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07 ottobre 2023

[SABATO DI POESIA] La curva dei tuoi occhi intorno al cuore di Paul Éluard

 



La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore,
girotondo di danza e di dolcezza,
aureola del tempo, culla notturna e sicura,
i tuoi occhi non m’han sempre veduto,
io non so tutto quello che ho vissuto.

Foglie di luce e schiuma di rugiada,
canne del vento, sorrisi odorati,
ali che rischiarano il mondo,
navi di cielo cariche e di mare,
sorgenti dei colori, a caccia d’ogni suono.

Profumi schiusi da una covata d’aurore
che giace ancora sulla paglia degli astri,
come il giorno deriva da innocenza
intero il mondo dai tuoi occhi puri
e il mio sangue fluisce in quegli sguardi.

 

(Nuove poesie d’amore  - Crocetti 2010)


Note biografiche e riflessioni

Paul Éluard (pseudonimo di Eugène  Grendel) nasce a Saint Denis in Francia nel  1895 e muore a Charenton-le-Pont nel 1952. È stato uno dei più grandi poeti francesi tra i maggiori esponenti del surrealismo. La sua poesia la vivo come una carezza, un dono di una semplicità estrema eppure inarrivabile. Il poeta della libertà, così come è universalmente riconosciuto, ha scritto poesie di un candore estremo. I suoi componimenti, che trattassero di guerra o di amore, sono contraddistinti da una grande armonia, da un esemplare equilibrio. Oggi qui, con il suo linguaggio universale, ci parla di amore, di vita e di sentimenti. E lo fa con purezza e semplicità. Così potente, così speciale.


23 ottobre 2022

[L'INCIPIT DELLA DOMENICA] Spatriati di Mario Desiati

Spatriati di Mario Desiati -
Einaudi Editore - 2021 -  cartaceo euro 20,00

Quando un fronte d'aria fredda incontra a terra una massa d'aria calda, quest'ultima si alza al cielo. Nascono i temporali. Pioggia e fulmini, acqua e fuoco. Non ho mai capito chi tra i due fosse il caldo e chi il freddo, ma mi ritengo fortunato di avere incontrato il mio fronte opposto in Claudia Fanelli, la spatriata, come qui chiamano gli incerti, gli irregolari, gli inclassificabili, a volte i balordi o gli orfani, oppure i celibi, nubili, girovaghi e vagabondi, o forse, nel caso che ci riguarda, i liberati. La notai la prima volta nell'atrio della scuola e desiderai i suoi capelli rossi, la pelle lunare, il naso pronunciato. Aveva l'aria d'essere piovuta lì da un altro mondo, più evoluto e illuminato. Mi chiamo Francesco Veleno, sono figlio unico di Elisa Fortuna e Vincenzo Veleno, due ex atleti dilettanti, che si sono innamorati durante una puntata di Giochi senza frontiere e per tutta la mia infanzia mi hanno cresciuto con l'idea che li avrei riscattati dal misterioso incidente di avermi messo al mondo.


Il libro più bello e straniante che io abbia letto questa estate. Controverso, a tratti spiacevole e violento, una scrittura travolgente e incandescente. Un libro diverso, dedicato a tutti gli irregolari, gli irrisolti. Capace di irritarti e di commuoverti, di legarti a sé fino alle lacrime, o di farti pensare di odiare l'intero mondo. Costruito per raccontarci la fragilità di due anime che si completano ma che hanno bisogno di sfidare il mondo prima di dirselo. Vola sulle righe di capolavori della letteratura italiana e mondiale, mai citati a caso. Forse il miglior Premio Strega degli ultimi anni. 

Una "spatriata" come me non poteva che amarlo.


Spatriati di Mario Desiati - Einaudi Editore - 2021 -  cartaceo euro 20,00

14 novembre 2021

[RIFLESSIONI] PAROLE CHE DIVIDONO

 



"cattivo – Vattene! – scansafatiche - brutto – odio – evitare – allontanarsi – dispetti – scherzi – uccidere – litigare – Non sai far niente! – scemo – popolo – Ti odio! – Caccialo! – brutto – lasciarti da solo – parolacce – nemici – guerra – frasi del male – morire – combattere – litigi – gruppi – sgarbo – impostore – maiale – cattiveria – allontanare – non aiutare -tristezza – scappare – stupido – mente – Non sei uguale a me, vattene! – somaro – staccare – Vai via! – orco – Allontanati da me, subito! – lotta – Tu non puoi giocare con noi perché vai lento – antipatico – bullo – stare male – maleducato – picchiare ."



