QUELLO CHE CONTA

"ANCHE A ME PIACE UTILIZZARE PAROLE COME CAMBIAMENTO,TRASFORMAZIONE, INNOVAZIONE E RIVOLUZIONE.
MA SEBBENE CON UN SIGNIFICATO DIVERSO LE PUO' UTILIZZARE ANCHE LA DESTRA.
C'E' SOLO UNA PAROLA CHE E' DAVVERO DI SINISTRA.
UGUAGLIANZA."

(PIER LUIGI BERSANI - BERGAMO 12 MAGGIO 2014)

Lettori fissi

14 dicembre 2014

Sono sempre i sogni a dare forma al mondo.




Io non lo so
quanto tempo abbiamo
quanto ne rimane
io non lo so
che cosa ci può stare
io non lo so
chi c’è dall’altra parte
non lo so per certo
so che ogni nuvola è diversa
so che nessuna è come te
Io non lo so
se è così sottile
il filo che ci tiene
Io non lo so
che cosa manca ancora
Io non lo so
se sono dentro o fuori
se mi metto in pari
so che ogni lacrima è diversa
so che nessuna è come te
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
Sono sempre i sogni a fare la realtà
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
e sogna chi ti dice che non è così
e sogna chi non crede che sia tutto qui
Io non lo so
se è già tutto scritto
come è stato scritto
Io non lo so
che cosa viene dopo
Io non lo so
se ti tieni stretto
ogni tuo diritto
so che ogni attimo è diverso
so che nessuno è come te

Come spesso accade quando ascolto le sue canzoni,  mi viene da pensare che è vero.
Maledettamente vero quello che scrive. Simile in larga parte a ciò che penso.
SOPRATTUTTO IL FATTO CHE TESTARDAMENTE IO, NON SMETTO DI SOGNARE.




08 dicembre 2014

Torno ah se torno....



Ragazzi, ho notato come vi sia mancata ahahahah!

Dalle vostre mail, dai vostri commenti accorati. Da whatsapp che suonava come impazzito.
Dalle ricerche senza sosta che effettuavate pure su twitter.
Mi è arrivato persino un cartello con la scritta WANTED:DEAD OR ALIVE.

Eravate in ambasce, lo so.
Del resto risulto assente da quasi quindici giorni.
Si è sentito eh?
Cosa ho fatto?
Volevo raccontarvelo. 
C'era già un bel post pronto.
Ma poi mi sono detta: caspita, se sono mancata così tanto da creare un vuoto tanto grande quanto una buca causata da un meteorite impazzito, potrò farli  piombare nella  disperazione raccontando anche il perché?
No dai, lasciamo perdere.

Torno eccome se torno.
Prima o poi.




25 novembre 2014

Scarpette Rosse.



Le scarpette rosse per me, sono da sempre, simbolo della femminilità.
Ma pure della magia che circonda l'aura di ogni donna.
Facendo un piccolo elenco potrei partire da quelle sbirluccicose e bellissime di Dorothy del MAGO DI OZ.




Dorothy's shoes





Ed arrivare a  quelle della  fiaba di ANDERSEN che nella sua tragicità, turbò la mia infanzia per molto tempo, pur appassionandomi.




Le scarpette rosse di Karen


Da qualche anno però, sono diventate il simbolo tragico della violenza che subiscono le donne.
Nessun limite, nessuna vergogna. Per molti (per fortuna non tutti) la violenza domestica resta ancora un fatto che si può sottovalutare. Oppure negare come se non esistesse. Un accadimento privato che riguarda quelle mura e basta.
Volti tumefatti, ossa rotte e omicidi (la cui frequenza mi induce ad un sempre maggiore smarrimento) scivolano sulla coscienza di troppa gente.

Oggi, 25 NOVEMBRE 2014, è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.
Il giorno scelto dall'ONU per promuovere la riflessione su quanto fatto e su quanto c'è ancora da fare. 
Qui, in questo mio piccolo angolo di mondo, dove si scherza, si sorride e si cerca di affrontare la vita sperando che la riflessione ci faccia affrontare le traversie della quotidianità con un sostegno in più, penso sia il caso di non lasciare passare queste ore nel silenzio.
Ma di provare a soffermarci un attimo.
Su queste scarpe.

Ci ho ripensato e allora per qualche giorno vi lascio in loro compagnia.

