AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

17 giugno 2018

SONO VIVA.


 Sono viva – mi sembra
i rami sulla mia mano
Sono carichi di campanule –
E sulla punta delle dita –

Il carminio – formicola caldo –
E se avvicino uno specchio
alla bocca – si appanna –
prova – medica  del respiro –

Sono viva – perché
non mi trovo in una stanza –
Il salotto – di solito –
così che i visitatori possano venire –

E si curvino – e lo guardino di lato –
e aggiungano “Com’è – freddo” –
ed  “Era cosciente – quando 
passò all’immortalità?”

Sono viva – perché
 non posseggo una casa –
intitolata a me  – precisamente –
non fatta per nessun altro –

Segnata con il mio nome da ragazza –
così che i visitatori possano sapere
quale porta è la mia – e non si sbaglino –
e tentino un’altra chiave –

Che bello – essere viva!
che infinito – essere
viva – due volte – la nascita che ebbi –
e  questa – poi  – in te!
(Emily Dickinson)

Torno alla mia poetessa preferita. Un inno all'amore, senza remore, senza assurdi preconcetti. 
Con tanta ironia riguardo al parallelismo morte-vita.
Emily sempre, straordinariamente moderna.

13 giugno 2018

DI GATTE MORTE DA WEB E ALTRI AMMENICOLI.


Lo so che il titolo può sembrare strano... MA ECCO vi spiego in maniera breve e concisa.
Partiamo dallo sguardo femminile.
Di solito noi donne inquadriamo le altre donne con un istinto che non fallisce quasi mai.
Anzi, direi mai.
Ci basta un'occhiata, una leggera inflessione della voce, un ammiccamento sospetto.

GATTA MORTA A BABORDO.

Gli uomini al solito abboccano all'amo come tanti pesci.
Un leggero battito di ciglia, uno sguardo languido, la vocina incantevole e SBAM cedono, prostandosi ai loro piedi  in una  maniera che definire indecorosa è dir poco.

Ad esempio sul lavoro.
Eccoli che fanno back up di server, preparano fogli di excel con macroformule che nemmeno Pico della Mirandola, inviamo mail, fanno telefonate, presenziano a riunioni inutili, correggono bozze di discorsi e via, fino a lustrare i pavimenti...
Prestandosi poi all'ironia più feroce da parte delle altre donne che, nella vita, di questi "mezzucci" non sanno cosa farsene.
E si fanno strada con le loro forze, il sudore della fronte e notevole arcignità che ci sta a ben pensare.

Diciamo che non mi aspettavo di trovare GATTE MORTE anche sul web.
E invece...

Come un barbatrucco  stanno invadendo anche questo mondo.
Il modo di fare opportunistico è il medesimo.
Sembrano imbranate e alle prime armi, senti quasi la loro vocina "carezzevole" mentre chiedono con tanta cortesia la tua presenza da loro. Perché fanno pasticci, non sono capaci e hanno assolutissimamente bisogno di aiuto. E poi vogliono conoscerti, passa a trovarle eh...
FURBISSIME.
Tutto bene fino a quando siete disponibili, intervenite sui loro post e le aiutate a crescere. L'importante è essere sempre d'accordo con loro, condividere il punto di vista, incensare e lodare fino allo sfinimento.
Ma prima o poi succede che gli occhi si spalancano e si inizi a prendere il largo. Allora comincia una guerra sottile, fatta di frasi disturbanti, di critiche moderate che poi diventano snervanti, fino a sfociare in veri e propri attacchi personali.
In alcuni casi capita che si creino degli alter-ego anonimi con i quali bombardare verbalmente i "traditori".
 Ho assistito a parecchie di queste guerre. Che hanno portato a  violenti diverbi, sono volati stracci inauditi con conseguenti chiusure di blog.
Sparizioni e riapparizioni. 
Magari sotto altro nome, sotto altro blog.
Assurdo.
E diamoci una calmata raga'. 
La vita è altro, il web è altro. 
Riavvolgiamo il nastro.
Rewind.




05 giugno 2018

ALLERIA.



