2.Scrivere un post per mostrare il proprio riconoscimento
Ecco fatto!
3.Raccontare la nascita del proprio Blog
Otto anni fa, in una sera d'agosto decisi di creare questo blog. Volevo parlare delle mie due grandi passioni, la musica e i libri.
Da lì poi sono passata a narrare di vita, la mia e quella che mi circonda...
4.Dare consigli ai nuovi blogger
Scrivete quando volete e fatelo solo se vi scappa di farlo. Siate voi stessi, che alla lunga le bugie vengono fuori anche attraverso il video!
5.Nominare altri 15 blogger ai quali vuoi passare il segno di riconoscimento
Quindici non ce la posso fare arghhh! Nomino, come avevo promesso con l'ultimo mene dedicato ai premi, il gruppo di nuovi blogger che ho conosciuto da poco e che mi hanno piacevolmente colpito.
Entrando nei loro spazi, ho avuto modo di conoscere persone belle, intelligenti, simpatiche, disponibili, ironiche, intraprendenti, artistiche. Sono convinta che in questo modo e grazie a persone così, il mondo blog possa solo arricchirsi e arricchire. Un abbraccio a tutti, di cuore.
La cara PAT di Mirtilla'shouse mi ha nominato donandomi il premio ideato da Nick Parisi nel suo blog con questo POST.
FRANKEN-MEME DI NOCTURNIA 2017
In che cosa consiste il premio?
Noi prescelti dovremo nominare altri blog che nel corso dell'anno ci sono piaciuti e che secondo il nostro incontestabile giudizio, sono meritevoli del premio. Io ne citerò solo uno per categoria, per puntare meglio i riflettori.
I premi sono divisi in diverse categorie ed eccole:
Categoria: I MUST
POSTODIBLOGGO dell'amico Franco. Non sono sicura che porterà avanti il meme ma io amo molto il suo spazio dove si discute con competenza e ironia di cinema come di poesia, di attualità come di televisione. E di affetti, viaggi, vita. Sempre con parole misurate e competenti, mai strillate o prepotenti.
Categoria: MENZIONE D'ONORE
VINCENZO IACOPONI del mio amatissimo Enzo Iacoponi. Non potrei fare a meno delle sue poesie, della sua coerenza, della sua arte. Impossibile per me pensare allo spazio virtuale senza di lui. Enzo sarebbe anche il the best for me. Magari potremmo aggiungere una nuova categoria dal prossimo anno.
Categoria: LE NEW ENTRY
Qui sono molto indecisa perché negli ultimi tempi mi sono affacciata in diversi luoghi nuovi, approcciandomi a loro quasi in punta di piedi. Ma dovendo sceglierne uno, cito CARA LILLY. Maris è una persona stupenda che prendendoti per mano ti accompagna nel suo mondo grazie ad un diario virtuale e ogni volta ti commuove e ti emoziona.
Ci sarebbero tante nuove amiche come Paola, Cristiana, Mirtillo, Sciarada, Sinforosa, Lucrezia, Ofelia, Francesca, Anna B. che, per me, meriterebbero tutte quante un premio e spero di avere altre occasioni per loro.
Il blog di Pia è un luogo quasi mistico. I pensieri, la bellezza, la serenità delle sue parole, riempiono il cuore e lo spirito. Semplicemente una gran bella casa dove sostare.
RIGHE LIBERE di Maurizio. Credo di interpretare il pensiero di parecchi di noi se dico che spero di rivederlo prossimamente a casa sua e nelle nostre. Caro Mauri, sentiamo molto la tua mancanza. Torna presto.
Categoria: DESAPARECIDOS
In questa categoria non me la sento di nominare un blog. Il mio pensiero e il mio cuore è assieme ad un meraviglioso ragazzo italo francese che da tempo sta portando avanti una battaglia durissima. E' un vero guerriero ed io spero. Ciao Xavier.
Un abbraccio grande a Patricia per avermi permesso di partecipare a questo gioco, pensando a quanta bella gente ho conosciuto sul web e a quanta ancora ne conoscerò. Grazie a tutti.
