"Due strade divergevano in un bosco giallo e mi dispiaceva non poterle percorrere entrambe ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo a guardarne una fino a che potei.
Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella, e aveva forse l’ aspetto migliore, perché era erbosa e meno consumata, sebbene il passaggio le avesse rese quasi simili.
Ed entrambe quella mattina erano lì uguali, con foglie che nessun passo aveva annerito.
Oh, misi da parte la prima per un altro giorno! Pur sapendo come una strada porti ad un’altra, dubitavo se mai sarei tornato indietro.
Lo racconterò con un sospiro da qualche parte tra anni e anni: due strade divergevano in un bosco, e io - io presi la meno percorsa, e quello ha fatto tutta la differenza."
(Robert Frost)
Ci sono amiche che ti lasciano parlare. Altre che aspettano. Altre che ti stanno vicino tenendoti semplicemente la mano.
Che ci sono. OVUNQUE TU O LORO SIATE.
Ci sono amiche che aspettano quando tu avrai la forza per poter parlare.
Quando le lacrime smetteranno di scendere e torneranno i sorrisi.
Ci sono amiche preziose. Come le gemme più belle. Come l'amore più grande.
Da non mollare mai.
Ti dedicano una poesia che ti ammutolisce.
Tu non hai avuto la forza per parlare. Loro ti hanno compreso fino in fondo.
Ci sono amiche come le mie amiche. Che non ho bisogno di nominare. Che ti spronano a lottare.
Tra le tante manie più o meno curabili da cui sono affetta, un posto d'onore (pure oneroso) spetta alle mie bambole preferite.
Tornando indietro nel tempo a mo' di gambero, posso risalire con certezza all'attimo in cui si presentò per la prima volta la malattia.
Un giorno di Natale sospeso nel tempo.
Mia sorella Pia ed io.
Scartavamo i nostri regali. Allora, come ben sanno gli amici che ad occhio e croce hanno la mia età, i giochi che arrivavano erano uno, due al massimo.
Era già stato faticoso ai tempi, convincere i miei e festeggiare con doni anche il giorno di Natale.
Perché, per noi figli di ferrovieri, c'era solo una possibilità: la befana delle Ferrovie.
E invece, dopo avere puntato i piedi per molto tempo, avevamo ottenuto di festeggiare anche babbo Natale. Tombola!
Dal mio pacchetto spuntò una barbie bionda e in costume da bagno. Rigida, come un baccalà. Capelli che avrei tagliato in un amen e un vestitino rosso con stivali che le avrei infilato immediatamente. Quella cosa lì, era troppo diversa da me.
Pia aveva un pacco enorme. Da cui venne fuori il più bel bambolotto del mondo. Biondo, occhi azzurri, completino celeste. Col biberon e il pannolino.
Una meraviglia.
Un nome, un programma: Cicciobello.
I nostri regali ce li eravamo scelti. Li avevamo chiesti. Ognuna di noi ebbe quello che aveva desiderato.
Eppure, appena vidi quel bimbo in miniatura, scaraventai la fanciulla in bikini in terra e assaltai il regalo di mia sorella.
Ci furono urla, pianti, capelli che a ciocche restarono tra le nostre dita.
Mia madre ci separò. E mi mise in punizione. Credo che mi beccai anche un ceffone. Ma non posso giurarvelo.
Odiai la mia Barbie inizialmente, ma poi... Crebbe la febbre.Dopo la prima ce ne furono molte altre. E poi la casa di Barbie, la macchina di Barbie, ecc...ecc...ecc...
Creai dei vestitini a maglia e all'uncinetto. Insomma fino ai 12 anni (ESATTAMENTE), il mondo della bambola Mattel fu il mondo che frequentai più a lungo.
E poi la mollai in angolo. La cancellai presa da ben altri amori.
Qualche anno fa, bazzicando uno dei mercatini dell'usato del milanese di cui siamo assidui frequentatori(anche la mia metà è un collezionista ma di treni interi e in scala) vidi la Barbie spring blossom.
Doveva essere mia. Mi ricordava la prima vera passione della mia vita. Si aprirono le danze e cominciò la mia collezione.
Barbie Spring blossom 1995
Man mano aumentarono andando in parallelo con le mie turbe. Il tempo malvagio fa la sua parte, io invecchio e male. Loro in eterno restano bellissime.