Alleria è una parola che nella lingua napoletana ha un significato profondamente malinconico.
È quella brezza leggera che arriva mentre stai pensando a qualcosa.
Riportandoti indietro nel tempo, a momenti più felici.
Vuol dire anche allegria ma con un velo che si deposita sopra e rende tutto più ovattato.
Pino Daniele aveva espresso benissimo questo sentimento, in una delle sue canzoni più famose.
Ecco, se penso a lui sorrido e immediatamente scatta l'alleria.
E succede lo stesso mentre vi sto scrivendo per avvisarvi che per qualche tempo sarò assente dalla mia casa latitando anche dalle vostre.
Sono nel periodo più pressante dal punto di vista lavorativo e la sera non riesco ad essere abbastanza lucida da "presenziare" come vorrei.
E visto che non mi piace esserci solo per il gusto di farlo, mi pare giusto scrivere due righe per comunicarvi che non vi sto abbandonando.
Prometto che appena possibile tornerò sulla mia pagina e sulle vostre.
Ma perdonatemi se, non riuscirò a farlo per qualche tempo, con la stessa frequenza di sempre.
Con un pizzico di malinconia vi saluto, dedicandovi la bella canzone che da il titolo al post.
Vi abbraccio tutti e a presto.



25 maggio 2018

LO SVEDESE.




"Questa è la vita come la si vede dal di fuori. Al meglio delle sue capacità, lo Svedese la vive come la viveva una volta. Ma ora è accompagnata da una vita interiore, un'orribile vita interiore di ossessioni tiranniche, tendenze soffocate, aspettative superstiziose, fantasie spaventevoli, conversazioni chimeriche, domande senza risposta. Notte dopo notte, insonnia e autolesionismo. Una solitudine immensa. Un rimorso incancellabile, anche per quel bacio quando Merry aveva undici anni e lui ne aveva trentasei  e loro due, nei costumi bagnati, stavano andando a casa in macchina dalla spiaggia di Deal. Che la causa fosse quella? C'era per forza una causa? E se non ci fosse stata nessuna causa?
Baciami  come b-b-baci mummmummamma.

E, nella vita di tutti i giorni, nient'altro da fare che continuare rispettabilmente ad avere l'enorme pretesa di essere se stesso, con tutta l'onta di essere, invece, solo la maschera di uomo ideale".
(PASTORALE AMERICANA)


Ci sono libri e autori che ti cambiano la vita. Ad un certo punto compaiono e non ti lasciano più.
Ci sono libri e autori "folli" che ti chiedi come sia possibile ti piacciano così tanto anche se  sono simpatici come la merda, eh.
Ci sono libri e autori che ti massacrano dentro, ti invitano e ti premono. Ruggiscono.

Ci sono libri e autori che stai a rimpiangere ogni volta leggi qualcosa della quale ti penti subito, alla prima riga e ti dici che è colpa tua, che sei una persona difficile.
Ma il palato si affina  con il cibo buono e allora diventi ingordo e stai sempre lì a chiedere di più a diventare incontentabile.
Tutti gli anni  ridacchiavo ironica alla consegna dei Nobel. Dicevo che lo davano a cani e porci  (come tanti menestrelli inutili e arroganti) ma lui no. Stava troppo sul cazzo ai parrucconi senza arte ne parte che decidevano con boria inconsulta ogni volta.
Poi quest'anno l'hanno dovuto cancellare per sopraggiunto scandalo sessuale.

E lui?
Li saluta. 
Fottetevi tutti.
Ce lo vedo al piano di sopra a prenderli per il culo.
Io sono Philip Roth e voi siete niente.
Amen.

(ps: questa volta la gentilezza e la cortesia le ho mandate in vacanza mentre scrivevo il post)

17 maggio 2018

INTERVISTA A LORENZO MARONE.



Un paio di mesi fa, ho pubblicato una recensione dedicata a Un ragazzo Normale, l'ultimo libro di Lorenzo Marone, scrittore che stimo e leggo da qualche anno con grande attenzione e coinvolgimento. Le sue storie vivide e i suoi personaggi mi seducono ogni volta.


