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23 dicembre 2025

[Feste] Natale e dintorni




Per diverse settimane ho pensato al post che avrei scritto per Natale, cercando di immaginare ognuno di voi amici che negli ultimi mesi ho potuto frequentare molto poco. Quasi nulla. Non per pigrizia ma per pura mancanza di tempo.  Tra lavoro e famiglia, il tempo da destinare a questo spazio si è davvero ridotto. Passo la maggior parte del giorno assorbita dal lavoro e dal pendolarismo.  Quello che rimane lo dedico alla famiglia. Spesso mi sono domandata dove riuscissi a trovare il tempo prima, ci sono stati anni in  cui aggiornavo il blog quasi ogni giorno.  Non ho trovato risposte che mi soddisfino. Priorità cambiate? Vita più impegnativa? Lavoravo, scrivevo, leggevo,  ero impegnata su più fronti e pur senza trascurare la famiglia e gli affetti, ero qui. Probabile che volutamente io abbia rallentato, questo spazio virtuale forse  mi "cattura" meno, mi stimola meno.  Si cambia,  l'unica verità che riconosco appieno. Sono cambiata, sono anche invecchiata😆 Però non dimentico le grandi soddisfazioni che mi ha dato il blog, le amicizie, l'affetto dato e ricevuto. Pure le discussioni e soprattutto, chi mi ha regalato tanto e ora non c'è più. Tutto questo mi ricorda le  feste o meglio la Regina delle Feste.

Il Natale per me era e resta un dolce composto da affetti, abbracci, parole sincere, colori e sapori. 
Da ricordi e dalle emozioni quasi bambinesche che ne scaturiscono. 
Il Natale sono le luci alle finestre e sui balconi, le canzoni più belle, sempre quelle, intoccabili. Impastare gli struffoli, con la ricetta di mamma, il profumo dello zucchero a velo del pandoro che però non ricopre mai quello che mangio io. E poi le decorazioni del mio albero che ogni anno si arricchisce di qualcosa di nuovo. I pastori ed il presepe, un classico su cui non transigo.  La cena della Vigilia e  per chi crede come me, la Messa di mezzanotte. Il freddo intenso o l'umidità che ti avvolgono sulla porta di casa. La stanchezza che rende la gambe pesanti tanto da non avere quasi voglia di uscire ma poi lo fai, perché anche quello completa e  rinnova. Infine il giorno di Natale, il riabbracciare la famiglia, la confusione, i viaggi di tutti per tornare a casa. I ritardi, le attese.  E la luce negli occhi di chi ti aspetta sempre, anno dopo anno e tu lo sai, che sei fortunato.  Ecco per me è tutto, per me è bellezza. Amore vero. 
Amici cari, sappiate che, anche se meno frequentemente, sono sempre qui, tra queste pagine, ad aspettarvi.

Buon Natale a tutti voi, cuori perfetti❤️

06 gennaio 2022

28 dicembre 2020

[RIFLESSIONI] COSA MI È PIACIUTO DEL NATALE



Ho amato moltissimo questo Natale. Inaspettato, confidenziale, intimo, speciale, UNICO. Mi ha regalato una visione inusuale di bellezza. Colma di piccole cose, di gesti insoliti, di comunione di respiri e di silenzi vibranti. Emozioni decise ed immediate come delle fotografie. E attraverso delle foto provo a raccontarvelo.


Le zeppole di Natale sono delle frittelle di pasta cresciuta caratteristiche del pranzo della vigilia campano.  Le ho preparate in un'ora. Si mangiano calde calde,  da sole o accompagnate da verdure come i broccoli oppure ripiene con alici sottolio. Regalo che mio marito ha gradito moltissimo perché è anche consuetudine pugliese farle alla vigilia. Un modo per ricordare momenti del Natale che fanno parte della nostra memoria e che riscaldano il cuore.

La mia canzone di Natale: LAST CHRISTMAS. Delle nostre canzoni natalizie preferite ne avevamo parlato (QUI)  l'anno scorso.  Quel 45 giri in edizione speciale è andato ad oltranza il 23  e il 24 dicembre. Ed io ho canticchiato tutto il tempo.







La mia saga preferita: Harry Potter.  Collezione dvd completa e immancabile a Natale. Scoperto tardi, amato per sempre.


