AVEVO SAPUTO QUEL GIORNO CHE LA SCRITTURA ERA CAMPO APERTO, VIA D'USCITA.
(ERRI DE LUCA - IL PIU' E IL MENO)

31 marzo 2012

LOVE ME DO: 50 ANNI DI BEATLES






Il 4 settembre del 1962 questo gruppo di ragazzi di Liverpool incideva il suo primo singolo sotto etichetta Emi Parlophone Records.
Nasce così ufficialmente la band che più di ogni altra avrebbe lasciato il segno nel mondo della musica, mondo che frequenteranno insieme solo per 10 anni.



Sovvertiranno ogni regola scritta e non scritta nel panorama musicale mondiale.
Lo sconvolgeranno e dopo di loro niente sarà più come prima.
Se la riascoltiamo oggi la melodia della canzone con l'armonica blues suonata da John Lennon, immediatamente ci rendiamo conto che racchiude il senso e la magia di tutte le rivoluzioni che verranno dopo di loro.


La mitica copertina di Abbey Road



"Love me do" è stata registrata in diverse occasioni.

La prima versione, il 6 giugno 1962 aveva alla batteria Pete Best.
Fu per un'audizione con la Parlophone che poi non li mise sotto contratto subito, perchè non convinta.
Caspita che errore!

La seconda versione, il 4 settembre 1962 fu quella del singolo e vide alla batteria Ringo Starr.
L'artista aveva sostituito definitivamente Best nell'agosto precedente, il quale non piaceva al loro produttore Martin, della casa discografica Parlophone.

In quel momento il gruppo si completava definitivamente.

gli studi di Abbey Road


La versione singolo immediatamente pubblicata ebbe Ringo Starr alla batteria.

La versione album in "Please Please me" del 1963 vide Andy White al suo posto, ma fu una sostituzione temporanea, perchè Martin non sembrava convinto nemmeno di Starr, che dire, aveva problemi il ragazzo.

Quel giorno, i quattro "ragazzotti" varcarono il portone degli Abbey Road Studios per la prima volta, per registrare il singolo e i brani del loro primo album.

Questa mattina, ho comprato l'edizione speciale di Newsweek dedicata ai Beatles.
Si intitola: 50 YEARS SINCE THE MUSIC STARTED


Per l'occasione vi lascio uno stralcio di quanto riportato sulla rivista a riprova che quanto ho scritto ieri (la mia memoria fa cilecca qualche volta, ma sui Beatles proprio no) è realtà storica.

Dopo la Sessione Emi, però, George Martin informò Epstein che lui non voleva che Best suonasse la batteria durante la futura data di registrazione dei Beatles, che avrebbe avuto luogo il 4 Settembre. Non aveva lasciato intendere di sostituirlo in maniera definitiva, ma Lennon, McCartney e Harrison aveva già pensato in questi termini. Come il talento degli altri membri sembrava esplodere, Best era appena sufficiente come giocatore. Era timido, e mentre il resto della band aveva adattato le acconciature alla Pop-art, Best persisteva conn la sua sempre più fuori moda Pompadour. Doveva andare, e gli altri Beatles avevano lasciato il compito a Epstein di eliminarlo. "Eravamo codardi" ammise Lennon. Per sostituire Best, i Beatles si avvicinarono a Ringo Starr, il batterista dei loro rivali di Liverpool "Rory Storn and the Hurricanes". "Ringo era una stella in proprio", Lennon disse e la popolarità che aveva a livello locale contribuì a salvarli dalle ferite dei fans che avevano perso Best. Starr firmò, e ricordò in seguito, il primo concerto nella Cavern dopo avere aderito alla band, fu piuttosto violento. "Ci furono dei combattimenti, urla e botte. La metà di loro mi odiavano, la metà di loro mi ha amato. George si trovò con un occhio nero, e non ho guardato indietro". Ironia della sorte, quando i Beatles registrarono "Love me do" il primo singolo con Parlophone Emi, George Martin scelse di non utilizzare Ringo alla batteria. "Ringo a quel punto non era ancora un punto fermo... per George non era che un puntino come un qualsiasi ragazzo di sessione poteva essere " disse McCartney.
Ma loro avevano scelto.
"Love Me Do", uscì il 5 ottobre con "PS I Love You" quale lato b, non accese il mondo ma entrò nei primi 20 in Inghilterra e in seguito assicurò lo status della band.
La volta successiva i Beatles tornarono alla Emi sotto etichetta Parlophone, e il 26 novembre 1962 registrarono il loro primo LP "Please Please me".
Lo stato definitivo era stato fissato.

