AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

30 novembre 2011

Doremifasol: frammenti di amore con Claudio Baglioni.








Intendiamoci, sto per parlare di un mostro sacro della musica italiana.
E' dal 1970 che accompagna la nostra vita.
Lo conosco, dal punto di vista artistico naturalmente così bene che, forse mi permetterò qualche trasgressione e qualche critica.
Ma mi perdonerà sono sicura, per tutto l’amore che ho avuto grazie a lui e per cui lo ringrazio.


Quando dovevo decidere il nome da dare al mio blog, non ci sono stata troppo a pensare, era fin troppo facile, la nostra canzone, quella che mio marito mi ha dedicato quando ci siamo conosciuti.

Una sua canzone, che non è tra quella più famose.
Ma credetemi è davvero bellissima.

Ora ascoltatela…




Qualcuno di voi è già a conoscenza che mio marito è stato un bambino prodigio.
Ha vinto tantissimi concorsi musicali e ha calcato i palcoscenici più famosi d’Italia compreso San Remo.

Ma a 18 anni una confessione fatta dalla sua casa discografica, una piccola realtà pugliese che con grande sforzo lo aveva portato al Festival di San Remo,  lo mise di fronte al fatto che non poteva competere con le Major  e che con molte probabilità avrebbe dovuto sottostare a compromessi con quel mondo di squali, questo lo convinse a scendere dalla giostra, quel mondo non faceva per lui.

Non si è mai pentito.

Lui cantava le canzoni di Baglioni e alcune come "Quanto ti voglio",  "Puoi", "Quante Volte", " Solo", "Fotografie",  "A modo mio" erano i suoi cavalli di battaglia.

A VOI: PUOI




Compresa una dolcissima filastrocca, “Doremifasol” tratta da "Sabato pomeriggio"  che mi cantò una sera in macchina per dirmi alla sua maniera,  quanto mi amasse.



Non ha più cantato da allora.

Ma io ho legato al mio cuore e alla mia anima di fanciulla rock quel cantautore romano e le sue parole.

Non era una delle mie passioni, da adolescente non l’ho mai ascoltato.
L’unico LP che ho amato di lui è stato “ La vita è adesso”.

Le canzoni di quell'album tutte, fanno parte di me, nessuna esclusa.

Come questa; " E' ADESSO LA PUBBLICITA'



Il punto più alto della sua carriera, che ha accompagnato il primi due anni milanesi di questa terroncella.

Mi sono avvicinata di più a lui per amore, solo per amore.
Ho ampliato la visione percorrendo tutta la sua carriera discografica, e avvicinandomi al suo mondo di artista per comprendere meglio tutto quello che non conoscevo.

I suoi primi album e anche quelli più recenti.
Seguito e amato in parte.

 Amato, quando riesce descrivere con un tocco delicatissimo i sentimenti.
Non apprezzato quando sale in cattedra e cerca  con parole troppo ricercate e prolisse, di insegnarci la vita non facendosi comprendere.

Amato quando fa istantanee incantevoli dell’amore e della sua fine, ad esempio come in  " Un po' di più" e in "1000 giorni di te e di me" o " Le mani e l'anima" è superlativo.
Non sopportato quando ci mostra il futuro come in “ Chi c'è in ascolto” rimanendo troppo lontano da noi e perdendoci.

Lo amo perché la sua voce, è stata esempio difficilissimo da raggiungere  per tutti gli artisti che sono arrivati dopo di lui.

Lo amo perchè continua a regalarci bellissime canzoni come questa:

SERENATA IN SOL


E rimane irraggiungibile.


E a proposito della sua voce penso anche che a causa  dell’incidente di qualche anno fa “ con il suo cavallo bianco nella notte” forse non è più stata la stessa.

Si spiaccicò con la sua Porche bianca al muro della villa di una delle sorelle Fendi.

Non ho compreso invece perché dopo la fine del suo matrimonio con Paola Massari e con l’inizio del suo rapporto con Rossella Barattolo, piano piano si è trasformato nella maschera di se stesso.

Forse non è riuscito a domare e a rispettare il tempo che passava.

In questo è uno di noi...pieno di debolezze.

Il tempo è stato il suo incubo, e riflettendoci lo è per gran parte di noi.

E' così? Che ne pensate?

C'è qualcosa di Baglioni che amate?

Come si fa a dimenticare che con Fabio Fazio più di dieci anni fa, ha dato vita ad uno dei programmi cult della Rai ovvero ad "Anima Mia".

Voi lo ricordate così?
Con capelli ricci e biondi e zeppe mentre ci dava dentro a cantare la canzone che dava il nome al programma insieme al suo amico per la pelle Fabio?



Vi lascio come ultima sua fotografia una canzone che ha cantato in maniera mirabile e che non è sua ma di Umberto Bindi.

Un vero capolavoro a cui riesce a dare un'interpretazione unica e personalissima.


Ecco queste cose restano patrimonio indiscutibile della nostra vita e ci dimostrano che alcuni personaggi o artisti possono non essere sempre nelle nostre corde ma avendoci accompagnati per lungo tempo, fanno parte del nostro Dna e solo per questo meritano tutto il nostro rispetto.


Lui naturalmente per me, merita anche tutto il mio amore.



il file rouge con X-FACTOR questa settimana ha un sapore leggermente retrò!

26 novembre 2011

LIONEL MESSI: IL GRANDE SOGNO







Io amo il calcio, lo amo a livelli di fanatismo talvolta.

La mia squadra da sempre, da che mi collego al primo ricordo, è l’INTER.

Credo di essere nata nerazzurra.

Questo non è un bene se nasci in una cittadina del profondo sud dove si hanno due possibilità o sei tifoso del Napoli o della Juve.
Ti prendono in giro subito se, per spirito di contraddizione, per la prima volta pronunci la frase “ non capite niente la più grande e bella squadra del mondo è l’INTER.
Potrebbe essere la tua fine, oppure il modo di essere migliore degli altri.

