colle d’Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide salia,
Guardando l’etra e la marina e il suolo.
E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglicasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Ch’offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch’al Sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira
Nell’armi e ne’ perigli
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell’acerbo fato amor vi trasse?
Come si lieta, o figli,
L’ora estrema vi parve, onde ridenti
Correste al passo lacrimoso e, duro?
Parea ch’a danza e non a morte andasse
Ciascun de’ vostri, o a splendido convito:
Ma v’attendea lo scuro
Tartaro, e l’ond’a morta;
Nè le spose vi foro o i figli accanto
Quando su l’aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de’ Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia;
Tal fra le Perse torme infuriava
L’ira de’ greci petti e la virtute.
Ve’ cavalli supini e cavalieri;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra’ primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno;
ve’ come infusi e tintí
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d’infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L’un sopra l’altro cade. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell’imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un’ara; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme dei vostro sangue. Ecco io mi prostro,
0 benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall’uno all’altro polo.
Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest’alma terra.
Che se il fato è diverso, e non consente
Ch’io per la Grecia i mororibondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
Tanto durar quanto la vostra duri.

(Giacomo Leopardi - Canti - 1817)

04 aprile 2020

SABATO DI POESIA: DOV'È AMORE E SAPIENZA







Dov’è amore e sapienza,
ivi non è timore
né ignoranza.
Dove è pazienza e umiltà,
ivi non è ira
né turbamento.
Dove è povertà con letizia,
ivi non è cupidigia
né avarizia.
Dove è quiete e meditazione,
ivi non è affanno
né dissipazione.
Dove è il timore del Signore
A custodire la sua casa,
ivi il nemico
non può trovare via d’entrata.
Dove è misericordia e discrezione,
ivi non è superfluità
né durezza.

(San Francesco d'Assisi)




Nacque ad Assisi nel 1181 e morì ad Assisi nel 1226.
L'uomo che ha dedicato la sua vita alla fraternità, alla povertà, all'umiltà. Troppo grande allora, così attuale oggi. Comunque inarrivabile.

A Francesco D'Assisi ho dedicato alcuni post qui  qui e qui.


25 gennaio 2020

SABATO DI POESIA: RUTH






È scampata alla guerra a Tarnopol. All'ombra e alla penombra. Al dolore.
È scampata alla paura dei ratti e degli stivali, dei conciliabolo e delle urla.
Adesso è morta, al buio, in corsia, nel silenzio bianco di un ospedale.
Era ebrea. Non ha mai capito il significato di quella parola, 
semplice, eppure del tutto incomprensibile, come l'algebra.
Talvolta lo intuiva. La Gestapo sapevo perfettamente cosa
volesse dire. Una grande tradizione filosofica in certi casi aiuta,
affila come coltelli le definizioni, precise come frecce buddiste.
Era bella. Doveva morire allora, insieme agli altri e alle altre,
sparire senza traccia, andarsene senza elegie, come tanti altri,
come l'aria, e invece è vissuta a lungo, alla luce del giorno,
nell'aria di tutti i giorni, nell'ossigeno di una Cracovia normale.
Spesso non capiva cosa significhi essere una bella donna.
Lo specchio taceva, avaro di definizioni filosofiche.
Non aveva dimenticato, eppure non parlava di quegli anni 
quasi mai. Una volta sola raccontò questa storia:
la sua amata gattina non voleva stare nel ghetto, di notte
tornò due volte dalla parte ariana. La sua gatta non sapeva
chi sono gli ebrei, e che cos'è la parte ariana.
Non lo sapeva e perciò schizzava come una freccia dall'altra parte.
Ruth era avvocato, difendeva gli altri. Forse per questo è vissuta a lungo.
Perché gli altri sono tanti e hanno bisogno di essere difesi.
Di accusatori non ne mancheranno mai, ma i difensori sono pochi.
Era una persona buona. E aveva un'anima. Talora crediamo di sapere
che significhi.