Barbie Colazione da Tiffany 1998
Barbie Colazione da Tiffany 1998
Barbie Vacanze Romane 2013
Barbie Grace Kelly 2011
Barbie sposa 2009
Barbie My Fair Lady 1996
Barbie Burberry 2001
E a voi piacevano le Barbie? Qualche risposta già me la immagino ghghghgh!
Se ci sono eventi collegati nelle vostre città fatemi sapere. Grazie a Stefania del blog Odore intenso di Carta sono venuta a conoscenza dell'iniziativa e ho subito replicato sul mio blog.
Le foto poi, le posterò sul mio blog se vorrete inviarmele tramite messaggio privato.
Sono cinque giorni che ci propinano "La Bellezza" al Festivàl della Canzone Italiana.
Ce l'hanno condita in ogni salsa e canzone possibile. Accompagnata dai festeggiamenti "Amarcord" dedicati ai sessant'anni della Rai Radiotelevisione Italiana.
Ora, capisco che il prossimo 2 marzo ci sarà un nostro film in corsa per gli Oscar. Titolo del film " La Grande Bellezza".
Capisco che si tenti di veicolarlo in "ogni luogo e in ogni lago".
Capisco che con molta probabilità lo vincerà sto' Oscar.
EBBASTA.
Ho seguito ogni serata. Lo faccio da sempre.E che non mi si tocchi la manifestazione. Però. Stiamo parlando di una delle edizioni più noiose che io mi ricordi.E ho una memoria che abbraccia quasi quarant'anni. Direi appena meno triste e sconsolata di quelle dei "figli di" non so se ve la ricordate.
Vi pare che stia esagerando? Allora analizziamo i punti salienti.
Partendo dai presentatori.
Fabio Fazio. Nun te reggae più. Il suo sorriso melenso, l'eccesso di buonismo. Il trasportare "Che tempo che fa" sul palco dell'Ariston. Stessi amici che vediamo seduti sulle poltrone del suo programma da troppo tempo. Nessuna vivacità. Le imitazioni di Pippo Baudo. (che non mi si tocchi il Pippo nazionale potrei screlare). In realtà sta imitando se stesso ai tempi di beata gioventù. E non è che fosse particolarmente bravo già allora. Una tristezza infinita.
E poi la scelta scriteriata di dare grande spazio a big ma obbligarli a presentare due canzoni. Che già si fa fatica a comporre qualcosa di decente in versione unica. Siamo a terra con idee e situazioni. Pensare a due brani per lo spettacolo è davvero troppo. La gente resta smarrita. E quando vota poi, lo fa per sfiancamento e un po' a caso. Riuscendo a penalizzare le canzoni migliori.
Come è successo per Cristiano De Andrè. Per Arisa, Gualazzi e Rubino. Di quest'ultimo quella non scelta era davvero bellissima. Peccato.
Ha sfiorato il patetico con la Letitia Castà. Che senso aveva richiamare l'attrice e farle cantare brani della nostra cultura televisiva con voce incerta (per non parlare della pronuncia) trasformando il siparietto musicale da celebrativo a ridicolo. Con lui che sembrava la versione povera dell'ispettore Clouseau.
Luciana Littizzetto.
Grande professionista prestata per la seconda volta al palcoscenico dell'Ariston. La sua classe e la sua ironia non si discutono. Se qualche volta mi sono risvegliata dal coma soporifero in cui crollavo a intermittenza, lo devo solo a lei.
Ma si vedeva lontano un miglio che ci è tornata a forza. Che Fabio Fabio si sarà messo in ginocchio sui ceci per convincerla.
Ha fatto del suo meglio. Ci ha incantato quando ha diviso il palco con la sua amica Franca Valeri. Mi è sembrato un passaggio di testimone.
Ci ha fatto sorridere ballando (si fa per dire) con la nostra Raffa nazionale e scuotendo le "meravigliose" spallucce da Mazinga.
Ed io in quel momento, ho pensato che sarebbe stato bello un Festival con le due bionde nazionali sul palco.
Due forze della natura. Due colossi.
Lasciando i Fabio Fazio a casa. For ever and ever.
Altra nota dolente è stata la celebrazione in sè della Rai. Per i malinconici e i #aimieitempisìchec'eranogliartisti è stato tutto meraviglioso e senza tempo. Raffaella Carrà, Renzo Arbore, le gemelle Kessler, Gino Paoli, Franca Valeri.
