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05 novembre 2017

YOU'RE THE BEST THING ABOUT ME.


Forse l'ho già raccontato.
Avevo sedici anni e un mio compagno di scuola mi dedicò una canzone in classe.
Non sua, chiaro.
Si mise in ginocchio e mi cantò il celebre motivo di Gianni Morandi tra un'ora di lezione e l'altra.
Era, una scommessa fatta con gli amici.
La pagò cara.
Fu cacciato dal professore di storia dell'arte che sopraggiungeva non prima di averla cantata tutta e poi si beccò una nota.
La cosa divenne celebre nel mio liceo; ne parlarono per giorni.
Io lo avrei ucciso per quel momento di "celebrità"non richiesta che mi toccò di sopportare.
Lui pure, per avere perso la scommessa con gli amici (sarei dovuta capitolare secondo loro) e per la nota.
Chissà se oggi se lo ricorda ancora...
Secondo me sì e ci ride su, pensando che a noi bastava veramente poco per avere "qualcosa di cui sparlare".

Qualche anno dopo, un'altra persona mi dedicò una canzone.
Cantata con un filo di voce (bellissima) in una notte di pioggia.
Io sono una donna forte, temprata da anni e dolori.
Indipendente da quando avevo 19 anni. Mai chiesto nulla a nessuno, passo dopo passo. E ne sono orgogliosa, davvero.
Allo stesso tempo penso che, se non ci fosse stata quella canzone, che da il titolo al mio blog e quella voce, io non sarei la persona che sono oggi.

Perché lui, è la miglior parte di me.



Riflessione scaturita dopo l'ascolto  del nuovo singolo degli U2 YOU'RE THE BEST THING ABOUT ME (tu sei la parte migliore di me) scritta da Bono e dedicata alla moglie Ali. Non è la prima canzone che Bono le dedica, ma visto il percorso del gruppo, non pensate   che siano così tante. Lui dice che fa fatica a scriverle canzoni d'amore (LUI!).
Donna meravigliosa e sicuramente molto paziente per stare assieme ad un artista così intemperante e inaffidabile da oltre trent'anni.
Trovo la canzone bellissima, in pieno stile del gruppo e ciò mi fa ben sperare per quel che riguarda il nuovo album che uscirà il 1 dicembre.
THE SONG OF EXPERIENCE.
Pubblicato a tre anni di distanza dal vecchio lavoro dovrebbe concluderne il percorso. Diciamo che, il precedente mi era piaciuto "nì" come ormai capita da diversi anni. Questo sarà il loro album più intimistico e personale, dedicato alle persone e ai luoghi a loro più vicini e cari, ispirato alle opere del poeta inglese del 18esimo secolo, William Blake.
Per cui, speriamo bene.

Buona domenica a tutti voi amici miei e alla miglior parte di voi.



Sei la migliore parte di me
Sei la migliore cosa che sia mia successa ad un uomo
Sei la migliore parte di me
Sono il tipo di casino che a te piace
Sei la migliore parte di me
Le cose più belle sono quelle più facili da distruggere
Sei la migliore parte di me
Tu sei la migliore parte di me
Mi sono domandato quanto un bel momento possa trasformarsi in brutto
Urlando, questa è un’altra grande lato del mio carattere
Ho tutto ma mi sembra di non avere niente
Non c’è nulla da perdere per un uomo che è convinto di fallire
Sei la migliore parte di me
Sei la cosa migliore che sia mai successa ad un uomo
Sei la parte migliore di me
Sono il tipo di casino che a te piace
Sei la parte migliore di me
Le cose più belle sono quelle più facili da distruggere
Sei la parte migliore di me
Tu sei la parte migliore di me
Perché?
Perché me ne sto andando?
Perché me ne sto andando?
Posso vedere tutto chiaramente
Vedo quello che tu non vedi
Vedo che tu la ami in modo esorbitante
Quando lei ha bisogno solo del tuo appoggio
Sei la migliore parte di me
Le cose più belle sono quelle più facili da distruggere
Sei la migliore parte di me
Perché?
Perché me ne sto andando?
Perché me ne sto andando?







21 settembre 2017

VENTICINQUE.