Io non riuscivo a tifare per nessuna delle due squadre che andavano per la maggiore,  cercavo di trovare il modo di difendermi da tutti quegli assatanati dei miei compagni d’infanzia che prendevano in giro noi bambine, dicendoci a muso duro che di calcio non ne capivamo niente.

Cresceva la simpatia per quella squadra milanese che mi sembrava formata da signori;  poi arrivarono i Mondiali dell’82, noi vincevamo la solita Coppa Italia e in campo nella nazionale c'erano dell'Inter  Gabriele Oriali,  Spillo Altobelli e un giovanissimo zio Bergomi.

Noi vincemmo i Mondiali, con tre giocatori che sarebbero diventati delle icone per il tifo nerazzurro e con ex giocatori quali Tardelli e Collovati che sarebbero stati simbolo di quei mondiali.

Questo è essere interista, vedere quanto siamo grandi e quanti gioielli siamo stati in grado di regalare alle altre squadre.
E' stata la prima lezione che ho imparato, la seconda è che bisogna  essere votati alla sofferenza e quando si vince è davvero la cosa più grande del mondo.

Avrete modo in futuro di sopportarmi quando mi diletterò a rompervi le scatole con il mio vivere all’unisono e il mio respirare nerazzurro, ma stasera vorrei parlarvi  del mio sogno, di quello che considero il più grande calciatore al mondo; Leo Messi.

Il giocatore argentino due volte pallone d’oro, che ha vinto tutto, escluso i mondiali con la maglia della sua nazionale, è il mio mito.

Lo seguo dal 2007, anno in cui la sua fama di giocatore varcò i confini nazionali e L'Inter per la prima volta tentò di comprarlo.
Io sono riuscita anche ad andare a Barcellona per vederlo giocare nel suo campo, con i suoi compagni, a suo agio tra i suoi tifosi.




23 novembre 2011

NEVER GONNA LEAVE THIS BED: Magari con i Maroon Five!!!



Avere ancora 20 anni e sognare Adam Livine, ovvero il front man dei Maroon Five.





Vi ho già parlato di loro, quando raccontandovi del mio viaggio alla scoperta della Grande Mela, vi ho segnalato le due canzoni che hanno fatto parte della colonna sonora di quest’estate una delle due era la loro: Moves like Jagger con la partecipazione di Christina Aguilera.




Ma i cinque ragazzi americani, mi piacciano da tanto tempo.
Non da strapparmi i capelli, perché io non sono molto da pop ma certamente sono l’unico gruppo di questo genere che mi coinvolge e mi fa ballare.

Li seguo dal 2002 anno d’uscita dell’album con il quale si sono fatti conoscere in tutto il mondo “ Songs about Jane” vi ricordate “This Love”?






Le altre canzoni come Sunday Morning e She Will be loved tratte dallo stesso album li hanno portati in testa alle classifiche di tutto il mondo.






Questo lavoro è rimasto in classifica per oltre tre anni, facendoli diventare un fenomeno planetario.

Li ho visti dal vivo nel 2009 all’Alcatraz di Milano dopo l’uscita  del loro penultimo lavoro:

"It Won’t be soon before long" quello di "Makes me wonder" per intenderci.





Nel settembre del 2010 è uscito il loro nuovo lavoro arrivato in Italia qualche tempo dopo:
Hands All Over.



Ogni canzone è travolgente, trascinante, capisco come possano essere diventati i beniamini dei ragazzi.

Quando andai al loro concerto, e mi divertii  tantissimo.
All'inizio il disagio c'era perchè mi sentivo un po' cugar...chiaramente.
Ma poi, ho iniziato a cantare a squarciagola tutte le canzoni che sapevo e non ho notato più chi mi stava intorno.

Una bella carica di adrenalina, e un bel tuffo nei miei vent’anni ormai passati.

Ma passati perché?

Io i vent’anni me li porto sempre dentro e forse è questa la ricetta, per godere delle cose più semplici.

E per restare un po’ bambini sempre o no?

ultimo singolo tratto dall'album per voi, che dire il ragazzo è davvero fenomenale e poi con tutti quei tatuaggi...





E che ognuno pensi a ciò che vuole a ciò che desidera...

20 novembre 2011

FUMETTI: WOW CHE PASSIONE!







                        Questo post è dedicato a mio marito.



                                                  IL MIO TEX WILLER

Alla sua passione per i fumetti e in particolare a quella per Tex Willer,  il più famoso Ranger del mondo creato da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini nel lontano 1948, punta di diamante della Sergio Bonelli Editore.

Una passione che condivido pienamente.

Nata tantissimo tempo fa quando ero poco più di una bimbetta e alternavo letture più impegnative (come Piccole Donne) a quelle molto più semplici ma non meno appassionanti, come appunto le Graphic Novel (come si chiamano oggi).

Spendevo tutto quello che riuscivo a racimolare con le mance dei nonni e la paghetta di papà dal giornalaio in fondo all'isolato.
Il suo registratore di cassa ingoiava le mie monetine e nelle mie mani le trasformava in copie di Tiramolla e Braccio di Ferro.
I primi fumetti che ho amato.




Dopo qualche tempo arriva Topolino.


Ho tantissimi numeri di questi fumetti in edizioni anni 70’ gelosamente custodite qui a Milano e portate via con me poco dopo il matrimonio, per sventare il tentativo di mio padre di buttarli via.
Qualche settimana fa, mio marito ha portato di sopra queste scatole, dicendomi se le riconoscevo; ho sfiorato quelle pagine usurate dal tempo, provando tantissima emozione.
Mi sono rivista con i miei occhi di bambina mentre leggevo quasi al buio…

Poi sono passata a Lanciostory.
Ringrazio questa rivista perché mi ha trasportato nel mondo dell’ Eternauta.

