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11 ottobre 2022

[BLOG] Un altro traguardo raggiunto: 1.500.000 mila visualizzazioni!!!


In un primo tempo, mi ero detta: massì,  a chi vuoi che interessi, scriviamo sempre di meno, abbiamo un sacco di problemi con blogger, siamo rimasti in pochi,  quasi tutti  ci siamo ritrovati a rallentare con le pubblicazioni  perché la vita ci da altre priorità, come giustamente deve essere...

Ma poi ho pensato che, in ogni caso, ho raggiunto il nuovo traguardo in poco più di un anno e allora vuol dire che non è proprio così. Se mi leggete ancora, se trovate interessanti i miei post, pure dopo un'estate in cui mi sono fermata del tutto, è giusto celebrare.

Per cui, nuovamente, sono qui a ringraziarvi, di esserci sempre, nonostante le mie e le vostre difficoltà, gli affanni e le soste malinconiche. 

Perché sono 11 anni che scrivo con passione. E quando mi sono fermata, per periodi più o meno lunghi, mi avete aspettato. Spero con tutta me stessa di continuare così, scrivendo di getto e con sincerità, mettendomi in gioco, ogni giorno. Potrebbe sembrare un paradosso ma non lo è, questo mondo virtuale mi abbraccia quasi come quello reale. E quell'abbraccio lo sento forte ed è il motivo per cui ve lo rimando, fortissimamente anche io. E resto qui.



11 settembre 2022

[BLOG] la piattaforma blogspot sempre più inaffidabile


Dalla rete


Ma cosa sta succedendo alla piattaforma blogspot? A luglio l'avevo lasciata con diversi problemi, quello più eclatante era collegato alla sparizione dei commenti sui vari blog.

Torno a settembre e trovo altri disastri. Ad esempio il mio blogroll non si aggiorna più e molti post dei miei amici, ad esempio quello di Franco, quello di Valeria e di MikiMoz, sono scomparsi. I miei ultimi post non si vedono  nè da me nè da voi.

Voi avete notato altri disservizi? Io sono davvero stanca e stufa... non so come sistemare il mio blogroll anche perché da tempo non riesco più a modificare le impostazioni!

Forse è arrivato davvero il tempo di emigrare altrove...  ci sto pensando seriamente.

03 dicembre 2021

[BLOGGING] I MIEI PRIMI MILLE POST SU BLOGGER



Pianozes - Valli D'Ampezzo - estate 2021

Quando aprii il mio primo blog nel 2010, sulla piattaforma style.it, non avevo ben chiaro in testa  a cosa andavo incontro, con quella finestra personale che avevo voluto creare in rete. Era un periodo di grande fermento, tutti sembravano avere qualcosa da dire e tutti volevano creare un luogo virtuale che fosse personale, riconoscibile. 

13 novembre 2021

[SABATO DI POESIA] L'INCONTRO SPECIALE TRA FERNANDO PESSOA E SALVATOR DALÌ




Coppia con la testa piena di nuvole - Olio su tavola - Salvator Dalì - 1936


Andiamo via, creatura mia,
via verso l'Altrove.
Lì ci sono giorni sempre miti
e campi sempre belli. 

La luna che splende su chi
là vaga contento e libero
ha intessuto la sua luce con le tenebre
dell'immortalità. 

Lì si incominciano a vedere le cose,
le favole narrate sono dolci come quelle non raccontate,
là le canzoni reali-sognate sono cantate
da labbra che si possono contemplare. 

Il tempo lì è un momento d'allegria,
la vita una sete soddisfatta,
l'amore come quello di un bacio
quando quel bacio è il primo. 

Non abbiamo bisogno di una nave, creatura mia,
ma delle nostre speranze finché saranno ancora belle,
non di rematori, ma di sfrenate fantasie. 

Oh, andiamo a cercare l'Altrove

(Fernando Pessoa - L'Equilibrista pazzo - 1917)

Nuova puntata della collaborazione tra il mio blog e quello di mia sorella Pia. Partendo dalle due tavole del grande artista catalano,  che celebrano il suo amore per Gala, compagna e musa ispiratrice, ho cercato di arrivare ad una poesia che, a sua volta, esaltasse l'amore infinito tra due esseri umani, capace di superare il limite terreno e arrivare altrove, oltre le nuvole, per adagiarsi e vivere per sempre. Il post di mia sorella lo trovate nel suo spazio: Personalità tra scrittura e arte con fantasia. Buona lettura!


