AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

02 agosto 2018

LE RAGAZZE NEI LORO VESTITI ESTIVI.




Le ragazze nei loro vestiti estivi mi fanno ridere.
Le ragazze nei loro vestiti estivi mi fanno pensare alla meraviglia dei loro sorrisi.
Le ragazze nei loro vestiti estivi parlano d'amore.
Le ragazze nei loro vestiti estivi rallegrano il nostro mondo.
Le ragazze nei loro vestiti estivi sono bellezza.

L'anno lavorativo si chiude. Io penso ai giorni che arriveranno. 
Alle valigie da preparare, alle braccia che mi aspettano.
Alla voglia di riposare e di cantare.

All'estate che mi trasporta altrove.
Dove ho voglia di andare.
Alle spiagge della Puglia che amo così tanto.
Alle colline della Campania che amo altrettanto.
A quel posto che raggiungerò quasi a fine estate. 
Che ogni volta che ci torno mi rende felice come una bambina nel paese dei balocchi.

A quegli occhi che non mi perdono di vista un solo istante.
E alle sue mani che mi stringono forte.

Passate una buona estate amici miei.
Che il vento sia buono.

A presto.

Mariella





Girls in their summer clothes
La la la la la la la la la la la la la 

29 luglio 2018

THE WHITE ALBUM E HEY JUDE.

Nel  1968 i quattro Beatles con mogli e fidanzate al seguito, se ne andarono in India.
In questa fase, benché avesse già incontrato Yoko, John stava ancora ufficialmente con Cynthia, che lo accompagnò.
Il soggiorno indiano servì soprattutto a ridimensionare il loro ego, ribadendo in George la figura più influente poiché meglio informata, devota e incline alla contemplazione spirituale.
Ma l'effetto più importante del viaggio fu probabilmente quello sortito dalla loro musica.
Avevano molto tempo libero per suonare, meditare  e stare in reciproca compagnia, con la conseguenza che, invece di rimanere rintanati ciascuno in casa propria o chiusi in studio, fecero ritorno al loro precedente metodo compositivo:  sedersi uno di fronte all'altro con la chitarra in mano. 
A fare musica.
Durante la loro permanenza a Rishikesh, John e Paul lavorarono ad una trentina di nuovi pezzi. Non tutti apparvero nel loro nuovo disco (probabilmente solo la metà) e non tutti furono completati. 
Ma quello che è certo è che tornarono a casa entusiasti, desiderosi di rimettersi al lavoro e adottarono una linea disadorna, lontana dalla stravaganze di Sgt, Pepper. 
Insomma un ritorno alla semplicità.
La copertina del nuovo album che in un primo momento doveva chiamarsi semplicemente The Beatles, questa volta fu all'insegna del minimalismo: interamente bianca, fronte e retro, senza foto né parole stampate.
I dischi furono numerati come fossero un'edizione limitata.
Il titolo però, stampato a sbalzo, era chiaramente poco appariscente tanto da passare inosservato. Quasi tutti, allora come oggi, lo chiamarono The White Album, o magari Double White Album.
Usare il titolo ufficiale rischiava solo di confondere le idee.
L'album uscì il 22 novembre 1968.
All'interno di questo album doveva confluire una delle loro più celebri canzoni che venne registrata per la prima volta il 29 luglio del 1968.

HEY YUDE.

Canzone scritta da Paul si dice, per consolare il figlio di Lennon, Julian, che stava vivendo la difficile separazione dei genitori. La sessione di registrazione fu tra le più complicate all'interno degli studi della Apple a Londra. Ci furono furiosi battibecchi tra George e Paul sull'arrangiamento e fu "colorata" dalle volgarità che uscirono dalla bocca di Lennon intorno al terzo minuto di registrazione. 
Inoltre la durata, oltre sette minuti, la destinò a diversi rifiuti a trasmetterla  da parte delle radio. Ma nonostante questo, divenne una delle canzoni più famose di tutti i tempi, restando in classifica, nel mondo, per intere settimane.