NASCEVA IL MITO


27 marzo 2012

COSE DA SALVARE IN CASO D'INCENDIO




Oggi vi parlerò di un piccolo e grande libro.
E vi farò alcune domande, siete pronti?




Vi dirò, l'ho comprato incuriosita dal titolo e poi perchè mi sembrava alquanto strano che due ragazzini di origine russa emigrati in terra d'America con la loro famiglia, potessero riuscire ad insegnarci con la loro quotidianità il senso dell'amore che dura nel tempo.Invece è stato proprio cosi.
La scrittrice, Haley Tanner, è stata bravissima. Ci conduce per mano, insieme ai ragazzi, attraverso il mondo complicato dell'integrazione di una famiglia straniera, all'interno di quella grande bolla multietnica che sono gli Stati Uniti D'America.
Conosce molto bene l'ambiente scolastico in cui ci porta all'inizio del romanzo, avendo insegnato inglese in una scuola per bambini stranieri proprio a Brooklyn, dove ambienta la storia.
Ma soprattutto, disegna dei personaggi davvero unici.
Per primi, i bimbi protagonisti, Vaclav e Lena.
Vaclav ha un grande sogno, diventare il più grande mago al mondo e superare in bravura David Copperfield, mito di cui consuma incessantemente il video delle sue più grandi esibizioni, insegnandoci la differenza tra maghi e illusionisti con poche parole e con il suo senso pratico e il suo grandissimo cuore.
Lena, bimba che ha grosse difficoltà di inserimento in quel mondo straniero che rifugge, ha solo un desiderio, restare per sempre con Vaclav, con la sua mamma, Rasia e fare da assistente al grande mago.
Si esprime con le sue emozioni, perchè trova l'inglese molto difficile e non ha mai le parole giuste al momento giusto.
Nasce in questo modo, sotto l'ombra della magia, l'amicizia che cambierà per sempre la vita dei due bambini.
Ad un certo punto della loro infanzia i due bimbi vengono divisi materialmente, ma il filo dell'amore che li unisce non li abbandonerà mai.
Ecco un piccolo pezzo tratto dal libro tale da farvi capire l'intensità:

Vaclav augura a Lena la buona notte da quella sera che lei se ne andò, usando la voce, in un sussurro. Non una notte di paura. Non una notte di pericolo. Non una notte fredda o di solitudine o piena di incubi. Riempì le parole di tutto il suo amore, il suo affetto, la sua preoccupazione per Lena e gliele lanciò, confidando che come piccioni viaggiatori l'avrebbero trovata e sentì, quella sera, che le sue parole l'avrebbero protetta, che, se lui avesse pensato a lei, le avesse voluto bene e lo avesse mostrato all'universo non le sarebbe successo nulla di male.

Fatevi condurre dalle parole dei bimbi attraverso il mondo dell'amore.
Scoprirete anche la forza di altri personaggi, come Rasia, mamma di Vaclav, che per donare un futuro migliore a suo figlio, non esita ad allontanarsi dal suo paese d'origine, cercando di strapparselo da cuore, e costruendo passo dopo passo, la sua nuova vita,con grande forza e cercando di fare di suo figlio (naturalmente riuscendoci) un grande uomo.
Tengo a sottolineare che in realtà questo libro è un racconto autobiografico, di una donna che racconta il suo di grande amore in ogni pagina.
Questo l'ho capito quando ho letto la sua dedica iniziale e comprendendola sono stata in grado di percerpire perfettamente in ogni riga, la sensibilità emotiva della scrittrice.

Ma ora, a parte invitarvi a leggere il libro, con cura e attenzione, magari anche due volte, per comprendere meglio ogni passo, vi lascio la mia domanda.
Dovete sapere che Vaclav stillava delle liste per organizzare la sua giornata, che era scandita dai molti impegni scolastici e casalinghi e per poter ricavare il tempo necessario per dedicarsi alle esercitazioni continue che la sua passione, la magia, pretendeva.

Da qui il titolo, e allora propongo un gioco:

facciamo una lista di cose (e non solo), che portereste con voi nel momento del pericolo?