MA DIAVOLO, SONO PASSATI CINQUANT'ANNI. Non è possibile che solo loro ovvero i dinosauri, debbano rappresentare la nostra televisione in eterno.
Qualcuno più giovane no?
E poi, tutto quel tempo. A discapito della vera unica novità: i giovani.
Che quando è andata bene e cioè ieri (per loro la finale), sono riusciti ad esibirsi dopo le 22.30.
Le altre sere abbiamo dovuto aspettare mezzanotte e mezza. E chi poteva votarli? I loro familiari, gli unici che provvisti di termos di caffè capienti, ce l'hanno fatta ad aspettare. Oltre me e pochi amici su twitter che soffriamo d'insonnia e sotto l'hastag di #mifacciailfestival ci siamo divertiti a commentare e dissacrare tutto e tutti.
Erano belle canzoni. Nomi come Rocco Hunt che ha vinto, Diodato e Zibba che spero di sentire a lungo. Penalizzate dalla lentezza precedente.
I BIG.
Ma de chè?
Siamo alla frutta se i grandi selezionatori di Sanremo, e parlo di musicisti del calibro di Mauro Pagani, direttore artistico, si sono visti costretti a far partecipare i soliti noti. Francesco Renga, Ron, Gualazzi.
Senigallia (chi???) povero, che si è preso pure la squalifica perché un verme invidioso gli ha puntato il dito contro, dicendo che la canzone presentata non era inedita. Aveva fatto sentire qualche strofa su richiesta di un amico, una sera in un club. Ridicolo nel paese dell'incoerenza e della mancanza di rispetto, perseguire un regolamento così pedissequamente. Per una canzone che comunque non era mai stata incisa. Se pensiamo che Chiara Civello solo due anni fa, partecipò con una canzone postata pubblicamente su you tube e cantata da un'altro artista. In questo caso, per regolamento, si chiusero gli occhi.
I due pesi e le due misure dell'italico costume.
Tornando ai selezionatori: in tutto il parco musicale italiano, sono riusciti a presentarci solo due nomi veramente interessanti. Rubino e le Perturbazioni.
Troppo poco a mio parere. Un piccolo sforzo in più? Tanto basta per essere davvero preoccupati per il pop italiano. Se siamo costretti a estrapolare le novità dai bacini dei talent. Vero, ci siamo risparmiati i figli di MDF, per questa edizione.
Ma non è che ci sia andata comunque meglio.
Conclusione.
Con molta probabilità vincerà Francesco Renga. Una bella storia di corna portata sul palco della musica italiana. E direi che ci sta tutta. Ci rappresenta. Corna&sgambetti sono la nostra fotografia.
Arisa si dovrà accontentare del secondo posto. La canzone è di gran lunga meno bella di quella di due anni fa. Ma questo passava il "convento Sanremo".
Sulla terza posizione sono in dubbio tra Giusy Ferreri e Gualazzi.
La prima la sento già alla radio. Il secondo è amatissimo dal pubblico.
Bravo eh. Ma anche nel suo caso era buona la prima.
Nessun dubbio sul premio della critica a Cristiano De Andrè. Finalmente sta provando a scrollarsi di dosso il cognome importante. Solo che lo fa assomigliando sempre più a suo padre ogni giorno che passa.
La mia classifica personale.
Cristiano De Andrè: Invisibili. Ma la canzone non si è classificata per partecipare.
Renzo Rubino: Per sempre e poi basta. Meno radiofonica di Ora ma molto, molto bella.
Perturbazione: L'unica. Quella in gara mi va benissimo.
Spero di arrivare a vedere tutta la puntata fino alla fine. Visto che la lentezza mi sfianca.
La vera condizione celebrata dal Festivàl.
L'anno prossimo è probabile lo presenti Carlo Conti.
Sto organizzando una vacanza per lo stesso periodo. Vorrà dire che me lo racconterete voi.
E' stato un onore per me conoscerti. E seguirti ogni giorno attraverso il tuo blog. Imparare a volerti bene. Sentire sotto la mia pelle la forza pulsante delle tue parole.
Diventare più forte perchè tu eri forte. Sorridere mentre tratteggiavi su di un foglio di carta il viaggio che volevi fare. Alla fine del tuo percorso di lotta.
