La prima videochiamata del mattino è arrivata da papà e mamma. E nel salutarmi mio padre mi ha detto:
"oggi è la Festa della Liberazione, è una bellissima giornata."
E i suoi occhi erano gli stessi di oltre settant'anni fa, quando in una mattina di primavera vide gli alleati arrivare nel suo paese. Li aspettava con gioia e con il cuore fiero. Aveva dodici anni e poco tempo prima aveva rischiato di morire per mano di un tedesco che voleva portargli via il cane, mentre alla rinfusa le forze armate tedesche abbandonavano quella regione, L'Irpinia, dove i partigiani, riparati dalle montagne, li stavano colpendo senza tregua. E loro, i bambini, li aiutavano come potevano.
Quella storia ve l'ho già raccontata, il piccolo e fedele amico fu ucciso dal tedesco con un colpo alla testa ed era la fine che avrebbe fatto mio padre, se mia nonna Maria non si fosse opposta con la fierezza che le ricordo e che è un po' la mia, frapponendosi tra lui e il bambino. A quel punto il militare non ebbe più il coraggio di sparare, ma da vigliacco quale era, spostò l'arma e colpì il cane. Mia nonna mi diceva che per anni ha ricordato la risata querula di quell'uomo, che risalendo sul suo mezzo e voltandole le spalle le disse qualcosa in tedesco, che lei non capì.
E la memoria rimane viva e accesa. Nei ricordi di tutta la nostra famiglia. Speriamo non muoia mai, visti i tempi negazionisti e bugiardi.
“CI CHIEDIAMO COSA SUCCEDERÀ ALLA MEMORIA DELLA SHOAH QUANDO SCOMPARIRÀ ANCHE L’ULTIMO SOPRAVVISSUTO: I SUOI FIGLI SARANNO QUI PER CONTINUARE A TESTIMONIARE.”
(Elie Wiesel, Boston 1998 in occasione della costituzione dell’Associazione Figli della Shoah)
Continuiamo a chiedercelo e sono passati 70 anni. Io ho paura che quando l'ultimo testimone della SHOAH sarà morto, piano piano, metteremo da parte i loro ricordi, fino a farli cadere nell'oblio. I campi di concentramento spariranno, Fossoli sarà rasa al suolo e al suo posto sorgerà una bella frazione emiliana con casette e prati all'inglese. Dimenticheremo quegli orrori per sostituirli con altri più recenti ma assai simili. Spero di no.
*Ho messo un link di approfondimento al sostantivo SHOAH. Letteralmente annientamento, catastrofe, distruzione, calamità.
Olocausto in realtà, significa sacrificio volontario e fa riferimento ai sacrifici che gli ebrei dedicavano al loro dio. Di solito bruciavano animali. Direi che, pur comunemente usato, non è il modo più corretto per definire la tragedia immensa che ricordiamo oggi.
Oggi 27 Gennaio 2021 concludo con questo post la maratona sulla Shoah a cui ho dedicato un'intera settimana. Grazie a tutti voi per aver seguito con interesse e attenzione tutti i miei post.
Roma nel periodo delle leggi razziali. Come è possibile che Giulio Limentali, commediografo di successo, si trovi a seguire un proprio lavoro di scena in un teatro, nascosto in incognito in un angolo del loggione? E come riusciranno a vivere il loro amore i due quindicenni Colomba e Ferruccio lei ebrea e lui figlio di un gerarca fascista? Infine un tragico dilemma: la classe dirigente di quegli anni è forse colpevole di avere sottovalutato il pericolo? E se è unfiglio ad accusare di questa inadeguatezza il proprio padre? Tre vicende diverse se pur collegate in cui Storia e Destino intrecciano il loro enigmatico gioco. Un libro emozionante e potente che riesce a coinvolgere e scuotere il lettore.
