QUELLO CHE CONTA

"ANCHE A ME PIACE UTILIZZARE PAROLE COME CAMBIAMENTO,TRASFORMAZIONE, INNOVAZIONE E RIVOLUZIONE.
MA SEBBENE CON UN SIGNIFICATO DIVERSO LE PUO' UTILIZZARE ANCHE LA DESTRA.
C'E' SOLO UNA PAROLA CHE E' DAVVERO DI SINISTRA.
UGUAGLIANZA."

(PIER LUIGI BERSANI - BERGAMO 12 MAGGIO 2014)

20 agosto 2014

Dolce far niente.






Dondolo pigramente la mia gamba al sole.
Guardo i fiori  che mi circondano.
Un grande albero di mimose accanto ad una magnolia. 
Fioritura passata ma ombre confortevoli come un abbraccio.
Macchie di buganvillee che mi lasciano senza fiato.
Gerani e campanule di ogni colore sul balcone
che si affaccia con un sorriso aperto al giardino.
Scendo le scale e arrivo al porticato.
Vasi di erbe profumate mi accolgono.
E un albero di cedri soleggianti.
Un dondolo sornione che mi invita.
Io socchiudo gli occhi.
C'è sole. Sì.
Ma quell'angolo riparato mi invita a dormicchiare.
Vacanze e pace.
Nessun rumore.
Mi avvolge una leggera brezza.
Ci sono solo io e il mio cuore.





acquamari.blogspot.it

15 agosto 2014

La Stazione


La stazione

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all'ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
E' scesa molta gente.

L'assenza della mia persona
si avviava verso l'uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L'insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

E' avvenuto perfino
l'incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.

Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.
(Wislawa Szymborska)



Una "PICCOLA POESIA" per augurarvi buon ferragosto.
E a proposito: come state?

06 agosto 2014

Ma che gente strana che si incontra!


Pensavo.
Lo so sembrerà strano ma succede pure a me. Talvolta.

Mi capita spesso, soprattutto per lavoro, di trovarmi di fronte ad un tipo/a che senza troppe remore si definisce snob.
Stralci di frasi a caso durante un pranzo qualsiasi.

1)"Sono snob per quel che riguarda il cibo, lo so."

2)"Sono snob quando organizzo vacanze, solo posti sperduti e costosi, sai la massa che va in giro sempre negli stessi posti la rifuggo come la peste."

3)"Sono snob dal punto di vista lavorativo, ci sono lavori che proprio non riesco a concepire."

4)"Sono snob quando stringo amicizie. Ci vuole tempo per conquistarmi. E non tutti ci riescono.Se poi non mi convinci veramente non mi avrai."

5)"Sono snob sull'abbigliamento. Niente firme ben in vista, mi servo solo in quelle due o tre boutique, hanno fornitori raffinati e quello che indosso ce l'ho solo io."

Potrei continuare all'infinito. 
Aprire il capitolo scuole, cinema, arredamento, musica.
Fino agli ideali politici, ai temi religiosi.
Ora.
Ognuno di noi è libero di decidere che linea dare alla sua cazzo di vita. Di scegliersi le amicizie che vuole, gli amanti che vuole, i vestiti che gli pare.
Ma perché farlo diventare motivo di palese orgoglio riconducendolo ad una parola essenzialmente ridicola?

Sembrerà strano (o almeno per me lo è) sembra vada di moda definirsi snob. Se non lo fai non sei nel "range" giusto.

Per cui:
1) Io mangio tutto. Mi fanno schifo solo la trippa e i pomodori freschi che vengono riscaldati nel panino.

2) Le vacanze le organizzo, vero. Mi faccio influenzare solo dalle mie passioni. Chi frequenta il mio blog lo sa quanto incidono nella mia vita. Se mi piace il posto vado a Riccione come a Machu Picchu. Soldi permettendo. Diciamo che questi ultimi sono determinanti!