Oggi è stata una giornata da "affaticamento intenso". Ma come sono educata.
Nuovi clienti arrivati all'improvviso con milioni di scadenze incombenti e mentre siamo sottodimensionati.
Respiro.
Una giovane collega da istruire e seguire. Fare da tutor non è semplice soprattutto se non si ha manco il tempo di pensare.
Respiro.
Sia la mattina che la sera Trenord decide di sopprimere la metà dei treni in programma. Così arrivo tardi in ufficio e a casa.
Respiro.
Dopo cena faccio partire la lavastoviglie ed ecco: non va più.
Dopo averla liberata di tutto il fattibile, smontato e rimontato quel che potevo e senza risultato, l'abbandono. Domani mi rivolgerò all'assistenza. Sperando che non sia arrivata la sua fine; è una compagna fedele da oltre 18 anni. La svuoto e lavo tutto a mano. l'asciugo bene e richiudo.
Inutile nicchiare su questo punto, perché pure solo lanciando un'occhiata alla tele, tutti abbiamo visto il Festivàl della Canzone Italiana edizione n.68.
Da sempre Festival di Sanremo.
Quest'anno però, c'è stata una svolta radicale: il santo da ricordare e da ringraziare non è quello ligure ma un conosciutissimo santo romano da cinquant'anni sulla cresta dell'onda.
San Baglioni.
Per cui mi tocca. il mio blog è anche casa sua visto che nasce prendendo il nome da una bellissima e per me tanto speciale canzone che gli appartiene.
Ho guardato tutte le serate cercando di non cedere al sonno visto la lungaggine ma non è una novità: lo faccio sempre. L'ho visto in tempi buoni e in tempi bui e non l'ho mai negato. Sono nazional popolare quanto lui.
E però anche questa definizione, il NUOVO direttore artistico l'ha stravolta. Da oggi in poi ci si riappropria della musica e il festival diventa popolar nazionale.
Che poi, sta prima finezza non l'ho mica capita.
Il "Dittatore artistico" come è stato definito dalla stampa e dal suo amico Fabio Fazio, ha fatto il miracolo.
Dopo tre edizioni di Conti ci si aspettava una tendenza al ribasso, un festival figlio di un dio minore.
Ma non bisognava però darlo in mano a Baglioni.
Il personaggio più puntiglioso, precisino, presuntuoso, orgoglioso, rompiglioso, che la storia musicale italiana ricordi.
Che, con la scusa di celebrare i cinquant'anni di carriera, lo ha trasformato nel suo personale Inno alla gioia.
Più che il festival delle canzone italiana mi è parso il festival delle sue canzoni.
I brani di repertorio ce li ha propinati in tutte le salse, da solo o in compagnia. Troppo Baglioni e poco altro? E la gara? Quasi in secondo piano. Scelta azzardata sembrerebbe. Ma pare che ci abbia azzeccato, facendo in modo che la musica si riappropriasse di quel palco al posto dei fiori e degli eccessi di protagonismo, a parte il suo. E alla fine tutti gli artisti in gioco sembrano contenti. Complice anche il fatto che le canzoni quest'anno hanno rotto gli argini di durata e tutti si sono potuti permettere una performance più completa e soddisfacente.
Un festival trasversale, seguito perfino da quei giovani che, solitamente, non distolgono mai l'occhio dallo smartphone e hanno nei confronti della televisione veri e propri conati di vomito.
Il carnevale del cantautore romano è riuscito come un bel soufflé.
Morbido al punto giusto grazie alle grazie e i (troppi) sorrisi della Hunziker. Che da vera "badante svizzera" come l'ha definita Virginia Raffaele, è riuscita con la sua professionalità a rendere meno rigido il padrone di casa notoriamente non il massimo della spigliatezza.
Certo i cambi d'abito non sono stati perfetti, da dimenticare la serata targata Trussardi. Ma stasera si torna ad Armani, ringraziando il cielo e l'immenso stilista.