Note biografiche:

Fernando Pessoa nacque a Lisbona nel 1888 e lì morì nel 1935. È stato un poeta, scrittore e aforista portoghese. La maggior parte della sua poetica è in lingua inglese avendo lui vissuto in Sudafrica  per gran parte della sua giovinezza. Nella poesia di oggi l'accento è posto sull'idea dell'amore in quanto sogno e realizzazione di se stessi attraverso la fantasia e l'immaginazione, capaci di creare  il posto ideale dove  completarsi in perfetta armonia. Dove c'è assoluta libertà e felicità. Un luogo magico, un luogo pieno di speranza.



05 novembre 2021

[BLOGGING ] È IMPORTANTE LEGGERE, PARTECIPARE O NESSUNO DEI DUE?

Ma a voi non capita mai di  leggere e commentare blog i cui proprietari non  passano mai dal vostro?  

Alla lunga non vi stancate di frequentare un luogo di tal fatta? A me succede per cui, anche se possono passare mesi interi, alla fine leggo ma non partecipo più attivamente, perché penso che quel che io scrivo non sia interessante per il blogger in questione che magari mi risponde, se lo fa, solo per accondiscendenza.


Vi importa, ci fate caso oppure è una questione che non vi ponete minimamente?



05 settembre 2021

[BLOGGING] IL TEMPO DEL RITORNO

 

Il tempo del ritorno è arrivato. A piccoli passi dopo un'estate lunga e corposa che mi ha regalato emozioni buone e meno buone.

Le buone e belle mi hanno tenuto lontana dai social per oltre un mese con alcune incursioni, brevissime, nel mio spazio. Mai come quest'anno ho preferito dedicare tutte le attenzioni possibili al mio privato. Avevo patito troppo le lontananze per non scegliere loro. Rientro più ricca. 

Le meno buone mi preoccupano. Ma, come dico sempre,  la vita ci sostiene. Nonostante tutto, nonostante noi.

11 gennaio 2021

[BLOGGING] MIKIMOZ DICE "ADDIO" ALLA BLOGSFERA: GIUSTO O SBAGLIATO?

MIKI MOZ ha pubblicato un post in cui da il suo personale addio alla BLOGSFERA.

Ho pensato che un semplice commento  non fosse sufficiente perché la questione è importante visto la rilevanza del suo blog nella nostra "piccola" comunità. Allora ho scritto un vero e proprio post, su cui eventualmente tutti potranno intervenire nei commenti per esprimere la propria opinione a riguardo. Questo è quanto gli ho scritto ieri a riguardo.


"Caro Moz, ti seguo da molti anni, dal 2014 se non mi sbaglio. E mai fino ad oggi, avevo letto un tuo post  in cui alcune cose mi sono sembrate sospese, non chiare del tutto.  Almeno questa è la mia impressione.  Qua e là, nei giorni scorsi, avevo letto brevi commenti in cui preannunciavi la decisione. Avrei potuto scriverti in privato e chiederti spiegazioni, ma ho voluto aspettare il post. 

Il primo punto è legittimo: ci sta che uno si stanchi di bloggare perché non prova più gioia o divertimento. Nei nostri angoli è fondamentale. Se manca la spinta, il divertimento, il piacere di stare insieme, non ha più senso nulla, tanto meno avere un blog. Se tu fossi rimasto su questo punto non avrei potuto fare a meno di dirti che facevi bene, era un tuo diritto. Ma hai continuato. Nel minestrone ci sono finiti haters (che abbiamo sempre avuto modo di limitare e circoscrivere e al peggio siamo riusciti a far fuori anche in modo drastico), "codardi (?) disturbatori, quelli che si trincerano, quelli che cambiano di colpo atteggiamento nei confronti del mondo." E alcune dinamiche da blog. 

Ma questo è il mondo blogger, lo conosci bene, ci stai dentro da anni, sei sempre riuscito a dire la tua, a volte ad estraniarti quando non volevi prendere posizione, ad essere diretto con alcuni e a lasciar perdere con altri. Cosa è successo davvero per cui ora e solo ora non ti sta più bene? La mia prima perplessità.