Tappeto di scarpe rosse a Biella

23 novembre 2014

9 NOVEMBRE 1989: la caduta del Muro di Berlino e gli U2.




9 novembre 1989 - la festa sotto la porta di Brandeburgo



Sono un po' in ritardo con questo post ma novembre non è ancora finito.E allora vado lo stesso.


Basta una canzone.
Basta un album.
Si può ricordare pure così. La fine di un epoca e il nuovo inizio. Dopo venticinque anni.

Gli U2 arrivarono a Berlino per registrare  ACHTUNG BABY in sei mesi; negli "Hansa Studio". Erano planati in un mondo che stava cambiando, con il desiderio di immergersi in una realtà che desse loro nuova linfa e nuova energia.
Ciò che si percepiva in quel periodo in Germania. Gli stessi berlinesi non ne erano ancora consapevoli del tutto e nell'aria c'era un inaspettato silenzio. Vibrazioni, sensazioni da fare proprie assimilandole sotto pelle. Facile.

Eppure, la creazione di questo lavoro fu tormentata. Il gruppo si era reso perfettamente conto di avere alimentato enormemente il proprio mito,  da correre il rischio di soffocare tutta la sua creatività. E di accartocciarsi.  Si creò ansia e disaccordo che confluirono in  un fronte a due: da una parte Bono e The Edge che erano alla ricerca di idee per un album assolutamente innovativo con incursioni nell'elettronica; dall'altra Larry e Adam, i quali  non volevano in alcun modo allontanarsi dal classico stile della band.

Le notizie che arrivavano a noi fan nel frattempo, fecero temere il peggio: il capolinea. Una bastonata a freddo. Le liti quotidiane ad esempio; si registravano  demo  che poi venivano abbandonate. Quasi una novella tela di Penelope;  costruivano di giorno per poi  distruggere di notte. Insoddisfazione e crisi profonda. C'era del buono  e infatti Brian Eno venuto in soccorso dei suoi amici allo sbando, sembrava convinto (forse l'unico) che ne sarebbe nato qualcosa di innovativo e incredibile.



La copertina del mio album preferito - Achtung Baby



Poi, successe qualcosa: nacque The Fly.  Un strano personaggio, con giacca di pelle e gli occhi cerulei coperti da una maschera ottica nera. Enigmatico o forse dovrei dire ambiguo. Un nuovo modo di relazionarsi con tutti.  Da lontano, come pare debba essere una vera rockstar. Pure ironico, con quell'aria e quel ghigno luciferino che diventeranno per molto tempo il suo marchio di fabbrica. Eppure capace di scrivere testi intensi e bellissimi, come non mai. Due fronti opposti e complementari: immagine e sostanza. Prendere le distanze quel giusto che serve per raggiungere il proprio centro del mondo. Per ritrovarsi.
Ed arrivare alla demo di una nuova canzone che sarebbe divenuta Misterious Ways,  con cui ricompattare il gruppo.  Fare lo stesso con la successiva: One.


Bono Vox versione The Fly


Fu lo spartiacque. Per loro innanzitutto.

Fra quello che era stata la musica degli anni '80 e quello in cui si sarebbe trasformata negli anni '90.

La stessa copertina dell'album rifletteva una nuova consapevolezza: un caleidoscopio composto da immagini colorate che ricordavano la luce del Marocco (a loro caro) e immagini in bianco e nero. Tutto quello che gli U2 avevano respirato a Berlino dopo la caduta del Muro. La desolazione e pure la speranza. Il cuore batteva di nuovo. La chitarra di The Egde, sofferente per problemi familiari non era stata mai così importante, così presente.
Per me l'album rappresenta l'amore. Perché è ciò che viene rappresentato in ogni sfumatura e in ognuna delle dodici canzoni che lo compongono. C'è come un filo logico che le accompagna, una dopo l'altra. Ci sono stati critici che hanno interpretato l'intero lavoro come un'unica intensa canzone. Potrebbe essere. 
Per me è stato il loro punto più alto. Il mio album del cuore. L'epopea del mito. Non c'erano più barriere. Tutto fluido, tutto possibile. 
Tutto da potere ancora scrivere e reinventare.
Come era accaduto con la caduta di quel maledetto Muro.
Come dovrebbe essere per tutti i muri del mondo. Per primi quelli che ci portiamo dentro.






Ps: per qualche giorno amici, sarò assente dal blog. E non riuscirò a passare dai vostri. Ma torno presto.
Vi abbraccio tutti lasciandovi in compagnia della mia canzone preferita.

19 novembre 2014

Diciamo sì alla L.I.S.




