QUELLO CHE CONTA

"ANCHE A ME PIACE UTILIZZARE PAROLE COME CAMBIAMENTO,TRASFORMAZIONE, INNOVAZIONE E RIVOLUZIONE.
MA SEBBENE CON UN SIGNIFICATO DIVERSO LE PUO' UTILIZZARE ANCHE LA DESTRA.
C'E' SOLO UNA PAROLA CHE E' DAVVERO DI SINISTRA.
UGUAGLIANZA."

(PIER LUIGI BERSANI - BERGAMO 12 MAGGIO 2014)

22 luglio 2014

Lucca Summer Festival



Esempio di vetrina dedicata al Festival (foto FP)


Sono stati tre bellissimi giorni di vacanza, seppure impegnativi.
Avevamo pensato di andare al Summer Festival già in aprile.
Era la nostra prima volta a Lucca e per come siamo fatti noi, nulla doveva essere lasciato al caso.
A parte il tempo argh!
Ma nonostante quest'ultimo sia stato poco propizio, ci siamo davvero divertiti e abbiamo scoperto una città splendida.
Circondata da mura medievali, quattro chilometri di bellezza.
Cento chiese, capolavori dell'architettura e della pittura. Gente ospitale e simpatica.
Infine il Festival. E la sua star.
La ragione principale per cui eravamo lì. Vediamo se indovinate. Ecco il calendario.

Cartellone del Festival 2014 (foto MS)

Atto primo: le mura medievali di Lucca.
Come anticipavo 4 chilometri di lunghezza, 30 metri di fossato, 12 metri di altezza. Ammirate in tutto il mondo come unico esempio di mura difensive arrivate fino a noi praticamente intatte. Trasformate in una passeggiata immersa nel verde davvero fantastica. Con porte di accesso che mantengono il loro antico splendore.

Un particolare di Lucca dalla mura (foto MS)


Porta San Gervasio ( foto MS)


Atto secondo: le chiese.

Il Duomo, ovvero la cattedrale di San Martino. Con la chicca di una vera asimmetria architettonica. Il lato destro della facciata molto più piccolo dell'altro poiché si sono dovuti adattare alla preesistente torre campanaria.



Cattedrale di San Martino (foto MS)

E poi all'interno, L'Ultima Cena del Tintoretto e un bassorilievo del Ghirlandaio. 



Ultima Cena del Tintoretto (foto FP)

Il famoso monumento funebre di Ilaria del Carretto, detto anche della Bella Addormentata e il Volto Santo. Quest'ultimo è una statua lignea che rappresenterebbe Gesù Crocifisso ma con una immagine ben lontana dalla iconografia classica.


Il Volto Santo (foto FP)
Scuro di pelle, piccolo e magro e vestito di tutto punto, pur essendo appeso alla croce. 
Molto simile all'idea di un uomo di quel tempo quale doveva essere Gesù.

Atto terzo: il centro storico. Davvero bellissimo, con palazzi e piazzette che si incrociano ad ogni angolo.
E botteghe storiche che pur cambiando oggetto di vendita, hanno conservato le vecchie e originali insegne. Tutto come un tempo.


L'angolo di una piazza e il suo bel palazzo (foto MS)

Negozio e insegna "come una volta" (foto MS)

Atto quarto: le piazze.
Piazza San Michele dove, a parte la bellissima chiesa, ci si può incontrare un violoncellista armato del suo strumento mirabolante che ti delizia con vecchie e deliziose canzoni napoletane.


Chiesa di San Michele (foto MS)



Il violoncellista innamorato di Napoli (foto MS)

Atto quinto: Piazza Napoleone.
Il fulcro del Lucca Summer Festival. Circondata da alberi e pronta ad accogliere grandissimi  protagonisti del soul/jazz e anche del rock come ha fatto negli ultimi sedici anni.
Gli artisti che hanno calcato il palco sono stati molti e pure diversi. Per stile, background e musicalità.
Eppure, ognuno di loro, ha regalato al festival momenti unici contribuendo a farlo diventare uno dei più grandi e importanti a livello mondiale.
Qualche esempio.
David Bowie, Eric Clapton, George Benson, Ray Charles, Alanis Morissette, Peter Gabriel, Bob Dylan, Elton John, Al Jarreau, Oasis, James Taylor, Roger Waters, Leonard Cohen.