NOTE BIOGRAFICHE SULL'AUTORE
Lia Levi di famiglia piemontese, vive a Roma, dove ha diretto per trent'anni il mensile ebraico Shalom. Ha pubblicato per Edizioni e/o diversi romanzi tra i quali: Una bambina e basta (premio Elsa Morante opera prima); Quasi un'estate, L'albero della Magnolia (premio Moravia), Tutti i giorni di tua vita, Il mondo è cominciato da un pezzo, Se va via il re, L'amore mio non può, La sposa gentile (premio Alghero Donna e premio Via Po), La notte dell'oblio, Il braccialetto (premio Rapallo) e Questa sera è già domani, vincitore del premio Strega Giovani 2018. Nel 2012 le è stato conferito il Premio Pardès per la Letteratura Ebraica.
Capita a tutti di fare delle "uscite" infelici. Solitamente però, rimane circoscritto alla nostra piccola cerchia familiare. Per cui, ce ne accorgiamo, ce ne vergogniamo, chiediamo scusa e ripartiamo. L'eco resta lì, avvolta nella rassicurante atmosfera domestica.
Ma quando abbiamo un immagine pubblica, il maggior senso del rispetto che dobbiamo agli altri ci obbliga a fare molta attenzione alle parole che pronunciamo. Lo so, che ho la fissa delle parole, ma ho ragione da vendere. Se succede, bisogna chiedere scusa, senza se e senza ma.
Beppe Sala, sindaco di Milano, venerdì ha pronunciato queste parole durante un'intervista per Rai Documentari nell'ambito dell'anteprima dal Piccolo di Milano del documentario "Anne Frank - vite parallele" (ve ne ho parlato qui).
"Penso che Anne sia stata un’anticipatrice della presenza femminile in così giovane età. Viene naturale pensare a Greta Thunberg, perché sono due storie di coraggio enorme in cui si parte dalla cosa più semplice che c’è e si arriva a un risultato simile.Anne ha scritto un diario che poi è diventato uno strumento di educazione e di memoria per tantissime persone. Greta ha cominciato mettendosi lì con un cartello ed è diventata un simbolo di un movimento. Quando una donna, pure in giovane età, decide di intraprendere un’impresa apparentemente disperata, spesso ha più coraggio e quindi, anche da questo punto di vista, è un messaggio di grande contemporaneità."
Al di là del fatto che il paragone è azzardato, fin troppo, quel che ci tengo a dire è che le due ragazze sono quanto di più diverso possa coesistere. Il cartello di Greta e il Diario di Anne sono lontani anni luce. L'esperienza della giovane adolescente ebrea è arrivata fino a noi attraverso delle pagine immortali. Ci ha "sbattuto" in faccia la sua paura, i suoi dubbi, vissuti da prigioniera. Senza via di fuga. Qualcosa che non aveva cercato, una lotta che non avrebbe voluto combattere. La Shoah, non può essere banalizzata, ricondotta ad un fenomeno moderno che nulla ha a che vedere con il sacrificio e con la morte di un intero popolo.
Forse Beppe Sala, invece di spiegare meglio avrebbe dovuto solamente chiedere scusa.
Anne era questa ragazza qui. Una testimonianza ed un tesoro mondiale da preservare.
Venerdì, 24 dicembre 1943.
"Cara Kitty,
Sarò forse ingiusta e ingrata, ma i sentimenti non si possono reprimere. Vorrei andare in bicicletta, ballare, fischiettare, guardare il mondo, sentirmi giovane, sapere che sono libera, eppure non devo farlo notare perché, pensa un po', se tutti e otto ci mettessimo a lagnarci e a far la faccia scontenta, dove andremmo a finire? A volte mi domando: "Che non ci sia nessuno capace di comprendere che, ebrea o non ebrea, io sono soltanto una ragazzotta con un grande bisogno di divertirmi e stare allegra?". Non lo so, e non potrei parlarne con nessuno, perché sono certa che mi metterei a piangere."
Martedì, 11 aprile 1944.