25 marzo 2012

DAL RICETTARIO DI NONNA CARMELA E MAMMA MIMMA: PASTA CON LA RICOTTA







Pensavate che avrei abbandonato il piacere di raccontarvi di me e della mia famiglia attraverso le ricette che fanno parte del mio DNA come la scorza di cui sono fatta?
Beh, chiaramente no!

Oggi riapro il capitolo inaugurato mesi fa, del ricettario sacro di mia nonna e mia mamma.
Nei miei ricordi, la pasta con la ricotta arrivava, quando nonna e mamma avevano trascorso la mattinata occupate, tra bimbi costipati e a letto ammalati.

Oppure nella giorno di mercato, quando le ore del mattino le aveva trascinate tra una bancarella e l'altra ad acquistare tutto quello che era necessario per i giorni a venire.

Rientrando intorno a mezzogiorno, in quest'ultimo caso, erano obbligate a fare una scelta di pranzo dettata dalla mancanza di tempo.

E' una delle ricette più semplici che ci siano, davvero buonissima.



Ricetta per quattro persone:
  1. 400 gr di pasta corta ( penne, pennette, fusilli, conghiglie ,ecc),
  2. 300 gr di ricotta freschissima.
  3. pepe nero q.b. mi raccomando da macinare al momento.
  4. un pizzico di noce moscata.
  5. parmigiano grattugiato.

Mentre cuoce la pasta riscaldate il piatto da portata, versatevi la ricotta trattenendo 100 gr, che terrete da parte e taglierete a dadini.
Lavorate la ricotta nel piatto con un pochino di acqua di cottura della pasta e aggiungete un pizzico di noce moscata.
Scolate la pasta e che sia bella al dente.
Mettetela nel piatto in cui avrete lavorato la ricotta.
Macinate il pepe nella quantità che preferite (attenti a non esagerare).
Mescolate accuratamente.
Infine prima di portare a tavola, decorate con i dadini di ricotta che avete lasciato da parte.
Se volete potete aggiungere una bella spolverata di parmigiano grattugiato.

Vi lascio, due simpatiche versioni della ricetta, tratte dal programma di Simone Rugiati "CUOCHI E FIAMME" che trovo sempre molto divertente!



22 marzo 2012

BIAGIO ANTONACCI: IL GEOMETRA DI ROZZANO





Oggi alla radio hanno dato il suo nuovo singolo: Ti dedico Tutto.


Bella canzone, molto intima, come ci hanno abituato i suoi testi migliori.
Eravamo rimasti fermi a più di un anno fa, quando la mia rivista preferita pubblicò in copertina un suo nudo quasi integrale.
Con le parti intime coperte da un vinile, diede scandalo e ne parlammo a lungo, specialmente sul blog del Direttore.
La prima cosa che pensai, fu che era diventato proprio un gran bell'esibizionista, ormai.
Il giovane ragazzo timido, che bussava a tutte le case discografiche quasi con timore, non aveva più paura di mettersi in gioco e si piaceva davvero tanto.
E il successo lo aveva cambiato, fin troppo.

E' arrivato il momento di parlare di lui e sarà una gioia soprattutto per qualcuno di voi.
Due in particolare.
Si riconosceranno e interverranno di sicuro.
Avrei bisogno di fare un passo indietro di circa 25 anni, quando andai con mia cugina ad accompagnarla a fare un "provino" per un posto da corista in una band di giovani, che tentava la strada della musica partendo da una cantina di Rozzano.
Questi ragazzi ci aspettavano, e provarono con lei alcune canzoni.
Canta molto bene la mia cuginetta ed è sempre stata la sua più grande passione, anche se la vita poi, l'ha condotta su un binario completamente diverso.
Io non ricordo nessuna delle facce di quei ragazzi a parte quella del moretto alto che cantava, erano bravi però.
Alla fine mia cugina non cantò con loro, sebbene fosse piaciuta, rimase un sogno per lei quella strada.
Eppure da allora, io sono rimasta convinta che tra quei ragazzi ci fosse anche lui.
Peccato che la mia memoria non riesca a mettere a fuoco più di tanto, a parte i capelli lunghi del frontman e non posso giurarlo.

La sua storia comincia così.
Diplomato geometra, figlio di meridionali trapiantati a Milano, comincia il percorso musicale suonando la batteria in alcuni gruppi di provincia e qui torniamo a bomba con la mia apertura, di cui resto convinta.