Il palco (foto FP)

Figlia dei fiori al Festival (foto FP)

fontane ad ogni angolo per dar da bere alle assetate (foto FP)


Detto questo non posso fare a meno di negare, che si è mangiato benissimo.
Carne a Lucca e pesce a Livorno.


Terrazza Mascagni - Livorno (foto FP)


E sono riuscita a non farmi mancare un bel giretto di shopping.

Prova d'abito e scarpe nuove per "gita" a Livorno 


Ma il clou della "gita" si è svolto domenica sera.
Il tempo un po' instabile fin dal mattino, ci ha graziato e ci ha permesso di assistere all'evento #luccasummer.
Il concerto di Stevie Wonder.
Ma cosa si può aggiungere a quanto da sempre le leggende narrano della sua bravura, della sua voce e della sua versatilità?  Un polistrumentista capace di suonare in maniera eccellente qualunque strumento.
E un artista che in oltre quaranta anni di carriera ha regalato al mondo canzoni memorabili che chiunque di noi, anche chi non lo segue, conserva e ricorda a memoria?
Sono certa che tutti e dico tutti, conoscono almeno una sua canzone e sono capaci di canticchiarne il ritornello. Perfino chi, cialtrone come me, conosce quattro parole in lingua inglese.


Stevie Wonder (foto FP)

Stevie Wonder (foto FP)
Sì è stato uno spettacolo. Lui, la sua classe, i suoi strumentisti e noi che cantavamo a squarciagola.
E perfino una coppia di sposi che ha assistito al concerto, dopo il matrimonio. 
Talmente fortunati che, si sono ritrovati sul palco a ballare mentre lui dedicava loro delle canzoni.



Gli sposi ballano e Stevie canta (foto FP)


Due ore e venti, senza pausa. Con la sua allegria e la sua bravura. Con momenti forti in cui ci ha fatto gridare dei NO alla violenza, al terrorismo e alla guerra.




Stevie e i musicisti ringraziano (foto FP)
Non volevo essere lunga e nemmeno noiosa.
Concludo lasciandovi con un paio di foto che ho fatto con due artisti ( un cantante e uno scrittore) presenti al concerto.
Il primo (il cantante) era in fila con noi a ritirare i biglietti per il concerto, come tutti.
Umile e bravo. Niente di diverso da quello che pensavo.

Marco Mengoni ed io (foto FP)


Il secondo (lo scrittore) per il quale le parole non sono sufficienti. Per la sua disponibilità, per la sua gentilezza, per la simpatia di cui mi fa dono ogni volta che lo incontro.
Perché siamo amici. E ne sono orgogliosa.

Luca Bianchini ed io (foto FP)


PS: ringrazio il mio fotografo preferito per l'amore e per le foto bellissime.
Pure per la gita eh.




"Ci sono ancora uomini che nel 2014 credono che la violenza sia la soluzione, mentre invece non serve a nulla. Noi dobbiamo prendere una posizione: NO WAR, NO TERRORISM, NO MORE".
( Stevie Wonder - Lucca - 20 luglio 2014)



16 luglio 2014

Stanca.



Stasera mi viene voglia di postare pensieri random.
Passo da una settimana lavorativa durissima all'altra e ho ancora venti giorni di fuoco prima delle vacanze.
Per noi, il tempo di fare le cose con calma ormai non esiste più.
Sempre di corsa, sempre una scadenza dopo l'altra.
Non amo molto parlare del mio lavoro, ma oggi la stanchezza ha preso il sopravvento e allora mi viene voglia di sfanculare tutto il mondo lavorativo che mi circonda.
Lo so che ho sbagliato tutto nella vita, io. 
Volevo fare la ballerina, poi l'archeologa.
E invece sono responsabile amministrativo.
Bel mestiere di merda.
(Sperando che nessuno di voi amici miei lo faccia, altrimenti chissenefrega, vale pure per voi).

Poi nei giorni scorsi ci si è messo pure il tempo.
Ma quando mai si è visto che in pieno luglio, usciamo di casa con ombrelli alla mano come  fossimo a Londra e con giubbino di un certo peso, visto che le temperature spesso sono al di sotto dei venti gradi?
Ah, la mia bella terra del sud, quanto mi manca...
Per non dire che mi incazzo da morire per le centinaia (vero ne posseggo molte più di cento per non parlare delle borse) di paia di scarpe estive che ho e sono costretta a guardarle tristemente lì dove sono nel loro spazio;pure loro nicchiano per colpa dello stramaledetto tempo.
I miei tacchi.
Le mie zeppe colorate.
I miei sandali strepitosi.
Tutte in fila per due, senza resto.
Finalmente sembra si stia aggiustando. Dai che le mie "bambine" possono riprendere fiato e io il sorriso visto che l'umore è altalenante. E per farmi passare la scimmia appena torno a casa la sera la prima cosa che faccio è accendere lo stereo e inserire un cd.
Solo la musica mi riscatta la giornata.
Per cui...