"Cara Kitty,
dobbiamo ricordarci che siamo dei clandestini, che siamo ebrei incatenati, incatenati in un determinato posto, senza diritti ma con mille doveri. Noi ebrei non possiamo far valere i nostri sentimenti, dobbiamo esser forti e coraggiosi, dobbiamo addossarci tutte le scomodità e non mormorare, dobbiamo fare ciò che possiamo e fidare in Dio. Questa maledetta guerra dovrà pur finire, e allora saremo di nuovo uomini, e non soltanto ebrei. Chi ci ha imposto questo? Chi ha fatto di noi ebrei un popolo distinto da tutti gli altri? Chi ci ha fatto tanto soffrire finora? E' stato Iddio che ci ha fatti così, ma sarà anche Iddio che ci eleverà. Se, nonostante tutte queste nostre sofferenze, alla fine restano ancor sempre degli ebrei, vuol dire che un giorno gli ebrei, anziché essere proscritti, serviranno di esempio."
1 agosto 1944.
Cara Kitty,
"un fastello di contraddizioni" è l'ultima frase della mia lettera precedente e la prima di quella di oggi. "Un fastello di contraddizioni", mi puoi spiegare con precisione che cos'è? Che cosa significa contraddizione? Come tante altre parole ha due significati, contraddizione esteriore e contraddizione interiore. Il primo significato corrisponde al solito "non adattarsi all'opinione altrui, saperla più lunga degli altri, aver sempre l'ultima parola", insomma, a tutte quelle sgradevoli qualità per le quali io sono ben nota. Il secondo... per questo, no, non sono nota, è il mio segreto. Ti ho già più volte spiegato che la mia anima è, per così dire, divisa in due. Una delle due metà accoglie la mia esuberante allegria, la mia gioia di vivere, la mia tendenza a scherzare su tutto e a prendere tutto alla leggera. Con ciò intendo pure il non scandalizzarsi per un flirt, un bacio, un abbraccio, uno scherzo poco pulito. Questa metà è quasi sempre in agguato e scaccia l'altra, che è più bella, più pura e più profonda. La parte migliore di Anna non è conosciuta da nessuno, - vero? - e perciò sono così pochi quelli che mi possono sopportare."
Oh, i camini sulle ingegnose dimore della morte, quando il corpo di Israele si disperse in fumo per l’aria – e lo avvolse, spazzacamino, una stella che divenne nera o era forse un raggio di sole?
Oh, i camini! Vie di libertà per la polvere di Job e Geremia – chi vi ha inventato e, pietra su pietra, ha costruito la via per i fuggiaschi di fumo?
Oh, le dimore della morte, invitanti per la padrona di casa altrimenti ospite – Oh, dita che posate la soglia come un coltello tra la vita e la morte –
Oh, camini, oh, dita, e il corpo d’Israele in fumo per l’aria!
(Nelly Sachs - Al di là della polvere - 1966)
NOTE SULL'AUTORE
Leonie (Nelly) Sachs nacque a Berlino nel 1891 e morì a Stoccolma nel 1970. Poetessa e scrittrice tedesca fu insignita del premio Nobel per la letteratura nel 1966. Inizia a comporre poesie in giovane età durante la sua permanenza a Berlino.Nel 1939 riesce a raggiungere la Svezia assieme a sua madre riuscendo a sfuggire alla deportazione in lager. Vivrà in condizioni di estrema povertà curando la madre malata e lavorando come lavandaia. Continua a studiare su saggi di lirica di autori famosi raggiungendo una grande maturità. le poesie scritte durante il periodo bellico sono molto espressive e rappresentano perfettamente il lamento di morte del popolo ebraico. A proposito della poesia che posto il suo biografo dirà che fu la prima scrittrice che fece dei camini di Auschwitz il tema dei suoi versi.
Lo storico negozio a due passi dalla Quinta Strada è destinato a spostarsi. La proprietà dell'immobile è in procinto di buttare giù l'intero stabile e ricostruire nuovi e lussuosi edifici destinati ad essere affittati con ricavi di gran lunga superiori a quelli di adesso.
Già è la legge del mercato bellezza!
Conservare e preservare gli edifici storici non ha davvero alcun valore, in Italia come all'estero. Perciò evitiamo di stupirci per lo squallore.
