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01 maggio 2020

IL LAVORO E LA GIOIA



Mio padre era un Ferroviere. Per lui non esistevano le feste comandate, lavorava a Natale e Pasqua, Ferragosto e 31 dicembre. Molto spesso, per mantenere la sua famiglia numerosa, oltre al suo turno   ne aggiungeva un secondo perché questo significava soldi in più. Così come gli capitava di sostituire colleghi che preferivano restare a casa nei festivi e allora riprendeva il treno pure la sera della Vigilia di Natale. Nei miei ricordi, il punto fermo era il rumore delle sue chiavi nella toppa. Che fossimo ancora svegli o a letto (io in realtà ben sveglia e con la pila accesa a leggere o scrivere il mio diario) era il momento che si aspettava, perché ci si raggomitolava tutti attorno a lui, se non era troppo stanco, seduto o ancora in piedi ad accoglierci. Papà era il nostro cantastorie. Aveva sempre qualche aneddoto di lavoro o di amicizia su cui farci il resoconto. Magari, qualcuna di quelle avventure era inventata, ma avendo un modo tutto suo di raccontare, era "più vera del vero".
Difficilmente poi, tornava a mani vuote. Dai suoi viaggi, per noi meravigliosi, lui novello Marco Polo, consegnava ai figli doni mirabilanti. Collane preziose a più fili, che le sue figlie provavano davanti lo specchio di nonna Carmela, in previsione di una futura presentazione reale alla Regina d'Inghilterra. Pistole ad acqua per mio fratello che ci avrebbe investito ben bene qualche tempo dopo in riva al mare. Foulard e cappelli per mamma Mimma e le sue figlie. Abbiamo migliaia di foto in cui, tutte noi, indossiamo  copricapi dalle  fogge più improbabili con piglio compiaciuto o un birignao insoddisfatto. 
E poi, da ogni regione attraversata, ci portava in regalo, il prodotto locale tipico.
Dal Molise, tornava con le mozzarelle di Campobasso e il caciocavallo; avevano un sapore speciale, rincorso ancora oggi sul filo dei ricordi.
Dalla Puglia, la pasta fatta in casa, orecchiette in primis, fatte con la semola, il piatto forte di ogni massaia locale. 
Da Napoli, arrivava con la "guantiera" di sfogliatelle. Ricce o frolle, per la gioia dell'intera sua famiglia. E poi, il caffè di una delle torrefazioni più antiche della città che ancora oggi è sinonimo di gusto e perfezione.
Le sue trasferte a volte, lo portavano lontano per mesi interi. Ci scriveva lettere lunghissime (si capisce da chi ho preso eh) o ci telefonava e noi lo aggiornavamo su ogni successo o insuccesso scolastico. Riusciva a tornare a casa solo una volta ogni due settimane. Allora la sua più grande passione era quella di portarci a fare delle gite fuori porta e scattare milioni di fotografie.
Non pensate sia cambiato mio padre, ad ottantasei anni ha ancora la stessa vitalità e verve di allora. Tempra forgiate nella roccia.
In 41 anni di lavoro non ha mai fatto un giorno di malattia. Non ha mai nicchiato o inventato scuse per restare a casa. Con questo esempio, nato dai fatti e non dalle parole, siamo cresciuti come e peggio di lui. Ci ha insegnato a scegliere, se possibile, un lavoro che amiamo, visto che lui,  il suo, lo adorava;  in ogni caso a rispettare il nostro da cui trarre sostentamento e fiducia. Mio padre ci ha insegnato che il lavoro è gioia, è speranza, è futuro. Pure nelle millemila  difficoltà che ha dovuto affrontare ogni giorno e il dolore quotidiano quando era lontano da casa, ha sempre trovato il sorriso per accogliere il senso di esserne testimone. Ed io, oggi più che mai, credo sia una delle pochissime cose per le quali dobbiamo lottare strenuamente.  Il mio pensiero va a chi ha perso il lavoro o  lo ha sospeso e non sa cosa succederà a breve. Al timore di non sapere se potrà ricominciare o dovrà ricostruire. A chi ha paura per la sua famiglia e per i suoi figli. Il mio pensiero va ad ognuno di noi, perché tutti abbiamo sulle spalle il peso dell'incertezza. 
Non ho idea di quel che sarà domani e al momento si naviga a vista. Ho scritto questa riflessione partendo dall'esempio più bello che conosco e arrivando al pensiero di due grandissimi Italiani per i quali il lavoro era gioia e certezza.
Mi auguro di cuore che l'Italia e il suo popolo non restino soli ad affrontare l'alba del nuovo giorno.

