Scrivo perché mi scappa da scrivere...
20 giugno 2020
SABATO DI POESIA: UN GIORNO, MERAVIGLIOSA CREATURA - MARINA CVETAEVA
Un giorno, meravigliosa creatura,
io per te diventerò un ricordo.
là, nella tua memoria occhi-turchina
sperduto - così lontano-lontano.
Tu dimenticherai il mio profilo col naso a gobba,
e la fronte nell'apoteosi della sigaretta,
e il mio eterno riso, che tutti intriga,
e il centinaio - sulla mia mano operaia
di anelli d'argento - la soffitta cabina,
la divina sedizione delle mie carte...
E come, in un anno tremendo, innalzate dalla sventura,
tu piccola eri e io - giovane.
(Novembre 1919)
MARINA IVANOVNA CVETAEVA nacque a Mosca nel 1892, figlia di un docente di filosofia e di una bravissima musicista. Comincia a comporre all'età di sei anni e pubblica il suo primo libro di poesie all'età di sedici anni. Nel 1922 emigrò all'estero per raggiugnere il marito esule, Sergej Efron, riparato a Praga. Qui proseguì l'attività letteraria. Rimase in Repubblica Ceca fino al 1939 quando rientrò in Russia nella speranza di avere notizie del marito che nel frattempo era stato imprigionato e successivamente fucilato. Non riuscì a riprendere contatto con la vita letteraria perché oltre al marito aveva perso anche la figlia. Rimasta sola in un mondo che oramai le era completamente estraneo, fu travolta dal caos della guerra. Comincio a spostarsi di luogo in luogo fino alla Repubblica Tartara. Visse tempi di estrema povertà fino a quando si suicidò nell'agosto del 1941.Tutta la sua vita e la sua poesia rimandano alla sfida lanciata ad ogni consuetudine e al perbenismo. Lei voleva abbracciare tutto, conoscere tutto. Fu estrema in questa rivolta anche verso se stessa, perché perseguitata dal destino. Cercava la perfezione in maniera avida e rapace. Aveva un pessimo carattere, era estremamente presuntuosa, isterica e frenetica. Ebbe molti amori, eterosessuali e omosessuali. Anche solo cerebrali, come quello con Boris Pasternak che fu il suo migliore amico e il maggior promotore delle sue opere. Oggi la Cvetaeva è considerata una delle più alte voci della poesia del nostro secolo.
Fonti: Marina Cvetaeva poesie . Editore Feltrinelli
16 giugno 2020
NOTTE PRIMA DEGLI ESAMI
Domani, oltre 500.000 studenti affronteranno gli esami di maturità. In forse fino all'ultimo, a causa del coronavirus, finalmente i protocolli di sicurezza sono stati diffusi e si comincia. Ci sarà il distanziamento fisico, le mascherine, autocertificazioni sullo stato di salute e ambienti areati.Non potranno esserci più di cinque candidati al giorno e la durata del colloquio sarà di un'ora circa. L'esame inizierà con una performativa individuale e poi si procederà sulle base delle materie già decise in precedenza.Naturalmente, tutto sarà a porte chiuse, gli studenti dovranno arrivare a scuola non prima di dieci minuti dall'inizio dell'esame e non potranno scambiare idee o fermarsi a parlare con i loro coetanei.
Una galera, se ci pensate. Nessun contatto, nessun confronto. Si entra, si affronta la prova e si va a casa.
Fernanda Pivano l'aveva definita una "brutta, brutta avventura, la prima brutta avventura della mia vita."
Sorrido pensando alla me di allora, affaticata dalle notti di studio intenso. Soffrivo di un'insonnia pazzesca (prime avvisaglie del futuro) e convivevo con l'assurda convinzione di non ricordare nulla. I miei genitori erano preoccupatissimi, perché non mangiavo niente (fumavo come una pazza) ed ero sveglia fin dall'alba a rivedere tutto quel che avevo scritto nella tesi di storia e a rifare incessantemente versioni di latino. E procedevo ad oltranza fino a notte fonda.
