AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

21 luglio 2016

FA TROPPO CALDO.


La Danza - Henry Matisse - foto personale MS- MET


E mi diventa difficile anche scrivere delle righe nuove sul blog.
Faccio fatica a respirare, ho la pressione ai minimi storici e un sonno atavico.
Ci sarebbe tanto di cui parlare, dai fatti di cronaca alla politica estera, all' IS.
Faccio un solo nome: Erdogan.
Ma poi, anche se mi piacerebbe prendergli la testa e spaccagliela come una noce di cocco, l'apatia prevale su tutto il resto.

Sarà questa estate lenta, molto lenta.
Sarà che vedo ancora lontane le vacanze, sul filo dell'orizzonte.
Sarà che ogni giorno cerco di viverlo come viene...
Non ho voglia di arrabbiarmi, di tornare su cose dette e ridette.
Tanto siamo sempre qui mentre nulla cambia e purtroppo cambierà.
E un dubbio c'è: ci può essere assuefazione all'orrore?
Pensate a quanto sia più importante per parecchia gente cercare quei maledetti Pokemon sul telefonino, che comprendere cosa cazzo sta succedendo in questo nostro mondo malato...e se c'è un modo per venirne fuori.
Siamo una maledetta massa di egoisti. Questa è la verità.
Eh sì. Fa veramente caldo.

13 luglio 2016

MI PIACEREBBE...



L'ultimo fine settimana è stato davvero piacevole.
Abbiamo festeggiato il compleanno con i nostri amici, 
in un luogo che ci è molto caro. Immerso nel verde, appena fuori Milano.
Il giorno dopo eravamo ancora via, ed è stata un'altra bella giornata.

Le serate più belle, quelle indimenticabili, sono semplici e generose.


FOTO PRIVATA MS


Appaiono in tutta la loro armonia solo quando si allontanano, 
quando comincia il ricordo.
Le luci soffuse delle candele sulla tavola piena di fiori, i sorrisi, gli abbracci, le risate e le chiacchiere.
Tanta complicità, stima, affetto.
Ci si conosce da così tanto tempo, ci si vuole bene.
Il cibo invitante, la torta superba.
Qualche ora che ci ha consentito di dimenticare anche gli affanni.
Che quelli ci sono sempre, nascosti allo sguardo, mica al cuore.
Si è parlato di vacanze, fatte e da fare.
Delle nostre terre d'origine, che vanno dal nord al sud.
Di problemi di lavoro, familiari, sentimentali. 
Ogni cosa, alla luce delle candele, assumeva un colore diverso, più pacato e morbido.
E pareva tutto più facile da affrontare, se un amico era lì ad ascoltarti.
Che ci siamo e corriamo ogni volta, al bisogno.

Noi, con tutte le nostre differenze, usi e costumi diversi come le idee, eppure uniti.

Mi piacerebbe restasse tutto così, o forse no.

Ci guardavamo e nei nostri sorrisi c'era la risposta.
Si va avanti insieme, come si può, cercando di trovare la via migliore o quella più percorribile.
Si sbaglierà ancora, si raggiungeranno altri obiettivi,ci saranno brusche frenate, gioie inattese.
Ma spero  in braccia e mani  sempre pronte a raccogliere, consolare, illuminare.

Grazie per esserci, ieri, oggi, domani.

Mi piacerebbe crescere ancora assieme a voi.


FOTO PRIVATA MS






09 luglio 2016

9 LUGLIO.



Il giorno in cui ci incontrammo era un lunedì di tanto, tanto tempo fa.
Due scrivanie bianche, una di fronte all'altra.
Il giorno in cui ci incontrammo, era per un colloquio di lavoro.
Non era il primo, non sarebbe stato l'ultimo.
Il mio esaminatore sarebbe divenuto il mio capo.
E tu, il mio nuovo collega.
Mi desti penne, matite, fogli e block notes per appunti.
Accendesti il mio computer e  mi spiegasti  cartelle, fogli di lavoro e tanti numeri, fin troppi per me.
Mi sorridevi convinto che ci avrei capito poco.
Venivo da un altro mondo, fatto di lettere, frasi, poesie, autori e passato.
Pianeti diversi il mio e il tuo.
Fatti per esplodere in  un mare di scintille.
Fu così.
Fu fuoco e braci.
Mi portavi tante caramelle, mi asciugavi lacrime di cui non avevi colpa.
Un giorno parlando di terra, sole e luoghi comuni, di vite simili, mi raccontasti di un tuo compleanno al mare, dove eri nato, all'inizio di un giorno d'estate.
Ed io ti raccontai del mio amore per quella infinita distesa d'acqua, che mi rigenerava, ogni volta.
Tu ridevi della mia faccia buffa ed io ti dissi che ero pure segno d'acqua, per cui indissolubilmente legata e innamorata.
Mi prendesti in giro dicendo che era lo stesso per te ma lo amavi poco.
Ti chiesi il giorno e non credetti al suono delle tue parole.
E allora mi mostrasti un documento rosa dove un buffo ragazzo dai capelli ricci e biondi,  mi confermava sorridendo (vidi pure ironia chissà) che era tutto vero, lo stesso mio.