Poi riesce a fare ascoltare una sua canzone a Ron e da qui parte la sua prima esperienza sanremese.
Il ragazzo era molto diverso dall'uomo affascinante a cui siamo abituati oggi.
Il compagno di una mia cara amica, che lo conosce da allora, quando tutti e due giravano per le case discografiche tentando di promuovere la loro musica dice sempre che si sedeva in un angolo e pazientemente aspettava.


Molto schivo, ombroso, introverso.
Sguardo sfuggente, alto, magro e capelli lunghi che lo nascondevano al mondo.
A San Remo la prima volta non fu esaltante.
Non arriva tra i finalisti.
Non demorde e riesce a pubblicare il suo primo album, anno 1989, Sono cose che capitano.
Imprinting notevole il suo primo disco.
Vi lascio come estratto il video di Fiore.
E questo è il mio Biagio, quello che preferisco.

Poi due anni dopo esce Adagio Biagio e comincia la lunga strada verso il successo.

Danza sul mio petto, canzone che si attacca addosso.

Conosce la donna che per anni sarà la sua compagna e gli darà due figli, Marianna Morandi.
Scrive canzoni per molti artisti, tra cui Laura Pausini e Mina.
Poi nel 1994 esce Biagio Antonacci, che contiene Se io se lei e lo conferma come artista di grande talento.
Da questo album vi lascio Fino all'amore.

Da ora in poi, galoppa verso il successo.
Sono anni veloci dal Mucchio a Mi fai stare bene.
Da Mucchio vi lascio In una stanza quasi rosa.
A questo concerto ero presente...
a dire il vero ne ho visti tanti di Biagio.


Da Mi fai stare bene vi lascio Cattiva che sei


Tante canzoni in cui disegna molto bene le difficoltà dei rapporti di coppia e il suo amore per le donne.
Ed eccoci al primo punto.
Un po' piacione direi lo è sempre stato.
E' con quella faccia da schiaffi che si ritrova, ottiene un bel pubblico femminile tremante e in bambola ad ogni suo concerto.
Perchè non si può negare che il suo pubblico è in larga parte composto da fanciulle.
Del resto, con l'età il giovane uomo si è trasformato in un gran bel "pezzo" di artista.

Nel 2000 esce la sua prima collection, Tra le mie canzoni.
E io mi perdo in quella che, tra le sue canzoni, resta la mia preferita:

Ti ricordi perchè


Beh, tutto quello che è di massima il romanticismo second me, è racchiuso in questa canzone.
Poi possiamo discutere all'infinito della sua bravura e delle sue parole.
Ma per una donna che intende l'amore e il dolore tempo vitale da ricordare, questa canzone è, come dico io, capomastro.

Dopo è arrivato l'estremo successo, dischi su dischi, milioni di copie vendute.
La fine del suo rapporto con Marianna, il suo amore per l'Elba, suo eremo.
La nuova compagna Paola.
Ha scritto tante belle canzoni e tante ne scriverà.
Ma il momento più alto e più vero è passato.

Eccoci al secondo punto.
Sono dura? Cattiva?
Discutiamone.
Discutiamo di quanto spesso poi l'artista ci delude perchè ad un certo punto, non lo riconosciamo più.
Ovvero non riconosciamo più in lui, quello che ci era piaciuto inizialmente.
Che aveva messo a dura prova la nostra anima.
Sarà capitato a tutti voi.
E non parlo solo della musica.
Faccio solo l'esempio che mi viene più naturale.
Per quel che riguarda Biagio, l'armonia che trovavo nella personaggio all'inizio della sua avventura, corrispondeva a quello che pensavo della persona.

Poi si è persa, e il gioco pubblico ha lasciato che l'uomo, quello vero, si allontanasse.

Questo non lo perdono.

E' cominciata l'altalena dell'amore e odio.
Continuo ad amarlo per canzoni come questa tratta da 9 Novembre 2001
Che differenza c'è


oppure questa tratta da Convivendo 1
Non ci facciamo compagnia


e poi tratta da Convivendo parte II
Pazzo di lei


e da Vicky Love
Sognami


L'ho vista spesso a Milano, mi è capitato d'incontrarlo per caso in Brera, zona che frequento poichè ci lavoro.
L'ultima volta a cavallo della sua moto.
Pieno di sé.
Mi ha fatto incazzare, questo è quello che non sopporto.
Voi direte, il tempo cambia tutti e tutto, sei cambiata anche tu.
Sì, ma più che essere cambiata sono cresciuta, rimanendo sempre onesta con me stessa e con gli altri, fino alla fine.
Almeno questo concedetemelo. Voi che mi conoscete.