Hai proseguito sottolineando il caso di chi arriva da te spesso solo per far presenza e sperando in un commento di rimando, il famigerato "do ut des", di cui altre  volte abbiamo parlato insieme e su cui sei sempre stato radicale, a volte anche intervenendo sul tuo blog e rimettendo a posto il personaggio in questione. Ma sono una minoranza e tu lo sai benissimo. La maggior parte di chi ci segue lo fa per vero interesse, legge gli articoli, commenta a proposito e se non trova interessante quello che legge, passa oltre. Lo fai tu, lo faccio io, lo facciamo tutti.   Perché non continuare allora?

Ti danno fastidio i brevi commentini in cui passano a salutarti con un semplice ciao senza aggiungere nulla di specifico o che non c'entrano niente col post? Sicuramente svilisce il lavoro fatto  ma succede a tutti quelli che hanno blog con rubriche settoriali e tu nei hai moltissime!  I cretini sono ovunque, mica possono condizionarci!  Nella rete tutto questo è  comune e pensa che invece a me, come ad altri, alcune cose fanno piacere.  E ti dirò di più: io provo invece fastidio nei confronti di chi usa il mio blog solo per far sfoggio di competenza senza mai avvicinarsi a me, al mio sentire. Quando mi accorgo di queste dinamiche sono io che tronco di netto. E trovo gradevole quando passano per farmi gli auguri di compleanno, di Buon Natale o altro. È pensiero gentile che va oltre lo schermo che arriva alla persona e  non la vedo come una formalità, ma un modo per dirmi guarda io ci sono anche se ci si legge di meno. 

Ed ecco le mie considerazioni.

Tu vuoi rendere il tuo blog sempre più analitico e specifico. Hai già iniziato da tempo il processo. Vuoi stare alla larga delle dinamiche blogger che ormai ti infastidiscono con la loro deriva trash. Vuoi insomma sentirti libero di fare e frequentare chi ti pare. Va bene, ci sta. Ma allora bastava dire questo, non accennare al fatto che la blogsfera è cambiata.  Quasi come se tu volessi dare addio a determinate persone e blog ma senza avere abbastanza coraggio per farlo direttamente.

La blogsfera è cambiata nella misura in cui siamo cambiati noi. Siamo grandi. Non si resta "cazzoni" per sempre.  

Ma si può continuare a condividere tanto e bene. Che poi la rete è vastissima. Nella blogsfera che frequento,  ci sto bene. Leggo con attenzione e interesse tutti i blog che seguo, mi confronto e mi arricchisco. E penso, senza timore di passare come presuntuosa, che anche chi mi legge e si confronta con me trovi il mio blog interessante e arricchente. C'è scambio, condivisione, correttezza e rispetto.  I luoghi che non mi piacciono li ho cancellati. Ne sto alla larga. E non mi lascio trasportare da dinamiche spiacevoli.  Questo mi rende orgogliosa della mia casa,  luogo pacifico e positivo. Quello che volevo, fin dal primo giorno."

Miki mi ha risposto che era una decisione maturata da tempo ed un percorso già iniziato da mesi.  Il post voleva fare chiarezza mettendo nero su bianco quanto deciso, in modo che non ci fossero fraintendimenti con nessuno di noi. Io mi sento di dire che, probabilmente, visto la sua presenza quasi onnipresente su moltissimi blog, ci sia anche una certa "stanchezza" all'origine di tutto. 

E voi cosa ne pensate? Siete d'accordo con l'idea che ha Moz della blogsfera odierna? Determinante al punto tale da fargli decidere di darci un taglio col blogging? È la scelta giusta? 

Sicuramente è legittima, ma non avete la sensazione che il suo essere meno presente in rete sia quasi come censire  la fine di un'epoca?



06 gennaio 2021

[TAG] I LUOGHI DEL CUORE

Come qualcuno di voi sa già, perché frequenta  il mio profilo INSTAGRAM, scatto istanti e luoghi. Momenti, scorci, posti che amo. 

Ora più che mai, mi manca il girovagare in Italia o in giro per il mondo. Condivido la passione per i viaggi con mio marito.  In questi trent'anni di vita assieme abbiamo visitato posti affascinanti, oggettivamente  belli ,   anacronistici e fuori dal tempo.  Vissuti e abusati, pieni di luce e di ombre.

Alcuni visti più e più volte, i nostri luoghi del cuore.