Ho trovato questo spunto sulle parole in internet, quanta sorpresa nel leggerle. La maggior parte sono di uso quotidiano. La constatazione mi ha annichilito. Proverò ad eliminarle dal mio linguaggio un po' alla volta, partendo da "odio" la più brutta, la più disonesta, la più in malafede, la più usata.
E voi? Quali sono tra quelle che ho scelto, le parole che vi infastidiscono di più? E perché?


Io vorrei parole come ponti

04 aprile 2021

[RACCONTI] E.I.T.R.D. DA UN'IDEA DI DANIELE VERZETTI: LA PRIMAVERA IN ARRIVO

Sta guardando quella vecchia insegna sullo stabile che costeggia la carreggiata. Danneggiata e spenta.  È un immobile prefabbricato ormai abbandonato, sfiorato da sguardi di passaggio e da gente che non ha idea di quanta vita ci sia passata lì, dove ha trascorso i suoi primi dieci anni di lavoro. Anni di puro inferno, scrollati di dosso in un mattino di primavera. Se ricorda così bene quel sole e la sua carezza, sicuramente è dovuto al male che si è lasciata alle spalle. Sorride ancora oggi, più di vent'anni dopo, solo a ripensarci. 

E dire che c'era entrata felice e di corsa, un mattino gelido del 1990. Le avevano prospettato una crescita professionale importante, un team di colleghi con cui confrontarsi e da cui apprendere, disponibili e volenterosi. Anche lei lo era, la sua voglia di conoscere e imparare aveva origini ataviche. Risaliva ai tempi del liceo, come la curiosità che l'aveva sempre animata. Ma erano bastate poche settimane per rendersi conto che l'ambiente solare prospettato era una vera e propria galera, per lei e molti altri suoi colleghi da tempo assuefatti al clima di tensione e paura che si respirava dentro. La società era a conduzione familiare, padre e figli. Nulla era come sembrava, le luci sfavillanti che all'apparenza abbacinavano chiunque varcasse la soglia dell'azienda, erano solo uno specchietto per le allodole. Tutto era governato dal polso di ferro del padre e dalla follia manageriale di uno dei figli. Quest'ultimo era un uomo spaventoso, senza un briciolo di umanità, abituato ad avere tutto quello che voleva con il solo schioccare delle dita. Duro, eccessivo nelle simpatie e antipatie che governavano tutto il sistema. Non c'era meritocrazia ma puro asservimento al padrone. Il padre da tempo aveva lasciato campo libero al primogenito che gestiva quel piccolo impero con la prosopopea dell'arricchito arrivato, con una vera opacità negli investimenti e nelle acquisizioni. Terrorizzava chiunque gli fosse a fianco, capace di minacciare anche fisicamente chi osava contraddirlo. Lei era giovane con pochissima esperienza e nessuna possibilità di miglior fortuna. Nel corso degli anni vide un continuo turn over di dirigenti e responsabili. Qualcuno se ne andò sbattendo la porta, altri furono costretti alle dimissioni, subendo un mobbing feroce. Cosa che nel giro di qualche tempo quando il grande capo si accorse che non era una persona né manipolabile, né asservita, cominciò a torturarla psicologicamente. Bastava nulla, un ordine che al mattino era bianco, nel pomeriggio diventava nero. I rimproveri continui, le offese verbali. L'ostruzionismo per impedirle di crescere. Il dolore di poter fare poco. Comprese di dovere imparare il più possibile perché la professionalità sarebbe diventata l'unica strada per uscire da quel girone dantesco. 

Ci mise qualche anno, poi ci fu l'episodio hitleriano. Un giorno, tutte le dipendenti del reparto amministrativo furono convocate in direzione. E impotenti assistettero allo show circense del loro titolare che urlando loro addosso, causa un problema in stallo (non era possibile risolverlo se l'azione non fosse stata sbloccata da lui stesso) disse che se lui avesse potuto le avrebbe messe al muro e fucilate, cumulo di galline come poche altre. Che lui non aveva pietà di nessuno, che odiava le donne e i bambini e che se avesse potuto avrebbe perorato la sterilità di massa. Farneticazioni senza senso, di un uomo con evidenti problemi psicotici, assolutamente primo di morale e di senno. A distanza di anni ricorda ancora i suoi occhi carichi di follia pura e odio verso il genere umano. Fu il giorno. Nel giro di un mese trovò un altro lavoro e nel giro di altri due poté liberarsi di quel male  che le provocava ansia continua. 