3) Io ho fatto molti lavori nella mia vita. Cameriera, baby-sitter, recupero crediti, pulizie negli uffici. Negli anni '80 mi ci sono pagata gli studi e la sopravvivenza; ho imparato che nessun lavoro si può definire migliore o peggiore di altri. Tutti i lavori fatti con onestà e integrità ti arricchiscono. Ma in Italia, in certi ambienti, se non hai scritto davanti al nome il fatidico Dott./Dott.ssa per molti non sei niente. E guardano dall'alto della loro egocentrica povertà morale. Io me ne fotto invece. Studiare è importante. Ma non tutti riescono ad averne la possibilità. E questo non deve essere considerato un demerito. Ci possono essere millemila motivi per i quali chi hai di fronte non ci è riuscito, ad andare avanti negli studi. E chi cazzo sei tu per giudicare.E mai dimenticarsi che non è solo quello, ciò che rende l'uomo una persona. E se non lo capisci sei piccolo come un verme.

4) Ora il quarto punto mi fa veramente incazzare. Come i successivi. Perché di solito le parole che ho riportato sottointendono giusto il portafoglio che hanno le persone frequentate e la loro posizione sociale. Appena è chiaro di "quanto" si sta parlando ecco che si diventa amici per la pelle. Mi si alzano i peli della braccia (che non ho).

5) Vaffanculo. E basta.

6)7)8)9)1000 idem come al punto 5.

Ho le mie debolezze. Come tutti. 
Qualche volta ho detto pure io che sono snob, quando si tratta di letture. SCHERZAVO. Nella vita non giudico gli altri dal vestito che indossano. Piuttosto dal cuore che hanno. E ci sono persone che pur non conoscendo personalmente, frequento da tanti anni. E so per certo che, se avessi bisogno, potrei contare su di loro. Alcune poi, le ho anche incontrate nella vita. Mi hanno confermato ciò che il mio istinto per primo aveva suggerito.


Pasionarie convinte e pseudo disperate. Operai furiosi legati alla catena di montaggio della vita. Maestre incantate. Motocicliste per amore. Italiane tecnologiche in terra straniera. Manager con la passione per maratona. Mamme odorose di more. Bancari romantici in punta di penna e scrittori sarcastici. Pittori e poeti geniali. Nonne dagli occhi incantati e bionde da paura. Figlie premurose e rockettare. Amanti della moda che vanno di molto, oltre l'apparenza. Signori eleganti che hanno cura dei ricordi. Laureate con l'ironia nel cuore. Giovani guerrieri che non si arrendono. Filosofe innamorate della botanica. Ragazzi solari che vivono aiutando gli altri. Donne che non si spezzano mai. 
Vado a casa dove troverò un mare di braccia aperte. Grandi e piccine.

A tutti loro auguro buone vacanze.
A tutti loro ricordo che sono importanti per me.
A tutti i miei amici di blog.

Buona estate. 




02 agosto 2014

2 agosto 1980


Sappiate che per me non è facile raccontarvi questa storia.
Soprattutto perché non è una storia.

Era bella la stazione di notte. C'erano delle luci gialle che la illuminavano.  E le davano come un aura magica e un po' speciale. Sono tutte belle e un po' misteriose le stazioni in notturna. In quelle grandi con traffico internazionale, vedi lombrichi poco illuminati fermi sui binari, che sono tanti. Vedi i loro numeri e la gente che dorme o che ti osserva, esattamente come stai facendo tu, che sbirci al buio della tua "stanzetta" ciò che accade nella "stanzetta" di fronte. 
C'è chi mangia un panino e chi chiacchiera, perché lungo è il tragitto e tanta la strada ferrata ancora da percorrere.

La stazione bianca mi piaceva sempre tanto. Ci passavo in media un paio di volte l'anno. Andata e ritorno da Milano.
Ero sempre contenta all'andata. Assaporavo le vacanze nella mia città preferita. A casa dello zio.
Premio che arrivava alla fine di ogni stagione scolastica.
Lo aspettavo tutto l'anno. Con frenesia. Stretta com'ero tra le mura antiche e pur bellissime della città di provincia che mi aveva dato in natali. Che amavo ma che non comprendevo.
Consapevole che ci fosse altro. Ad di là di quelle montagne. E di quelle "FORCHE" che avevano piegato i romani.