Partendo da un'aereoplanino svolazzante per arrivare ad un bicchiere di moijto sotto una palma.
Ma ho dovuto aspettare di leggere il tuo libro per scoprire che avevamo un'eroina in comune.
Avrei dovuto immaginarlo prima: i segnali c'erano tutti.
Da ragazzina anche io sognavo un mantello azzurro e una corona con al centro una stella. Un body rosso e calzoncini corti stellati. Una cinturona dorata in vita.
Degli stivali col tacco e una giravolta. Un lazo con cui catturare l'uomo dei miei sogni.
Non invulnerabile ma fortissima. La regina delle Amazzoni.
A me bambinetta timida sempre fuori posto e fuori luogo, quella fanciulla grintosa e coraggiosa assurgeva a mito insuperabile.
Avrei voluto scrivere come Jo March ed essere invincibile come Wonder Woman.
Poi ho sbattuto il naso su di una realtà evidentissima. Non avevo tempra e capacità io, per ambedue le cose. Soprattutto per la seconda.
Certo, non pretendevo di avere poteri da supereroi ma almeno un pizzico di sicurezza in più e di forza per affrontare sta "vitaccia".ECCHECAVOLO.
La sicurezza me la sono data da sola. La forza invece va ad intermittenza. Non sono una roccia e ogni tanto qualche colpetto dato al momento (GIUSTO E FORSE NO) mi fa barcollare.
Poi mi riprendo, ma con tanta fatica.
Invece tu, tu sei davvero LA ROCCIA. Lo sei stata per tutte noi che ti abbiamo accompagnato, con il nostro bagaglio di affanni e di malanni nei mesi di cure che hai dovuto affrontare. Che alcune di noi ben sapevano di cosa si stava parlando.
Perchè tu c'eri. Sempre.
Ci sei stata con il sorriso e con l'ironia. Anche quando la chemio ti riduceva ad un groviglio di dolore e riuscivi a parlarcene senza perdere la speranza, nemmeno per un attimo.
Dispensavi consigli e liste. Ci facevi sorridere parlando di ghiaccioli al limone e sushi. Ci narravi dell'organizzazione del tuo viaggio post terapia che sognavi. E che poi hai fatto, in Thailandia.
Alla fine è arrivato il libro.
Dove narri del tuo cancro (perchè bisogna nominarlo il bastardo), senza peli sulla lingua.
Wondy c'è dentro, tutta quanta. Con la sua energia e con i suoi momenti di sconforto. Non hai risparmiato nulla. L'umanità e la debolezza. La paura fottuta. E la voglia di farcela.
Dal libro:
Ho sentito dentro di me una irremovibile volontà di vincere, e una fermezza senza precedenti. E immobile in silenzio, mi sono fatta una promessa, un giuramento. " Farò tutto quello che è in mio potere. Non mi vergognerò, non mi autocommisererò, non mi farò abbattere da questo male e non mi spezzerò."
C'è chi di fronte a tanto dolore trova risposte all'interno della famiglia. Senza nemmeno accorgersene si chiude a riccio, blinda porte e finestre, spegne il cellulare e non si collega più a web e social network.
Come se così potesse nascondere la sua malattia e quindi non averla. C'è chi ha talmente tanta paura di morire che vuole vivere ogni secondo, minuto, ora dell'esistenza dei propri figli e si fa assorbire completamente da loro estraniandosi dal mondo. Ogni donna reagisce a suo modo e non ce n'è uno giusto e uno sbagliato. Io sono Wondy, una tritasassi, una macchina senza freni e questi sassolini hanno dimostrato, in primis a me stessa, che non mi fermo davanti a niente e nessuno. E al tuo hastag #wondysonoio bisogna farsi trovare pronte. E rispondere sì Wondy è tutte noi. Un pezzettino di supereroina da tenere stretto al cuore. Tu ci hai insegnato che, se si riesce a vincerlo(che si spera diavolo), può davvero darci l'opportunità di essere diversi e migliori. #WONDYBELLA PS: e grazie, da parte di quel gruppo di ragazze sui titoli di coda.
Mariella, Francesca (Wondy), Roberta e Giada
Eccoci ieri alla presentazione: Mari, Francesca e Robbi
Ho passato la mattina del sabato in libreria. Avrei potuto fare un salto alla BIT, visto che oggi era l'unico giorno in cui era aperta al pubblico ma in tutta sincerità, solo l'idea di arrivare fino a Rho, girare tra i settori e accumulare cataloghi che con molta probabilità dopo il primo istante avrei lasciato da parte per mesi e poi buttato senza rimpianti, mi ha fatto desistere.