L'unica pausa che mi concedevo era di uscire in vespa con una mia compagna di liceo e girare per la città. A volte prendevamo la macchina e allora si cantava a squarciagola tutto quello che ci veniva in mente. Le notti le ricordo bene, restavo sul balcone a leggere fino a quando non cedevo. Le stelle e la luna mi facevano compagnia. Gli esami iniziarono i primi giorni di luglio e vi sembrerà assurdo ma ho dimenticato (io si, proprio io che ricordo tutto) le tracce dell'esame di italiano. Vuoto. Il resto invece lo ricordo bene, gli orali e la sensazione netta di avere fatto un'ottima sessione d'esame, gli abbracci tra compagni e la corsa fino a casa per avvisare i miei.
Penso che ognuno di noi si porti dietro, assieme al bagaglio studentesco, la fatica e l'emozione di quei giorni, che sono stati unici.
Ma anche gli scherzi, la goliardia, la suddivisione che si faceva tra secchioni e non, la paura e il buio prima della prova. Insomma tutto quello che ancora oggi,se ci ripensiamo, riesce a farci battere il cuore.
Cosa ricorderanno i ragazzi post-covid di questo momento che, da sempre, è il maggior banco di prova della giovinezza, la chiave di volta, lo scivolo verso il futuro e l'età adulta? Speriamo non sia una sensazione di vuoto e l'idea che tutto debba essere dimenticato.
Sarebbe un peccato.
PS: nessuno di voi ha voglia di raccontare un episodio bello o poco piacevole legato agli esami di stato?
15 giugno 2020
CINEMA: ALBERTO SORDI UNA VITA PER IL CINEMA
Il 15 giugno 1920 nasceva a Roma Alberto Sordi, a mio parere, il più grande attore italiano di tutti i tempi. Ma anche regista, scrittore, doppiatore, compositore.
E non me ne vogliano gli altri grandissimi come Gassman, Mastroianni, Tognazzi, Manfredi, Totò e tanti altri che appartengono alla storia del cinema italiano e che al momento non mi sovvengono.
Sono passati cento anni. Un secolo intero. E tutto quello che c'era da dire di lui è stato detto. Io penso sia stato un "mostro" un prodigio, un vero e proprio miracolo italiano. Sul mio comodino, in questi giorni, staziona in attesa di essere letto il libro che ha scritto su di lui Igor Righetti, giornalista e suo cugino: Alberto SORDI segreto.
Lo racconta in un modo intimo e riservato. Ne svela aneddoti e curiosità sconosciute ai più con bellissime foto provenienti dagli archivi privati della famiglia, rivelando chi fosse Sordi al di fuori del set e delle apparizioni televisive ufficiali. Svela, le tante menzogne raccontate su di lui. Ci sono inoltre, i ricordi inediti di tanti amici, amori e personaggi del cinema e della TV con i quali lavorò.
Credo sia una bella occasione perché la memoria storica del grande attore non vada perduta e al contrario possa essere utile anche alle nuove generazioni.
Dal libro:
"Alberto, nella sua ironia, riesce ad essere attuale ancora oggi. Basti un suo pensiero << la nostra realtà è tragica solo per un quarto: il resto è comico. Si può ridere su quasi tutto>>. Sembra una battuta per descrivere la situazione italiana di oggi. Era un profondo conoscitore dell'animo umano. E come tutti i grandi comici era un po' filosofo: << È meglio che ti ci abitui da piccolo alle ingiustizie, perché da grande non ti ci abitui più>>. Questa frase di Sordi, usata nel film Il Vigile del 1960 diretto da Luigi Zampa, fu censurata. Chissà quanto avrebbe potuto dire oggi."
Fonti:
Alberto Sordi segreto - Igor Righetti - Rubbettino Editore
14 giugno 2020
I VINILI DELLA DOMENICA: HELP - BEATLES
Logica conseguenza al post di venerdì dedicato a YESTERDAY, la mia canzone del cuore, è che io vi parli di HELP! l'album di riferimento.