Il linguaggio dei segni

Io non sono molto brava in queste cose. Ma mi piace, quando l'iniziativa è importante (e questa lo è) parlare di diritti nel mio blog.
Certo, l'angolo è piccolo; ma curato e molto ben frequentato.
Provo a spiegare.
L'11 novembre a Roma, davanti Montecitorio, ci sarà un sit-in promosso dall'Ente Nazionale Sordi.
E da Giuseppe Petrucci, suo presidente,  che da tempo è in sciopero della fame.
Perché sono anni che in Italia si tenta di riconoscere il diritto a tutte le persone affette da questa malattia,  di potere essere supportate da un interprete  negli uffici pubblici, ospedali, tribunali ecc... Senza dover, tutte le volte, essere costretti per richieste ed informazioni a farsi accompagnare da familiari per le spiegazioni e le traduzioni.
Una vergogna.
L'Italia è uno dei pochissimi paesi in Europa (oltre Malta e Lussemburgo!!!) a non avere applicato la legge europea che impone ai paesi comunitari l'adeguamento ad una norma approvata in tutto il mondo.
La legge della LIS.
Beh, direte voi... niente di nuovo sotto il sole della "piovosa" Italia.
Solo uno di tantissimi diritti che vengono calpestati quotidianamente.
Certo, magari potrebbe sembrare non fondamentale. Dall'alto della nostra vita di normodotati.
E di egoisti.
Io mi sono informata su come fare per imparare ad esprimermi in LIS. Ci sono delle scuole e purtroppo per me, sono solo corsi da frequentare durante la giornata. Per ora niente di serale.
Non demordo, prima o poi ci riuscirò ad impararla.

Mi servirebbe, se un giorno volessi parlare in tutta tranquillità con amici che non hanno la sfacciata fortuna (mia) di sentire tutto quello che ci circonda.
Oppure a dare aiuto a qualcuno in evidente difficoltà.

Ho scoperto girovagando in internet che, nella mia città d'origine, fanno dei corsi  di LIS nelle scuole tecniche e poi li pubblicano YOUTUBE per permettere a tutti di esercitarsi.

Ottimo punto di partenza per cominciare, cosa ne pensate?

Se volete saperne di più, cliccando qui vi troverete nella pagina del blog DIARIO DI ADAMO del mio amico Matteo Gamba che da tempo se ne sta occupando. 
Entrate e, lasciando un commento, potrete sottoscrivere l'appello. 
E poi divulgatelo, utilizzando tutti i metodi che il web ci consente. FB, TWITTER, GOOGLE.

GRAZIE A TUTTI.




16 novembre 2014

Amos Oz: Giuda.






Amos Oz mi è stato portato in dono una sera che avevo pianto troppo.
Ero seduta sulla poltroncina della nonna che ho nella mia camera da letto.
Tessuto antico e delicatissimo. Il posto in cui cerco di ritrovare me stessa quando mi perdo.
Quella sera ero smarrita.
Ero lontana da me e da chi mi amava, da troppo tempo.
Piombata in un cono di dolore dal quale non volevo risalire in nessun modo.
E mi crogiolavo quasi, in quella sofferenza.
Non nuotavo più: ero spinta dalla marea.
Qualunque fosse la direzione a me non importava.
Sul tavolino trasparente accanto a me seduta, c'era una pila di libri che avevo comprato mesi prima.
E non era mai successo che avessero preso polvere per così tanto tempo.
Tra gli altri NON DIRE NOTTE di AMOS OZ.
Dell'autore israeliano avevo sempre letto molto bene. 
E spesso mi ero detta che sarebbe giunto prima o poi il tempo per me e per lui,  di incontrarci.
Ci avevo provato qualche anno prima con: STORIA D'AMORE E DI TENEBRA.
Subito abbandonato dopo qualche pagina. All'epopea della sua famiglia e alla storia di sua madre non ero pronta. E non lo sono ancora: ad oggi resta il suo unico libro che non ho mai finito.