Gli auguri che ho postato (QUI) sul blog di VINCENZO CAVALIERE che come ogni anno rinnova l'ottima iniziativa coinvolgendo noi blogger.  Scritti con la mia penna preferita oltre che con il cuore, con la speranza che al più presto, riusciremo a venire fuori dall'incubo della pandemia. Molti di voi hanno letto e commentato e vi ringrazio.



        

Una delle foto più gradite: il pacco dono che le mie nipoti hanno 
preparato per Babbo Natale, lasciandolo sotto l'albero la sera della vigilia. Per loro era necessario ricambiare il regalo a chi da sempre si occupa dei doni per tutti i bambini. Generosità e affetto elevati all'ennesima potenza. I bambini saprebbero come salvare il mondo intero.



Il regalo più bello: libri e libri. Nulla al mondo mi fa più felice delle parole e chi mi conosce lo sa molto bene. A regalarmeli non si sbaglia mai. Sono una prova d'amore  scritta sulle righe di una pagina.






Il presepe di mia mamma. Quello che fa casa, famiglia, amore. Quello che quest'anno ho potuto guardare solo in foto, con le sue lucine, le colline di cartapesta, i pastori affaccendati, il cielo fatto di carta stagnola colorata. Sono malinconica ma serena, rimanere lontani è stata una scelta faticosa ma inevitabile. Vivendo nella regione a più alto rischio non potevamo mettere a repentaglio la loro salute. Ma sapevo che non sarebbero stati comunque da soli grazie  alla presenza di mia sorella, che pur vedendoli ogni giorno, non è voluta mancare a Natale. La scelta più giusta.



Le foto sono finite così come il giorno più atteso dell'anno. Sono soddisfatta  di avere passato momenti sereni e tranquilli. E voi cosa avete fatto? Quali sono le vostre istantanee di Natale? I momenti, i sapori, i sorrisi e i regali ricevuti? Ne parliamo insieme?


13 maggio 2018

CARA MAMMA.





FOTO PRIVATA

Quando ero bambina questo forse era il giorno più bello.
Per settimane durante le lezioni scolastiche, imparavamo la poesia da recitare poi, per la tua festa.
Ripetevamo all'infinito parole che non comprendevamo fino in fondo, ma con il cuore che batteva fortissimo per l'emozione, sapendo che ti avremmo regalato sorrisi e lacrime di gioia.
E poi lì, prima del pranzo, piccole bimbette in piedi col vestito della festa, una rosa in mano e le parole che uscivano, a volte interrompendosi maldestramente perché la memoria falliva.
È stato uno dei motivi per cui, da ragazzina, mi intestardivo a ripetere all'infinito brani di poesia e di prosa a memoria, Anche lì volevo essere perfetta e bravissima, per te e papà.
Ma non ci sono riuscita, la mia memoria è imperfetta e tale è rimasta, esattamente come me.
Sono certa però, che tu sia orgogliosa di me.
La vita, le esperienze, i dolori e le malattie, ci hanno segnato profondamente.
Rendendoci migliori forse, peggiori chissà.
In questi ultimi giorni, che ho avuto la grande fortuna di averti con me, ti ho osservato spesso.
Lo faccio da qualche anno ormai, da quando ti sei ammalata.
Tu hai sempre parlato poco, invece ora vai a ruota libera.
Come se volessi recuperare il tempo che gli affanni e i problemi da risolvere non ti hanno concesso.
Sei lì che mi racconti la tua vita da ragazza, la guerra e il dopoguerra e ricordi tutto, perfino il nome del parroco che vi protesse e si occupò di voi mandandovi su in montagna a riparo dalle bombe, presso una famiglia che conosceva.
Ne parli come di una vacanza, volutamente cancelli gli orrori e la paura che sicuramente provasti assieme alla tua famiglia.
In quel paesino ti abbiamo portato diverse volte e tu, come una bambina, indichi i posti, le strade, fai nomi e cognomi delle amiche di infanzia, di tutta quella gente che ebbe cura di voi.
Oppure mi racconti di quanto eri brava sui pattini a rotelle e tutta orgogliosa ripeti sicura che le tue due nipotine hanno preso da te. 
Mi dici di strada consumata, di cadute e sbucciature di ginocchia e  di come tu, figlia di ferroviere, non potevi partecipare alle gare di quella specialità che erano "roba da ricchi" e a voi precluse.
Ma bambine, vi divertivate lo stesso, sapendo di essere più brave e più libere.
Ed io pensando alle tue foto da bimba e da ragazza ( come ci somigliamo mammina bella ) ti immagino col vestito a righe e i tuoi capelli castani raccolti in due trecce scomposte dal vento, correre su quei pattini e vincere le tue gare più belle.
Perché di gare mamma, ne hai vinte tante, tutte quelle per cui, negli anni, è valsa la pena di lottare.
Anche la più dura, speriamo, che qui ogni sei mesi si sta ad incrociare le dita.
Ti ho baciato e abbracciato tanto in questi giorni.
Anche questo non ti viene facile, sei sempre stata un osso duro in quanto a smancerie.
Ma lo faccio io per tutte e due che so quanto ti faccia piacere.
Come spero ti faranno piacere queste parole, scritte di getto dalla tua bambina.
Che tale resterò sempre nel tuo cuore, ed è giusto cosi.