Vabbè stasera comincio un nuovo libro. Ho appena finito quello di Camilleri. Faccio una fatica del diavolo a causa del dialetto. Mi tocca spesso rileggere le righe più di una volta per capire il senso. Ma nonostante questo, mi piace.

Ultimamente sto leggendo di meno. Non va bene, non è da me. Ma trovo difficile concentrarmi sulle parole. E mi capita solo quando sono veramente a pezzi.
Speriamo passi presto, sta roba.
Ho bisogno di riprendermi il mio tempo.

Concludo con Kasabian - Days are forgotten






Hey son
I'm looking forward
You're leaning backwards
Of this I'm sure

Have you had enough?
Are you feeling rough?
Does your skull hurt?
Well if it's warm

Cos I am taking back what's mine
I am taking back the time
You may call it suicide
But I'm being born again..


Hey figlio,
Sto attendendo con impazienza
Ti stai appoggiando dietro,
Di questo sono certo

Ne hai avuto abbastanza?
Ti senti a pezzi?
Ti fa male la testa?
Beh, se è caldo

Perché mi sto riprendendo ciò che è mio,
Mi sto riprendendo il tempo
Puoi chiamarlo suicidio
Ma sto per rinascere,
sto attendendo...

13 luglio 2014

Where the streets have no name



Oggi mi va di parlarvi di una delle più belle canzoni scritte da Paul Hewson (Bono Vox) e pubblicata nel 1987 all'interno dell'album degli U2  - THE JOSHUA TREE.

Fu il terzo singolo tratto da quel lavoro, che contribuì enormemente a farli diventare la più grande rock band di tutti i tempi.
(Lasciatemi quel briciolo di fanatismo che mi sembra necessario per celebrare il mio gruppo preferito ahahahah).
Il brano è accompagnato da un video divertente girato sul tetto di un edificio di Los Angeles. Nulla di nuovo a dire il vero visto che era una chiara citazione dell'ultimo concerto  dei Beatles girato live sul tetto della loro casa discografica, la Apple Records, alla fine del percorso comune nel 1969.
L'evento scatenò un delirio nelle strade sottostanti causando non pochi problemi di ordine pubblico.
Fatto oggi? Sarebbe lo stesso!


E' una canzone nata come un inno all'uguaglianza. Perché tutto nasce dalla reazione che le parole di un amico che gli sta descrivendo Belfast, suscita in lui.
Bono riflette su come spesso in città provi un senso di claustrofobia; sente la voglia di fuggire dalla metropoli e andare in luoghi dove i valori della città e quelli della società non ti soffochino.
"Interessante" storia: a seconda della strada in cui una persona vive, puoi sapere non solo a quale religione appartenga, ma anche quanti soldi guadagna; l'importante è su quale lato della strada si abiti, ad esempio più una casa è situata in alto sulla collina (parametro di riferimento per Belfast) più è costosa e più sei ricco. Più in generale, a seconda della posizione, del nome della strada o del suo lato, sai chi hai di fronte.

Meglio di una dichiarazione dei redditi resa pubblica.


E allora ha scritto una canzone pensando  ad una città con strade senza nome.

Che  è un invito.
A cercare qualcosa di nuovo, senza vincoli o schemi. Universale, che vada bene per ognuno di noi.
E alla luce di quanto succede oggi nel mondo poi, non sarebbe male riuscire a creare qualcosa di così rivoluzionario.
Se solo lo si volesse. Ma i nostri schemi mentali non ce lo consentono.
Troppa importanza hanno i nomi, il luoghi e i lati. E non solo.
Molta di più di quello che in realtà siamo noi.