(Adam Zagajewski - Asimmetria - 2012)



"la poesia è come un volto umano, un oggetto che può essere misurato,
descritto, catalogato, ma è anche un appello. A.Z."


Note sull'autore:
Adam Zagajewski è nato nel 1945 a Leopoli, città che ha lasciato quell'anno stesso assieme alla sua famiglia, espulsa dai sovietici che se ne erano impadroniti nel 1944.
Ha studiato psicologia e filosofia all'università Jagellonica di Cracovia, diventando ben presto uno dei protagonisti della corrente "Nowa Fala" o "Generazione del '68" che riuniva i giovani poeti più critici nei confronti del regime. Pubblica la sua prima raccolta, Kommunikat nel 1972.
Insignito del Neutstad International Price for Literature(2004) del premio Heinrich Mann(2015) e del premio Principessa delle Asturie (2017), insegna da anni all'università di Chicago.


Con questa poesia inauguro la settimana dedicata alla Memoria.

23 novembre 2019

SABATO DI POESIA: SUPPLICA A MIA MADRE





È difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

(Pier Paolo Pasolini - Poesia in forma di rosa - Garzanti - 1964)



Pier Paolo Pasolini: Bologna 1922 - Ostia 1972

"Ci sono due dati fondamentali di Pasolini che sono stati irripetibili e mai più ripresi dalla letteratura italiana venuta dopo di lui anche se si è occupata di temi a lui vicini. Il primo è che Pasolini era fondamentalmente un poeta. Il primo approccio per lui alla letteratura è stata la poesia, anche quando con Trasumanar e organizzar l’ha rifiutata come genere. Premetteva sempre infatti che i suoi interventi erano en poète: perché lui faceva il teorico del cinema en poète, critica letteraria en poète, il polemista en poète. Ed effettivamente questa genesi poetica della sua opera non appartiene a nessun altro L’altra cosa ancora più importante per Pasolini è che anche le osservazioni più ampie di tipo storico, sociologico nascevano sempre da questioni di vita o di morte: a partire dalla trasformazione del corpo dei giovani fino a tutto il piano delle trasformazioni sociali e sessuali, tutto aveva per lui un punto di partenza e significato intimo e privato. Si ha sempre l’impressione che queste cose per Pasolini abbiano un’urgenza diciamo così creaturale che per nessun altro hanno mai avuto."

Walter Siti in un'intervista a Gli Stati Generali

09 novembre 2019

SABATO DI POESIA: QUELLE COME ME

Quelle come me regalano sogni,

anche a costo di rimanerne prive…

Quelle come me donano l’Anima,

perché un’anima da sola è come

una goccia d’acqua nel deserto…

Quelle come me tendono la mano

ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio

di cadere a loro volta…

Quelle come me guardano avanti,

anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…

Quelle come me cercano un senso all’esistere e,

quando lo trovano, tentano d’insegnarlo

a chi sta solo sopravvivendo…

Quelle come me quando amano, amano per sempre…

e quando smettono d’amare è solo perché

piccoli frammenti di essere giacciono

inermi nelle mani della vita…

Quelle come me inseguono un sogno…

quello di essere amate per ciò che sono

e non per ciò che si vorrebbe fossero…

Quelle come me girano il mondo

alla ricerca di quei valori che, ormai,

sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…

Quelle come me vorrebbero cambiare,

ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…

Quelle come me urlano in silenzio,

perché la loro voce non si confonda con le lacrime…

Quelle come me sono quelle cui tu riesci

sempre a spezzare il cuore,

perché sai che ti lasceranno andare,

senza chiederti nulla…

Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,

in cambio, non riceveranno altro che briciole…

Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,

purtroppo, fondano la loro esistenza…

Quelle come me passano innosservate,

ma sono le uniche che ti ameranno davvero…

Quelle come me sono quelle che,

nell’autunno della tua vita,

rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti

e che tu non hai voluto…

 

(Alda Merini)