Il fumetto argentino con i disegni di Solano e la sceneggiatura di Oesterheld, per primo mi ha avvicinato alle storie con coinvolgimento politico e sociale.
Allo stesso tempo mi ha parlato di amore e di speranza.
Io lo reputo un capolavoro.

E di questo capolavoro conservo gelosamente le copie rilegate uscite in 3 volumi qualche anno fa.

Poi sono arrivati i fumetti della Marvel.

I miei preferiti L’Uomo Ragno e X-Men.
Subito dopo Capitan America, Superman e Thor.

Questa estate, mentre a NYC eravamo sul taxi che ci avrebbe portato verso il Kennedy per tornare a casa, ad un certo punto guardando in alto nel centro di Manhattan ho visto la sede della Marvel Comics; le finestre tutte illuminate e i poster di tutti i personaggi.
Ho perso l’occasione di visitarla questa volta, ma mi rifarò…

Ho avuto anche una parentesi rosa con Candy Candy e Lady Oscar, ma parlerò di questo quando affronteremo l'argomento cartoni animati.
Questo è un bell'assist lo so...

Poi un giorno(quasi come nei film) torna a casa mio fratello con il primo numero di un nuovo fumetto della Sergio Bonelli Editore.

E’ un indagatore dell’incubo, atmosfere buie e tempestose, fisicamente vicino a Rupert Everett l’attore inglese; sarà un successo fidati sorellina, mi dice.
E io ci credo subito "Giuda Ballerino".

Sto parlando di DYLAN DOG.


Conservo i primi 100 numeri, a dire il vero sarebbero i suoi, visto che tecnicamente sono a casa sua, ma suvvia è un dettaglio.
La passione è di famiglia, mio fratello per anni durante l'università ha gestito una fumetteria e ci ha incontrato anche l'amore della sua vita...

Intanto nella mia di casa, il numero dei Tex Willer collezionati da mio marito non ha mai cessato di aumentare, come il nostro amore per queste letture.
E qualche anno fa è arrivato l’ultimo dono, DAMPYR.




Atmosfere dark, il protagonista figlio di un’umana e di un vampiro, Harlan Draka, mi colpisce al cuore, immediatamente.

I personaggi della storia si muovo continuamente alla ricerca dei Maestri Della Notte i loro peggiori nemici, passando attraverso  guerre reali e guerre di potere, saltando da un angolo all'altro della terra.

Bellissimo,  trascinante gotico e anche romantico, l'amore tra noi continua da più di dieci anni.

Non posso fare a meno di lasciare un grazie speciale  a chi ha contribuito a fare in modo che questa passione non si spegnesse mai, passione che è stata anima della sua vita.



A Sergio Bonelli.




E ora a voi ragazzi, ditemi quali fumetti avete amato e quali proprio non sopportavate.


Quali hanno accompagnato la vostra vita, e quasi sono sempre presenti.


A quali ricordi vi conducono.



17 novembre 2011

LEGGERO: Il mio amore per Luciano Ligabue





Parto dalla notizia che il Premio Tenco quest’anno è stato dato a Luciano Ligabue.
E’ il premio più importante per quanto riguarda la musica d’autore in Italia.

«Il premio a Ligabue intende sottolineare un percorso artistico che è arrivato a milioni di persone sposando un impatto rock con una grande attenzione ai testi – dichiara il comitato esecutivo del Club Tenco – Un percorso improntato alla qualità della proposta, come attesta per esempio la bellissima versione acustica dell'album “Arrivederci, Mostro!”, in cui il cantautore emiliano ha da solo arrangiato, prodotto e suonato tutti gli strumenti per le stesse canzoni contenute nell’album ufficiale»


Era qualche tempo e lo sapete, che volevo scrivere di lui.
Avevo scherzato dicendo che l’intenzione era di scrivere un romanzo, visto che è molto riduttivo dedicargli solo un post.
Ma poi mi sono detta, che lungo il cammino di questo blog tante saranno le occasioni di parlarvi di lui poiché continuerà a cantare anche con il pannolone e io mi sono offerta come qualcun altro, di seguirlo ovunque, con borse cariche di tutto quello che sarà necessario all’assistenza.

 Non farò con lui, quello che ho fatto per gli U2.

Non vi racconterò gli inizi e di  quando provava quasi trentenne a buttarsi nel mucchio del rock pur sapendo per primo, che forse, era troppo tardi.

D’altronde è un ragioniere, ha sempre fatto andare il cervello a mille.

Sapeva che la sua età poteva essere il suo limite.

Credo che del magnifico emiliano, come l’ho sempre chiamato io, si sia scritto tanto, e forse a parer suo, anche troppo.

Io vi parlerò di me, del mio grande amore per lui.

Non è scoppiato all’improvviso, ma lentamente, come quando accendiamo una macchina diesel e fa un freddo porco e sappiamo, che ci metterà un po’ a scaldarsi e a partire.
Ma poi la macchina si mette in marcia e tiene a lungo, sai che ti porterà ovunque vorrai.


Oppure sei sdraiata, piacevolmente al sole, e tira quel leggero vento che non ti fa accorgere che ti stai scottando e quando te ne accorgi è tardi, sei fatta.

Io sono fatta di lui, da 15 anni.


Qualche volta eccedo anche con l’alcool, adoro il sesso e queste sono le uniche  altre droghe che conosco e amo.

Buon Compleanno Elvis è stato il disco con cui l’ho scoperto.

Mi stava tartassando la Ste, una mia  cara amica, perché voleva assolutamente farmi capire che il rock, non erano solo gli U2, i Rem, Bruce Springsteen, i Police, chiaramente i Beatles, e quei ragazzi inglesi gli Oasis, con cui la stavo stonando!

Mi fa, “adesso basta, ti regalo Gli Spari Sopra  di Vasco Rossi e lo ascolti per benino e poi mi dici tu e i tuoi rockettari stranieri del cavolo”.