E' FUOCO E BRACI ADESSO COME IERI.

BUON COMPLEANNO AMORE MIO A TE E A ME.



“Se tu smettessi di baciarmi
Credo che morirei soffocata
Hai quindici anni ne ho quindici anch’io
In due ne abbiamo trenta
A trent’anni non si è più ragazzi
Abbiamo l’età per lavorare
Avremo pure diritto di baciarci
Più tardi sarà troppo tardi
La nostra vita è ora
Baciami!”

(Jacques Prèvert)

02 luglio 2016

THE RIVER: 36 ANNI DI BOSS.






The River - Bruce Springsteen - 1980



Bando alle ciance è il mio quinto concerto del Boss.
L'occasione, questa volta, è celebrare con un tour mondiale un album che potrei definire SEMPLICEMENTE EPICO.
Erano anni difficili, e questo ragazzone del New Jersey  cominciava a diventare famoso. Pubblicò il suo quinto lavoro (si dice) proponendo brani che aveva "scartato" da quello precedente. Lui stesso lo aveva definito "buono ma non abbastanza grande". Già. Raggiunse per la prima volta nella sua storia, la vetta della classifica USA.
Un album dai due volti, con due anime che si contrappongono: una dolce e malinconica con ballate struggenti (Two Hearts) e una dal rock possente (Indipendence Day).

Io lo scoprii qualche anno più tardi, nel 1985, quando arrivai a Milano. In precedenza avevo ascoltato qualcosa e mi ero innamorata di "Hungry Heart".
Con il mio walkman della Sony e le cuffiette alle orecchie, giravo per la mia città preferita ascoltando e riascoltando la cassetta.
Persi il mitico concerto del 1985, non riuscii a convincere mio padre. Poi, non ne ho mancato più nemmeno uno.
La sua musica come una scossa elettrica, arrivava a scompigliarmi vita e sentimenti.
Si ficcò risolutamente lì dove sarebbe rimasta fino ad oggi. Al centro.

Dell'album poi, ho la versione CD ma cosa più potente è il vinile originale, preso ad un banchetto dell'usato e trovato per caso. O per destino.
A dirla tutta ho anche il cofanetto uscito lo scorso anno per celebrare i 35 anni. E' stato un regalo bellissimo. Anche se, l'album resta il dono fortuito più gradito.


Lo sapete, sono una nostalgica, e mentre mi preparo leggendomi la scaletta del tour e riascoltando vari pezzi, vi domando:
cosa stavate facendo nel 1980? Ve lo ricordate?
Io ero una ragazzetta magra come un chiodo e con una "capoccia" così di capelli ricci e dal cuore indomito.
Cacchio, a parte i capelli che ora so domare, sono rimasta uguale.
Per fortuna e per destino.






27 giugno 2016

LA FACCIA DELLE NUVOLE - LIBRI DI GIUGNO.






Autore: Erri De Luca
Titolo: La faccia delle nuvole
Edizione: Feltrinelli
Pagine: 88
Prezzo: 9,00 euro





"É il più piccolo latitante della storia. E pare che lo sappia, di essere un clandestino."







MIRIÁM: Non ti tormentare con le impressioni degli altri. Come se non la conoscessimo questa nostra gente. Hanno la fissazione di guardare oltre il presente. Sono affascinati dal futuro, ci scommettono come alla lotteria. Discutono di sogni con la stessa foga con cui trattano il prezzo delle merci. Vedono segni, numeri, presagi dappertutto. E poi: quanto gli piace dire a voce alta qualche solennità. Prendono un verso sacro del passato, lo spolverano un poco e dicono: ci siamo, si sta avverando questo, si manifesta quello. E sulle facce dei bambini tirano a far pronostici. Lascia perdere le rassomiglianze, Ioséf. Quando sarà cresciuto ne avrà una e definitiva. Per ora è normale che sia un concentrato di molti lineamenti possibili.



Quando un autore ti accompagna passo dopo passo per gran parte della tua vita, ti accorgi di come ti venga naturale leggere e poi ritrovarti in tutto quello che scrive o che dice.Come sia specchio delle tue speranze e delle tue paure, come riesca ad ispirarti o a confonderti. Come tu riesca a coglierne l'essenza pur leggendo un passo all'apparenza difficile. Perché la sua prosa è acqua di fonte, è pura, è vincolo dal quale non riesci a scioglierti.
Non vuoi che si allontani e lo tieni stretto a te come se, senza, potessi fare fatica perfino a trovare fiato.
Quando ti regala attimi nuovi, nuova luce, mentre ti circuisce dall'alto dello scaffale in cui lo hai scoperto di nuovo,sempre giovane e ammiccante, sorridi come una fidanzata felice per la sorpresa. Sai bene  che è lì per te, non dai retta agli altri, ai tuoi simili che se ne impossessano con la tracotanza di chi crede di essere unico.
Godi nell'attesa di poterlo fare tuo, centinellando le notizie di copertina, rileggendo tutta la sua bibliografia che conosci a memoria. Non ti deluderà, è impossibile.
Erri De Luca è per me sinonimo di comprensione, di pazienza, di speranza. Nel suo ultimo racconto, dove continua a narrarci le vicende della famiglia ebrea più conosciuta della storia, ci fa stare a testa in su a guardare le nuvole. Insegnandoci che credere in amore non è cedere ma accrescere, aggiungere manciate di fiducia ardente.