Nel 1965 i Beatles erano stremati, tra stanchezza fisica e mentale. L'anno precedente li aveva consacrati a livello mondiale e ora bisognava rafforzare e anche consolidare tutta la loro popolarità. Ma i problemi personali, soprattutto di John e Paul ,erano parecchi. Il primo era in piena crisi matrimoniale con Cinthia, passava intere giornate in casa ad ascoltare Bob Dylan(che influenzò in maniera palese la sua scrittura al momento di comporre le canzoni per il nuovo album) e ingrassò a vista d'occhio. Il secondo invece, conduceva una vita sociale molto attiva al fianco della sua fidanzata, Jane Asher, una giovane attrice molto promettente. Paul non amava molto l'idea che le donne lavorassero (maschilista) e questo fu uno dei motivi per cui la relazione era destinata a naufragare. I due Beatles minori, George e Ringo, essendo meno colpiti dall'interesse del pubblico, facevano vita tranquilla e rilassata. Intanto, nel febbraio del 1965, il loro agente, George Martin, li "ricondusse all'ordine" e impose loro di dedicarsi al nuovo film in fase di realizzazione la cui colonna sonora cominciarono a registrare negli studi londinesi di Apple Records. Nasceva HELP!
La canzone che da il titolo all'album e che uscì come singolo apripista, fu scritta da John in piena crisi nostalgica nei confronti della sua infanzia. Qualche anno dopo l'artista dichiarò che fu una delle pochissime canzoni autobiografiche che compose. Il grido d'aiuto era estremamente sincero. Ci sono dei versi che paiono sintetizzare il rovescio della medaglia di fama e successo: essere sballottolati in giro per il mondo senza comprendere mai appieno dove o chi fossero. Molto probabilmente era anche influenzato dalle prime esperienze con l'LSD e alcuni momenti del testo, si potrebbero ricondurre allo stato di alterazione mentale dovuto all'assunzione dell'acido.
La canzone che da il titolo all'album e che uscì come singolo apripista, fu scritta da John in piena crisi nostalgica nei confronti della sua infanzia. Qualche anno dopo l'artista dichiarò che fu una delle pochissime canzoni autobiografiche che compose. Il grido d'aiuto era estremamente sincero. Ci sono dei versi che paiono sintetizzare il rovescio della medaglia di fama e successo: essere sballottolati in giro per il mondo senza comprendere mai appieno dove o chi fossero. Molto probabilmente era anche influenzato dalle prime esperienze con l'LSD e alcuni momenti del testo, si potrebbero ricondurre allo stato di alterazione mentale dovuto all'assunzione dell'acido.
L'album è composto da 14 brani alcuni molto belli altri onestamente meno, con testi che spaziano dall'amore all'amicizia con accenni all'omosessualità (non loro ma di conoscenti) fino ad arrivare ad alcune canzoni come Ticket to Ride molto più complessa delle altre che ha acceso aspri dibattiti sulla sua interpretazione. Scritta da John ma a cui Paul sicuramente contribuì in larga parte, la più lunga realizzata fino a quel momento. Definita la canzone psichedelica (e qui torniamo alle droghe sperimentate nel periodo) la prima canzone heavy metal della storia del rock, come la descrisse lo stesso John con alcuni riferimenti al turismo sessuale di Amburgo, dove avevano vissuto agli albori della loro storia musicale. Per quel che mi riguarda è una semplice canzone d'amore con un ritmo sostenuto, nulla più.
E poi c'è Yesterday. Paul disse di essersi svegliato un mattino con quel ritmo in testa convinto di averlo sentito chissà dove. Andò al pianoforte e la suonò dall'inizio alla fine. La frase musicale era arrivata tutta in un botto con la freschezza di un sogno, la ricordava perfettamente. Ma temendo di averla ascoltata altrove sottopose i suoi amici ad un mese di stress suonandola ovunque e cercando rassicurazioni a riguardo di un eventuale plagio. Ci mise dentro una frasetta frivola "scrambled eggs (uova strapazzate) a cui seguivano parole come oh my baby how i love your legs (piccola mi piacciono le tue gambe). Il testo fece ridere tutti ma la melodia aveva colpito e affondato.