Che io sia una abbastanza irascibile e lunatica è vero.
Che non riesca a perdonare facilmente chi mi ha deluso è altrettanto vero.
C'ho un caratteraccio e con l'età peggioro ogni giorno che passa.
Ma sono cose risapute.
A dirla tutta sono abbastanza incazzata con la vita; in questi ultimi mesi mi ha tolto abbastanza e regalato quasi zero.
A parte una ricorrenza importante.

I miei venticinque anni di matrimonio andavano festeggiati. E bene, dato che oramai vivo alla giornata. Mi sento come un animale in estinzione. In un mondo dove è molto più comodo scappare al primo problema che restare vicini per impegnarsi a risolverlo.
Dura eh.
Sarà un discorso cinico ma vi assicuro, per come la vedo io, ha molto senso.
No, la sdolcinatezza ve la risparmio.
E anche la perfezione che mi viene attribuita da gente stupida e superficiale, che non guarda oltre il proprio naso abituata a specchiarsi spesso e a trovarsi irresistibile.

Non c'è nulla di perfetto in me.
A parte, FORSE,  le mie unghie che stasera sono più affilate del solito.
Rosso giungla. Sono sempre pronta a colpire per difendermi e per difendere il mio mondo.
Che si fottano tutti.
Quello che sorridono ironici, quelli che non ci credono, quelli che in fondo lo desiderano un giardino tutto per loro, ma non sono stati capaci di impegnarsi strenuamente per renderlo splendido e hanno rinunciato. E ora si burlano di quelli che invece, hanno sudato lacrime e sangue per restare insieme.
Non è mica una passeggiata.
Sì andava festeggiato.
Anche per quelli come noi, che è una vita che vanno avanti, senza far il minimo rumore.
Accidenti.
E ci ho messo dentro tutto. La chiesa splendida, il pranzo, le bomboniere, le damigelle, il parentame.
La torta, soprattutto la torta.

Auguri Mari, per due o tre giorni, la vita agra l'abbiamo fregata.







09 luglio 2014

Gli amori, l'Amore.