Eravamo nelle vecchie Messaggerie Musicali, a Milano e giravamo tra quegli scaffali bianchi e blu, così, litigando allegramente!
Passo velocemente in rassegna quello che ho intorno gettando un occhio tra le novità, c’era il nuovo album di Luciano Ligabue, avevo ascoltato qualcosa del primo disco che si chiamava come lui e mi era piaciuta una canzone in particolare, Piccola Stella Senza Cielo.

Me la ricordavo e sorridendo dissi alla mia amica che il Blasco non mi ispirava proprio, con quelle sue canzoni poco cantate e molto sillabate, e preferivo chi come il Liga, amava scrivere poemi.

Io ve lo giuro, di lui conoscevo solo quella canzone, e qualcos’altro che passava alla radio, ma come al solito seguivo il mio istinto, sentivo che tra i due, quello più vicino alla mia anima poteva essere solo lui.

Le parole di Leggero erano già sottotraccia nella mia pelle a filo d’anima, ma non lo avevo ancora capito.
Mi buttai in una filippica, sul senso e l’importanza delle parole, dei testi oltre che la musica.
Ero abituata troppo bene, con gli U2 e Springsteen;
la mia amica che, giustamente difendeva a spada tratta l’altro rocker, che ha anima da vendere anche lui in quello che scrive e in quello che fa,  ma  non è mai stato nelle mie corde, mi manda al diavolo!

La Ste ed io ovviamente siamo sempre amiche e quando ogni tanto ci toccano i nervi, specialmente nel momento in cui tentiamo reciprocamente di convincerci a vicenda e pensiamo ad un concerto da vedere insieme dell’uno o dell’altro, guardandoci negli occhi, istantaneamente pensiamo a quel pomeriggio e ridiamo.
E insieme poi siamo andate a vedere Ramazzotti...

Non posso toccare due cose con lei, il Blasco e la Juve!

Lei con me, Luciano e l’Inter!


L'amore per la stessa squadra, anche questo ci accomuna; riconosco però che l'Inter la amo da molto più tempo di lui.

A dire il vero ultimamente non è l’unica con cui mi scontro quando si parla dei  rocker di casa nostra, non è così Veru?

Portai a casa l’album e lo ascoltai tutto con attenzione.

E’ l’album della consacrazione musicale di Luciano, non potevo saperlo al momento dell’acquisto ma me ne accorsi bene dopo, mentre le canzoni una dopo l’altra entravano dentro di me.

“Certe Notti” illuminò tante di quelle sere.
“Quella che non sei” parlava delle mie incertezze.
“Viva” era la canzone d’amore che mi meritavo.
“Hai un momento Dio” raccoglieva le mie lacrime per i primi grossi problemi che nascevano mentre cercavo di realizzare il sogno di avere un bambino.
“Vivo Morto X” era la conferma che non ero come tanti altri, ma con altri potevo farcela.
“Leggero” sfiorava il mio passato e mi diceva che in realtà molti di noi, me compresa erano stati fortunati.








Ricordo che l’emozione era in circolo come l’amore e come lui, e continuavo ad ascoltare e riascoltare il disco, ogni volta stupendomi di un nuovo passaggio che notavo, di quella parola scritta nel momento giusto, con il tempo giusto e che sembrava fosse cascata lì solo per me.

L’aria intorno a me è sempre più leggera quando sento te,
quando le tue parole attraversano il mio cammino e la mia anima;

Circolo pieno d’amore il mio mondo semplice
Perché ogni tua parola è scudo, ricerca, interesse, domanda, emozione.
Perché in ogni tua parola cerco e trovo tutto di me.

Ma tu come fai a conoscermi così bene?

Come riesci a cogliere ogni mia lacrima?
Come riesci a farmi sentire così donna in ogni momento?

Libera e  piena di passione.

Spesso ho domandato ai miei amici se hanno parole o frasi impresse a fuoco sotto la loro pelle.
Se c’è qualcosa di scritto che le percuote sonoramente…

Lo domando anche a voi.

Vi siete mai sentiti percossi da parole tanto da sentirvi svuotati e riempiti allo stesso tempo?
Quali sono le parole?

Per me sono queste, tratte dalla mia canzone preferita, e mi chiedo l’avreste detto mai?

L'odore del Sesso





PS: la prima foto è fatta da me al concerto dello scorso anno allo Stadio Meazza di Milano ( detto anche San Siro dai milanisti soprattutto), uno dei tanti a cui sono stata,  in curva nord secondo anello... del resto è un luogo familiare visto che ho visto anche tante partite dallo stesso punto!
Se non è amore questo!

15 novembre 2011

X-FACTOR: INIZIA LA SFIDA







Eccoci al dunque, dopo 4 puntate di provini e 50mila giovani aspiranti, il prossimo giovedì inizia la sfida.
X-FACTOR 5° edizione.

Le squadre sono quattro:

Coach Simona Ventura: ragazze under 16-24 anni;
Francesca Michielini
Nicole Tuzi
Jessica Mazzoli

Coach Morgan: Uomini under 16 - 24 anni;
Davide Papasidero
Valerio De Rosa
Vincenzo Di Bella

Coach Elio: gruppi musicali;
Cafè Margot
5sisters
Free Chord

Coach Arisa: over 25 anni;
Antonella Lo Coco
Claudio Cera
Rahma Hafsi





Una bella parolina vorrei dirla per ogni squadra, e senza tanti giri di parole.
Siamo pronti ad uno spettacolo che non ci risparmierà nulla quest'anno.
Avremo emozioni, risate e liti,  tutte le squadre hanno l'elemento a rischio bagarre.




Quella di Simona è la squadra con più talento, del resto comanda lei, ha portato il talent su Sky, ha voluto ed ottenuto la squadra migliore; ma ha la "de coccio sardo" Jessica, che è pronta alla guerra con lei.

La coach, dal canto suo, l'ha preferita alla più brava Nadia,  perchè lo spettacolo e l'audience sono il suo pane.