Solo successivamente, mentre era in vacanza in Portogallo con Jane, riuscì a mettere insieme un testo adeguato. Venne fuori con la stessa facilità della melodia, anche se la storia non è così semplice da comprendere. La persona va via e lui resta lì a ricordarla e forse non si tratta di uno screzio sentimentale ma della morte della mamma. Quando sottopose la canzone al gruppo tutti all'unanimità la definirono "la canzone perfetta". E convinsero Paul a cantarla in un assolo. Così è arrivata a noi. La canzone più bella del ventesimo secolo e la TOP 1 di tutti i tempi.
Ora vi lascio alle tracks dell'album e buon ascolto a tutti.
HELP - 6 AGOSTO 1965 - PARLOPHONE RECORDS
FONTI:
THE BEATLES THE BAND THAT CHANGED THE WORLD - THERRY BURROWS
THE BEATLES LYRICS - HUNTER DAVIS
SIDE ONE
HELP!
THE NIGHT BEFORE
YOU'VE GOT TO HIDE YOUR LOVE AWAY
I NEED YOU
ANOTHER GIRL
YOU'RE GOING TO LOSE THAT GIRL
TICKET TO RIDE
SIDE TWO
ACT NATURALLY
IT'S ONLY LOVE
YOU LIKE ME TOO MUCH
TELL ME WHAT YOU SEE
I'VE JUST SEEN A FACE
YESTERDAY
DIZZY ME LIZZY
THE NIGHT BEFORE
YOU'VE GOT TO HIDE YOUR LOVE AWAY
I NEED YOU
ANOTHER GIRL
YOU'RE GOING TO LOSE THAT GIRL
TICKET TO RIDE
SIDE TWO
ACT NATURALLY
IT'S ONLY LOVE
YOU LIKE ME TOO MUCH
TELL ME WHAT YOU SEE
I'VE JUST SEEN A FACE
YESTERDAY
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12 giugno 2020
YESTERDAY - LA BAMBINA YETTERDEI
Io sono la bambina Yesterday, o per meglio dire, la bambina Yetterdei. Non ricordo esattamente quando tutto cominciò. Forse è stata mia madre per prima a darmi il buffo soprannome, chissà. Ero poco più di un pulcino, vagavo per casa con uno scialle di lana azzurro fatto ai ferri sulle spalle, il cappello da ufficiale di mio zio Tonino sulla testa; un mangiadischi rosso e nero attaccato alla mano quasi fosse un prolungamento naturale. Inserendo nel magico strumento un disco cominciavo a cantare a modo mio estraniandomi dal resto del mondo. Avevo un’intera collezione di 45 giri a casa,tutti di proprietà di mia madre e dei suoi fratelli. I miei preferiti erano quelli di Gianni Morandi e Massimo Ranieri. Oltre ai BEATLES, naturalmente. La musica fu la mia prima conquista e negli anni è rimasta l’amica più fedele, quella che non mi ha mai abbandonato. Oltre ogni buio e ogni tempesta di vita.
Yesterday era un singolo del 1965 pubblicato dai FAB FOUR nell’album Help. Io lo ascoltai per la prima volta qualche anno dopo e da quel momento in poi, ha fatto parte di me; io e la canzone legate a filo doppio. È la storia di un amore che non si comprende fino in fondo. Speciale, simbiotico, eppure a tratti distonico. Ne ho parlato diverse volte sulla mia pagina virtuale perché si tratta di amore viscerale.
Ma quella bimba in fermo immagine che cantava in maniera tempestosa una canzone di cui non capiva appieno il senso, era una birba vera. Non fatevi distrarre dal suo ritratto tenero. Se qualcuno osava toglierle il mangiadischi poteva disperarsi senza tregua per ore intere. Un immagine così impressa nella mia memoria che ancora oggi sorrido nel ricordarla.