Non è necessario riempire il post di parole, ma di immagini sì.  E se vorrete, se vi piace l'idea, attendo anche i vostri. Far girare questa idea mi piace. E mi piacerebbe vedere le vostre foto.

Ma non è che bisogna parlare di posti fighi.

Può essere l'angolo dietro casa vostra, il parco preferito, il mare di fronte le vostre finestre. I luoghi del cuore parlano di sentimenti e di emozioni. Sono nostri e non lo sono. Appartengono a tutti eppure ne rivendichiamo la genitorialità. Ci aprono mente e cuore. Ci riappacificano con il resto del mondo. Regolano il nostro orologio sul minuto perfetto.

Sono storia, la nostra. Racconto qualcosa di me e spero di riconoscermi in qualcosa di vostro.



TRE CIME DI LAVAREDO - MARIELLAESSECI

SAN QUIRICO D'ORCIA - MARIELLESSECI




SAN GIMIGNANO - MARIELLAESSECI





MATERA - MARIELLAESSECI

TRIESTE . MARIELLAESSECI    




ROMA AL TRAMONTO - MARIELLAESSECI






FIRENZE - MARIELLAESSECI





CASTEL DEL MONTE - MARIELLAESSECI








ASSISI - MARIELLAESSECI




BENEVENTO ARCO DI TRAIANO - MARIELLAESSECI

L'ultima foto, quella che chiude il cerchio, è casa. Il mio cuore ci torna  sempre. Per quanto io sia girovaga e viva bene altrove, solo dove è la mia famiglia, dove sono le mie radici, è il luogo perfetto. Il luogo giusto per me.

E i vostri luoghi del cuore?

Hanno partecipato all'iniziativa:

MIRTILLO14 (QUI)
FEMEIE ASTAZI - DONNA OGGI (QUI)

07 novembre 2019

X-FACTOR 13: LA TERZA PUNTATA



Immagine presa dal web



Siamo alla terza puntata. Dopo l'eliminazione di Enrico la scorsa settimana, abbiamo 2 giudici con il team completo: MARA e SAMUEL.
Altri due giudici che hanno perso ognuno un partecipante: SFERA EBBASTA e MALIKA.

Parlando delle puntate precedenti, posso dire che quest'anno l'atmosfera è molto più pacata del solito: i giudici danno meno spettacolo, i ragazzi mi sembrano più impegnati a lavorare che a discutere.
Mi piace l'armonia anche se, Malika e Sfera sono ancora lontani dall'avere messo a fuoco i loro ragazzi.
Più bravo Samuel, ma lì stiamo parlando di qualcuno che lascia perdere i gusti personali e si dedica a tirare fuori dai suoi gruppi quello che ci ha visto. E credo ci abbia visto bene, anzi benissimo.
Mara è una certezza. Ha l'esperienza e il cuore. Non sbaglia un colpo.
Sfera invece, sembra fuori posto. Sarà pure competente nel suo campo, ma per il resto è lontano da chiunque, prima di lui, ha avuto quella poltrona.
Malika invece, dovrebbe avere meno spocchia e presunzione. Lasciare da parte la penna rossa da maestrina e far fare ai suoi ragazzi quello che sanno fare meglio, non quello che piace a lei.

Anche stasera sarò presente sul blog. Sarò molto contenta se qualcuno di voi vorrà farmi compagnia.


23 maggio 2017

INSIEME RACCONTIAMO 21.



Ed eccoci al nuovo appuntamento con la bellissima iniziativa nata dalla mente dell'infaticabile e insuperabile di Patricia Moll nel suo spazio  Mirtilla'house.

I termini sono sempre gli stessi come potete leggere sul suo blog.

L'incipit di Patricia


Stava affettando la cipolla per il ragù. La radio accesa a tenerle compagnia. Canticchiava sottovoce così come era capace, stonata e storpiando le parole inglesi.

Quasi a tradimento, dopo il mitico Elvis e il suo IN THE GHETTO, nell’aria si diffuse la voce roca e potente, inconfondibile, di Louis Armstrong. 
Le note e le parole di WHAT A WONDERFUL WORLD entrarono nella cucina e dentro di lei.
Si fermò col coltello a mezz’aria come colpita da un pugno.

Come è bello il mondo… ma era bello davvero?