I wanna run
I want to hide
I wanna tear down the walls
That hold me inside
I wanna reach out
And touch the flame
Where the streets have no name
Ha...ha...ha...
I want to feel
Sunlight on my face
I see the dust cloud disappear
Without a trace
I want to take shelter from the poison rain
Where the streets have no name


Where the streets have no name
Where the streets have no name
We're still building
Then burning down love
Burning down love
And when I go there
I go there with you
It's all I can do

The city's aflood
And our love turns to rust
We're beaten and blown by the wind
Trampled in dust
I'll show you a place
High on a desert plain
Where the streets have no name

(... stiamo ancora costruendo e l'amore sta infiammando, e quando io vado lì, ci vado con te, è tutto quello che posso fare. Le città diluviano e vedo il nostro amore trasformarsi in ruggine, siamo sbattuti e spinti dal vento, ridotti in polvere, ti mostrerò una distesa desertica, dove le strade non hanno nome...)






Nota della blogger: anche la figaggine di Bono in questo video mi risulta universalmente riconosciuta...

09 luglio 2014

Gli amori, l'Amore.




Il primo amore della mia vita fu, banalmente, l’amore dei banchi di scuola.
Solo che io avevo cinque anni e tre mesi e lui sei anni.
Prima elementare, banchi  di legno segnati dal tempo e dai bambini passati di là prima di noi.
Con la sedia di ferro  attaccata e lo spazio davanti a destra in cui inserire il calamaio per l’inchiostro.
Residuati bellici, per una scuola degli anni ’70 eppure fatalmente necessari.
I genitori non dovevano organizzare collette per comprare carta igienica e risme per le fotocopie. Ma sedie e banchi si tramandavano di generazione in generazione.
La classe era mista, grembiuli bianchi con fiocco rosa per le bambine e blu con fiocco nero per i bambini.
Al braccio destro o sinistro (quale sia il lato esatto non lo ricordo bene; dipende molto dalla mia memoria fallace e anche dal fatto che sono mancina e tendo a spostare tutto da quel lato) lo scudetto con la bandiera italiana su fondo azzurro e il numero romano che corrispondeva alla classe di appartenenza.
Ero una bambina bionda e riccia, molto timida. Con un sguardo che mal celava la miopia che presto mi avrebbe condannata agli occhiali.
Accanto a me a sinistra, quella che sarebbe stata la mia compagna per i primi tre anni scolastici: Lucia.
Bella come la protagonista del romanzo di Manzoni,  mora con gli occhi celesti. E di una dolcezza che diventò proverbiale.
Alla mia destra, il più bel bambino della scuola: Giulio.
Un vero e proprio principe biondo dagli occhi cerulei.
Lui ed io ci intendevamo con lo sguardo. Ed io mi facevo trasportare da ogni idea gli passasse per la testa.
Lui invece sorrideva ad ogni mio rossore e a volte, mi stringeva forte la mano.
Quando la timidezza in me prendeva il sopravvento lo capiva e allungava la sua mano fino alla mia.
Così tra una fila e l’altra di banchi si distinguevano due mani che si univano.
Fin da allora, il contatto per me, rappresentò la consistenza dell’amore.
Una volta di troppo il nostro maestro ci sorprese, mentre eravamo distratti ridendo di nulla se non di noi.
Capitava spesso ma quella volta decise che doveva dividerci.
Ci punì subito, lasciandoci dietro la lavagna fino al termine delle lezioni; obbligati a stare in silenzio con gli occhi di tutti puntati addosso.
Ma persi Giulio definitivamente perché lo spostò davanti, al primo banco in una fila lontana da me.
Non l’ho mai dimenticato. Come non ho mai dimenticato il primo battito del cuore, il primo sussulto che devo a lui.
L’esperienza con lui fu fatale per me. Per molti anni successivi, qualunque ragazzino mi passasse davanti doveva superare la prova “Giulio”.
Nessuno riuscì ad oltrepassare il mito fino alla tarda adolescenza. 
Belli e mutevoli furono gli amori successivi. Intensi tanto da sembrare unici ma in realtà pronti a smontare come un sufflè.
Essenziali nella loro volubilità.
Per fortuna.
Gli amori del mese, dell’anno, della settimana.
Credo che nessuno di noi ne sia stato esente. Da spiaggia, da vacanze al mare, che ci cullano per la durata di una hit.
Quelli del primo anno universitario, quando tutto è appassionato, quando tutto è politica e ci sembra di avere di fronte lo specchio di noi.
Poi ci sono gli amori bastardi, che ti strappano il cuore a morsi.
Anche quelli sono sicura, non ce li siamo fatti mancare.
Poi ci sono gli amori che arrivano quando meno te lo aspetti.
Stai cercando di provare a vivere con il sorriso sulle labbra dopo un amore, appunto, bastardo.
Ti diverti, esci con qualcuno e contemporaneamente anche con qualcun altro.
Hai poco più di vent’anni cosa vuoi che sia…
Quel ragazzo che sembra un amico, che ti sorride, che ti ascolta.
A volte ti rimprovera perché gli racconti tutte le tue stronzate.
Avete tante cose in comune, perfino la data di nascita.
Ti porta al lavoro ogni mattina (e sì lavorate di fronte), ti regala chili di caramelle.
Non sai se ha l’obiettivo di farti ingrassare o quello di provare a conquistarti con quintali di zucchero.
Ne parli con il tuo migliore amico che comprende prima di te quello che tu non vuoi vedere.
E come Giulio, milioni di anni prima, lui allunga la mano fino alla tua per stringerla forte.
Un gesto che come una catapulta ti riporta a quella bimba di cinque anni e mezzo.
Sai che puoi lasciare che la sua mano resti a stringere la tua, per sempre.
Perché provi a crederci a quel per sempre.
Cazzo, mica è detto che debba andare male.
Possiamo provare.
Possiamo camminare.La stessa strada difficile da percorrere.
Tanti compleanni da dividere, come quello di oggi.
Come quello che verrà.
E ancora e ancora. Provando ad avere sempre cura di noi.