Vi ho già parlato tante volte della mia passione per i Beatles e oggi ci torno partendo da quella che, probabilmente, è la loro canzone più famosa. Una canzone che amo così tanto da ritenerla mia,assolutamente,sorprendentemente,indissolubilmente. Si conoscono di lei circa 2000 versioni realizzate ed io, oggi, ve ne propongo alcune partendo dalla prima ufficiale, fino alle più recenti. Tutte molto belle, di alcune vi sorprenderanno gli artisti che le hanno interpretate. Del resto lei è la regina, la vera ispiratrice, la musa immortale.
Lunga vita a YESTERDAY.
I Beatles alla prima presentazione pubblica nel 1965
Frank Sinatra
Ray Charles
Marvin Gaye
MINA
Billie Eilish
Lewis Capaldi
Adam Levine
Katy Perry
Hope
Himesh Patel
Paul Mccartney + Linkin Park+Jay-Z
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09 giugno 2020
L'ULTIMO GIORNO DI SCUOLA
Sappiamo tutti come i ragazzi in età scolastica quest'anno abbiano dovuto rinunciare ai saluti e alla goliardia dell'ultimo giorno di scuola a causa della pandemia. Dopo avere trascorso oltre tre mesi a casa e con tutte le conseguenze del caso, hanno dovuto rinunciare anche alle risate, agli scherzi, agli abbracci, che sono la sostanza della chiusura annuale.
Ed io mi sono ricordata di quanto sono stati belli i miei ultimi giorni di scuola. Alcuni episodi mi sono rimasti così impressi che mi è venuta voglia di raccontarveli.
Ad esempio quella volta che, alle elementari, quando si indossavano ancora i grembiuli blu con il fiocco e lo stemma col tricolore sul braccio, uno dei miei ultimi giorni di scuola "filai" dritto dietro la lavagna in punizione: ero rimasta tutto il tempo mano nella mano con il mio fidanzatino (si chiamava Giulio) fino a quando il maestro non ci aveva scoperti e puniti. Ma pur dalle retrovie ci furono risate😆e prese in giro nei confronti del maestro!
Ad esempio quella volta che, alle elementari, quando si indossavano ancora i grembiuli blu con il fiocco e lo stemma col tricolore sul braccio, uno dei miei ultimi giorni di scuola "filai" dritto dietro la lavagna in punizione: ero rimasta tutto il tempo mano nella mano con il mio fidanzatino (si chiamava Giulio) fino a quando il maestro non ci aveva scoperti e puniti. Ma pur dalle retrovie ci furono risate😆e prese in giro nei confronti del maestro!
Anche alle medie portavamo i grembiuli, bianchi all'inizio e poi neri fino a fine triennio.
Una galera i grembiuli, anche perché cominciava la fase dell'adolescenza e, soprattutto per noi ragazze, il dover indossare qualcosa che copriva l'abbigliamento alla moda (secondo noi, certo) era insopportabile. Dell'ultimo giorno ricordo gli abbracci e le lacrime tra compagne. Eravamo un bel gruppo unito, molte di noi venivano a scuola dai paesi vicini e sapevamo che, se non si fossero iscritte ad una scuola superiore di città, rivederci sarebbe stato complesso.
Alle superiori arrivò il libera tutti. In realtà furono gli anni più difficili e pesanti della mia storia scolastica, del resto il Liceo Classico non è mai stato una passeggiata.Non fui fortunata come alle medie e non mi piacevano la maggior parte dei miei compagni. Era una scuola vip,figli di avvocati e professionisti che tra loro si conoscevano già e avevano costituito un "circolo" a numero chiuso. Direi che stiamo parlando di classismo. Poche idee e ben confuse ma con un'arroganza e ignoranza che lasciava basiti. Io mi legai però ad un piccolo gruppo con il quale ho condiviso tanto della mia vita e con alcuni i contatti non si sono mai persi. Dell'ultimo giorno di scuola ho ancora ben presente l'ansia, perché gli esami erano alle porte e ci preoccupavano parecchio. Ma la bellissima festa che diedi per i miei 18 anni concluse in bellezza il ciclo scolastico e proiettò tutti noi verso il futuro.