Il mio finale:

Pensava alla strage di ragazzi appena accaduta in un luogo in cui la musica era la regina. A quei genitori, che come era capitato anche a lei, diverse volte avevano aspettato i loro figli all'uscita di un concerto, in attesa di sentire i loro commenti entusiasti e pieni di gioia ancora carichi di tutta quella energia positiva che distribuiscono in giro, alla fine di ogni evento del genere. Sentiva addosso le urla, le lacrime, la disperazione. Le si strinse il cuore e si sentì impotente.
Contro il male assoluto, contro chi, in nome di un dio sanguinario assolutamente sconosciuto ai più, colpiva al cuore intere popolazioni per lasciarle distrutte e impaurite, cosa c'era da fare?

Alzò il volume della radio in modo che la musica potesse sentirsi ancora di più. 
Si può solo frapporre bellezza e amore.
E non arrendersi, mai.





16 maggio 2017

I MIEI INCIPIT PREFERITI.

Ero partita con l'idea di parlarvi della mia breve vacanza nelle Langhe. E invece, questa sera, mi sono ritrovata ad accarezzare uno dei miei libri preferiti. In senso letterale intendo. A voi non succede mai?
E ho riletto le righe iniziali del primo capitolo: il famoso "incipit". In un solo attimo mi è tornato tutto in mente: la magia e l'incanto delle atmosfere che fanno da preludio ad un romanzo, che poi, riesce a trascinarti con sé ad altissima velocità. Quasi senza accorgermene ho rivissuto la prima volta che mi ci sono avvicinata.
La magia di un incipit perfetto è qualcosa che non riesco a descrivervi per bene, ma sono sicura che ognuno di voi sa bene di cosa parlo e di quanto sia importante per far sì che il libro ci catturi e ci leghi a doppio filo. Un incipit brutto, fa cascare le braccia, ci irrita, ci costringe a chiudere il romanzo pronto ad essere  dimenticato  in un angolo. 
Allora ho deciso di fare una lista dei miei incipit preferiti. 

8) Da Il giovane Holden di J.D. Salinger.
"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio d'infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto."

7)Da L'Isola di Arturo di Elsa Morante.
"Uno dei miei primi vanti era stato il mio nome. Avevo presto imparato (fu lui, mi sembra, il primo a informarmene), che Arturo è una stella: la luce più rapida e radiosa della figura di Boote, nel cielo boreale! E che inoltre questo nome fu portato pure da un re dell'antichità, comandante a una schiera di fedeli: i quali erano tutti eroi, come il loro re stesso, e dal loro re trattati alla pari, come fratelli."

6) Da Pastorale Americana di Philip Roth.
"Lo Svedese. Negli anni della guerra, quando ero ancora alle elementari, questo era un nome magico nel nostro quartiere di Newark, anche per gli adulti della generazione successiva a quella del vecchio ghetto cittadino di Prince Street che non erano ancora così perfettamente americanizzati da restare a bocca aperta davanti alla bravura di un atleta del liceo. Era magico il nome, come l'eccezionalità del viso. Dei pochi studenti ebrei di pelle chiara presenti nel nostro liceo pubblico prevalentemente ebraico, nessuno aveva nulla che somigliasse anche lontanamente alla mascella quadrata e all'inespressiva maschera vichinga di questo biondino dagli occhi celesti spuntato nella nostra tribù con il nome di Seymour Irving Levov."

5) Da La vita davanti a sé di Romain Gary.
"Per prima cosa vi posso dire che abitavamo al sesto piano senza ascensore e che per Madame Rosa, con tutti quei chili che si portava addosso e con due gambe sole, questa era una vera e propria ragione di vita quotidiana, con tutte le preoccupazioni e gli affanni. Ce lo ricordava ogni volta che non si lamentava per qualcos'altro, perché era anche ebrea. Neanche la salute era un granché e vi posso dire fin d'ora che una donna come lei avrebbe meritato un ascensore."

4)Da Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov.
"Nell'ora di un caldo tramonto primaverile apparvero presso gli stagni Patriarsie due cittadini: il primo sulla quarantina con un completo grigio estivo - era di bassa statura, scuro di capelli, ben nutrito,calvo. Teneva in mano una dignitosa lobbietta e il suo volto, rasato con cura,era adorno di un paio di occhiali smisurati con una montatura nera di corno. Il secondo - un giovanotto dalle spalle larghe, coi capelli rossicci  a ciuffi disordinati e un berretto a quadri buttato sulla nuca - indossava una camicia scozzese, pantaloni bianchi spiegazzati e un paio di mocassini neri."

