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17 agosto 2025

[SPETTACOLO] Ciao Pippo divertiti lassù❤️

 



Ciao Pippo, sei stato la mia infanzia, la mia giovinezza, la mia maturità. La Televisione. I miei ricordi, le mie canzoni, i miei Sanremo. Ricorderemo  la tua competenza, i grandi artisti che hai lanciato e che ci hai fatto scoprire.  Ti porteremo  con noi. Grazie di tutto. Con affetto, Mariella.


29 ottobre 2023

[TELEVISIONE] Addio a Matthew Perry


Dal web


Non mi fa mai piacere scrivere un post su di una celebrità che non c'è piú. Salvo poche eccezioni. Ed è il caso di oggi. Ho appena letto che ieri è stato trovato morto nella sua villa di Los Angeles, Mathew Perry, uno degli attori della sit-com più famosa degli anni '90: Friends. Interpretava il personaggio di Chandler Bing, forse il più fragile e insicuro tra i sei amici. 

Quasi inutile dire quanto mi dispiaccia. Quella serie televisiva ha segnato tutta la mia generazione. C'è chi dice che ha guardato Friends e chi mente.

Vi lascio una delle sue citazioni più celebri: 

Chandler: "Sono a pezzi e ho un disperato bisogno di affetto" (I'm hopeless, and akward, and disperate for love!).

Forse il suo manifesto. 

Buon viaggio Matthew❤️


Eccoli qua tutti insieme e bellissimi❤️


11 ottobre 2023

[ATTUALITÀ] Fedez e la salute mentale

Fedez: «Ho avuto una depressione acuta, a Belve volevo parlare di salute mentale. Me lo hanno impedito» Vanity Fair




Ma secondo voi, l'imprenditore digitale, onnipresente sui social, sente davvero bisogno di parlare in televisione di un argomento che gli sta a cuore(?). Non ci sono già tutti i suoi video, le attività sui social, i giornali (ad esempio l'intervista rilasciata al Corriere della sera di domenica scorsa) o le radio, che danno fin troppo rilievo a ogni cosa lui faccia nella vita? Non è già il più grande regista di se stesso? Cosa avrebbe aggiunto l'intervista a Belve? 
Parlare di salute mentale è importante, ieri è stata la Giornata mondiale della salute mentale. Ma ritengo sia necessario un approccio diverso alla materia. Competente, concreto, realistico. Non so quanto potrebbe esserlo un'intervista ad un personaggio di cui ho spesso la sgradevole sensazione che abbia il suo tornaconto in ogni situazione...

Per quel poco che ne so, vi dico: prestate attenzione a chi vi circonda perché i segnali riguardanti la malattia possono essere deboli o quasi inesistenti. Facciamo loro capire "che non sono soli". 

10 ottobre: World Mental Health Day

19 febbraio 2023

[COMPLEANNI] Massino Troisi, grazie.


 


Caro Massimo oggi avresti compiuto settant'anni. Chissà cosa avresti detto leggendo tutti gli auguri che ti sarebbero arrivati.  Avresti incurvato le spalle sorridendo con ironia e pensato che "a salute" era riuscita ad accompagnarti per tutto il tempo necessario. E forse era quella la "quarta cosa" che ti era riuscita bene.

Mannaggia Massimo, peccato che non sia stato così. Perché me lo ricordo il tuo affanno degli ultimi tempi quando avevi già  paura di non riuscire a completare quel film che poi avrebbe regalato due Oscar, dal sapore terribilmente triste.

Mi ricordo tutto.

05 luglio 2021

[ICONE] CIAO RAFFAELLA NOI CONTINUEREMO A FARE RUMORE!

 

Corriere.it


Sono seduta sul mio divano e penso a quanto mi ha colto alla sprovvista la notizia che  non ci sei più. Non ci posso credere Raffa. Alle cinque di questo pomeriggio è cominciato il tam-tam tra amiche e tutte noi ci siamo ritrovate in lacrime. Ho un nodo alla gola immenso, mentre scrivo le righe di questo post trattenendomi a stento. Che brutto scherzo andartene via così, senza nemmeno avvisare, senza una telefonata o almeno qualche milione di fagioli da contare. Senza abbracci interminabili, e colpi di caschetto biondo.  Per qualche minuto si sono spente tutte le luci e siamo rimasti al buio.

