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25 febbraio 2020

MILANO È UN FANTASMA


Milano è un fantasma gelido.
In questi giorni di isteria collettiva ti accoglie ancora più fredda e guardinga del solito.
Sali sul treno pendolare e lo scopri vuoto. 
Resti in piedi a guardarti attorno senza bisogno di chiederti perché.
I sedili di plasticaccia azzurra finalmente liberi a cui hai sempre agognato nelle mattine da sardina rassegnata, li lasci a prendere freddo.
Arrivi alla metro e la sensazione di gelo rimane identica. 
Nel vagone ti siedi, attorno poche persone, sembriamo tutti un po' spaesati e increduli.
Alla fermata solita scendi, sali di corsa le scale pedonali, quella mobile è di nuovo in manutenzione, ma questo non dipende dal virus

Entri nel "tuo" bar e lì, ritrovi il calore familiare che da anni ti avvolge. I sorrisi identici, il tuo caffè e brioche che da molto tempo non hai più bisogno di ordinare. 
Si chiacchiera, ma non c'è folla, al di qua del bancone solo due avventori.
Così aggiungi altre informazioni a quel che già conosci della vita privata dei tuoi amici baristi.
Parliamo di casa, di vacanze, di concerti.
Eppure c'è malinconia, quasi fossimo in bilico tra speranza e delusione.
È tutto distante, refrattario come un un raggio di sole che non riesce a riflettersi nello specchio.
Al lavoro l'atmosfera è identica, decimati dalle restrizioni comunali, teste chine  a terminare le scadenze in corso.
Non si parla per intere ore. Sospesi navighiamo a vista.
Nelle strade attorno, molti esercizi sono rimasti chiusi, altri alle 18.00 tireranno giù le saracinesche, il traffico è da domenica.
Questa sera, alla fermata del tram, c'era un signore con la mascherina e un altro con una tuta  bianca che gli lascia fuori solo gli occhi.

Dove finisce la paura e comincia la follia?

Stiamo perdendo il senso della realtà, finendo in un film dell'orrore.

Voglio svegliarmi presto.





29 gennaio 2018

FACEBOOK SI, FACEBOOK NO.






TITOLO: LA MIA FUGA DA FACEBOOK
AUTORE: FRANCESCA A. VANNI
EDIZIONE: STREET LIB
FORMATO: EPUB KINDLE
COSTO: 2,49













Non sono una gran fautrice del mondo FB. Anzi. 
Ho provato in passato a farne parte per un po' ma poi sono scappata a gambe levate.
L'ho trovato un luogo con un groviglio di regole insulse da rispettare e eccessive intrusioni nella tua vita personale. E con un mucchio di obblighi.
Obbligo di avere amici. Anche se magari è gente di cui ti frega meno di meno e che mai nella vita frequenteresti.
Obbligo di appartenere ad un gruppo. Che sia il fan club del tuo cantante preferito o il quello del tuo parrucchiere.
Obbligo ad esprimere un'opinione. Ma se poi dico che trovo assurdo il modo di affrontare una discussione o se sono contraria vengo linciata che manco Giuda dopo il tradimento?
Eh già. La violenza verbale. Sono stata trascinata in discussioni sterili e violentissime fino al mattino.Dalle quali non potevo esimermi di partecipare perché sarei stata considerata una vigliacca.
Non ci ho messo molto a capire che volevo restare libera, che il mondo blog era quello che più si confaceva a me e al mio carattere.

Sappiamo, leggendo le cronache quotidiane, quanto sia pericoloso tutto questo. E quanto male sia in grado di fare anche in maniera definitiva. Quindi, al di là della mia esperienza personale,mi sono chiesta a cosa servisse tutto questo. E perché il mondo subisce un'invasione del genere senza provare a liberarsene.

Alcune delle risposte mi sono arrivate leggendo l'ottimo saggio  di Francesca A. Vanni che vi consiglio.

Francesca parte dalla sua esperienza personale, che è stata molto negativa  e giunge a delle conclusioni interessanti e convincenti.

Un estratto dal suo ebook:

"la prima cosa che si nota entrando in Facebook è un sovraccarico di informazioni...Nel momento in cui si apre l'home page del social network si viene bombardati da mille stimoli che lo si voglia oppure no:notifiche, richieste di amicizia,aggiornamenti, post, commenti, like, pagine a cui dovresti mettere like, gruppi che potrebbero interessarti, pubblicità..."
Già nel 2005 la ricercatrice Susan Greenfield sosteneva che Facebook rendeva i suoi utenti una sorta di zombie cognitivi, poiché sovraccaricandoli di informazioni, generava nei loro cervelli una sorta di dipendenza non dissimile dalla dipendenza dalle endorfine e dopamine".