3) Da Tu mio di Erri De Luca.
"Il pesce è pesce quando sta nella barca, È sbagliato gridare che l'hai preso quando ha solo abboccato e senti il suo peso ballare nella mano che regge la lenza. Il pesce è pesce solo quando è a bordo. Devi tirarlo all'aria dal fondo con presa dolce e regolare, svelta e senza strappi. Altrimenti lo perdi. Non ti agitare quando lo senti sfuriare là sotto, che sembra chissà quanto grosso dalla forza che mette a sviscerare l'amo e l'esca dal corpo. Nicola mi ha insegnato a pescare. La barca non era sua, era di zio, il mio. Nicola l'usava durante l'anno, poi iniziava la buona stagione e allora faceva da marinaio a zio le domeniche, le ferie d'estate."

2) Da Cent'anni di solitudine di Gabriel García Márquez.
"Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome e per citarle bisognava indicarle col dito."

1) Da Il piccolo principe di Antoine De Saint-Exupéry.
"Domando perdono ai bambini di avere dedicato questo libro a una persona grande. Ho una scusa seria: questa persona grande è il miglior amico che abbia al mondo. Ho una seconda scusa: questa persona grande può capire tutto, anche i libri per i bambini; e ne ho una terza: questa persona grande abita in Francia, ha fame, ha freddo e ha molto bisogno di essere consolata. E se tutte queste scuse non bastano, dedicherò questo libro al bambino che questa grande persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano). Perciò correggo la mia dedica: a LEONE WARTH quando era un bambino."

Fuori graduatoria c'è Se questo è un uomo di Primo Levi. Proprio oggi ho letto che in Siria sono stati costruiti dei forni crematori per eliminare per sempre ogni traccia delle migliaia di morti di quell'assurda guerra civile. Come ripeto spesso, noi uomini non impariamo mai nulla dalla nostro passato. Ecco allora, quella meravigliosa e allo stesso tempo terribile preghiera che è monito per tutti noi uomini. Affinché sia impossibile dimenticare. L'incipit di tutti gli incipit.

immagine presa dal web


Questa lista è assolutamente relativa, mentre scrivevo continuavano a venirmi in mente altri libri altri incipit. Ma non volevo farla troppo lunga. Ora aspetto i vostri.



12 aprile 2017

UNA FOTO E... #2° PUNTATA.



Ed eccoci al secondo mercoledì del mese.
Come suggerito da OFELIADEVILLE  che in questo suo POST ha lanciato una bella iniziativa.





Ogni secondo mercoledì del mese possiamo pubblicare un post da arricchire con una foto a cui abbinare  un video, una poesia o  dei versi. Su cui magari, riflettere insieme.


Dedico questo post a Sylvia Plath, una delle mie poetesse preferite.
Dal suo diario personale uno stralcio di vita, aggrovigliata e confusa. Lei ci racconta il suo sentirsi inadeguata come insegnante e come donna, nella maniera più semplice possibile. La sua tristezza e la sua grandezza. 
Niente di così diverso da noi e dai nostri limiti quotidiani.
Ci ho abbinato una foto che ho scattato in Veneto, l'estate scorsa. Che fatica arrivare fin lassù, mi sembrava impossibile. Che fatica essere donna; a volte è così complicato. Sylvia si arrese. La maggior parte di noi invece,  pur combattendo, ce la fa.
Forza.




Le Tre Cime di Lavaredo ( foto di Mariellaesseci)