E l'altro per me era Milano.
L'estate calda e afosa della città mi accoglieva, con tutta la sua altezzosità.
Le strade lunghe e larghe, le guglie del suo duomo. gli alberi dei suoi parchi. Ma anche borghi quasi nascosti alla cui fine c'era l'università, che un giorno mi avrebbe accolto e sopportato, tra le aule vecchie e il porticato del suo giardino. Ricca di opportunità che mai sono state negate ad alcuno. Almeno allora.
Quando tornavo ero sempre triste. Mi sembrava che fosse sempre troppo lungo il tempo da trascorrere prima del mio ritorno.
E i giorni precedenti erano volati. Mi aspettava il mare e le vacanze. Un mese intero in cui sarei stata con tanti amici con i quali mi rivedevo ogni anno, sulla spiaggia bianca di quel paesino abruzzese che adoravo.
Eppure, quella notte le luci gialle mi immalinconivano. Niente di particolare. Sembrava che tutto fosse sospeso, come quando aspetti qualcosa che non conosci ancora, ma che sai, arriverà.
E poi io di notte non dormivo mai. 
Una paura atavica, che mi aveva trasmesso il mio papà ferroviere. "Sempre un occhio aperto di notte, bambina mia."

Alle nove del mattino ero a Foggia. Ma non terminava il mio viaggio. Mio zio mi accompagnava fino al treno che mi avrebbe riportato a casa. Un abbraccio e il silenzio carico di parole di affetto tra due che si considerano un'altra figlia e un altro padre.

L'arrivo a casa, intorno alle 12,00 del mattino. Mio padre che mi corre incontro e mi abbraccia. Talmente forte che meraviglia me per prima. Lo prendo in giro dicendo "ehi ma son tornata non sto partendo per L'America". Lui che mi accarezza e piange.
Io che lo abbraccio forte ma che non capisco.
E poi a casa. Le immagini dal televisore. Il fumo, le barelle, i teli bianchi sui corpi. I nomi. Non vedo più le luci gialle e la stazione bianca. Vedo solo il dolore, la rabbia. I visi di chi cerca disperatamente qualcuno o qualcosa di quel qualcuno. Le autoambulanze. Un autobus rosso che accoglie i feriti. 
Le domande. I dubbi.
Oggi, dopo oltre trent'anni, non hanno ancora trovato risposta.

Ciao BOLOGNA.




29 luglio 2014

Da Ricky Cunningham a Meredith Grey: I TELEFILM della mia vita.


Avevo promesso.
Sul mio blog sempre sul filo del retrò, avremmo prima o poi parlato dei nostri telefilm preferiti.
Partendo dall'infanzia e arrivando ai giorni nostri.
A differenza delle telenovelas argomento che ho già affrontato, citerò serie televisive che hanno fatto epoca ma che anche oggi non smetterei di rivedere e ringrazio un canale Sky (Fox retrò) che mi consente di farne una bella scorpacciata ogni volta che ne ho bisogno.
Non potrò elencarli tutti: stiamo parlando di un filone immenso. Ho deciso che  ne nominerò tre per ogni decade a partire dagli anni '70.
Ma confido in voi e nei vostri preferiti. Per ampliare poi, nei commenti, l'elenco e i ricordi.
Lascerò per ognuno di loro la sigla. Ogni singola nota ci consentirà di tornare indietro nel tempo.

ANNI '70

E parto con Happy Days.
Chi non avrebbe voluto un fratello come Ricky Cunningham, una sorellina rompiscatole (anche no) come Joanie, una mamma meravigliosa come Marion, un padre imbranato come Howard e soprattutto un amico figo come Fonzie? Ha praticamente segnato tutta la mia infanzia e mi ha insegnato molte cose: ad esempio che il "chiodo" va bene con tutto!


Tre Cuori in Affitto.