Generoso ed elegante come Pierfrancesco Favino, che oltre ad essere uno dei più bravi (e fighi) attori nostrani apprezzato in tutto il mondo, è stato una rivelazione grazie alla simpatia spontanea (e qui Baglioni avrebbe tutto da imparare) oltre alla professionalità e competenza. Canta, balla, suona benissimo, divertendosi a rimanere apparentemente in disparte, sapendo bene poi, che se si mette in gioco non ce n'è per nessuno. Lui si è definito (burlone nun ce provà) uno che ballicchia, suonicchia e canticchia; magari stasera cucinicchia da chef, chissà.
Per cui Baglioni. Affidandosi all'intelligenza che brilla da sempre in quegli occhi da miope spesso nascosti da una montatura nera, alla lungimiranza e agli ottimi professionisti di cui si è circondato, per esempio ospiti che gli hanno fatto da spalla fin dalla prima puntata, Fiorello in primis e poi Raffaele, Frassica, Morandi, è riuscito a vincere questa sfida.
Ci sono stati anche momenti no, siparietti comici già triti e ritriti che si sarebbero potuti evitare, ospitate al pianoforte tristi e superflue ma nel complesso ci ha tenuto incollati al video fino a tarda notte riuscendo a vincere le riserve di molti irriducibili del "io Sanremo non lo guardo".
Ed io nel mio piccolo ho avuto la "gioia" di vedere alcuni dei miei artisti preferiti duettare con lui.
Da Morandi (eccerto) ai Negramaro che ci hanno ribaltato l'anima nel riadattamento di Poster, alla versione emozionante di Amore Bello con la Gianna nazionale. Che ad in certo punto lo guardava con così grande adorazione che ho temuto mi piangesse in pubblico! Mi ha stracciato il duetto con Vecchioni. Io una Samarcanda così travolgente non me l'aspettavo.
Non tutti sono riusciti. Se penso a Mille giorni di te e di me cantata con un Antonacci con meno voce del suo solito, mi incazzo ancora. Oppure La vita è adesso, capolavoro del 1985 data in pasto a Il Volo, giovani cantanti furbetti da poco prezzo, mi domando come abbia potuto...
Citazione a parte merita l'emblema della televisione italiana che dal palco dell'Ariston ha declamato il suo testamento mediatico, ovvero PIPPO BAUDO.
Grazie all'invito di Baglioni è arrivato a presentare il suo 14°mo Festival, commuovendo tutti quelli cresciuti a pane, Pippo e televisione. Io per prima. Per cui, Pippo nazionale, grazie di esistere. Per ieri oggi e domani.
A questo punto mi tocca la classifica e, anticipando i risultati finali grazie alle mie note doti divinatorie, pronostico:
1) Mille giorni di te e di me (nonostante Antonacci)
2) Via (nonostante i primi momenti di incertezza)
3) Strada Facendo (la canta stasera con Nek - ho fiducia)
Premio speciale della critica: Avrai. Duetto con LaLaura nazionale. Ho seguito il suggerimento del mio amico Marco.
TITOLO: LA MIA FUGA DA FACEBOOK AUTORE: FRANCESCA A. VANNI EDIZIONE: STREET LIB FORMATO: EPUB KINDLE COSTO: 2,49
Non sono una gran fautrice del mondo FB. Anzi.
Ho provato in passato a farne parte per un po' ma poi sono scappata a gambe levate.
L'ho trovato un luogo con un groviglio di regole insulse da rispettare e eccessive intrusioni nella tua vita personale. E con un mucchio di obblighi.
Obbligo di avere amici. Anche se magari è gente di cui ti frega meno di meno e che mai nella vita frequenteresti.
Obbligo di appartenere ad un gruppo. Che sia il fan club del tuo cantante preferito o il quello del tuo parrucchiere.
Obbligo ad esprimere un'opinione. Ma se poi dico che trovo assurdo il modo di affrontare una discussione o se sono contraria vengo linciata che manco Giuda dopo il tradimento?
Eh già. La violenza verbale. Sono stata trascinata in discussioni sterili e violentissime fino al mattino.Dalle quali non potevo esimermi di partecipare perché sarei stata considerata una vigliacca.