Quella di Morgan, che non voleva di nuovo i giovani, mi ha dato l'impressione di essere giusta anche se non ho capito bene il coach, altrove per quasi tutta la puntata; c'è  il bravo Vincenzo che spero tiri fuori la grinta; Davide clone di Kurt Hummel di Glee; Valerio cantautore con la grinta e l'arroganza giusta per dare del filo da torcere al capo;  a sorpresa fuori Piu il grafico pubblicitario che a me non piaceva.
Morgan l'ha lasciato in panchina perchè se ci fosse bisogno lo farà giocare?

Quella di Arisa (Dio salvi Arisa), ha dalla sua un grande talento Rahma, il barista Claudio suo preferito dall'inizio dei provini e una spina nel fianco, Antonella.
Io preferivo Tania va beh...
Speriamo bene, la vedo dura visto che è  alla guida di quelli molto più grandi di lei;


Quella di Elio è insulsa a parte le Cafè Margot, sappiamo che fine hanno sempre fatto i gruppi di X- FACTOR, qualcuno sa che fine hanno fatto i vincitori del primo ovvero gli Aram Quartet?
Le 5sister sono uguali a tante altre, e il gruppo impronunciabile a cui Elio cambierà il nome, non mi dice proprio nulla.
Sarà che preferivo I Malviventi, ma lì è l'ormone che parla per me,  vero Alessandra?

La parola a voi, e mi raccomando andateci giù duro, sparate!!!



Vi lascio con il nuovo singolo del più grande talento per ora uscito da X-FACTOR!!!




PS: Ho appena letto che il gruppo impronunciabile di Elio ora di chiama "I Moderni": terrrrribbbbbbbileee!!!


PS2: PARTECIPATE AL SONDAGGIO!

13 novembre 2011

LOUISE MAY ALCOTT: Volevo essere Jo March





“Un Natale senza regali non sarà Natale”!

 La ragazzina ribelle e un po’ maschiaccio che sbatteva i piedi a terra e si ribellava alla decisione della madre di festeggiare il Natale un po’ in sordina, mi aveva conquistato all’istante.
Avevo 5 anni e mezzo, sapevo già leggere e il regalo di Natale portato dalla mia madrina, era appunto questo libro insieme al  “Circolo Pickwick” di Charles Dickens.
Naturalmente era la versione per ragazzi, non sono stata un piccolo genio.

Da grande poi, la mia passione  per il ciclo creato dall’autrice americana, mi ha portato a comprare la versione integrale e completa dei romanzi.

Il mio sogno era essere esattamente come lei, a dire il vero da bimbetta le assomigliavo abbastanza, ma non avevo la battuta pronta come lei e la sua grinta nell’affrontare ogni situazione.
Ero leggermente più dolce e timida.

Ho amato quel libro profondamente.

Mi sono immedesimata in lei quasi completamente, era la mia eroina.

Mi sorprendevo a sognare ad occhi aperti, di vivere le sue avventure, e già allora sognavo l’America.

La provincia però non mi attraeva, preferivo la città NYC dove si era trasferita nel secondo libro, quando cercava di sfondare come scrittrice.
Lei fece la scelta di tornare a casa, e il suo amore la raggiunse lì.



Dei romanzi, che sono una trilogia, hanno fatto diverse trasposizioni cinematografiche.

La  prima versione è  del 1933,  nella parte di Jo c'era una strepitosa Catherine Hepburn.




La seconda del 1949, forse la più famosa, la versione che ci ripropongono sempre a Natale,  quella con June Allison, Vivien Leigh nei panni di Meg e soprattutto Elisabeth Taylor nella parte di Amy.





La terza e' del 1994, la versione più femminista.
Un cast eccellente da mamma March interpretata da Susan Sarandon, a Kirsten Dust nella parte di Amy a Winona Ryder nella parte di Jo.
E uno spettacolare Christian Bale nella parte del romantico Laurie.




Io, poi mi sono trovata davanti allo stesso bivio, dovevo scegliere e decisi diversamente.
Non mi sono pentita, ma la mia casa e la mia famiglia mi mancano.

Sempre di più, con il passar del tempo mi accorgo che ho realizzato tante cose nella mia vita, ma ho perso tante altre.

Veder crescere i miei fratelli, poter condividere le loro esperienze e consigliarli, accompagnare i miei genitori nei lento e dolce cammino verso la vecchiaia, tutte le feste familiari a cui non sono stata presente.
I loro momenti di felicità e i loro momenti di sofferenza.
Sono stata quasi sempre lontana.

Ho perso tanto della mia vita e della loro.

E questa sera che sono particolarmente triste perchè vorrei tenere stretta la mano di mia madre per farle sentire quanto la amo, rifletto sulla scelta di Jo che all’epoca della lettura non avevo capito, mi chiedo se non avesse avuto ragione lei.

Home sweet home.

La casa è lì dove è il nostro cuore, ma talvolta non è abbastanza.



09 novembre 2011

UN GIORNO: DAL LIBRO AL FILM



Ci sono libri che immagini film appena inizi a leggerli.

Ci sono libri che ami immediatamente  anche se non sono dei capolavori di stile, e magari  lo riconosci anche tu che sono dei polpettoni melodrammatici.

Ci sono libri che ami a prescindere.

Ci sono libri come Un giorno.

Emma e Dexter, sono ragazzi come tanti in Inghilterra alla fine degli anni 80.




Studenti universitari, lei eccellente, con un fulvido futuro da giornalista o scrittrice.
Lui intelligente, viene dalla ricca borghesia inglese, superficiale egoista, molto bello e sicuro di sè, con  davanti una vita da rampollo a cui tutto sarà concesso con un semplice sorriso, si capisce all'istante che non dovrà mai fare  fatica per emergere.



A letto, insieme per una notte e un giorno, il 15 luglio del 1988.

Emma faticherà ad andare avanti, e finirà per servire come cameriera in un ristorante.