Buona festa della mamma.

Ti voglio bene, anche di più.

Tua Mariella.




17 dicembre 2011

EVVIVA O BABA' DELLE FESTE









Per me il Natale è casa, famiglia, mia madre che canta mentre prepara da mangiare.

E allora per festeggiarlo in gloria senza troppi fronzoli inutili, vi lascio la ricetta del Babà di mia mamma.

Abbiatene cura, perchè è preziosa, come il mio amore per lei.

Cercherò di fotografarla mentre lo prepara, così vi farò respirare un pochetto di casa mia.

Ricetta per circa 10 persone.


la pasta:
300 gr di farina
7o gr di burro
3 uova
un pizzico di sale
(125 gr di patate)
1 dado di lievito
1 cucchiaio da tavola di zucchero
(un poco di latte se volete)

il giulebbe e lo sciroppo:
450 gr di zucchero
circa un mezzo bicchiere d'acqua  o anche più dipende da voi di rhum
450 gr di acqua







Mia madre comincia con lasciare fuori dal frigo circa due ore prima le uova, il lievito e il burro.
Poi scioglie il lievito in un pochino di acqua tiepida.
Lo impasta con un pungo di farina e poca acqua e lascia lievitare, coperto, in un luogo tiepido a dire il vero lo lascia sul termosifone tiepido.

Poi in una terrina molto grande, prepara il resto della farina, il burro, lo zucchero e il sale.
Impasta tutto e poi aggiunge una alla volta le uova e il panetto di lievito ormai lievitato.

 La pasta potrebbe essere poco morbida, allora in questo caso lei  aggiunge un po' di latte e  la lavora energicamente, sbattendola con la mano, per farla staccare dalla terrina.



A questo punto unge lo stampo completamente; sistema all'interno la pasta pareggiandola per bene, copre e lascia in un punto della casa coperto e al caldo finchè non raddoppia il volume.

Abbiate pazienza nell'aspettare la lievitatura  il periodo può variare da un'ora a parecchie; il tempo dipende da tanti fattori, come la temperatura del luogo e della lavorazione; mia madre lo lascia coperto più di un'ora dopo averlo lavorato tantissimo.




Quando la pasta ha raddoppiato il volume fate la prova del dito: toccatela e se la sentite molto morbida e spugnosa allora è il momento di infornare.

Lei preriscalda il forno a 180° per dieci minuti.

Il babà deve cuocere per circa 3 quarti d'ora: dovrà apparire  dorato in superficie e asciutto all'interno.
Fa la prova dello stecchino, se dopo averlo introdotto lo tira fuori bello asciutto, è pronto.
Toglie dal forno, copre con un panno pulito e poi in una coperta di lana e  lo lascia riposare per oltre un'ora.


E' il momento di passare allo sciroppo:
per un minuto fa bollire lo zucchero e l'acqua, aggiunge il rhum e lascia bollire brevemente prima di utilizzarlo.

Direttamente sul babà con un cucchiaio versa lo sciroppo ancora caldo, poco alla volta, attentamente.

Finito il bagno, lo toglie dallo stampo e lo poggia sul piatto di portata.

Pronto!



Alla versione di mia mamma ho aggiunto un pizzico di Mariella.
Io vi suggerisco di unire all'impasto una patata lessata e passata due volte circa 125 gr.
Provate e scoprite il risultato!






Come nota bibliografica aggiungo che il dolce nasce in Polonia nel 1700 e poi introdotto in Francia dal re detronizzato Stanislao Leczinki alla corte di luigi XV.
Da quel momento si diffonde in tutta Europa.
Ma è solo a Napoli che avviene l'incantesimo dell'unione con il rhum e nasce la leggenda.