Perché tu sei stata tutto il nostro mondo, dall'infanzia alla maturità. La mia generazione ti aveva eletta prima sorella maggiore e poi zia. Riempivi i teleschermi di luce e di risate. Di oro e di strass, di leggerezza e allegria. Di danza e canzoni, musica e spettacolo.  Su quel palcoscenico da cui dominavi e di cui era la Regina.  Noi eravamo bambini quando scopristi l'ombelico per la prima volta, trascinando Enzo Paolo Turchi e tutto il popolo italiano, in quel meraviglioso non sense danzante.Abbiamo imparato a cantare e ballare grazie a te. Ci siamo lanciati in rocambolesche fughe all'indietro col rischio di spezzarci la schiena. Abbiamo cantato di amori profani su e  giù per l'Italia, di feste e colori, di felicità tà tà, di maghe maghelle e din don dan e abbiamo fatto gli auguri al mondo intero. Nananana e Tuca Tuca.

Aspettavamo il sabato sera quasi come  fosse Natale, riempiendo di sospiri l'attesa.  E quando arrivavano le note di  Ma che musica maestro, non si sentiva altro che la tua voce e la nostra, accorata e stonata, che ti seguiva pedissequamente. E tu eri lì, ancora in bianco e nero come la televisione di allora,  ad insegnarci  tutti i passi tra i cerchi della sigla. E sempre, fino allo scorso anno, non hai mai smesso di regalarci un pizzico di felicità e di sogno. Come quelli che hai realizzato negli innumerevoli programmi per la gente comune, tra un gioco e una sorpresa. Sembrava tutto così facile quando lo facevi tu. Cantare, ballare, recitare. Un talento insuperabile accompagnato da un'energia ferrea, da vera professionista. Unica.  Hai riempito i nostri cuori di tutto l'amore di cui eri capace e che sapevi donare con il tuo splendido sorriso. Quella televisione, la tua e la nostra, è stata sublime grazie a te. Non basteranno i  milioni di parole dei prossimi giorni, per restituirti tutto l'affetto che ci hai regalato.  Ma ci proveremo insieme. Dal piccolo post come il mio,  all'articolo di giornale a più colonne. E ogni volta che sentiremo nell'aria una delle tue canzoni guarderemo in alto e canteremo, contando tutte le stelle per arrivare fino a te. Sarà di nuovo festa, in un anno sono mille e più, figurarsi per tutti quelli che arriveranno. E faremo ancora RUMORE sorridendo, come facevi tu. Te lo dobbiamo. 

Non ti dimenticheremo mai. GRAZIE RAFFAELLA CARRÀ.


  




23 febbraio 2021

[SONDAGGIO] RADIO O TV?


RADIOSPEAKER.IT



Il 13 febbraio 2021 è stato il 120° anniversario della prima trasmissione radio ricevuta da Guglielmo Marconi e dalla quale prese l'avvio la diffusione di quel che sarebbe stato il mezzo di comunicazione più versatile e penetrante nel tessuto sociale.(DAL WEB).

 Sarà che sono nata nel periodo in cui in ITALIA nascevano le prime radio libere. Sarà che da ragazzina ho ascoltato intere commedie o scheck  comici tutti i giorni; ed era una compagnia allegrissima. È così che ho scoperto La Smorfia, il trio napoletano nato dalla mente geniale di Massimo Troisi. Ma è così che ho scoperto il rock, uno dei  let motiv della mia vita. Ho subito la sua influenza ma anche le inclinazioni pop e soul della musica inglese e americana. E tutto il cantautorato italiano, dagli anni '70 in poi. 