Lui invece, grazie al suo essere brillante sfrontato e egocentrico, appunto, diventerà una star della televisione.

Ma ogni anno per i venti successivi, si vedranno lo stesso giorno, il 15 luglio.
Sempre in contatto, con quella scintilla accesa che non smetterà mai di bruciare, si racconteranno la loro vita, le cose belle e brutte.

Un filo, un legame che non si interromperà mai.





I loro personaggi sono raccontati senza trucco e senza inganno.
Con tutti i loro difetti,  mi sono piaciuti e tanto.
Sono anche il ritratto di una generazione che cresce e si trasforma davanti ai nostri occhi mentre leggiamo.

Lo stile di Nicholls non fa immaginare niente di diverso da quello che appare, nudo e crudo.

E’ amore vero, ma ci vorrà tanto tempo perché i due protagonisti se ne rendano conto.

Bene, io avevo subito immaginato una versione cinematografica e nei panni dei due protagonisti principali, ci vedevo benissimo Jude Law e Emily Blunt.

Invece il film che esce la prossima settimana, ha come protagonisti  Anne Hathaway e Jim Sturgess.

Di Anne Hathaway, a parte il Diavolo Veste Prada, non ho memoria di cose rilevanti... mi è sicuramente più simpatica della Keira, ma c'è poco altro.

Di Jim Sturgess, ricordo molto bene il suo ruolo in Across The Universe, di cui vi ho già parlato.
Lui era il protagonista, Jude.

Bella faccia da teppa, ha lo charme giusto per interpretare quel presuntuoso di Dexter.






Per i maschietti, Dexter ricalca molto lo stereotipo dell'uomo che non deve chiedere mai, fino alle prime e pesanti bastonate.
Del resto prima o poi a tutti tocca crescere.

Io andrò a vedere il film la prossima settimana e poi vi racconterò le impressioni.

Ma voi, il libro in questione lo avete letto?

E se foste state al posto di Emma, avreste sprecato 20 anni della vostra vita nell'attesa che Dexter si accorgesse di voi?
E se foste stati Dexter ci avreste messo così tanto a capire?

E se invece Dexter, fosse maturato un po' prima magari...




E per una storia d'amore così, una canzone d'amore indimenticabile.

Il più grande cantautore brasiliano e la sua canzone più bella... (second me naturalmente).





BUONA GIORNATA A TUTTI E CHE L'AMORE CHE METTIAMO IN CIRCOLO SIA SEMPRE CON NOI! canzoni e amore il file rouge con X-Factor...

06 novembre 2011

LA CASA DEGLI SPIRITI: OVVERO QUANDO ISABEL ALLENDE SBATTENDO LA PORTA ENTRO' NELLA MIA VITA



Non sono una critica letteraria, questa è solo una lettera "d’amore" alla mia scrittrice preferita.

Sono quì, questa sera e penso a tutte le mattine di inizio gennaio ( esattamente l’8 gennaio) nelle quali tu, ti siedi alla tua scrivania in quella stanza studio detta la tua tana,  in fondo al giardino della tua bella casa californiana e ti appresti a scrivere il tuo nuovo libro.

Scrivi presto al mattino e sembra quasi che tu abbia con il tuo lavoro un rapporto sincronizzato con orari d’ufficio.
Una vita organizzata attorno alla stesura del nuovo romanzo.

Hai descritto tutte le tue abitudini quando sei uscita fuori dal tunnel della morte di Paula, scrivendo il libro della rinascita “ La Somma dei Giorni”.

 "I giorni prima del dolore, i giorni dopo il dolore."
 "I giorni di Paula, I giorni dopo Paula."
 "I giorni della vita. La somma dei giorni."

Paula tua figlia.

Amata, adorata, perduta.

A questo dolore hai messo il punto e sei ripartita coraggiosamente, dopo avere pianto tutte le tue lacrime.
Non sei fuggita, non ti sei nascosta, ci hai reso partecipi del tuo dolore e noi, che ti amiamo abbiamo sofferto con te.
E siamo rinati con te.

Io non ricordo come quel libro, il primo che hai scritto, sia entrato nella mia vita e perché.
Penso che come al solito, sia stata catturata dall’incipit e dalle prime righe.

Di solito faccio così con i libri, li accarezzo, li apro, leggo a caso alcune pagine, e cerco di trovare il loro senso da alcuni paragrafi che leggo a caso senza voler sapere altro.
Se arriva la magia, lo compro.

Tu  mi hai ricordato, nel momento in cui leggevo le prime parole, un altro grande scrittore che amo in misura estrema, Gabriel Garcia Màrquez, di cui parlerò più avanti, questo è certo.

Ricordo che mi dissi,  un po'  piccata da quello che mi sembrava un oltraggio: caspita una scrittrice  sudamericana che vuol fare il verso al grande Marquez? Vediamo un po' dove arriva l'impudenza!


Ero molto scettica e lo comprai;  aprii leggermente la porta, tu sei entrata sbattendola e schiaffeggiandomi.

Constatai la diversità tra te e Marquez e mi lasciai trascinare dal vortice della passione.

La famiglia Trueba mi aveva fatto già sua, per sempre.

Tu e le tue storie,  quasi sempre di donne coraggiose e indomite spesso controcorrente, femministe ante –litteram, sullo sfondo di scenari storici in bilico tra guerre civili e capovolgimenti politici, mi travolgeste.

Clara  ed Esteban Trueba, i protagonisti del libro, Blanca la loro figlia e Férula la sorella di Esteban innamorata di Clara,  hanno popolato i miei sogni.

C’è stato un periodo della mia vita in cui volevo un amore così famelico e contraddittorio come quello travolgente di  Esteban Trueba per sua moglie Clara.