BUON COMPLEANNO AMORE.

06 luglio 2014

A proposito di figli e di padri...



Non vivere su questa terra 
come un estraneo
e come un vagabondo sognatore.

Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all'uomo.

Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l'uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell'astro che si spegne,
dell'animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza 
e il dolore dell'uomo.

Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l'ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l'uomo!


Prima di tutto l'uomo (ultima lettera al figlio)
Nazim Hikmet


Perché ancora una volta oggi, un padre ha fatto del male a suo figlio.


03 luglio 2014

Franz Ferdinand: quando è giusto, è vero, è corretto.





Franz Ferdinand 


Voi lo sapete che io non mi esprimo mai a caso sugli artisti che propongo.
E che ho un difetto. Parlo solo di quello che mi piace.
Lo so che non va bene, ma se dovessi criticare quello che mi infastidisce, rischierei una denuncia per come sarei capace di essere molesta.
Per cui se ignoro, è chiaro che non mi piace. O che mi lasci del tutto indifferente. E non so cosa sia peggio.
E vale per artisti in ogni campo, da quello musicale a quello cinematografico a quello letterario.

Per cui rassegnatevi, o voi che entrate nel mio blog.
Latte alle ginocchia o meno. Vi tocca sopportarmi.

Ora.

Londra è una città che mi piace molto. Ci sono stata parecchie volte. Amo i suoi luoghi appartati ma anche quelli fulgidi e sovraesposti.
Londra la amo per un'infinità di cose, che ho narrato varie volte. Persino per l'odore che ha.
Inconfondibile. Spezie e cipolla. Sì, può sembrare strano, ma quell'odore la rende unica.
Più di Buckingham Palace e i cappellini della Regina.

Erano giorni molto caldi quelli  della fine di  giugno 2006.
In ogni angolo della città, i pub la sera si riempivano per assistere alle partite delle nazionali.
Noi, dal canto nostro, cercavamo di non perdere quelle dell'Italia.
Ricordo con particolare ironia, quel pomeriggio passato a bere il tè da Fortnum & Mason.
Il maitre che ci accompagnò al tavolo, mentre ci serviva la bevanda nazionale insieme ai pasticcini, ci prese in giro perché la sera prima un giocatore della nostra nazionale si era distinto per un episodio violento. Ed io, nel poco inglese che conosco, gli risposi che (vista la sua aria di superiorità) di sicuro l'Inghilterra avrebbe atteso ancora a lungo, prima di vincere un mondiale. 
E quell'anno lo vincemmo noi. Il giorno del mio compleanno.
Ma questa è un'altra storia.

E dura tutte le volte partire.

L'unica cosa che sostiene la malinconia del rientro è la musica che compro.
Perché porto a casa sempre delle novità. E questo mi succede in qualunque parte del mondo io sia.
Un pomeriggio, mi scontrai con un gruppo di ragazzi scozzesi e con il loro secondo album uscito l'anno prima.
I FRANZ FERDINAND e il loro lavoro "You Could Have It So Much Better" (si potrebbe avere qualcosa di meglio).