Primi anni '70 e Los Angeles. Due amiche condividono un appartamento. Da poco è andata via la terza conquilina e si vedono costrette a cercarne un'altra.
Alla loro porta bussa Jack, che studia per diventare chef. Per loro nessun problema ma per i proprietari di casa, i coniugi Roper, sarebbe sicuramente un problema la convivenza di due ragazze e un ragazzo. Allora Jack si finge gay.
E', credo, uno dei primi telefilm che affronta la tematica omosessuale sia pur in maniera leggera. Le situazioni che si verranno a creare saranno esilaranti anche perché poi, la signora Roper scoprirà ben presto la natura etero del protagonista ma lo proteggerà agli occhi del marito.





I Jefferson.

George e Louise Jefferson con la loro lavanderia e la loro domestica Florence (a dire la verità molto poco impegnata nel suo lavoro), mi hanno fatto ridere per molto, tantissimo tempo. E tra una risata e l'altra di affrontavano tematiche importanti quali il razzismo, la lotta all'analfabetismo, il possesso di armi.






ANNI '80


Mork & Mindy

La serie televisiva che lanciò nel mondo cinematografico Robin Williams.
L'alieno Mork e la commessa Mindy vivono insieme. A dire il vero Mork vive nella soffitta di Mindy. Quest'ultima ce la mette tutta, episodio dopo episodio, nel cercare di introdurre agli usi e costumi terrestri il candido Mork. Ma per fortuna sua e nostra, non ci riuscirà mai. Resta uno dei telefilm più amati al mondo e ancora oggi alcuni gesti e abitudini di Mork sono spesso presi ad esempio. Come il famoso movimento delle dita.





Fame - Saranno Famosi.

Sono più che certa che ognuno di voi, almeno quelli della mia generazione o poco più, ricordino a memoria molte delle puntate. E si siano immedesimati nelle storie di vita di Leroy, Bruno, Danny, Coco, Doris e Julie. Solo per citare alcuni dei protagonisti (tra gli studenti) della serie televisiva. E che abbiano amato molti dei professori da Debbie ad Albert a Carol. E la serie cult resta un pilastro amatissimo.





I Robinson

La famiglia Robinson vive a Brooklyn. Padre ginecologo Cliff (Bill Cosby) e madre avvocato Claire (Phylicia Raschad). Cinque figli, tra cui l'attrice Lisa Bonet prima moglie di Lanny Kravitz che interpreta Denise. Un grande affresco nel quale con ironia si affrontano temi importanti dell'epoca. Dall'aborto, all'uso di droghe e così via. Serie famosa anche per le sue guest star. In un episodio anche Stevie Wonder.







ANNI '90



F-R-I-E-N-D-S.


Beh, essendo stato il mio telefilm cult degli anni 90, la prima volta che sono stata a New York non ho resistito dal fare una puntatina negli studi di NBC al Rockfeller Center. Portando come souvenir ad un mio amico, che ha tutte e dico tutte, le puntate di ogni  stagione in dvd, il famosissimo divano (in miniatura claro)  di Central Perk; proprio quello dove si spaparanzavano i quattro mitici amici a ciacolare del più e del meno tra una crisi amorosa e l'altra. I miei preferiti erano Chandler, Phoebe e Joey. Un contabile ironico che con i numeri sembrava non c'entrasse nulla (quasi come me) una meravigliosa cameriera eccentrica e sconclusionata, autrice di canzoni assurde e senza senso e un donnaiolo italoamericano non sveglissimo, ma ingenuamente meraviglioso.

E non sopportavo Rachel, i suoi capelli perfetti, il suo sorriso e la faccia da ebete di Ross quando la guardava. Stendendo un velo pietoso su  quando è riuscita a  portarsi all'altare Mr. Pitt (nella vita eh). Che poi c'è sempre una Jolie a ristabilire gli equilibri.
Infine Monica; rimane nel limbo di quelli che vorrebbero ma non possono. Con le sue manie e la smania di controllo riusciva a farmi passare velocissimamente dall'irritazione alla tenerezza.