"Vedendola con il naso arrossato dal vento e ridente per qualsiasi pretesto, Esteban giurò a se stesso che prima o poi lei lo avrebbe amato così come lui aveva bisogno di essere amato, anche se per ottenerlo avesse dovuto ricorrere agli espedienti più estremi.
Si rendeva conto che Clara non gli apparteneva e che se lei avesse continuato ad abitare in un mondo di apparizioni, di tavolini a tre gambe che si muovono da soli e di carte che scrutano il futuro, la cosa più probabile era che non gli sarebbe mai appartenuta."


Negato anche se stesso talvolta, ma senza il quale era impossibile vivere.

Clara che non lo avrebbe mai ricambiato fino in fondo...apparentemente.

E intorno a tutto questo la tua terra, il Cile,  il tuo grande amore,  la tua nazione a cui la tua famiglia ha  dovuto concedere un tributo di sangue pesantissimo.

Il Cile, torna spesso nei romanzi successivi, terra dalla quale sei dovuta scappare per sopravvivere.

Ti sei descritta come sei, sempre, con tutte le difficoltà,  i tuoi dubbi, i tuoi errori.

Hai ironicamente raccontato anche la tua passione per il cibo in un libro divertente Afrodita, in cui raccontavi il collegamento con i sensi.

Io ho pianto e riso  leggendo le pagine di tutti i tuoi libri, ma senza dubbio quelli che più ho amato a parte La Casa Degli Spiriti, sono stati quelli in cui in fondo hai raccontato te stessa, rendendoci parte del tuo mondo.


Dandoci spesso delle lezioni di amore nella maniera più semplice, mostrandoti come esempio.

Riflettendo su quanto hai scritto in tutti questi anni, pensavo ad una frase in particolare.

Quella con la quale hai definito il tuo rapporto con il tuo secondo marito, Willie: Io e Willie rimaniamo insieme perché entrambi intendiamo l’amore nello stesso modo.

Mi ha colpito perché mi sono chiesta se è questa la ricetta per restare insieme a tempo indeterminato.

E ti ringrazio perché anche io intendo l’amore secondo Isabel Allende.



E voi che mi leggete come intendete l’amore? Io ho sempre pensato che tu volessi farci questa domanda.
Io ti ho già risposto, resto in attesa delle altre.





La Casa Degli Spiriti scena finale del film.




05 novembre 2011

RICETTE DI NONNA CARMELA E MAMMA MIMMA

Mi avete richiesto qualche ricetta, dopo il mio post sulla cucina.


Ce ne sono due che amo in particolar modo,  che mi ricordano tutto il mio mondo.


La prima è uno dei piatti  della tradizione natalizia.


Non c'è famiglia campana che non porti a tavola alla vigilia di Natale, l'Insalata di Rinforzo.
Semplice e buonissima è immancabile,  mi fa sentire a casa quando torno.


La seconda,  il Gatto' di patate, gran piatto della cultura culinaria napoletana, parla da sola e quando si porta a tavola fumante, è un piacere per gli occhi e per la gola.




Insalata di rinforzo


ingredienti per 6 persone
600 grammi di cavolfiore lessato molto al dente e a pezzetti;
200 grammi di merluzzetto lessato;
150 grammi di peperoni sottoaceto tagliati a pezzetti
150 grammi di olive nere napoletane ( Gaeta );
150 grammi di olive verdi dolci napoletane;
qualche acciuga sottolio tagliata a pezzetti:
se vi piacciono altri sottaceti aggiungeteli a vostro gusto;
condite con olio aceto e sale a vostro gradimento

Vi ho consigliato il merluzzetto perchè è la versione per bimbi, ma la ricetta  mia nonna e mia mamma è con il baccalà lessato, che ha un sapore più impegnativo.










Gattò di patate ( o Gateau o Gatò che dir si voglia)

ingredienti per 6 persone


1 chilo e mezzo di patate, quelle napoletane sono le migliori ma l'importante e che siano a pasta gialla e morbide;
circa un 100 grammi di burro, anche se nonna usava la sugna... ma non si trova più;
circa 100 grammi di parmigiano reggiamo anche un pochetto di più se piace;
un cucchiaio da cucina di pecorino romano;
latte mezzo bicchiere;
2 albumi montati a neve;
4 tuorli d'uovo;
altro burro per ungere la tortiera;
100 grammi di salame napoletano;
100 grammi di provola affumicata;
un fiordilatte circa 150 grammi;
prezzemolo, basilico e pangrattato;







lessate le patate e sbucciatele e schiacciatele con il passapatate almeno un paio di volte;
poi prendete una bottiglia di vetro( CHICCA DELLA NONNA) e pigiatele finchè non vi sembrano finissime.

Nella pasta di purè unite burro, parmigiano, pecorino romano, uova, il salame a pezzetti piccolissimi, il prezzemolo, sale e pepe, aggiungete un pochino di latte se vi sembra troppo denso.
Lavorate molto bene il composto.

A parte preparate la teglia, imburratela spolverizzate con una leggera passata di pan grattato e mettete, uno strato di purè, uno strato di mozzarella (fior di latte) a fettine e provola.

Lisciate per bene la superficie, spolverizzate ancora con il pan grattato, qualche fiocchettino di burro e via in forno caldo, per circa 40/45 minuti.
Tenete d'occhio la superficie che deve dorarsi.












Vi lascio poi, una delle canzone preferite di mia nonna, la cantava spessissimo quando cucinava.

Ora è mia mamma che la canta e io con lei quando siamo insieme.
Per me questo è un  ricordo carissimo.




01 novembre 2011

SI CUCINE CUMME VOGLI'I'... LA CUCINA CHE PASSIONE



Il titolo del post è una frase di Eduardo De Filippo, tratta da una sua poesia dedicata alla cucina.
Ve ne lascio uno stralcio:


Si cucine cumme vogli'i',
io te pavo cumme vuo' tu,
ma si pavo comme vuo' tu,
e nun magno cumme vogli'i'
io te pavo cumme vuo' tu,
ma me nn'esco e nun torno cchiu'!