L'ultimo cd Inaspettata uscito nel 2010, lo amo poco.
Probabilmente sono influenzata da quello che non mi piace più di lui.

lascio comunque il frame di una delle canzoni che secondo il parere di molti ma non il mio, è la più bella.





CHIEDIMI SCUSA BIAGIO E TORNERO' AD AMARTI COME UN TEMPO.
COME QUANDO ERO IL MIO GEOMETRA PREFERITO E NASCONDEVI IL TUO SGUARDO ATTRAVERSO UNA MASSA DI CAPELLI NERI.
NON E' MAI STATO SUBITO MA SAPRO' ASPETTARE.


18 marzo 2012

VERONA: PASSI DI LUCE






Continuo la mia passeggiata con voi, guidandovi nei posti del mio cuore e allo stesso tempo cogliendo l'occasione di parlare dei Siti italiani dell'Unesco.

Oggi il mio cuore mi conduce a Verona.
Questa città, simbolo della cultura e delle arti, è uno dei posti più belli al mondo.
Mia particolare passione, visto che la amo così tanto da costringere molto spesso mio marito, il pomeriggio del sabato, a prendere la macchina e a portarmici anche solo per qualche ora.

Già vedendo le mura della città antica mentre sono ancora in macchina, mi illumino.

Come una bellissima ed elegante signora, ci accoglie.

Verona, città degli Scaligeri, nata nel I° secolo d.C. è stata iscritta nella lista dei siti Unesco il 30 novembre del 2000.
Duemila secoli di storia portati benissimo.


Appena varcata la soglia della città antica e attraversata Porta Palio, ci appare in tutta la sua grandezza e il suo profumo di storia, alla fine di Piazza Bra, L'Arena.


Storico simbolo di Verona, l'anfiteatro romano sembra ci venga incontro sorridente.
Non è possibile darle data certa, diciamo che l'età approssimativa è intorno al 1°secolo, tra il regno di Augusto e quello di Claudio.
Ti abbraccia L'Arena, ora interamente dedicata alle rappresentazioni teatrali e musicali.
Adoro godere dell'opera lirica tra quelle mura e quegli archi di altri tempi.
L'ultima la Traviata, lo scorso anno e quest'anno spero di poter assistere alla mia opera preferita, la Turandot.
Il calendario del 2012 lo lascio tra le pagine.
Lasciata alla nostra destra l'Arena, proseguiamo per via Mazzini.
Immancabile lo sguardo alle splendide vetrine e impossibile non fare nuovi acquisti.

Ecco in fondo Piazza Delle Erbe.


Prende il nome dall'antico mercato delle erbe della città. Le bancarelle di oggi ombreggiate dai teloni, vendono di tutto, dai panini con carne di maiale arrostita, alla frutta fresca o ai funghi.
Anche se quando capitiamo in pieno inverno, la cosa che mio marito gradisce di più è il cartoccino di caldarroste, caldissime e buonissime.
Nella parte nord della piazza il barocco Palazzo Maffei sormontato di statue.
Di fronte il leone veneziano, che simboleggia il passaggio di Verona al dominio veneziamo nel 1405.
Sul lato occidentale sorge la Casa Dei Mercanti.
Infine la fontana che spesso passa inosservata coperta dalle bancarelle, ma poichè la statua al centro risale al periodo romano è certa testimonianza che quella piazza, sia usata come mercato ininterrottamente da circa 2000 anni.
Ora se proseguite a destra di Piazza delle Erbe lungo via Cappello, arrivate in pochissimi passi al luogo che da oltre 500 anni è indicato come la casa di Giulietta, eroina della famosa tragedia di Shakespeare.
La dimora che fu a lungo proprietà della famiglia Cappello, è risalente al XIII secolo, anche se dell'edificio originario è rimasta poca cosa.
All'interno c'è naturalmente il famoso balcone.

In fondo al cortile la statua di Giulietta di Nereo Costantini.

Vi assicuro che andarci è sempre un'emozione, sia per la miriade di scritte e bigliettini lasciati dai giovani innamorati sui muri antistante l'entrata della casa, sia perchè non si può avere sperato almeno una volta nella vita che Giulietta si fosse svegliata un attimo prima della morte di Romeo facendo in modo di trasformare la tragedia in commedia.

E una romantica come me non può non segnalarvi un film che, partendo proprio da uno dei biglietti d'amore lasciati all'eroina romantica per eccellenza, regala momenti di tenera poesia:
Letters to Juliet.