Buon 1° Maggio a tutti.




"Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo. (Sandro Pertini)"


"Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo. (Adriano Olivetti)"





29 novembre 2019

POSTITIZIE:MICROSOFT E LA SETTIMANA CORTA





   “Lavora per poco tempo, riposa bene e impara molto, voglio che i     dipendenti pensino e sperimentino come possono ottenere gli stessi   risultati con il 20% in meno di ore lavorative”
(Takuya Hirano, presidente e CEO di Microsoft Japan)


E così, l'estate scorsa, durante il mese di agosto, i dipendenti di Microsoft Giappone, hanno sperimentato la settimana smart. Solo quattro giorni lavorativi su sette. Sembra che sia stato un successo. C'è stato il 40% di aumento di produttività, il 25%  di assenze in meno, meno consumo di energia elettrica per il 23% e meno carta stampata per il 59%. Senza contare che il 92% dei dipendenti ha apprezzato la bella novità. È un progetto pilota, non si sa ancora dove, come e quando continuerà. Dovremmo prendere esempio anche qui, nella cara e vecchia Europa. 

Voi che ne dite, sarebbe un successo anche qui da noi?




30 aprile 2012

IL PRIMO MAGGIO: FESTA DEI LAVORATORI SENZA LAVORO


La Festa del lavoro o Festa dei lavoratori è una festività mondiale celebrata il 1º maggio di ogni anno che intende ricordare l'impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte. (Fonte Wikipedia)

                                       Costituzione Italiana:

  1. Art.1: L'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro;
  2. Art.4: E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica economica e sociale del Paese;
  3. Art.5: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto;
  4. Art.35: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori. (...);
  5. Art.36:Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della sua giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto a riposo settimanale e a ferie annuali retribuite e non può rinunziarvi;
  6. Art.36: La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore.Le condizioni di lavoro devono consentire l'adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione;
  7. Art.54: Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.


Sugli articoli  che ho trascritto vorrei soffermarmi oggi, anche se la Costituzione Italiana ha su di me un fascino ipnotico, in successione riesco a leggerne tutte le parti trovandole ogni volta estremamente interessanti e esplicative.
I 12 articoli che fanno parte dei Principi fondamentali li rileggo quasi come un mantra.
Ultimamente lo faccio per convincermi che abbiano ancora un senso loro e la festa del 1° Maggio.

Senza dilungarmi sulle sue origini americane, parlo brevemente di quello che rappresenta per noi.

Sicuramente anche da noi si intendeva ricordare l'impegno sindacale e i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori.
Ma ora?
Le bandiere si sono sbiadite, non c'è più rabbia, orgoglio di lotta, unione e partecipazione.

Solo rassegnazione.

Da circa 20 anni il culmine della "festa" è rappresentato dal concerto del 1° Maggio in piazza San Giovanni a Roma.
Per la cronaca questi sono gli artisti che parteciperanno alla serata presentata da Francesco Pannofino e Virginia Raffaele:
Caparezza, Afterhours, Almamegretta, A Toys Orchestra, Dente, Alessandro Mannarino, Nobraino, l'Orchestra Roma Sinfonietta, Mauro Pagani, Marina Rei, Sud Sound System, Teatro degli orrori e Young The Giant.
Praticamente la sua forza si è ridotta anno dopo anno al solo evento mediatico.
Questo per i giovani.

Per tutti gli altri la cosa più importante è diventata cosa organizzare per quel giorno; se c'è un ponte con cui allungare la vacanza dal lavoro si parte già dall'anno prima alla ricerca di luoghi per un breve stacco.

Che cosa è rimasto delle lotte e dei morti?
Che cosa è rimasto dell'orgoglio dei lavoratori?
Che cosa è rimasto dei lavoratori?
Che cosa è rimasto del diritto al lavoro?
Che cosa è rimasto della libertà nostro primario diritto?







                                      

 LIBERTA' E' PARTECIPAZIONE sono stata abbastanza provocatoria?