Non ci ho messo molto a capire che volevo restare libera, che il mondo blog era quello che più si confaceva a me e al mio carattere.
Sappiamo, leggendo le cronache quotidiane, quanto sia pericoloso tutto questo. E quanto male sia in grado di fare anche in maniera definitiva. Quindi, al di là della mia esperienza personale,mi sono chiesta a cosa servisse tutto questo. E perché il mondo subisce un'invasione del genere senza provare a liberarsene.
Alcune delle risposte mi sono arrivate leggendo l'ottimo saggio di Francesca A. Vanni che vi consiglio.
Francesca parte dalla sua esperienza personale, che è stata molto negativa e giunge a delle conclusioni interessanti e convincenti.
Un estratto dal suo ebook:
"la prima cosa che si nota entrando in Facebook è un sovraccarico di informazioni...Nel momento in cui si apre l'home page del social network si viene bombardati da mille stimoli che lo si voglia oppure no:notifiche, richieste di amicizia,aggiornamenti, post, commenti, like, pagine a cui dovresti mettere like, gruppi che potrebbero interessarti, pubblicità..."
Già nel 2005 la ricercatrice Susan Greenfield sosteneva che Facebook rendeva i suoi utenti una sorta di zombie cognitivi, poiché sovraccaricandoli di informazioni, generava nei loro cervelli una sorta di dipendenza non dissimile dalla dipendenza dalle endorfine e dopamine".
Ecco la prima risposta: si diventa dipendenti come al cospetto di una qualsiasi droga o alcol. Ed è il motivo per cui è difficile uscirne.
Ma Francesca va oltre. Partendo dal giorno in cui Zuckerberg creò il social network per vendicarsi della sua ex-fidanzata e ci spiega come si sviluppò. Ne analizza i pro (molto pochi) e i contro (davvero tanti). Un'indagine approfondita che vale davvero la pena di leggere. Per comprendere come farebbe bene a tutti decidere di lasciar perdere e chiamarsi fuori. Da chi ci sta monopolizzando e invadendo. Superando anche il limite della legalità in molteplici situazioni. E voi cosa ne pensate? Facebook sì o Facebook no? Che uso ne fate? Siete Facebook dipendenti? Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista. A Francesca che ringrazio per l'interessante e coinvolgente lettura, va il mio "in bocca al lupo" per la sua ultima fatica che consiglio vivamente.
Francesca A. Vanni bibliografia Solo un uomo Nel tuo nome I, 2, 3 Halloween vien da te I racconti di Rudolph la renna La mia fuga da Facebook
Vorrei continuare a parlare di Audrey Hepburn anche in occasione del giorno della Memoria che cade ogni 27 Gennaio. Non so quanti di voi sanno che la grande attrice era di origine olandese e visse il periodo più terrificante della 2° guerra mondiale a Arnhem con sua madre e suo fratello. Durante l'occupazione tedesca soffrì la fame, molteplici privazioni e durante l'assedio degli alleati rimase nascosta per diversi giorni da sola, in una cantina, per oltre tre settimane. Quando uscì dal suo rifugio era debolissima ed in preda all'epatite. Era il 5 maggio 1945, il giorno dopo il suo compleanno. A 16 anni, Audrey era alta 1 metro e 76 centimetri, ma era malnutrita, le sue caviglie erano gonfie di edemi e pesava solo 40 chilogrammi. Nonostante le sue pessime condizioni di salute volle festeggiare le truppe alleate. Ma quello che ricordava e che molte volte le sarebbe tornato in sogno fu la gravità di quanto vide durante l'occupazione. Ebrei di tutte le età costretti a cucirsi la stella di David al petto e assistere ai rastrellamenti. Questi ricordi non l'abbandonarono mai più. Circa trent'anni dopo, nella sua casa in Svizzerà raccontò ad un giornalista americano quanto aveva visto. "Ho visto intere famiglie, con ragazzi e bambini piccoli, venire ammucchiate dentro vagoni bestiame - erano treni composti da grandi vagoni di legno con solo un piccolo portello