Il primo amore della mia vita fu, banalmente, l’amore dei banchi di scuola.
Solo che io avevo cinque anni e tre mesi e lui sei anni.
Prima elementare, banchi  di legno segnati dal tempo e dai bambini passati di là prima di noi.
Con la sedia di ferro  attaccata e lo spazio davanti a destra in cui inserire il calamaio per l’inchiostro.
Residuati bellici, per una scuola degli anni ’70 eppure fatalmente necessari.
I genitori non dovevano organizzare collette per comprare carta igienica e risme per le fotocopie. Ma sedie e banchi si tramandavano di generazione in generazione.
La classe era mista, grembiuli bianchi con fiocco rosa per le bambine e blu con fiocco nero per i bambini.
Al braccio destro o sinistro (quale sia il lato esatto non lo ricordo bene; dipende molto dalla mia memoria fallace e anche dal fatto che sono mancina e tendo a spostare tutto da quel lato) lo scudetto con la bandiera italiana su fondo azzurro e il numero romano che corrispondeva alla classe di appartenenza.
Ero una bambina bionda e riccia, molto timida. Con un sguardo che mal celava la miopia che presto mi avrebbe condannata agli occhiali.
Accanto a me a sinistra, quella che sarebbe stata la mia compagna per i primi tre anni scolastici: Lucia.
Bella come la protagonista del romanzo di Manzoni,  mora con gli occhi celesti. E di una dolcezza che diventò proverbiale.
Alla mia destra, il più bel bambino della scuola: Giulio.
Un vero e proprio principe biondo dagli occhi cerulei.
Lui ed io ci intendevamo con lo sguardo. Ed io mi facevo trasportare da ogni idea gli passasse per la testa.
Lui invece sorrideva ad ogni mio rossore e a volte, mi stringeva forte la mano.
Quando la timidezza in me prendeva il sopravvento lo capiva e allungava la sua mano fino alla mia.
Così tra una fila e l’altra di banchi si distinguevano due mani che si univano.
Fin da allora, il contatto per me, rappresentò la consistenza dell’amore.
Una volta di troppo il nostro maestro ci sorprese, mentre eravamo distratti ridendo di nulla se non di noi.
Capitava spesso ma quella volta decise che doveva dividerci.
Ci punì subito, lasciandoci dietro la lavagna fino al termine delle lezioni; obbligati a stare in silenzio con gli occhi di tutti puntati addosso.
Ma persi Giulio definitivamente perché lo spostò davanti, al primo banco in una fila lontana da me.
Non l’ho mai dimenticato. Come non ho mai dimenticato il primo battito del cuore, il primo sussulto che devo a lui.
L’esperienza con lui fu fatale per me. Per molti anni successivi, qualunque ragazzino mi passasse davanti doveva superare la prova “Giulio”.
Nessuno riuscì ad oltrepassare il mito fino alla tarda adolescenza. 
Belli e mutevoli furono gli amori successivi. Intensi tanto da sembrare unici ma in realtà pronti a smontare come un sufflè.
Essenziali nella loro volubilità.
Per fortuna.
Gli amori del mese, dell’anno, della settimana.
Credo che nessuno di noi ne sia stato esente. Da spiaggia, da vacanze al mare, che ci cullano per la durata di una hit.
Quelli del primo anno universitario, quando tutto è appassionato, quando tutto è politica e ci sembra di avere di fronte lo specchio di noi.
Poi ci sono gli amori bastardi, che ti strappano il cuore a morsi.
Anche quelli sono sicura, non ce li siamo fatti mancare.
Poi ci sono gli amori che arrivano quando meno te lo aspetti.
Stai cercando di provare a vivere con il sorriso sulle labbra dopo un amore, appunto, bastardo.
Ti diverti, esci con qualcuno e contemporaneamente anche con qualcun altro.
Hai poco più di vent’anni cosa vuoi che sia…
Quel ragazzo che sembra un amico, che ti sorride, che ti ascolta.
A volte ti rimprovera perché gli racconti tutte le tue stronzate.
Avete tante cose in comune, perfino la data di nascita.
Ti porta al lavoro ogni mattina (e sì lavorate di fronte), ti regala chili di caramelle.
Non sai se ha l’obiettivo di farti ingrassare o quello di provare a conquistarti con quintali di zucchero.
Ne parli con il tuo migliore amico che comprende prima di te quello che tu non vuoi vedere.
E come Giulio, milioni di anni prima, lui allunga la mano fino alla tua per stringerla forte.
Un gesto che come una catapulta ti riporta a quella bimba di cinque anni e mezzo.
Sai che puoi lasciare che la sua mano resti a stringere la tua, per sempre.
Perché provi a crederci a quel per sempre.
Cazzo, mica è detto che debba andare male.
Possiamo provare.
Possiamo camminare.La stessa strada difficile da percorrere.
Tanti compleanni da dividere, come quello di oggi.
Come quello che verrà.
E ancora e ancora. Provando ad avere sempre cura di noi.











BUON COMPLEANNO AMORE.

15 maggio 2012

IL RUMORE DEI BACI A VUOTO: LEGGERE LUCIANO LIGABUE







Premetto che sono stata ipercritica con lui.
(E' un mio difetto.Più amo le persone più vengono attraversate dalla mia lente d'ingrandimento: è dura volermi bene, io sono complicata, se ti amo non puoi sbagliare).
Diavolo, sembra riesca a fare tutto e BENE, nella maniera più semplice come se, essere un cantautore di successo, fare cinema e scrivere romanzi o poesie sia facile come bere un bicchiere d'acqua.
Insomma, qualcosa a cui possiamo arrivare tutti.
Allora è proprio vero che noi italiani, siamo un popolo di santi, navigatori, poeti, scrittori e cantanti!
Avevo lasciato perdere in ordine "Fuori e dentro il borgo", " La neve se ne frega", e " Lettere d'amore dal frigo".
A dire il vero qualcuna delle sue poesie me l'ero sorbita all'Arcimboldi quando ero andata a vederlo in occasione del suo tour nei teatri dove era lui, la chitarra, il pianoforte di Allevi, la voce di Elisa e le sue canzoni, che alternava alla lettura di alcuni brani tratti dal libro.