E questo sempre a modo suo, raccontandoci di uguaglianza, di somiglianza e di unicità, condannando il razzismo e il conformismo. Riuscendo a farci ridere mentre ci narra della visita dei pastori al figlio "clandestino", che fanno gli auguri ai genitori in napoletano,mettendoci subito a nostro agio, quasi fossimo lì con loro,  mentre ci pare di vederli  tra una raccomandazione e l'altra, che lasciano ricotta e legna per riscaldarlo o' piccerìllo.

Miriám e Josèf ci credono. Umani, deboli, dubbiosi. La novità è questo loro punto di vista  quello che ti prende e ti trascina fino alla fine del racconto. Consapevoli della loro inesperienza proveranno a credere e a cercare di dare un futuro a quel loro figlio che, sanno bene, non somiglierà a nessun altro. Non somiglia nemmeno a loro, è vero, ma non importa affatto.
Come le nuvole cambierà aspetto, ogni giorno, ogni ora. Esattamente come tutti noi.

E se vi annoio parlandovi dei libri che amo spero che, visto la lunga frequentazione e spero, la stima, continuerete a seguirmi.
Non è spocchia, vi assicuro, solo passione.







Note bibliografiche  sull'autore.

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. 
Tra gli ultimi libri pubblicati da Feltrinelli:

Il più e il meno - 2015

La parola contraria - 2015
La musica provata - 2014
Storia di Irene  - 2013
Ti sembra il caso? - 2013
La doppia vita dei numeri - 2012
Il torto del soldato - 2012
I pesci non chiudono gli occhi - 2011
E disse - 2011




20 giugno 2016

UNA RISATA VI SEPPELLIRÀ.



Sì capita.
Di leggere, vedere  e sentire delle vere e proprie stronzate, che ti ci butteresti a capo fitto nella mischia a menare fendenti a destra e a manca.

Ma poi pensi che tu non sei così...forse.

Hai imparato a riflettere prima di agire, magari a contare dieci, cento, mille volte.E poi a parlare poco e al momento giusto.Hai imparato ad affilare le armi al buio, in attesa.Perché arriva sempre il momento. 

Ma intanto ti diverti, prendi le misure, studi la loro debolezza. 
Poi colpisci a fondo. E non li lasci tramortiti, li distruggi.


Qualche esempio di vita?

Quelli che ti passano davanti (oddio ci provano mica ci riescono) alla cassa del supermercato.
Quelli che non ti lasciano attraversare la strada sulle strisce pedonali.
Quelli che hanno torto marcio eppure ti insultano per primi.
Quelli che non ti salutano mai se non lo fai prima tu.
Quelli che non ti salutano neppure se lo fai prima tu.
Quelli che si ispirano ai grandi libri e alle grandi massime. 
Ma non hanno mai letto gli autori di cui parlano.

Quelli che non sbagliano mai e non guardano mai dietro la foto.
Quelli che hanno solo certezze e non cambiano mai idea.
Quelli che ti sorridono con aria di compatimento se provi loro che si sbagliano.
Quelli che sono loro i più intelligenti e gli altri, tutti stupidi.
Quelli che non sanno dire "SCUSA".
Quelli che non sanno dire "GRAZIE".

Quindi adotti delle tecniche che valgono quanto le parole.

Saluti urlando un BUONGIORNO da spaccare i timpani.Dopo di che, la volta successiva che li incontri, li ignori come se fossero trasparenti.

Alla cassa del supermercato ti piazzi in modo tale che ci devono solo provare a passare davanti.

Sulle strisce pedonali rallenti fino a fermarti in mezzo alla strada e poi parti con gli insulti, se stentano a fermarsi. Fino ad ora mi è andata sempre bene.

Al momento della "dotta" citazione a cui con distrazione fai riferimento, prendi tempo e ti fermi, aspettando che il grande esperto ti dica libro e autore che sicuramente conoscerà.Visto che ha sempre detto di avere letto tutto di lui. E dopo, al calare del silenzio, quando sta per diventare imbarazzante, lo bruci.

A quelli più "intelligenti" lasci l'illusoria certezza che sia così e intanto li compatisci aspettando l'occasione (che si presenta sempre) per ridurli ad un cetriolo avvizzito.

 Su chi non dice mai grazie e scusa  ci sto ancora lavorando. Sono imperfetta lo sapete.Ma accetto suggerimenti da voi. 

E voi, cosa vi infastidisce? A cosa non riuscite a resistere? Cosa vi fa sbroccare completamente?



Intanto per ritrovare la calma so io cosa ci vuole. Citando il mio poeta contemporaneo preferito:  "Nella testa un po' di sole ed in bocca una canzone."

Ah,  so bene di chi parlo ;)