Attraversando invece tutta Piazza delle Erbe, si può decidere di proseguire lungo Corso di Porta Borsari.
Ed ecco Piazza dei Signori, al cui centro si innalza l'elegante statua di Dante, di fronte alla quale si erge l'imponente Palazzo del Capitano sede un tempo, dei comandanti militari di Verona.
Accanto a esso si trova un altro severo palazzo, il Palazzo della Ragione o corte di giustizia.

Entrambi furono costruiti nel XIV secolo; entrando nel cortile di quest'ultimo potrete godere di uno splendido panorama in cima alla Torre dei Lamberti, alta 84 metri e che si innalza nella parte occidentale.
Usciti dalla piazza e proseguendo in fondo sempre lungo Corso di Porta Borsari raggiungerete il Duomo.
Ci accoglie con la sua bellissima facciata romanica e sorridendo ci mostra al suo interno fra i tanti tesori, il più grande: L'Assunta di Tiziano.


Tornando indietro sul corso Cavour, arriviamo al maestoso Castello di Castelvecchio.
Costruito da Cangrande II tra il 1355 e il 1375 ospita una delle più raffinate gallerie d'arte del Veneto, escludendo quelle di Venezia, off course.
Vi consiglio di visitarlo, ci sono delle Madonne pregiatissime del XV secolo, e la splendida Deposizione del Veronese.



Dalle finestre si vedono l'Adige, con il medievale ponte Scaligero che lo attraversa e la statua equestre di Cangrande I, che un tempo ne adornava la tomba.

Superando il Castello, arriviamo in Piazza San Zeno ed ecco che lo splendore della chiesa costruita per ospitare la tomba del santo patrono della città, ci appare facendoci ammutolire quasi imbarazzati dalla meraviglia romanica che è.


San Zeno Maggiore, la chiesa romanica più ornata dell'Italia settentrionale.
La facciata è abbellita con un imponente rosone e rilievi marmorei, più un grazioso protiro o portico a cuspide che protegge dalle intemperie i bassorilievi sopra il portale altro esempio eccellente tra i più belli d'Italia.

Come le formelle bronzee del portale dell'XI secolo e XII secolo, che illustrano la vita del santo e storie bibliche.
Capisci subito che è immenso il suo patrimonio artistico, fuori come all'interno.

Entri e noti all'istante, oltre alla navata tipica, modellata sulle antiche basiliche romane, con l'altare maggiore sopraelevato, il soffitto a chiglia che ricorda l'interno di una imbarcazione capovolta, datato 1386.

In fondo a destra un capolavoro del Mantegna, la sua pala d'altare, Vergine col Bambino e Santi che ricorda il rosone della chiesa che avevo dimenticato di dirvi, simboleggia la ruota della fortuna e le figure attorno al bordo l'alternanza della sorte umana.



Infine il suo splendido chiostro, con gli archi romanici su di un lato e quelli gotici a sesto acuto dall'altro.
Ho splendide fotografie fatte sotto quegli archi la sera del 2009 che andai a vedere il concerto di Luciano Ligabue all'Arena.
Scoprii allora la meraviglia di questa chiesa, e la giornata non poteva essere più perfetta di così.



Ho cercato di portarvi con me, a piccoli passi e con tutto l'amore che provo, attraverso il centro storico di questa città che non finisce mai di mostrarsi a noi, quasi timida e schiva.
Ci ricorda ogni volta che, la vera eleganza è parte della nostra anima, da mostrare con cura e attenzione.
Non c'è bisogno di sbandierarla ai quattro venti, perchè quando c'è, irrompe con tutta la sua forza senza bisogno di segnaletica stradale e di lucine hollywoodiane che pongano accenti eccessivi.
Ecco perchè la signora veneta, ha la capacità di farti perdere la testa.


Con me c'è completamente riuscita e con voi?