Avevo però alcune curiosità da soddisfare riguardo l'ultima lettura. Ho pensato di contattarlo e lui, con la sensibilità, l'attenzione che ha verso i suoi lettori, oltre alla sua proverbiale disponibilità, ha risposto molto volentieri alle mie domande.

Ed eccola qui, la mia mini intervista.


1)Mimi,  il tuo protagonista, ha 12 anni e vive la sua vita nel ristretto universo familiare. I genitori, la sorella e i nonni. A differenza degli altri ragazzini  del suo quartiere, legge molto e utilizza un linguaggio distante da quello in cui è cresce. Ha tanta voglia di imparare, vuole spingersi oltre. Quasi un’anomalia rispetto a ciò che ci si aspettava, visto i luoghi e le situazioni.  Per la prima volta  dai voce ad un bambino. Cosa ti ha spinto a creare un personaggio così lontano dai tuoi precedenti?

- risposta di Lorenzo Marone
Volevo vestire i panni di un adolescente, indossare uno sguardo volutamente ingenuo e vergine sulle cose, dopo tanti personaggi disillusi e con un passato difficile alle spalle. Mi andava di omaggiare l'adolescenza, il tempo dove tutto è ancora possibile, di guardare per una volta davanti e non dietro. 

2)A proposito di linguaggio. Molti lamentano stanchezza per le forme di dialetto utilizzate da molti scrittori nei loro lavori. Ritengono che la lingua italiana sia la più bella  e che la si dovrebbe utilizzare senza storture che “impoveriscono” e rendono incomprensibile ai più i dialoghi. Nel tuo libro in realtà è utilizzato pochissimo e solo per dare, credo, maggiore spessore e incisività ad alcuni momenti ben precisi che altrimenti avrebbero perso di credibilità e naturalezza. Tu cosa ne pensi e cosa rispondi?

- risposta di Lorenzo Marone
Bella domanda. Io non sono un "fissato" della lingua e dello stile, credo che la scrittura sia solo uno strumento per arrivare agli altri, per condividere le emozioni, per trasmettere il contenuto, che è quello che a me personalmente interessa. I dialetti servono a rendere spesso più saporite le storie, a far entrare il lettore in quel particolare mondo, perciò credo siano un plus, come guardare un film in lingua originale, che è molto più bello.

3)La vita di Mimì ad un certo punto incrocia quella di Giancarlo Siani, il giovane giornalista napoletano che fu ucciso dalla mafia nel settembre del 1985, anno in cui è ambientata tutta la storia. Cosa ha significato per te Giancarlo Siani e qual è il motivo che ti ha spinto a parlarne anche nel libro?

- risposta di Lorenzo Marone
Per me è stato un gigante, un eroe appunto, uno che ha vissuto con coraggio, con curiosità, un ragazzo normale che credeva in ciò che faceva, che amava il suo lavoro, la vita, e combatteva per i suoi ideali. È stato un esempio, dovrebbe esserlo ancora per le nuove generazioni, lui e tutti quelli che si battono a costo della propria vita per un mondo migliore. Il mio romanzo è un omaggio a lui, al suo esempio, al suo vivere con curiosità e coraggio. 


4)Napoli è una città bellissima e complicata. Personalmente la amo moltissimo e quando posso ci torno molto volentieri. Molti tuoi colleghi scrittori, ne cito uno in particolare che leggo e stimo, Roberto Saviano, nei loro romanzi, ne parlano come di un luogo abbandonato dalle istituzioni e destinato a implodere su se stesso. Tu invece, scrivi di lei senza nasconderne le difficoltà ma con una luce che brilla tra le righe e allora ti chiedo, cosa è per te la speranza e soprattutto c’è speranza?

- risposta di Lorenzo Marone
Io, nel mio piccolo, cerco sempre di parlare del grigio di Napoli, delle sue vie di mezzo, non solo del nero. Napoli è una città dalle mille contraddizioni e sfaccettature e non può essere raccontata da una sola prospettiva, ci sono tante positività che non emergono, soffocate dal nero, dalla cronaca che si prende sempre tutta l'attenzione. Napoli è una città capace sempre di convertire il brutto nel bello, non dimentichiamolo. Nelle mie storie, nei miei piccoli mondi che racconto, c'è la Napoli "normale", quella di tutti i giorni, piena di difficoltà, ma anche carica di "luce" e di speranza. 