Invece quella sera guardai la foto di copertina (un terreno su cui sta nascendo una fragile piantina) e mi decisi.
Non c'è nulla nella vita che arrivi per caso.
Perché proprio allora, perché quel libro.
L'ho finito in una notte. Tanto il sonno non arrivava da giorni.
Ma in quella notte, tra le sue parole, ho ritrovato una parte di quello che avevo perso.
E pure un po' di forza.
Una coppia. Uno dei due si è fermato. L'altro no. Ma c'è l'amore, la tenerezza, l'affetto. Il tempo, le ore, i giorni e gli anni che sono contati. La forza, quella che basta al secondo per rimettere in moto il primo.
Come racconta Oz?
Me lo hanno chiesto in molti.
Racconta le storie attraverso gli occhi e la prospettiva di tutti i protagonisti dei suoi romanzi. Non c'è quasi mai la voce narrante principale.
Poi chi legge sceglie. Da che parte stare, se è il caso. Se lasciarsi trascinare senza giudizi fino alla fine del racconto.
Ogni suo libro è un testo da interpretare come si preferisce. Un grande dono. Da leggere, inventare e riscrivere.
Oz a volte può sembrare scarno e ruvido. A volte così sensibile da stringerti a sè con una carezza.
Sullo sfondo quasi sempre la sua terra. Quella patria che ama profondamente ma che non riesce a conquistarlo. Troppi errori. E lui li riconosce tutti. Senza sottrarsi mai. Molte volte pubblicamente ha condannato le scelte politiche della nazione. E nei suoi scritti lo ribadisce.
Dopo?
Come dicevo sopra, li ho letti tutti.

E sono arrivata a GIUDA.

Il protagonista, Shemuel Asch, è un sognatore. Ma pure un vigliacco che smette l'università  con la scusa debolissima del tradimento della sua fidanzata. Che lo ha mollato perché eterno indeciso e immaturo; decidendo di sposare un altro che le da più sicurezza. Tradisce le aspettative di tutti, famiglia compresa e finisce per rifugiarsi a far da balia ad un vecchio professore invalido, sfuggendo così alle responsabilità.
E' la storia di un amore, di un tradimento, di una guerra interminabile e sbagliata.
Non ci sono risposte. Solo domande.
C'è un ragazzo  ebreo che attraverso la figura di Giuda  prova a trovare la sua strada e a ritrovare se stesso.
C'è un padre che ha perso un figlio e se ne assume tutta la colpa.
C'è una figlia che non ha mai amato il padre e lo considera un traditore.
C'è un traditore che seguendo una certa logica, alla fine ha tradito perché doveva farlo.
C'è una musica di sottofondo che accompagna ogni parola.
C'è Israele.
C'è un grande errore.
C'è un grandissimo scrittore che affronta uno dei più grandi tabù religiosi.
C'è Oz.

Ci sono le sue parole:

"Ti dico anche che, malgrado tutto quello che ho detto prima, beati i sognatori e sventurati coloro che hanno gli occhi aperti. I primi non ci salveranno di certo, né noi né i loro discepoli, ma senza sogni e senza sognatori la maledizione peserebbe mille volte di più. E' per merito dei sognatori se anche noi, i disincantati, siamo un po' meno pietra e disperati di quanto saremmo senza di loro. E anche il tuo Gesù era un grande sognatore, forse il più grande sognatore di tutti i tempi. Ma i suoi discepoli no. Loro erano avidi di potere e hanno fatto la fine di tutti i loro simili del mondo: sono diventati dei macellai."

Ecco Amos.
Grazie da me e da tutti i sognatori.


Scheda del libro:

Autore: AMOS OZ
Titolo del romanzo: GIUDA
Casa editrice: FELTRINELLI


Scheda dell'autore:

Amos Oz nato a Gerusalemme;
insegna letteratura all'università Ben Gurion del Negev;
tra i suoi romanzi tutti pubblicati da Feltrinelli:

Conoscere una Donna (2000)
Lo Stesso Mare (2000)
Michael Mio (2001)
La Scatola Nera (2002)
Una Storia di Amore e di Tenebra (2003)
Fima (2004)
Contro il Fanatismo (2004)
D'un tratto nel Fosco del Bosco (2005)
Non Dire Notte (2007)
La vita fa Rima con la Morte (2008)
Una Pace Perfetta (2009)
Scene di Vita di un Villaggio (2010)
Una Pantera in Cantina (2010)
Il Monte del Cattivo Consiglio (2011)
Tra Amici (2012)

I suoi lavori sono tradotti in 41 lingue.



PS: tornando dall'incontro con Oz, riflettevo su di una sua frase ribadita questa sera: SOLO RINNEGANDO SI PUO' MIGLIORARE; SOLO CHI TRADISCE, CHI ESCE DALLE CONVENZIONI DELLA COMUNITA' CUI APPARTIENE, E' CAPACE DI CAMBIARE SE STESSO E IL MONDO.

Cosa ne pensate?