Girovagavo come al solito in uno degli store di musica in pieno centro.
Guardavo le colonnine dei CD e ascoltavo tutto quello che non conoscevo e mi incuriosiva.
La musica violenta, quasi ossessiva, mi piacque immediatamente.
Mi lasciai affascinare immediatamente dal nome, che mi fece pensare ad un omicidio accaduto cento anni fa, di cui proprio in questi giorni ricorre l'anniversario.
Causa della Prima Guerra Mondiale e di quelle seguenti in Europa e di lotte fratricide ancora in atto proprio in quel paese sui Balcani da cui partì ogni cosa.
Oltre al fatto che, non impariamo mai nulla dalle lezioni che la storia ci da.
Ma torniamo ai ragazzi, che sto divagando spesso.
In realtà presero il nome da un cavallo. Anche se poi resta il riferimento all'assassino dell'Arciduca Ferdinando.Come spiegava in un'intervista il leader della band Alex Kapranos.

Come dicevo rimasi colpita.
E il cd comprato mi accompagnò per settimane.
L'album si compone di 13 brani. 
Seleziono per voi: Walk Away


(Ho barattato la mia innocenza con l'orgoglio; ho annientato il confine all'interno del mio passo;ho detto sono forte ora, sono uno che se ne va;amo il suono di quando te ne vai; il mascara tinge di sangue una lacrima annerita e io sono freddo; sì io sono freddo.Ma non freddo quanto te. Perché non te ne vai?Nessun edificio crollerà...)



Non è il loro primo album. Il precedente "Franz Ferdinand" era uscito nel 2004.
Io lo comprai successivamente.
Orami le loro sonorità si erano impossessate di me.
Seleziono per voi: Take Me Out




(... mi lasci rotto, distrutto, disteso.Sono solo un reticolo, sono davvero poco distante, poi possiamo anche morire; So che non lascerò questo posto con te..)



Poi ho continuato a seguirli.
Nel 2009  esce "Tonight".

Ci allontaniamo leggermente dall'indie rock e ci avviciniamo a quel compendio che diventa loro caratteristica. Musica elettronica e new wave. Fa capolino il funky. E la maturità della musica.

Seleziono per voi due brani: Can't Stop Feeling e Katherine Kiss Me.
La seconda canzone resta la mia preferita, sono una romantica senza ritegno.




(... anima di ragazzo depresso e solo. La sua anima è di nuovo distrutta,tu non puoi fermarti e non ti sposterai...)





(Katherine baciami... io ti amo e ho bisogno di amare...)


Lo scorso anno, il loro ultimo album: "Right Thoughts, Right Words, Right Action" (pensieri giusti, parole vere, azione corretta).
Diventano sempre più bravi.
Anche in questo caso seleziono due brani: Love Illumination e Goodbye Lovers  &  Friends.


(... tutti cerchiamo qualcuno da amare...dolce celebrazione dell'amore mi sono messo al riparo, al di là della ragione ma ti solleverò e starai bene...)




(... mi sono preso più di quanto abbia dato, lo so. Non ho bisogno del vostro perdono. l'unica cosa che chiedo è un momento di chi è ancora in vita. Addio amici ed amanti...)


Cosa mi piace di loro? 
All'inizio avevo accennato  all'ossessività e il martellamento. La forza delle chitarre. La cupezza necessaria dei bassi. La ritmica essenziale. La batteria che picchia giù duro senza lasciarti scampo. L'armonia delle voci che si fondono in un coro perfetto.
Sono violenti e irruenti il giusto. Come piace a me. Come deve essere quel tipo di rock.
La loro musica non lascia spazio ad altro quando li ascolti. Ti sostiene e ti turba.
E loro per primi ringraziano chi li ha ispirati. Dagli Oasis ai  Depeche Mode ai Talking Heads.
Come vedete, per me tutto torna.
Non è che i ragazzi non siano furbi. Soprattutto all'inizio. Nella loro musica ci sono parecchie citazioni. Uno sguardo che volge al passato. Ai Clash, agli Strokes, ai Rolling Stones. E soprattutto ai Beatles.
Ma poi cambiano, si ispessiscono, ampliano un percorso che diventa sempre più personale e caratteristico.

Come potevano non piacermi.

It's impossible.


Mi sono persa (per pigrizia ma anche perché di settimana mi diventa difficile) quasi tutti i loro concerti in Italia.
Ma c'è quello di Ferrara il 1° agosto.
Chissà...


Infine.

Auguri Fra'. Buon compleanno.