09 agosto 2020

HO MOLTO TACIUTO: ADDIO A FRANCA VALERI





Immagine presa in rete





“Io sono molto benvoluta e mi chiedo il perché, mi chiedo se me lo merito. Poi, riflettendo, qualcosa ho fatto. Ho molto taciuto. Non è poco.”


Ti avevamo appena festeggiato qualche giorno fa, qui sul mio blog, per i tuoi meravigliosi 100 anni.

Ciao Franca, che la terra ti sia lieve.


31 luglio 2020

I 100 ANNI DI FRANCA VALERI



Immagine presa dal web
Oggi,  31 luglio 2020, Franca Valeri compie 100 anni.

Alla donna che colpì  il mio immaginario e la mia fantasia con la sua intelligenza e la sua ironia fin da quando ero bambina, voglio dedicare i versi di Marina Cvetaeva che più me la ricordano:


ALLA VITA

Non prenderai il mio colorito - 
forte come le piene dei fiumi.
Tu sei il cacciatore, ma io non mi darò;
tu sei l'inseguimento, ma io sono la corsa.

Non prenderai la mia anima viva!
Così, nel pieno galoppo delle cacce - 
si china - e una vena
morde il cavallo
arabo.

(Marina Cvetaeva 25 dicembre 1924)


Buon compleanno Franca.


Una piccola carrellata dei suoi indimenticabili personaggi.


La signorina snob:



La sora Cecioni:


La moglie del tenore




La cartomante



Franca Valeri ne "Il vedovo" con Alberto Sordi



24 marzo 2020

HARRY POTTER E LA SUA RICETTA DELLA SERENITÀ



I giorni che ci riflettono dietro un vetro con lo sguardo triste e lontano.
la preoccupazione dipinta sul volto come costante.
Il bollettino nazionale quotidiano che ci tiene aggiornati sull'andamento del virus ogni sera alle 18,00.
L'ansia per quella curva virtuale sempre tendente verso l'alto.
Notizie di conoscenti o persone amiche in quarantena. 
Che sia a casa o ricoverati.
Il dolore sulle labbra degli altri e la televisione sempre, costantemente accesa.
I social, altro bollettino costante di questa guerra in atto.

La bolla invisibile che ci avvolge.

E poi ci sono i lunedì e i martedì sera.
Quasi tre ore in cui, per quella manciata di minuti, molti di noi dimenticano tutti.
Andremo avanti per tutto il mese. Due volte alla settimana con una vera e propria ricetta magica.


Harry Potter


I  libri, nati dalla mente geniale di una mamma disoccupata, J.K Rowling.
I film che, almeno per gli appassionati e sono tanti, ci lasciano in balia di magie e sortilegi, comunità collegiali, amicizie inossidabili, amori che superano il tempo e  lo spazio.
Il buono e il crudele.
La vendetta e il perdono.

Ogni volta che guardo i film della serie, resto attaccata al mio divano, in totale resa.
Rido, mi incazzo, mi commuovo.
Sapete bene che non sono una ragazzina.
Eppure.

Io lo so, che il mondo non può essere cambiato con un colpo di bacchetta magica e che non usciremo benissimo da questo momento affannoso e terribile.
Ma me lo dimentico.
Per qualche ora me lo dimentico.

Harry mi regala la serenità, con la sua bontà, la sua quotidianità, la sua umanità.
Molti di voi non capiranno, ma molti altri mi comprendono perfettamente e annuiscono.
Forse, la nostra anima indebolita dagli ultimi avvenimenti, ne ha bisogno esattamente come di una delle sue pozioni magiche.

Che ci regali, forza, perseveranza, pazienza e intelligenza.
A piccole dosi, tra le pagine dei romanzi e tra le scene dei suoi film.
Una cura perfetta per rattopparci un pochino.




“La felicità può essere trovata, anche nei tempi più bui, se ci si ricorda solo di accendere la luce”.

(Albus Silente - Il prigioniero di Azkaban)




10 febbraio 2018

IL FESTIVAL DI BAGLIONONE.