Io del resto sono una sentimental cazzona e per quasi trent'anni ho sognato di calpestare quel pavimento in parquet coperto da moquette che ad ogni passo fa un rumore sordo che sa di antico e di sogno.
E' rimasto un desiderio di pancia fino a quando nel 2011 non varcai quella soglia e mi ritrovai come una bambina nella valle delle meraviglie.
Rizzoli (FOTO MS)
Per lunghi anni sono entrata nel sito on line perdendomi nelle varie sezioni. Nelle edizioni rare e limitate, mettendo il naso in tutti i suoi cataloghi. In inglese, francese e italiano. I tanti eventi, le mostre.
Il fulcro della cultura italiana in America. La mia Ammerica. Sempre generosa, a volte contradditoria ma di sicuro unica.
E ho ricordato la prima volta che ho sentito parlare della libreria. Si discuteva di un film di Woody Allen. Io ero ragazzina e dissi che il regista americano non mi piaceva e che i suoi film mi lasciavano indifferente. Non ero in grado di comprenderne l'ironia e lo ritenevo sopravvalutato.
Le amiche mi guardarono con una mesta aria di compatimento prendendomi per una folle deleritta.
Una delle ragazze mi disse che se io sognavo Nyc, NON POTEVO non comprendere quanto Woody amasse l'isola e come l'avesse resa superlativa in MANHATTAN. Parlando dei tanti luoghi di punta della Grande Mela compreso una deliziosa libreria italiana voluta da Angelo Rizzoli, che era sulla Quinta Strada.
Feci le cosiddette spallucce e me ne fregai.
Non ho mai cambiato idea su Allen.
Mentre della libreria mi "innamorai" perdutamente qualche anno dopo.
E qui arriva la nota patetica.
Uno dei miei film preferiti è Falling in Love. Alcuni miei amici sanno di tale mia insana follia e mi sopportano stoicamente.
Quante volte l'avrò visto? Mah, non ho mai tenuto il conto.
Che importa, tanto piango tutte le volte. Di dolore con Meryl, di rabbia con Robert e di follia amorosa alla fine con ambedue.
Strizzo il fazzolettino di cotone molteplici volte, oppure consumo un pacco intero di Kleneex. Accoccolata sul divano con il mio bel plaid colorato sulle gambe, che sono freddolosa io.
Il luogo simbolo dell'amore dei due protagonisti è appunto Rizzoli. Lì si incontrano, si lasciano, si ritrovano.
Lì si sfiorano, leggendo con aria distratta alcuni titoli di libri. Li si accarezzano solo con lo sguardo. Lì loro passi si perdono per rincontrarsi.
Ed io ho sentito per la prima volta quel rumore. Il passo soffocato. Il legno coperto. Ho visto gli antichi scaffali, pieni di bei libri dalle copertine "fascion" e quasi immateriali. L'ordine in cui vengono esposti. I tavoli con le edizioni rare autografate.
Attraverso le immagini mi sono arrivati persino gli odori.
No, non sono ancora diventata pazza. Chi ama il cinema riconosce la sua magia. Ci sono film che trovano il percorso per arrivare al tuo essere e dominarti. E tu non hai scampo. Resti imprigionato per sempre. Io sono stata catturata.
Una bomba H per me. Nessun altro luogo scelto come nuova sede, potrà avere lo stesso spessore e lo stesso valore storico. Ho letto che c'è una vera e propria mobilitazione del mondo della cultura newyorchese per cercare di scongiurare l'evento ormai quasi certo.
Si stanno pianificando azioni di varia natura a difesa dello store. Ma penso che ci sia ben poco da fare.
Forse tornerà sulla Quinta strada dove è iniziato tutto.
Forse riusciranno in parte a ricostruire la magia.
Forse la prossima volta che andrò a NYC andrò a scoprire il nuovo negozio.
Forse.
Forse preferirò che il tempo e le immagini di un film mi riportino lì dove è ancora incredibile innamorarsi.
Dove il tempo è sospeso.
Dove il profumo di libri non potrà mai essere abbattuto da una ruspa.