Alla fine fu pubblicata come singolo nel 1968 e poi nella raccolta Hey Jude nel 1970.


NAH NAH NAH NAH NAH NAH NAH NAH NAH NAH 
HEY JUDE...


Hey Jude, don't make it bad
Take a sad song and make it better
Remember to let her into your heart
Then you can start to make it better
Hey Jude, don't be afraid
You were made to go out and get her
The minute you let her under your skin
Then you begin to make it better
And anytime you feel the pain, hey Jude, refrain
Don't carry the world upon your shoulders
For well you know that it's a fool who plays it cool
By making his world a little colder
Nah nah nah nah nah nah nah nah nah
Hey Jude, don't let me down
You have found her, now go and get her
Remember to let her into your heart
Then you can start to make it better
So let it out and let it in, hey Jude, begin
You're waiting for someone to perform with
And don't you know that it's just you, hey Jude, you'll do
The movement you need is on your shoulder
Nah nah nah nah nah nah nah nah nah yeah
Hey Jude, don't make it bad
Take a sad song and make it better
Remember to let her under your skin
Then you'll begin to make it
Better better better better better better, oh
Nah nah nah nah nah nah, nah nah nah, hey Jude
Nah nah nah nah nah nah, nah nah nah, hey Jude
Nah nah nah nah nah nah, nah nah nah, hey Jude
Nah nah nah nah nah nah, nah nah nah, hey Jude
Nah nah nah nah nah nah, nah nah nah, hey Jude












(Fonti: The Beatles lyrics - Hunter Davis)




25 luglio 2018

1980.




La ragazza nella foto è felice.
Ha affrontato il primo anno di liceo e lo ha superato a pieni voti.
L'infanzia alle spalle, la giovinezza davanti.
Lì al mare, in quel lembo di terra molisano, passa le giornate dividendosi tra spiaggia e corse in bicicletta.
La sua bicicletta blu, tanto desiderata. L'unico grande amore della sua vita. Ai tempi.
Non ha le idee chiarissime sul futuro e a dire il vero non è che la cosa la preoccupi più di tanto.
Lei aspetta e coglie tutte le sfumature che gli ultimi giorni dell'infanzia riescono ancora a regalarle.
Non si rende nemmeno conto che è già una donna.
Non sa che quella sarà l'ultima estate in cui il passato e il futuro si troveranno faccia a faccia.
Abbracciandosi.
E lei potrà, come un'equilibrista,  passeggiare sul filo di ricordi felici.
La guardo e sorrido.
È esattamente la "piccola donna" che voleva diventare. 
Scrive poesie, armata del furore tipico di quell'età. Ha un quaderno giallo in cui annota tutte le nubi che le attraversano il cielo.
Sorride all'indefinito che le passa accanto. Quella chioma ribelle dice tutto del suo carattere, dei suoi cocciuti no, delle sue aspirazioni. Nessun dubbio.
Mi fa una grande tenerezza. 
Col tempo scoprirà che nulla è certo, che i cambiamenti sono dietro l'angolo, che i dolori improvvisi arrivano in sere  da luna piena portandosi via le innocenti certezze.
Che il salto fatto in poco meno di un minuto, cancellerà il sorriso per molto tempo. 
Le regalerà notti insonni, da nascondere a chi è più piccolo di lei e deve essere rassicurato.
Sarà ciò che era destinata a diventare.
E anche quando riporrà la bicicletta in un angolo, manterrà il ricordo di tutto quel candore dentro di sé.
Col tempo sarà la sua più grande arma. Il suo sostegno e il suo rifugio.

La vera bellezza.


Ed io la amo esattamente come allora.


PS: ringrazio Riky del blog Il Bazar di Riky per aver liberamente ispirato questo post! 

21 luglio 2018

IL CIELO.