11 marzo 2012

CASTEL DEL MONTE: UN DONO PREZIOSO



















Quando sfogliando le pagine della mia rivista preferita mi sono imbattuta nella pubblicità della nuova campagna primavera estate di Brunello Cucinelli, il mio cuore ha fatto un balzo.
Vi dirò che non era per il prodotto pubblicizzato a sorprendermi, ho appena notato i modelli e quello che indossavano.
Del resto le mie tasche si rifiutano di partecipare al salasso che comporta acquistare anche solo una semplice sciarpa in cachemire del famoso stilista.
E' evidentemente troppo high per me, quella linea.
No, il mio sguardo e il mio cuore si sono persi ammirando ciò che in realtà dominava tutto il resto.
Il luogo dello shooting mi aveva colpito che io conosco molto bene.
Ho pensato fosse venuto invece il momento di parlarvi di lui, di quel castello da fiaba costruito per amore.
So già che chi conosce tutte le teorie con le quali da secoli gli storici ci sfiancano, dirà che sono molteplici i motivi per cui Federico II di Svevia il "Puer Apulie" fece costruire il castello.
Ma io insisto che l'unico vero motivo fu quello del suo amore grandissimo per Bianca Lancia sua compagna e madre dell'adorato figlio Manfredi.

Fra i castelli federiciani in Terra di Puglia, Castel del Monte rappresenta un Unicum.
Eretto a circa 20 Km da Andria su un colle alto 540 metri sul livello del mare.
Dalla collina si domina la valle fino al mare adriatico.



Questa costruzione il cui profilo oggi è inciso sul rovescio della moneta di un centesimo di euro coniata in Italia, si è imposta l'attenzione di molti studiosi per la sua forma unica, che però non è evidente a chiunque arrivi nei pressi delle sue mura, ma solo a chi ha studiato a lungo la forma e la struttura.
Perchè chi si avvicina al castello da profano può solo innamorarsene.



E' probabile che non fosse considerato luogo di difesa, cioè destinato a proteggere dagli attacchi esterni di eventuali nemici.
Anche perchè mancano tutte quelle strutture solitamente usate per ostacolare un attacco offensivo: le caditoie, il ponte levatoio, i merli e le feritoie, ad esempio: queste ultime o quelle che sembrano essere tali, sono strombate nella parete in senso opposto a quello che si ritrovano nei castelli di difesa.
Non vi sono stalle, cucine, dispense e non c'è un cappella, struttura che non poteva mancare in un castello che si rispetti(ma questo io lo interpreto ad hoc, visto l'amore che Federico aveva per la chiesa e per il Papa).
Grande errore secondo me averlo considerato come "castello di caccia".
Un luogo così elegante e fiero è stato fatto passare per frivolo e leggero.

No non era questa la sua destinazione.



Altri storici per via della sua pianta ottagonale che ricorda il simbolo dell'infinito lo ritengono un luogo di culto esoterico.
L'ottagono rappresenta la posizione intermedia fra il cerchio (Dio) e il quadrato (l'uomo), secondo l'interpretazione medievale che rappresentava con la prima figura geometrica tutto ciò che era di pertinenza celeste e trascendente, e con la seconda indicava gli elementi della dimensione terrena; la figura dell'ottagono è quella che si avvicina ad entrambe, per cui si configura come simbolo dell'elevazione.



Nel 1996 l'UNESCO lo ha inserito nella lista dei monumenti ritenuti patrimonio universale dell'umanità.

Di sicuro al di là di tutte le congetture sulla destinazione, è il simbolo tangibile della potenza sveva, il diadema imperiale che si staglia contro il cielo terso e azzurro di Puglia.
Ma quello che penso io, ogni volta che salgo il leggero pendio che mi porta su verso questa meraviglia, è ben diverso.
Mi è capitato di arrivare con un sole splendido tale da illuminare tutta quella pietra bianca e calcarea e renderla luminosa e accecante;
altre volte salire mentre il vento soffia tra i rami dei pini piantati lungo la via d'accesso, quasi fantasmi estranei a luogo che con echi lontani richiamano un passato grandioso.
Ma al tramonto, mentre il sole cala dolcemente giù dalla collina e il cielo rosso accende come un fuoco tutta quella meraviglia, il silenzio comincia a sussurrare alle orecchie di chi come me tace e ascolta, perdute parole d'amore.




Bianca mia dolce Bianca, luce del mio amore, ho costruito questa corona per te, affinchè tu possa aspettare dolcemente il mio ritorno.

Questo post è dedicato al gruppo di amici con i quali ieri ho trascorso una splendida giornata.
Grazie Alessandra per la tua amicizia e per averci guidato nella ricca e affascinante Torino, città dove tu, eminente toscanaccia, vivi.
Grazie Arnika, svizzera del mio cuore, grazie Dorian, mio vate, mio stylist preferito, grazie Giadelle meravigliosa e dolcissima nuova amica.