ER


Dico solo che il mio preferito era il dottor Carter (Noah Wyle). Non sopportavo Doug Ross (George Clooney) troppo scupafemmine annunciato per poterci credere fin da allora e  ho pianto quando Mark Green (Anthony Edwards) è morto alla fine dell'ottava stagione. Mentre in precedenza, l'uscita dal programma del  suddetto dottor Ross mi aveva lasciato del tutto indifferente. Ho seguito fino all'ultima puntata, ma devo riconoscere che la morte di Green e l'uscita finale di Carter, hanno contribuito a dare il colpo di grazia al proseguimento della serie. Gli attori protagonisti erano diventati troppo famosi e poco alla volta se ne sono andati tutti, lasciando dietro di loro il vuoto. Resta una delle più belle serie di tutti i tempi. Del resto nasceva da un'idea di Michael Cricthon.





WILL & GRACE

C'è qualcosa che non ho amato in questa coppia di coinquilini fuori da ogni schema? Penso di no. Adoravo Will, l'avvocato interpretato da Eric McCormack con tutte le sue manie e allo stesso modo Grace, interpretata da Debra Messing; l'arredatrice con la quale divideva l'appartamento. Ma non era minore la passione per i loro migliori amici e comprimari della serie, Jack e Karen. Gli attori Sean Hayes e Megan Mullaly. Ma Karen, tra le due donne, resta la mia preferita. Alcolista piagnona e miliardaria, dotata di un cuore enorme, che vive perennemente all'interno della sua Rolls sopportata dalla domestica Rosario che spesso e volentieri la raccoglie ovunque nei bar dell' Upper West Side di Manhattan. E le fornisce anche denaro in prestito.
Pure di questa serie credo di avere visto tutte le puntate e alcune più volte. E il finale mi è rimasto pesante come un macigno sullo stomaco.







ANNI 2.0


LOST 
Non sono mai riuscita a capire come abbiano potuto degli sceneggiatori inquietanti e allucinanti a far finire in una maniera così insulsa e banale uno dei maggiori successi della storia televisiva degli ultimi dieci anni. La nebbia avvolge la mia mente quando cerco di ricordare le battute finali della sesta stagione. Sarà perchè non ho mai accettato che sia potuta finire?
C'è forse da aggiungere che il mio personaggio preferito era Sawyer (Josh Halloway). No vero?






GREY'S ANATOMY

Tutto mi piace della serie. I protagonisti, Meredith Grey e Derek Sheperd (gli attori Ellen Pompeo e Patrick Dempsey) e i comprimari.
Da Christina ad Alex a Izzie. E poi Il dottor Webber, Addison, Owen, Arizona.
Ma soprattuto Mark Sloane. Il famigerato dottor Bollore interpretato da Eric Dane, dalla cui morte noi fan ancora non ci siamo ripresi del tutto.

Sono ormai nove stagioni che il lunedì sera mi piazzo sul divano e... mi godo la puntata. Che fuori sia bello o che ci sia la tempesta. E quando non ci sono riuscita ho goduto in differita. Che poi fin dalla prima puntata è stata soprattutto una valle di lacrime.
Certo, l'ultima stagione appena finita ci ha costretto ad un altro addio, quello di Christina. L'hanno spedita in Svizzera. E per Meredith perdere l'altra metà di sè è cosa dura da sopportare. Cosa si inventeranno gli sceneggiatori prossimamente?
Staremo a vedere...






SEX AND THE CITY: FUORI CATEGORIA 

Cosa pensavate, che avrei lasciato fuori dal post la mia serie preferita?
Le quattro ragazze delle meraviglie, che danno il nome anche al gruppo delle mie amiche con cui da enne anni condivido affanni e gioie?
Io che ho costretto mio marito, la prima volta a NYC, a fare i "sepolcri" ovvero a visitare ogni luogo mitico che le "fanciulle" hanno reso immortali negli episodi?
Sono stata ovunque.
Al  Magnolia Bakery ad abbuffarmi di dolcetti al cioccolato.