Mio marito invece ci è andato, ma dopo due ore era già di ritorno. E questo la dice lunga.
Ci sono stati anni in cui all'appuntamento con la Borsa Internazionale del Turismo non mancavamo mai.
Ci passavamo un giorno intero. Catturati dai vari spazi. Italiani e esteri. Compagnie turistiche e di viaggi. Sognavamo e prendevamo nota. Poi ispirati dall'onda del momento decidevamo dove andare d'estate.
Da tempo non accade più.
Si viaggia di meno. Siamo concentrati su di un periodo di tempo inferiore e di solito programmiamo il viaggio importante una volta ogni due-tre anni. Una questione economica non è che ne faccia mistero.
Quest'anno per esempio vorremmo fare una vacanza tranquilla in un posto di mare. In Italia. La nostra terra bellissima. E tra Puglia e Campania, abbiamo solo l'imbarazzo della scelta.
Rimanendo a casa, chiaramente. Facendo serenamente i conti con il nostro portafoglio.
Insomma vedremo.
Intanto la BIT ha perso molto del suo fascino.
Quello che ho notato negli ultimi anni è che il tono si è abbassato come giusto che sia, visto che con la crisi non è che si abbia tanta volta di girare il mondo. E bisogna fare attentamente i conti nelle nostre tasche per decidere se convenga o meno una vacanza.
Penso che anche i grandi operatori del settore, ne siano ormai consapevoli e agiscano di conseguenza.
Mi farebbe piacere parlare con qualcuno di loro e provare a chiedere che cosa si aspettano da un tessuto sociale ormai estremamente impoverito che di sicuro sta rinunciando all'indispensabile; figuriamoci se guarda al superfluo.
Dovranno tornare a contare sui pochi. Quelli ricchi davvero, che lo erano prima e lo sono ancora di più adesso.
Perché per molto tempo solo loro potranno viaggiare in lungo e in largo. Come del resto hanno sempre fatto. Così potrebbero evitare di dire emerite stronzate. Oggi leggendo su La Repubblica come John Elkann, si permette di dire ai giovani che sono poco ambiziosi, non cercano lavoro e stanno bene a casa, mi si sono arruffate tutte le penne di gallinella anzianotta che non sono altro. Una vera testa di emme, il signorino. Già, se pensiamo che lui da sempre il lavoro ce lo aveva in casa. La "fabbrichetta" di famiglia, a vent'anni già nel CdA. E credo abbia girato il mondo con soldi non guadagnati da quando è nato. E penso a noi. Alle persone normali. Quello che vivono grazie a quanto si sono costruiti con le loro forze. Senza aiuti e senza famiglie alle spalle. Sì lo so, sono andata fuori tema, ma sono fatta così, mi girano. In un tempo duro e fatto di sacrifici, leggere di uno che non sa nemmeno di cosa sta parlando e si permette di pontificare con una prosopopea infinita, mi ha fatto strabordare. Noi siamo in una nave piena d'acqua.E l'unico strumento che abbiamo per svuotarla è un secchiello di plastica. Non abbiamo tempo per le filippiche di ragazzini viziati troppo presto dalla vita e che di sicuro non ci meritiamo.
La fascia economica media che per un lungo periodo si era data ai viaggi e all'esplorazione, illudendosi di essere salita di qualche gradino sulla scala sociale, facendo ottenere loro un vero boom del turismo di massa, ora sta cercando di rimanere in piedi dopo l'uragano. A quella più bassa mancano anche i fondamentali ormai.
Le piogge torrenziali restano. Il futuro è plumbeo come il cielo che ormai da settimane vediamo qui a Milano. Per non parlare di Roma. Roma???
Si deve pensare a sopravvivere. A trovare i soldi per la spesa e per le cure mediche. Per la scuola dei figli. A mantenere il posto di lavoro in bilico.
Non abbiamo più il tempo e la voglia di luci, serate disco e aperitivo. Giochi e tour di sette giorni in sette capitali europee.
Vorremmo la stabilità a casa nostra.
E finché ci mancherà la terra sotto i piedi non avremo voglia di calpestare quella degli altri.