L'insegna è l'unico filo che la lega al passato. Per fortuna non le fa nessun male guardarla. Il tempo è un gran medico, cura le ferite e libera cuore e mente.  Inspira profondamente il profumo di fiori del parco vicino. Libertà.

La violenza contro le donne può assumere contorni spaventosi anche all'interno dell'ambito lavorativo. Non dimentichiamo e proteggiamoci. Con questo post partecipo all'iniziativa di Daniele Verzetti sul tema della violenza sulle donne. QUI per conoscere meglio l'iniziativa.



VI AUGURO NUOVAMENTE UNA PASQUA SERENA E COLMA DI AMORE, PACE, SALUTE.

24 ottobre 2020

SABATO DI POESIA: QUANDO DI FRANCO BATTAGLIA

 

Foto di Franco Battaglia

Quando sei avvolto in un tramonto

devi stiracchiare bene i pensieri

ed accomodarli con cura,

che la luce, ora fievole, 

li accarezzi ad uno ad uno

e ne sistemi le pieghe

nel senso del tuo umore.


Quando entri nella sera

bussa dolcemente 

perché sei invitato a sognare

e se gli altri, tutti gli altri,

restano fuori,

avrai l'intera notte 

a curarsi di te.

(Non sono nuvola - 2003)



Note bibliografiche:

Franco Battaglia è nato a Roma e lì vive.  Ha pubblicato la raccolta di poesie Non sono nuvola di Editrice Pagine  nel 2003 e un altro estratto di sue poesie sono presenti nell'antologia L'Altro Novecento di Vittoriano Esposito. Bancario per caso, blogger,  poeta di pensiero e fotografo di attimi. La sua poesia è un regalo luminoso che ti  sfiora come una carezza delicata,  pronta  a toccarti l'anima. Quel suo incedere di  passi sospesi, sulla superficie di un mare apparentemente calmo,  rende  così intenso il messaggio, che,  chiunque si avvicini alle sue parole, prenderà a scavarsi  dentro per cercare di raggiungere il cuore. Lì dove si sono adagiate le emozioni.

21 giugno 2020

TI INSEGNERÒ A VOLARE (ALEX)



FORZA ALEX

La stanza ad Indianapolis
è buia ma ricordo
ricordo il tuono e il pubblico
e un universo sordo
poi che mi vien da ridere
e faccio per alzarmi
che oggi devo correre 
e sto facendo tardi
poi che mi guardo e vedo ma
ci son le stelle fuorie un mare di colori

E se non potrò correre
e nemmeno camminare
imparerò a volare
imparerò a volare

Se partirai per Itaca
ti aspetta un lungo viaggio
un mare che ti spazza via
i remi del coraggio
la vela che si strappa e il cielo
in tutto il suo furore
però per navigare solo
ragazzo, basta il cuore 

qui si tratta di vivere
non di arrivare primo
e al diavolo il destino

E se non potrai correre
e nemmeno camminare
ti insegnerò a volare
ti insegnerò a volare

Mica si dice inverno se
vien giù quel po' di neve
mica finisce il giorno se
di notte il sogno è breve
questa vita è una donna che
ti ama come sei
questa vita è un amore che
non ti tradisce mai
questo venire al mondo è stato
un gran colpo di culo
pensa se non nascevi

E se non potrai correre
e nemmeno camminare
ti insegnerò a volare
ti insegnerò a volare


(Roberto Vecchioni e Francesco Guccini per Alex Zanardi)





Tutta Italia è in attesa, nella speranza che Alex Zanardi, il grandissimo campione, l'alieno, come lo ha soprannominato Vecchioni, possa riprendersi presto. Restiamo lì, attaccati al vetro come sua moglia Daniela, speranzosi che, anche questa volta, non si arrenda. E lo abbracciamo tutti.

04 dicembre 2018

SENTIRE L'ARIA SULLA FACCIA.





il vento mi accarezza piano, ma quando è più violento  sembra portarmi via.
Il viso lo accoglie, il corpo lo accetta senza opporsi.
Mi piace di giorno e di notte, quando soffia forte e lo sento bussare alle imposte.
Mi cerca e mi trova.
Mi piace al mare, mentre guardo le onde che si ingrossano e sembrano essere sul punto di portarmi via.

Mi piace in montagna, quando ulula forte ed io mi stringo a chi sa sempre come accogliermi.

Pulisce completamente i miei pensieri, li rende liberi, li fa esondare altrove.
Lo sento addosso e canto.

Mi chiede di restare appoggiata sulla spalla amata e addormentami cullata dalla quella voce.

(MariellaEsseci aprile 2018)