Immagine presa del web






Inutile nicchiare su questo punto, perché pure solo lanciando un'occhiata alla tele, tutti abbiamo visto il Festivàl della Canzone Italiana edizione n.68.
Da sempre Festival di Sanremo.
Quest'anno però, c'è stata una svolta radicale: il santo da ricordare e da ringraziare non è quello ligure ma un conosciutissimo santo romano da  cinquant'anni sulla cresta dell'onda.
San Baglioni.
Per cui mi tocca. il mio blog è anche  casa sua visto che nasce prendendo il nome da una bellissima  e per me tanto speciale canzone che gli appartiene.
Ho guardato tutte le serate  cercando di non cedere al sonno visto la lungaggine ma non è una novità: lo faccio sempre. L'ho visto in tempi buoni e in tempi bui e non l'ho mai negato. Sono nazional popolare quanto lui.
E però anche questa definizione, il NUOVO direttore artistico l'ha stravolta. Da oggi in poi ci si riappropria della musica e il festival diventa popolar nazionale.
Che poi, sta prima finezza non l'ho mica capita.
Il "Dittatore artistico" come è stato definito dalla stampa e dal suo amico Fabio Fazio, ha fatto il miracolo.
Dopo tre edizioni di Conti ci si aspettava una tendenza al ribasso, un festival figlio di un dio minore.
Ma non bisognava però darlo in mano a Baglioni.
Il personaggio più puntiglioso, precisino, presuntuoso, orgoglioso, rompiglioso,  che la storia  musicale italiana  ricordi.
Che, con la scusa di celebrare i cinquant'anni di carriera, lo ha trasformato nel suo personale Inno alla gioia.
Più che il festival delle canzone italiana  mi è parso il festival delle sue canzoni.
I brani di repertorio ce li ha propinati in tutte le salse, da solo o in compagnia. Troppo Baglioni e poco altro? E la gara? Quasi in secondo piano. Scelta azzardata sembrerebbe. Ma pare che ci abbia azzeccato, facendo in modo che la musica si riappropriasse di quel palco al posto dei fiori e degli eccessi di protagonismo, a parte il suo. E alla fine tutti gli artisti in gioco sembrano contenti. Complice anche il fatto che le canzoni quest'anno hanno rotto gli argini di durata e tutti si sono potuti permettere una performance più completa e soddisfacente.

Un festival trasversale, seguito perfino da quei giovani che, solitamente, non distolgono mai l'occhio dallo smartphone e hanno nei confronti della televisione veri e propri conati di vomito.
Il carnevale del cantautore romano è riuscito come un bel soufflé.
Morbido al punto giusto grazie alle grazie e i (troppi) sorrisi della Hunziker. Che da vera "badante svizzera" come l'ha definita Virginia Raffaele, è riuscita con la sua professionalità a rendere meno rigido il padrone di casa notoriamente non il massimo della spigliatezza.
Certo i cambi d'abito non sono stati perfetti, da dimenticare la serata targata Trussardi. Ma stasera si torna ad Armani, ringraziando il cielo e l'immenso stilista.
Generoso ed elegante come Pierfrancesco Favino, che oltre ad essere uno dei più bravi (e fighi) attori nostrani apprezzato in tutto il mondo, è stato una rivelazione grazie alla simpatia spontanea (e qui Baglioni avrebbe tutto da imparare) oltre alla professionalità e competenza. Canta, balla, suona benissimo, divertendosi a rimanere apparentemente in disparte, sapendo bene poi, che se si mette in gioco non ce n'è per nessuno. Lui  si è definito (burlone nun ce provà)  uno che ballicchia, suonicchia e canticchia; magari stasera cucinicchia da chef, chissà.
Per cui Baglioni. Affidandosi all'intelligenza che brilla da sempre in quegli occhi da miope spesso nascosti da una montatura nera, alla lungimiranza e agli ottimi professionisti di cui si è circondato, per esempio ospiti che gli hanno fatto da spalla fin dalla prima puntata, Fiorello in primis e poi Raffaele, Frassica, Morandi, è riuscito a vincere questa sfida.
Ci sono stati anche momenti no, siparietti comici già triti e ritriti che si sarebbero potuti evitare, ospitate al pianoforte tristi e superflue ma nel complesso ci ha tenuto incollati al video fino a tarda notte riuscendo a vincere le riserve di molti irriducibili del "io Sanremo non lo guardo".