Ecco la prima risposta: si diventa dipendenti come al cospetto di una qualsiasi droga o alcol. Ed è il motivo per cui è difficile uscirne. 

Ma Francesca va oltre. Partendo dal giorno in cui Zuckerberg creò il social network per vendicarsi della sua ex-fidanzata e ci spiega  come si sviluppò.
Ne analizza i pro (molto pochi) e i contro (davvero tanti). Un'indagine approfondita che vale davvero la pena di leggere. Per comprendere come farebbe bene a tutti decidere di lasciar perdere e chiamarsi fuori. Da chi ci sta monopolizzando e invadendo. Superando anche il limite della legalità in molteplici situazioni.

E voi cosa ne pensate? Facebook sì o Facebook no?
Che uso ne fate? Siete Facebook dipendenti?
Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista.

A Francesca che ringrazio per l'interessante e coinvolgente lettura,  va il mio  "in bocca al lupo" per la sua ultima fatica che consiglio vivamente.





Francesca A. Vanni
bibliografia

Solo un uomo
Nel tuo nome
I, 2, 3 Halloween vien da te
I racconti di Rudolph la renna
La mia fuga da Facebook



16 marzo 2016

Quello che mi piace e non mi piace di questo inizio 2016.



Come i migliori ladri che si rispettino, torno sul luogo del delitto.
Ci ho preso gusto a considerare gli eventi degli ultimi tempi e a trarne delle conclusioni.


Non mi piace che il decreto Cirinnà sia stato stravolto per passare al Senato. Subendo il ricatto di una debole fronda che riesce a tenere per le palle un governo che, come quelli passati, non si decide a sdoganarsi dall'ingerenza della chiesa cattolica. Certo gli fa comodo.
Allo stesso tempo non mi piace il "doversi accontentare perché è già un piccolo passo e il resto lo farà la magistratura".
Non mi piace la rassegnazione che colgo nei discorsi dei miei amici, secondo me, ed è una critica che ho mosso a loro, non stanno facendo abbastanza per affermare i loro diritti. Gli stessi che ho io.


Non mi piace che si allunghi la lista  degli italiani rapiti e uccisi all'estero. Che come al solito, non si DEBBA conoscere il perché, cosa ha fatto il nostro governo (nulla) per riportarli sani e salvi a casa.
E se almeno ci ha provato...
Non mi piace il dolore e la rabbia che colgo nelle parole e negli sguardi dei familiari e il dover sentire le solite parole sull'assenza, sulla negligenza e sull'abbandono da parte dello stato.

Non mi piace il "solito" Salvini. Ma mi piace da morire non perdere l'occasione per dargli addosso sul mio blog. Prima o poi faccio un post intero tutto dedicato a lui!

Non mi piace che due ragazzi decidano di punto in bianco di ammazzare un loro coetaneo per il gusto di capire cosa si prova. 
E che poi provino a giustificare l'orrendo delitto con un astio immotivato nei confronti dei padri. Direi di smetterla di giustificare la propria bruttura riconducendola al vissuto e alla famiglia. Siete vermi, assassini, sostenete da soli il peso dello squallore.
Trovo terrificante, il disprezzo assoluto nei confronti della vita e la mancanza totale di principi. E ancor di più NON MI PIACE che i genitori di chi ha ucciso, perdano tempo e parole a sprecarsi in giustificazioni, ad apparire in televisione, a pronunciare proclami a destra e a manca. Quando l'unica cosa giusta, per rispetto nei confronti di chi è morto, sarebbe il silenzio.


Mi piace avere trovato più tempo per me.
Riservandomi pomeriggi e serate nel piacevole ascolto di Mariella, che legge un libro, ascolta musica, pensa.

Mi piace che si avvicini una nuova primavera; certo non abbiamo avuto un inverno tradizionale ma sono speranzosa per il prossimo futuro.

Mi piace che si avvicini il mio compleanno. Mi piace la data, mi piace il rotondo e dieci anni fa non avrei potuto nemmeno immaginare che l'avrei presa così bene.

Mi piace che ci siano ancora dei ragazzi pronti a mettere in discussione la civiltà
tecnologica che ci sta ammazzando a favore di una vita lontana da tutto a contatto con la natura.  E vorrei avere il loro coraggio.

Mi piace la nuova iniziativa del comune di Milano. Che riscopre l'arte del baratto in campo amministrativo. Mi  piace che si possa utilizzare  per saldare dei debiti lavorando. Voi cosa ne pensate?


Mi piace che ci siano dei mi piace. Ho spesso la folle paura di vederli diminuire drasticamente.

Ce la siamo cavata ancora, per questa volta.