Grandissimo maestro, poeta, drammaturgo, attore, regista e appassionato di cucina, ma quella povera, antica, dove ogni ingrediente non veniva mai sprecato e i piatti più semplici erano esaltati grazie a pazienza e fantasia.

Spesso nelle sue commedie la cucina era punto focale, la scena centrale.

Ricordate la cucina di Filumena Marturano e quella di Natale in casa Cupiello?
O quella particolarmente cupa di Napoli Milionaria?




Attorno a quei tavoli ci incantava la maestria delle sue parole e l’attenzione al particolare.
E tra un pasto e l’altro si svolgeva gran parte del racconto.
Ogni volta che rivedo una sua commedia penso al mio mondo, e alla mia infanzia.

La cucina  per me è armonia, come la  musica.

Provo a spiegarvi perché.

Quando mi avvicinai ai fornelli per la prima volta avevo sei anni.

Io sono tra quelle che sanno ancora di cosa si parla quando sentono parlare di  “ cucina economica”.
La grande stufa troneggiava nella cucina di casa.
Mia nonna Carmela era il gran cerimoniere, la grande cuoca di casa, la depositaria del regno della conoscenza culinaria.
Nessuno a parte mia madre e lei, conosceva i segreti di quella straordinaria esecutrice.

Quali sportellini aprire, quanto carbone utilizzare per cuocere nei tempi e nel modo giusto quella meraviglia di pranzi che riuscivano a preparare.
Aveva anche un tubo  dove passava l’acqua calda che riusciva in parte a riscaldare tutta la casa.
Ben presto però questo tipo di riscaldamento fu sostituito dai termosifoni.

Vorrei potere dedicare ore e migliaia di parole, al ragù napoletano di mia nonna.

Al  suo polpettone e alle sue polpette fritte.
Alla pasta fatta in casa.
Al suo Cardone di Natale, specialità beneventana.
Alla sua parmigiana.
Alle paste e fagioli;
Ai tubetti con piselli e provola;
Al riso e patate.
Alla sua minestra di scarola e fagioli.
Ai  suoi peperoni ripieni.
Ai suoi friarielli.
Al Gatò.
Alla sua pastiera.
Al suo panettone pasquale.
Al suo Babà.
Ai suoi Struffoli.

Alla sua pizza indimenticabile, ricetta personale segretissima,come tutte le sue, che ci tramandiamo di madre in figlia.

Con la cura e la passione che metteva in tutte le sue cose, è riuscita a trasmettere prima a mia madre e dopo a me e alle mie sorelle, l’amore per la cucina.

Lei cucinava cantando, ecco il collegamento con la musica.

Reginella, O Surdat’ nammurato, Catari', tante canzoni allegre di Carosone, il patrimonio melodico della canzone napoletana l’ho imparato da lei come quello culinario, mentre la guardavo e assorbivo come una spugna le sue mosse e le sue parole quando era nel suo regno.

Aveva una voce splendida, e una memoria prodigiosa.

Ma era anche un carabiniere, nessun uomo  a parte il nonno Ugo, poteva entrare in cucina.

Quel nonno che non ho fatto in tempo a conoscere ma che ci ha lasciato tante ricette della tradizione culinaria calabrese, sua terra d'origine, compresa quella del panettone pasquale.

Mio nonno così alto magro ed elegante, che somigliava ad Eduardo.

La nonna era un gendarme è vero, avendo cresciuto 5 figli ma allo stesso tempo aveva una pazienza infinita con i nipoti; ricordo come fosse ieri, il tempo che trascorse  con me per insegnarmi a fare la pasta fatta in casa e in particolare i fusilli, con il ferro ritorto che mia madre conserva ancora oggi.
Io che ero tosta, e come una vera e propria zecca ero attaccata alla sua gonna da giorni chiedendole di imparare.
Per giorni mi tenne sulle spine, dicendo “sì sì piccere.. mmo’ u’ facimm…” guardandomi di sbilenco da sotto gli occhiali.

E poi una mattina, mi fece mettere il “grembiale” salire sulla sediolina per permettermi di arrivare all’altezza tavolo e mettendomi in mano il ferro e la pasta, mi disse “pruov’ mmo’!”

E io provai, a lungo, facendo un po’ di pasticci e con la testaccia dura che mi ritrovo alla fine ci riuscii.
Avevo partorito due fusilli sbilenchi ma ricci nel modo giusto, in una marea di pasta rovinata.

Questo che vi ho raccontato è uno dei ricordi della mia infanzia che preferisco.

Questo post è dedicato alla mia nonna materna.

Che, fortuna sua, non ha visto il  tempo dei  cibi precotti e che ricordo non amava nemmeno il ristorante perché non si fidava di cibi e alimenti che non aveva controllato e scelto lei di persona.

Lei e mia madre mi hanno insegnato l’amore per la cucina e il loro identico rifiuto a tutto quello che è quattro salti in padella e pronto solo da scaldare.

Non  ho comunque  pregiudizi nei confronti di chi non ama come me cucinare.

Perché l’amore per la cucina devi averlo nel sangue non te lo puoi inventare, né viene con il tempo.
Il riconoscere solo con il tatto le verdure e gli ingredienti migliori, o dal loro profumo, che aromi usare, come e quanto condire per realizzare quella determinata ricetta, è  un dono innato.

Per questo alle mie amiche che non riescono ad apprezzare e a capire fino in fondo questo amore talvolta smodato che ho, ma che apprezzano il mangiare e bene, dico sempre che meglio il cotto e mangiato, che mangiare ciò che è salato e bruciato o cotto in fretta.

Ancora meglio è godere del cibo cucinato con amore insieme alla tua famiglia e agli amici più cari.

Questo è l'insegnamento più importante.

Grazie nonna.




 Il video invece lo dedico alle mie amiche che sono un po' come Paperino in cucina, e che mi fanno tanto ridere quando mi raccontano dei loro disastri.
E voglio loro un mondo di bene, perchè sono ben altre le qualità per cui le apprezzo.