Questo è tutto. No. Aggiungo: Elkann per favore la prossima volta tieni a freno la lingua. Non ti hanno insegnato a contare fino a dieci prima di parlare?
Domenica sera ho guardato la partita. Ma era un bel po' noiosa e allora ogni tanto facevo zapping.
In uno dei miei soliti giretti sono finita su Rai 3. E sul divano di "Che tempo che fa" si discuteva di San Remo.
Sessanta anni di televisione italiana e sessantaquattro di Festivàl (come diceva Mike Bongiorno).
Per questo motivo tra Fabio Fazio, Elio e Massimo Gramellini a disquisire era presente anche la moglie del Mike nazionale, Daniela Bongiorno.
In tutta sincerità quella donna ha il potere di lasciarmi a bocca aperta.
La trovo agghiacciante. Badate bene non per quello che dice o che fa. Sembrerebbe del tutto dedicata alla memoria del marito. E pertanto le va tutto il mio rispetto.
No, parlo del fisico.
Ci sono stati dei primi piani impietosi. Il regista sembrava un avvoltoio appollaiato sul ramo di un albero che ogni tanto planava giù e faceva un boccone della miseria fisica di una donna.
Pelle lucida e tiratissima, zigomi così gonfi che la camera d'aria delle gomme di un auto sparirebbe al confronto. Un naso piallato e ridotto al fratello minore di quello di Michael Jackson.
E la magrezza? Boh!
Ho girato lo sguardo su di me. Quasi un riflesso incondizionato. Va bene sono più giovane. Ma molte tra le mie coetanee una puntatina dal chirurgo estetico l'hanno già fatta.
Ho tutte le mie rughe. Segni degli anni che passano ai quali non intendo rinunciare. La pelle resta bella perchè faccio una vita sana e regolare. E forse anche perchè c'entra molto l'ereditarietà. Mia madre ha ancora una pelle fantastica.
Il mio naso non è perfetto. Ho una piccola gobbetta che, causa anche gli occhiali da vista, con il tempo è diventata più pronunciata.
I miei zigomi non sono mai stati altissimi. Col tempo cederanno come è naturale che sia.
Nel complesso non dimostro gli anni che ho, ma non è che me ne frega più di tanto.
E' proprio questo il punto.
Sto bene con me stessa. Sto bene con i miei segni del tempo. Rabbrividisco quando vedo donne capaci di trasformarsi in replicanti alla Blade Runner per fingere di avere un'età lontana da quella anagrafica.
Tutte uguali, tutte gemelle. Tutte finte.
Tutte a scrutarsi allo specchio e tra di loro ogni santo giorno. La palpebra che cala, la ruga d'espressione attorno alla bocca, la cellulite sulla gamba destra, il gluteo che scende precipitevolissimevolmente! Occorre trovare una soluzione immediata. E partono le consultazioni. Cosa sarà meglio una punturina di acido iarulonico o sarà meglio un leggero botulino? Tanto per rimpolpare lì o qua! E quando non basta più ecco che cominciano i pellegrinaggi alle mecche estetiche. L'amica dell'amica della mia amica mi ha consigliato il dottor Losofarebene ma anche Nonlasciotraccia è altrettanto competente. E via, si spacca il porcellino, si striscia la carta di credito o si fa un bel bonifico con i soldi della vacanza studio della figlia. E quando finalmente il viso è ormai lo stesso replicante della famosa attrice o presentatrice o nullafacente presente nei vari programmi televisivi, ecco solo allora ci si sente soddisfatte!!!
E il mio pensiero è andato al monologo di Meryl Streep in I Segreti di Osage County. L'ho visto da poco e vale la pena di andare di corsa al cinema anche solo per la scena in cui Julia Roberts le da di santa ragione alla madre Meryl Streep. La protagonista Violet (una strepitosa Meryl Streep e che ve lo dicoaffà) istruisce tutto il pubblico attorno alla sua tavola sulla competizione tra donne affermando che chi ha più anni sarà sempre perdente. C'è sempre una donna più giovane. E non si può competere. non c'è alcun rimedio e nemmeno il trucco aiuta. L'unica ottantenne pimpante che conosce è Sophia Loren e l'unica donna che poteva esibirsi senza trucco era Elisabeth Taylor eppure di trucco se ne metteva una tonnellata. Insomma non resta che rassegnarci. E se lo dice Meryl.