E non mi erano piaciute granchè.

Questo aveva avvalorato la mia tesi sul non leggere niente di suo, anche amandolo tanto.
Così, anche se i suoi libri precedenti ammiccavano dagli scaffali, io tenevo duro e non li compravo.

Sono convinta che talvolta sia necessario cambiare idea, specie se ci accorgiamo che teniamo duro per uno stupido pregiudizio.

Del resto lo dice anche lui in una sua famosa canzone, no?
"Nemmeno un  dubbio mai..."

Arghh, ecco, il pregiudizio. Perchè, mi chiedevo, saprà emozionarmi di più di quello che già riesce a fare attraverso le sue canzoni? 
So molto bene come scrive, mi piace tutto quello che compone, cosa potrebbe aggiungere di nuovo con un romanzo, un artista che usa le parole talvolta come scudisciate e altre volte come carezze e che per quel che mi riguarda è già completo come musicista?

Ma poi scrittore, anche questo vuol fare? Non è che si sta davvero montando la testa e poi mi tocca scrivere un post per lui come ho fatto per Antonacci spiegandogli di abbassare un po' il livello di ego che sta salendo vorticosamente? 



Poi il mese scorso, per l'esattezza il 13 aprile, non ho resistito e ho comprato il libro, LO STESSO giorno di uscita.
I suoi racconti, perchè di questo si tratta, sono speciali.
13 per l'esattezza, numero per lui fondamentale, come il 7.
Mi sono domandata comprandolo se sarebbe stata la mia prima delusione, mi sono sforzata di non pensarci troppo e l'ho iniziato, subito.

L'ho letto in due sere. Mi ha travolto.
La scrittura me lo ha fatto immaginare ancora più ruvido di quanto penso che sia.
Nessuna banalità, una forza incredibile per descrivere tanti tipi di amore.
Tratto da " pioggia di stelle"
Balordi che non erano altro, Tutto il giorno appiccicati l'uno all'altro e gnignì e gnegnè.Troppo tempo mano nella mano.Tutta quell'allegria sbattuta in faccia al mondo. Alla faccia del mondo...a conti fatti, mamma e papà, volevo dirvi che me lo merito questo mondo. E addirittura, forse, lui merita me.

 Protetto dalla sua provincia, dove vive e ama, la descrive in maniera mirabile, vero è che la conosce bene.
Ma allo stesso tempo descrive tutti noi, con durezza, è un Luciano che non ti aspetti.
Come quando prende in giro il suo mondo, quello dello spettacolo. Un modo per esorcizzare il senso di colpa che ha da sempre nei confronti di quel successo che gli è arrivato come un treno e che , non lo fa mai sentire a posto, come se fosse sempre in debito con gli altri.( Gli altri siamo noi).
Tratto da "la puzza non passa"
Quello era il suo anno, lo sapeva bene. E il tuo anno non sai mica quanto ti dura...nel frattempo gli toccava fare il buffone per gente che non c'entrava. Fai le facce fai le facce.Scrivi la puzza non passa su ogni dedica.
Oppure ti fa riflettere su quanto possa essere cinico e senza cuore chi dovrebbe porgerti la mano e mostrare umanità nei tuoi momenti più bui.
Tratto da "Lo vuole vedere"
Però non solo la storia che le sto raccontando è la pura verità ma sappia che io da questa parte, trovo piuttosto sminuente raccontare la vita di mio padre a così grandi linee.
Anzi, visto che ci sono, continuerò ad annoiarla ancora un po'. Non per sadismo, ma perchè credo che ogni tanto non le faccia male conoscere la storia di chi è passato sotto i suoi ferri.
Ragazzi questo è un libro che vibra, come le corde della sua chitarra quando  suona.
A me è sembrato di ascoltare la sua voce mentre leggevo. Suggestione? Non lo so.
Ma di certo, cambiare idea è importante. Ogni volta che ci riesco mi sembra di avere fatto un altro passo avanti nella mia formazione, come persona. E questo è bello non credete?

E POI...

                L'AMORE CONTA CONOSCI UN ALTRO MODO PER FREGAR LA MORTE?