Domenica 9 febbraio 1958 - Smith College 

"Mi rimetto in pari: adesso ogni sera devo recuperare gusto, tatto, vista dal mucchio di spazzatura della giornata. Questa vita svanirebbe in una nuvola se non mi ci aggrappassi tenendola stretta finché ancora riesco a ricordare uno spasmo di gloria. Assediata dai libri e lezioni: ore di lavoro. Chi sono io? Una matricola universitaria che si rimpinza di storia sentendosi priva di identità, di pace? Ruminerò come una mucca: quella vita soltanto, niente prima della mia nascita. Le finestre sussultano e vibrano nelle cornici: tremo congelata, il gelo della tomba contro il semplice tepore della mia carne. Come ho fatto a diventare questo grosso essere finito, con questa spanna di ossa allungate di braccia e gambe? E la pelle irregolare, sfregiata? Ricordo l’ adolescenza pesante e malmessa e i colori del ricordo mi ritornano in una sintesi abbozzata: le superiori, le medie, le elementari, i campeggi e le capanne di felci con Betsy, l’ impiccagione di Johanna. Devo ricordare, ricordare roba che è già scrittura, estratta dai ricordi di una vita… <<Prendi una cosa e ficcaci dentro la testa>> dice Ted proprio ora, ma mi stanco e mi porto il latte caldo a letto e leggo ancora Hawthorne. Ho le labbra secche, screpolate, me le mordo a sangue. Ho sognato che avevo lunghi baffi dolorosi sulle dita della mano destra, ma ho controllato e ho visto le mani bianche e senza nemmeno l’ ombra di una striscia rossa di sangue incrostato."

(fonte: Diari - Sylvia Plath - Adelphi)

23 febbraio 2017

INSIEME RACCONTIAMO 18.








Siamo ad una nuova puntata dell'appuntamento con Insieme raccontiamo, ideato da Patricia Moll. 



Come di consueto partiamo dal suo incipit iniziale e dalla foto che ha scelto come tema.

La foto è questa:







L'incipit di Patricia Moll:

Battisti nelle cuffiette cantava “c’è un treno che parte alle 7,40...”

Forse non erano proprio le 7,40 però il treno era lì, fermo come un cannibale vorace pronto a inghiottire chiunque gli si avvicinasse troppo. Pauroso, eppure invitante.

Doveva smettere di guardarlo e prendere una decisione. Salire o no?

Il mio finale:


Salire, non c'era altra possibilità. E poi osservarsi, riflessa nel finestrino.

Il piumino azzurro in cui si era infagottata, quasi a volersi nascondere.
Il berretto  di lana pesante, lavorato a maglia da sua madre. 
I jeans color notte fonda con quella piccola etichetta rossa quasi indistinguibile, ormai.
E poi le vecchie scarpe da tennis bianche portate anche in pieno inverno.Erano ridotte ad un cencio ma lei non se ne separava mai, soprattutto quando doveva viaggiare.

Un panino ripieno al prosciutto, lasciato a metà sul sedile di velluto.Sul tavolino apribile, il suo walkman azzurro della Sony, con la vecchia cassetta arancione. Quello era il "periodo" Battisti, ascoltato fino allo sfinimento.
Era scesa di corsa dal treno dopo il piccolo incidente. Voleva aprire la bottiglia d'acqua appena comprata ma non aveva con sé l'apribottiglie. Allora aveva provato a stapparla come aveva visto fare a suo padre. Il collo di vetro era partito di colpo e si era procurata un taglio alla mano.
Il sangue fuoriusciva dalla ferita copiosamente, per cui si era precipitata giù per cercare di fermare il fiotto sotto il getto d'acqua della fontanella in stazione.
Il capotreno in servizio le era venuto in aiuto e dopo avere pulito la ferita le aveva fasciato la mano con un fazzoletto di cotone.
Aveva le lacrime agli occhi mentre lo ringraziava.
Sapeva che in realtà non era il dolore fisico quello che la faceva stare così male.
Era qualcosa di più profondo.
La ferita si sarebbe rimarginata col tempo, ma ciò che significava quella partenza invece, non sarebbe passato mai.
Era il 23 dicembre del 1985.
Quello che l'aspettava non era in grado di poterlo vedere chiaramente.
Sapeva che sarebbe stato difficile, con momenti di buio e dolore.
Ma la decisione era presa.
Lì alla fine di quella lunga strada ferrata, c'era il suo futuro.
Ad accoglierla, una città immersa nella nebbia del mattino appena travolta da una nevicata storica.
Avrebbe affondato i piedi in quel mondo nuovo e ovattato. 

Prima a tentoni poi sempre più sicura.

Tra le sue mani, tutta vita da vivere.

2017@Mariellaesseci 



PS: Il piccolo segno della ferita è ancora impresso nel palmo della mia mano; quel dolore sordo di fondo, come il fragore di un onda che si infrange sulla spiaggia, mi fa compagnia da oltre trent'anni.