Ed io nel mio piccolo ho avuto la "gioia" di vedere alcuni dei miei artisti preferiti duettare con lui.
Da Morandi (eccerto) ai Negramaro che ci hanno ribaltato l'anima  nel riadattamento di Poster, alla versione emozionante di Amore Bello con la Gianna nazionale. Che ad in certo punto lo guardava con così grande adorazione che ho temuto mi piangesse in pubblico! Mi ha stracciato il duetto con Vecchioni. Io una Samarcanda così travolgente non me l'aspettavo.
Non tutti sono riusciti. Se penso a Mille giorni di te e di me cantata con un Antonacci con meno voce del suo solito,  mi incazzo ancora. Oppure La vita è adesso, capolavoro del 1985 data in pasto a Il Volo, giovani cantanti furbetti da poco prezzo, mi domando come abbia potuto...

Citazione a parte merita l'emblema della televisione italiana che dal palco dell'Ariston ha declamato il suo testamento mediatico, ovvero PIPPO BAUDO.
Grazie all'invito di Baglioni è arrivato a presentare il suo 14°mo Festival, commuovendo tutti quelli cresciuti a pane, Pippo e televisione. Io per prima. Per cui, Pippo nazionale, grazie di esistere. Per ieri oggi e domani.

A questo punto mi tocca la classifica e, anticipando i risultati finali grazie alle mie note doti divinatorie, pronostico:

1) Mille giorni di te e di me (nonostante Antonacci)
2) Via (nonostante i primi momenti di incertezza)
3) Strada Facendo (la canta stasera con Nek - ho fiducia)

Premio speciale della critica: Avrai. Duetto con LaLaura nazionale. 
Ho seguito il suggerimento del mio amico Marco.

Ah dite che non è in gara?

Ma siete proprio sicuri, sicuri, sicuri?









06 marzo 2016

The Legend of Tarzan - questo è un post di puro svacco.



Alexander Skarsgard




Ce la faccio. No dico,ce la faccio tranquillamente ad aspettare l'uscita del nuovo film  su Tarzan, previsto per l'estate prossima.
Un'epopea piena di effetti speciali dedicata alla leggenda dell'uomo della giungla.
L'ennesima trasposizione cinematografica dell'eroe creato da Edgar Rice Burroughs.
Negli anni, fin dal secolo scorso, ha fatto la fortuna di attori modesti e non. Dal più famoso Johnny Weissmuller a Lex Barker, fino all'Immortale Christopher Lambert.
E ora la palla passa a Alexander Skarsgard, attore svedese, figlio d'arte. Suo padre è l'attore feticcio di quasi tutti i film di Lars Von Trier.
Ma lasciatemi dire, soprattutto a chi non lo conosce, che Alex farà il botto.
So quello che dico, visto che per lui mi sono sorbita quasi tutte le stagioni di True Blood.
Sopportando con stoicità, l'insulsa Anna Paquin (Sookie) e il suo compagno vampiro dei miei stivali, Stephen Moyer (Bill).
Tutto solo per lui, Alex, alias Eric. Il vero pilastro del serial tv americano.
Tutto sangue e torso nudo. Talmente anemico nel film, che più volte durante le puntate, mi sono chiesta se ce la poteva fare a sopravvivere. Disposta a dare pure il mio sangue per una più che giusta causa.




I protagonisti di True Blood: Anna Paquin, Stephen Moyer, Alexander Skarsgard



                                          Le immagini che sto postando penso siano eloquenti.



In primo piano: Alex Skarsgard



Bando ai sofismi, diciamo che un post così impegnato, culturalmente e cinematograficamente parlando, credo di non averlo mai scritto.
C'è sempre una prima volta.
Evviva Tarzan, evviva Alex.
Data di uscita del film in Italia: 14 luglio 2016.