Finestra senza parapetto,
senza intelaiature,
senza vetri.
Un'apertura e nulla oltre
solo amplitudine.
Non devo attendere una notte serena,
nè alzare la testa,
per osservare il cielo.
Il cielo l'ho dietro le spalle,
sottobraccio e sulle palpebre.
Il cielo mi avvolge ermeticamente
e mi solleva da sotto.
Persino le montagne più alte
non sono più vicino al cielo
delle valli più fonde.
In nessun posto c'è più cielo
che in un altro.
Il cielo opprime ugualmente
le nuvole e le tombe.
La talpa è assunta in cielo
come la civetta che agita le ali.
Qualsiasi cosa che cada in un abisso,
cade di cielo in cielo.
Aride, fluide, rocciose,
infiammate e aeree
regioni celesti, briciole di cielo,
folate di cielo e cataste.
Il cielo è onnipresente
anche nelle oscurità sotto pelle.
Divoro il cielo e lo secerno.
Sono una trappola intrappolata,
un abitante abitato,
un abbraccio abbracciato,
una domanda in risposta a una domanda.
Dividendo il Cielo dalla terra
non si pensa in modo appropriato
a questa totalità.
E' solo un modo per vivere
presso un indirizzo più esatto,
più facile da trovare,
se dovessero cercarmi.
I miei segni particolari
sono l'estasi e la disperazione.

(Wislawa Szymborska)

17 luglio 2018

MENZOGNE E VERITÀ 2: OVVERO LA FINE DEI GIOCHI.


Un paio di sere fa Miki del MOZ O'CLOCK,  ha pubblicato QUESTO POST che vi invito a leggere.
In questi due giorni sulla blogsfera non si è parlato d'altro.
E tutti, ma tutti,  ci siamo domandati chi fossero  questi blogtroll che da tempo hanno invaso il web.
I loro nomi o meglio, i nick name che usano, non hanno poi così importanza.
Ha importanza primaria che si sia posto l'accento su di un fenomeno che da tempo ci colpisce più o meno direttamente.
Se riflettiamo bene, ci renderemo conto, che più volte ci è capitato di incontrare in rete, personaggi che hanno parecchie similitudini con quelle indicate nei vari punti del post da Miki.
Da tempo, io stessa, ero sull'attenti.
Ci sono stati diversi episodi, da me e su blog amici, che mi hanno insospettito.
E stato molto semplice, individuarli e ignorarli del tutto.
Per ricondurmi al mio post precedente, anche quello scaturito da una bella riflessione letta sul blog di una mia amica, bisogna prestare attenzione a tutti i campanelli di allarme che il nostro "sesto senso" fa squillare.
E ricordarsi che, le menzogne, prima o poi, vengono sempre a galla.
Non ci sono appelli alla privacy (che del resto sono ridicoli) che tengano.
Soprattutto stiamo molto attenti a fidarci, liberamente e senza freni, di persone incontrate nel web, se non ci danno dei punti di riferimento seri e tutto resta sul vago.
Le persone sincere e reali ci sono, non hanno alcun problema a parlarci di loro, a scambiarsi opinioni e a far nascere vere e durature amicizie.
Come è successo a me per prima, con tanti amici incontrati qui e poi diventati persone care anche nella vita.

Il web può essere un  bel mondo, di questa gente non ha davvero bisogno.

Un abbraccio a tutti voi.

10 luglio 2018

MENZOGNE E VERITÀ.


Sto leggendo di vari argomenti in giro sul web,  mentre mangio un piatto di ciliegie.
È una serata strana, il tempo fuori è caldo e umido, minaccia pioggia.

Ho appena finito di commentare un  post della mia amica blogger GIOIA.
Affronta un gran bell'argomento. 
Sull'immagine che diamo di noi agli altri, sulle bugie conscie e non che ci raccontiamo e che raccontiamo ,quando ci "presentiamo" al mondo.
Su ciò che preferiamo "cancellare" dalla mente per sopravvivere, se il passato ci ha fatto del male.
Sulle menzogne, in generale, che diciamo e che ci diciamo.

Lo condivido e spero che a Gioia non dispiaccia.
E mi farebbe piacere leggere cosa ne pensate voi.

Ecco il link  del blog PAROLE SPETTINATE.