Alla Public Library per poter scendere le medesime scale che Carrie percorre piangendo, il giorno del suo non-matrimonio con Mr. Big.

Al Bryant Park, il mio parco preferito, alle spalle della Libreria Pubblica.
Dove lo scorso anno ho assistito alla programmazione di E.T. seduta sull'erba e piangendo a fontana. E mi sembrava di averle tutte e quattro vicine.

Al 66 Perry St. del Greenwich Village, per potermi sedere esattamente su quelle scale dove molteplici volte Carrie rimaneva a pensare a Big o alla sua vita. ( Che poi era uguale).

Da Manolo Blahnik nella 54th street, dove ho osato entrare con le mie infradito  argentate, pensando che mi avrebbero messo alla porta. E invece nulla, ho potuto spaziare in tutta tranquillità beata, in quello che per me è un vero e proprio paradiso sulla terra.


Basta per capire come sono messa?
Sì vero? 
O devo aggiungere che nei primi anni 2000 sono pure andata a Parigi per mangiare i famosi macarons  di Laduree di cui Carrie si ingozzava mentre aspettava in solitudine il suo artista pazzo Aleksandr Petrovsky?






Bene, dopo avere rimestato fino in fondo al baratro delle mie "vergogne", vi lascio la parola.
Sono sicura che come sempre mi stupirete.
E vi domando poi, a parte le vostre serie preferite, del nuovo che avanza, cosa buttereste scaricando l'acqua e cosa invece salvereste?

Io vi segnalo The Leftlovers.

Secondo me è da tenere d'occhio.





25 luglio 2014

I tre libri che portereste con voi.


L'idea non è  mia.
Ma di Paolino, "amabile rompicoglioni" attivo sul mio blog. Da molto tempo.
Ogni tanto mi lancia una "sfidassaaa".
Che io, se mi sta bene accolgo, altrimenti rimando al mittente. Con i dovuti modi, ovvio.
L'ultima, sul libro da leggere per l'estate 2014, è stata raccolta.
Lo spunto sui tre libri da portare con noi, era troppo divertente per lasciarlo correre. E allora eccomi qui.

Immaginiamo quindi di doverci allontanare da casa per un po' di tempo. Partire e lasciare le cose più care. Nel nostro piccolo bagaglio ci sarebbe spazio solo per tre libri. E nemmeno troppo voluminosi. Qualcosa di amato, che conosciamo e sulle cui pagine torniamo sempre volentieri.

Cosa portare dunque? Cosa scegliere tra i preferiti?
Ci hanno formato. Nel bene e nel male.
Idee, sensazioni e emozioni, cemento su cui si basa il nostro credo e il nostro MALE DI VIVERE, dipendono spesso da quello che abbiamo letto. E da quanto ci abbiamo visto rapportandolo al nostro io.
Persino alcune delle nostre scelte di vita, sono state in un certo qual modo  consigliate  dalle nostre letture.
I nostri ideali politici, ad esempio.
Il nostro credo etico.
La nostra rabbia.
Le nostre speranze, a volte eh, vane.

Per me è scelta difficile, ma non impossibile.

So già che porterei con me tre titoli che in fondo mi rispecchiano.

IL PICCOLO PRINCIPE di Antoine di Saint'Exupery. Non sono mai diventata adulta abbastanza per dimenticare di essere stata bambina una volta. E ne sono orgogliosa.

SE QUESTO E' UN UOMO di Primo Levi. Ricordare cosa è stato ci rende migliori. Tenere a mente cosa è morire per la follia di uno, ci da misura di quanto sia importante la vita. 

IL MAESTRO E MARGHERITA di Michail Bulgakov. Noi e la libertà. Noi e il diritto di esprimerci, Noi e il diritto di amare. Noi che siamo tutti uguali. Comandamenti universali. 



Mi piacerebbe sapere invece, quali sono tra i vostri preferiti, quelli a cui non riuscireste a rinunciare e anche perché.

E' una lista breve ma non semplice da mettere giù.
Sono sicura però si possa fare.
Vi aspetto.