Alexander Skarsgard e Margot Robbie: Tarzan e Jane


                                                               Sì, ce la posso fare.




























05 aprile 2012

I CARTONI ANIMATI DELLA NOSTRA INFANZIA E DANNI COLLATERALI








Io vorrei partire da Heidi.
Da quella pagnottina ambulante che armata di una prosopopea infinita e da una curiosità immensa, inaugurò la stagione dei cartoni giapponesi in Italia, chiamati "anime" e precursore delle infinite serie di cartoni animati che si sarebbero succeduti sui palinsesti italiani da allora ad oggi.
Dai cartoni delicati per bambine, su cui io porrò l'accento oggi, a quelli per maschietti, tra robot d'acciaio e capitani di astronavi galattiche, che si sono succeduti incessantemente.

Ma lei per me che pure divoravo libri su libri, era una perfetta sconosciuta.


E solo dopo avere visto la prima serie di cartoni su Rai 1 partita nel 1978, comprai il romanzo.
Scoprendo ad esempio, che Peter aveva un ruolo marginale e appariva solo alla fine.
Che la famosa signorina Rottenmeier, non andrà mai a visitare la casa del nonno sulle Alpi e che il nonno si stabilirà in città, lasciando la montagna amatissima.
Primo caso di delusione post cinematografica per me, imparai da allora che è molto meglio vedere un film tratto da un romanzo prima di leggere il libro, perchè altrimenti la trasposizione cinematografica, mai fedele, è fonte di delusioni costanti se la si confronta al libro già letto.

La piccolina a cui "sorridevano i monti", il che mi fece pensare ad uno squilibrio mentale di fondo, alla fine mi diventò insopportabile.
Ma forse semplicemente stavo crescendo; la mia attenzione si spostò verso quella che è stata il principio della fine per tutte le bambine in crisi preadolescenziale dell'epoca.

Sto parlando di Candy Candy.



Noi che cercavamo di risvegliarci dalle sbornie dovute alla ricerca del principe azzurro, a causa di fiabe raccontate dalle nonne (la mia nonna paterna in particolare, era stata devastante in questo), ci siamo trovate catapultate in una storia strappalacrime di una ragazzetta orfana e cresciuta in un orfanotrofio chiamato "la casa di pony", che avrà sempre la peggio in qualsiasi situazione.
Gli muore il primo amore tale Anthony davanti agli occhi, disarcionato dal suo cavallo, viene continuamente vessata e umiliata da due bimbetti ricchi e arroganti tali Neal e Iriza.
Incontra il nuovo amore su di una nave che dagli Stati Uniti la porta a Londra per ragioni di studio, tale Terence, che per gli anni successivi ci delizierà con baci strappati tra un incontro fugace e l'altro e ci strazierà con addii strappalacrime, visto che c'è sempre qualcun altro per cui sacrificare la propria vita e il proprio amore.
Insomma, la felicità è davvero una chimera.
Alla fine la nostra crocerossina (e che altro mestiere poteva mai fare alla fine), si accontenterà di una serenità surrogata, tornando a dirigere il suo vecchio e amato orfanotrofio, e sposando il suo più caro amico, tale Albert.

Alla faccia della passione che travolge tutto e tutti.

Amareggiate da questa vicenda, noi ragazzine dell'epoca passiamo ad un altro "anime" che darà la botta finale alla nostra crescita e al nostro equilibro già provato.

Lady Oscar.


Per dirla tutta, Oscar Francois de Jarjayes è la sesta figlia femmina di un generale francese nel periodo in cui tutto in Francia sta cambiando; siamo nel 1755, tempo di cambiamenti radicali e alba della Rivoluzione Francese.
La fanciulla, costretta dalla volontà del padre a crescere come un uomo e a diventare generale della Guardia Reale di Francia, avrà vita amara.
A partire dalla frustrazione di dovere sembrare qualcosa che non era e cioè un uomo, fino a dover soffocare il suo amore prima per il Conte di Fersen (ma che sfiga innamorarsi proprio dell'amante della regina Maria Antonietta) e poi del suo migliore amico Andrè, con cui era cresciuta fin da bambina.
Solo durante l'epilogo, durante l'ultimo episodio delle serie, i due si lasceranno travolgere dalla passione.
Momenti di felicità che chiaramente non sono destinati a durare a lungo.
Raro caso di "anime" straziante anche nel finale.