Spero che le domande e soprattutto le risposte, abbiano soddisfatto alcune curiosità di chi, come me, ha letto il romanzo e spero anche di  avere incuriosito chi non lo conosce, consigliando di farlo senza troppi preconcetti e luoghi comuni, lasciandosi magari trasportare dalle belle risposte dell'autore.

Che ringrazio di cuore per avere avuto la pazienza di sopportare questa "grande" rompiscatole.Grazie  e alla prossima.

13 maggio 2018

CARA MAMMA.





FOTO PRIVATA

Quando ero bambina questo forse era il giorno più bello.
Per settimane durante le lezioni scolastiche, imparavamo la poesia da recitare poi, per la tua festa.
Ripetevamo all'infinito parole che non comprendevamo fino in fondo, ma con il cuore che batteva fortissimo per l'emozione, sapendo che ti avremmo regalato sorrisi e lacrime di gioia.
E poi lì, prima del pranzo, piccole bimbette in piedi col vestito della festa, una rosa in mano e le parole che uscivano, a volte interrompendosi maldestramente perché la memoria falliva.
È stato uno dei motivi per cui, da ragazzina, mi intestardivo a ripetere all'infinito brani di poesia e di prosa a memoria, Anche lì volevo essere perfetta e bravissima, per te e papà.
Ma non ci sono riuscita, la mia memoria è imperfetta e tale è rimasta, esattamente come me.
Sono certa però, che tu sia orgogliosa di me.
La vita, le esperienze, i dolori e le malattie, ci hanno segnato profondamente.
Rendendoci migliori forse, peggiori chissà.
In questi ultimi giorni, che ho avuto la grande fortuna di averti con me, ti ho osservato spesso.
Lo faccio da qualche anno ormai, da quando ti sei ammalata.
Tu hai sempre parlato poco, invece ora vai a ruota libera.
Come se volessi recuperare il tempo che gli affanni e i problemi da risolvere non ti hanno concesso.
Sei lì che mi racconti la tua vita da ragazza, la guerra e il dopoguerra e ricordi tutto, perfino il nome del parroco che vi protesse e si occupò di voi mandandovi su in montagna a riparo dalle bombe, presso una famiglia che conosceva.
Ne parli come di una vacanza, volutamente cancelli gli orrori e la paura che sicuramente provasti assieme alla tua famiglia.
In quel paesino ti abbiamo portato diverse volte e tu, come una bambina, indichi i posti, le strade, fai nomi e cognomi delle amiche di infanzia, di tutta quella gente che ebbe cura di voi.
Oppure mi racconti di quanto eri brava sui pattini a rotelle e tutta orgogliosa ripeti sicura che le tue due nipotine hanno preso da te. 
Mi dici di strada consumata, di cadute e sbucciature di ginocchia e  di come tu, figlia di ferroviere, non potevi partecipare alle gare di quella specialità che erano "roba da ricchi" e a voi precluse.
Ma bambine, vi divertivate lo stesso, sapendo di essere più brave e più libere.
Ed io pensando alle tue foto da bimba e da ragazza ( come ci somigliamo mammina bella ) ti immagino col vestito a righe e i tuoi capelli castani raccolti in due trecce scomposte dal vento, correre su quei pattini e vincere le tue gare più belle.
Perché di gare mamma, ne hai vinte tante, tutte quelle per cui, negli anni, è valsa la pena di lottare.
Anche la più dura, speriamo, che qui ogni sei mesi si sta ad incrociare le dita.
Ti ho baciato e abbracciato tanto in questi giorni.
Anche questo non ti viene facile, sei sempre stata un osso duro in quanto a smancerie.
Ma lo faccio io per tutte e due che so quanto ti faccia piacere.
Come spero ti faranno piacere queste parole, scritte di getto dalla tua bambina.
Che tale resterò sempre nel tuo cuore, ed è giusto cosi.

Buona festa della mamma.

Ti voglio bene, anche di più.

Tua Mariella.