aperto sul tetto... c'erano tutti quei volti che ti sbirciavano da dietro le assi,,, sulle banchine in partenza i soldati tedeschi radunavano intere famiglie ebree con i loro miseri fagotti e i loro bambini. Poi le separavano, gridavano alle donna di andare da una parte e agli uomini da un'altra. Poi prendevano i bambini e li caricavano su un altro vagone... tutti gli incubi di cui ho sofferto in vita mia hanno sempre avuto a che fare con questi ricordi". In seguito le venne chiesto più volte di interpretare Anne Frank in un film. Lei rifiutò sempre. Solo nel 1990, in occasione di una cena di gala volta a raccogliere fondi per l'UNICEF, lesse alcuni brani dal diario di Anne. Fu un'interpretazione memorabile, di rara bellezza e di un'intensità così lancinante che tutti le chiesero di tornare sul palcoscenico che aveva abbandonato quasi quarant'anni prima. Ma lei disse. "Vedete, in realtà non si tratta del fatto che sono o non sono una brava attrice; il fatto è che anche la mia famiglia ha vissuto in Olanda durante l'occupazione nazista ed io stessa ho conosciuto ragazze come Anne - ora lei avrebbe avuto la mia età. È questo il motivo per cui ho sempre rifiutato di interpretare il film su di lei: sapevo che avrei pianto troppo".
La Memoria ci sopravviverà. La Grandezza di alcuni anche. Abbiate cura della Memoria.
Fonti: La principessa di Tiffany di Robin Karney - Edizioni Gremisse - 1994
Fiori di Audrey Hepburn - olio su tela - 1969 - proprietà di Sean Hepburn Ferrer
Oggi sono 25 anni che Audrey Hepburn ci ha lasciati. A dire il vero è presente nel nostro mondo sempre e costantemente. Il suo stile, la sua grazia, la sua intelligenza, la sua versatilità, il suo amore incondizionato per gli altri, soprattutto per i bambini, sono un esempio coraggioso e nitido per chiunque lo voglia seguire. Ho tratto dal libro che Sean Hepburn Ferrer scrisse su di lei, uno dei brani con cui la descrive: "Spesso mi chiedono come mi sentissi ad avere una madre famosa. Rispondo sempre che, in effetti, non lo so. L'ho conosciuta prima di tutto come madre, e poi come migliore amica. Solo più tardi capii che era anche un'attrice, e ancora più tardi che era un'attrice eccezionale. E fu soltanto dopo la sua morte che capii davvero a che punto avesse lasciato un segno nel nostro mondo. Le continue dimostrazioni d'affetto e i tributi alla sua memoria testimoniano come il lavoro al quale scelse di dedicarsi nell'ultima parte della sua vita abbia confermato a tutti che il germoglio di cui si erano innamorati anni prima era diventato davvero un bellissimo albero. E che era davvero degna del loro affetto".
Le parole di suo figlio mi hanno dato spunto per istituireun premio, qui, nel vasto mondo blog, con cui ricordarla ogni anno in occasione di questo giorno, con il quale premiare tra i blog che frequento, quelli che secondo me, si sono distinti nell'avvicinarsi di più al suo stile unico e al suo modo di essere. Perché non c'è nulla di più grande della parola e delle immagini per descrivere come siamo. Il premio l'ho intitolato La Paisible Award, dal nome della casa che possedeva in Svizzera e dove si rifugiava con i figli appena poteva, lì dove morì, il 20 gennaio 1993. Se non lo sapete era anche una bravissima pittrice, il simbolo del premio sarà uno dei suoi quadri, foto che ho ripreso dal libro di Sean che ha fornito le fonti al post. Ed ecco i cinque blog premiati: I pensieri di P. Blog di Sara Parole spettinate Mirtilla's house I libri di Francesca E voi amici che pensate di averla scampata, sappiate che sulla griglia ci finirete pure voi. Questo è un premio che girerà, almeno mi auguro. L'importante è citarne fonte e motivazioni. Vi abbraccio tutti.
Fonti: Audrey Hepburn un'anima elegante, di Sean Hepburn Ferrer. Tea Edizioni-2003.