Insomma, un colpo basso per noi fanciulline all'epoca.

I presupposti per un'amara riflessione c'erano tutti.

Il mezzo televisivo tramite i cartoni, continuava il lavaggio del cervello al quale sembravamo sottomesse fin da piccole.
Realizzavo che:
punto primo: non dovevamo valere granchè perchè femmine e di conseguenza già in svantaggio;
punto secondo: per realizzarci sul lavoro avremmo dovuto dare sempre il 200 per cento, rispetto al 50 per cento scarso degli uomini;
punto terzo: in quanto all'amore o imparavamo l'arte della competizione mettendola in pratica, o ci conveniva abbandonare la partita prima d'iniziarla.

Già in questi tre punti c'era quanto basta per non riprendersi e per sbandare tutta la vita.

Ma non è che i maschietti potessero stare tanto allegri.
Partiamo dal primo anime arrivato in Italia anno 1978 su Rai 2.

Atlas Ufo Robot - Goldrake



Il primo robot della storia infantile, sbarca nelle case italiane per la gioia di tutti i bimbi alla fine degli anni 70, gettando con il suo merchandising, il primo sassolino al potere devastante che avrebbero avuto sulla tenera psiche dei bambini, i giochi collegati ai cartoni.
Che poi, questo robot tanto invincibile non era, visto che, per la maggior parte delle volte, riusciva a finire il nemico grazie all'aiuto degli altri suoi compagni di avventura ( vi ricordate il grande amico Alcor?) della serie e anche alla cretinaggine degli attacchi nemici di Re Vega.
Proviamo a cercare un fondo di positività: l'unione fa la forza?
A me viene in mente solo l'impaccio che aveva questo robot con la sua alabarda spaziale.
Ho visto tutte le puntate, del resto da femminuccia accorata, avevo sempre sperato che Actarus e Venusia finissero per vivere insieme.
E invece no, lui come nella migliore tradizione degli abbandoni finali, aveva una missione da compiere e ho ancora negli occhi l' astronave che vola verso il suo pianeta da ricostruire, mentre Venusia resta come un'allocca a guardare il cielo.

Ma il mio preferito in assoluto fu Capitan Harlock.



Il pirata dello spazio, terrestre in fuga ricercato dai suoi stessi fratelli, che riesce nonostante tutti i contrasti a proteggere il suo pianeta da un destino di distruzione, è l'unico eroe positivo dei cartoni che ricordo volentieri.
Non ci sono buoni e cattivi ben definiti in questo cartone, ma ogni personaggio, dalla regina delle mazoniane Raflesia, al primo ministro Kirita acerrimo nemico di Harlock, riflettono le due anime dell'uomo: la parte positiva perchè agiscono per difendere il loro pianeta e quella negativa agli occhi di chi stanno attaccando per non perire.
E Harlock con tutte le sue contraddizioni raffigurava quello che ognuno di noi voleva diventare o amare, a secondo dei punti di vista.
Per non trascurare il piccolissimo particolare che l'avventuriero e pirata era per i bambini il massimo a cui aspirare e per le fanciulline il massimo da cui farsi strapazzare il cuore.

Diciamo che da adulti non è cambiato nulla.


Ora ditemi, siamo riusciti a trovare un equilibrio nella nostra vita nonostante i traumi infantili dovuti ai cartoni?

E partendo dalla vostra infanzia in poi, quali sono state le serie televisive di cartoni animati che vi hanno devastato meglio?


PARLIAMONE MASCHIETTI E FEMMINUCCE!





Questo post è dedicato a mia sorella Dani e a tutti voi, perchè non smetteremo mai di essere bambini, per fortuna.