E voi, ricordate i vostri ultimi giorni di scuola? Qualche episodio in particolare che vi è rimasto impresso e che avete voglia di raccontarmi?
07 giugno 2020
MA CHI DECIDE IL RITORNO ALLA NORMALITÀ?
Abbiamo accettato tutto, con responsabilità (salvo poche eccezioni assolutamente condannabili) che ha sorpreso per primi proprio gli italiani, conosciuti all over the world come un popolo che non si assoggetta facilmente alle regole, qualunque esse siano.
Ma adesso, che non ci sono ancora certezze sul futuro e che fior di scienziati ci danno pareri discordanti su quel che succederà tra qualche mese, adesso siamo travolti da uno tsunami senza precedenti che ha trasformato il mondo che conoscevamo catapultandoci in un futuro incerto e, dal punto di vista sociale, drammatico. Il nostro Paese rischia di non arrivare in piedi all'appuntamento con l'autunno. I servizi di ogni genere, dal turismo alla cultura, alle piccole e medie imprese, sono a tappeto. Eppure io mi chiedo e leggendo Veltroni mi sono resa conto di non essere l'unica: fino a quando? Perché tutto quello che stiamo sperimentando non può e non deve essere la normalità perché sarebbe la negazione delle libertà fondamentali. Ci deve essere una scadenza.
Abbiamo il diritto di vivere una vita normale e questo ce lo deve garantire lo Stato. Senza tentennamenti, senza nicchiare, senza paure, senza quella furbizia politica che ci devasta da anni. Devono trovare il coraggio di decidere, di ridare fiducia alle persone, di risollevarci dalle criticità.
Senza fretta, ma con obiettivi lungimiranti. Gli italiani se lo meritano.
Fonti: Corriere Della Sera.
PS: scusate i caratteri del post oggi blogger non ne vuole sapere di darmi un formato comprensibile.
03 giugno 2020
POSTITIZIE:NONNO PASQUALE E IL MARE
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| DAL WEB |
Il giorno in cui i confini regionali della nostra Italia si riaprono a tutti e mentre tiriamo un respiro di sollievo al pensiero che presto potremo riabbracciare i nostri cari (parlo per chi, come me, non li vede da parecchio tempo) la mente corre alla sostanza della nostra vita: la famiglia.
E al suo Patrimonio dell'Umanità: i nonni.
E mi sembra non del tutto causale ciò che ho letto sul mio sito preferito dedicato alle buone notizie.
Pasquale ha 93 anni ed è abruzzese di origine. La sua più grande passione è il mare. Non a caso gli abitanti di Giulianova lo hanno soprannominato "nonno di mare".
Ogni mattina prende la macchina (yes alla sua veneranda età) e dal suo paese, Poggio San Vittorino, raggiunge la spiaggia più vicina a circa 30 chilometri.
Prende la sua sediola, portata da casa fin lì e si siede sulla riva a guardare le onde che calmano immediatamente il suo cuore portandogli tanto benessere. E lo capisco benissimo, è lo stesso effetto che fa a me.
Nei mesi del lockdown ha dovuto interrompere questa sua bella abitudine, e come potete bene immaginare, ne ha sofferto moltissimo. Così, appena ha potuto tornare al suo mare, sapendo che avrebbe trovato la spiaggia in condizioni pessime, si è armato di sacchi, guanti e mascherina ed è andato a ripulirla. Rendendosi conto che presto ci sarebbe stata un'altra ondata di inquinamento legata ai rifiuti da coronavirus, non ha voluto perdere tempo.
Da nonno di mare a nonno plastic free.
A lui sembra di non avere fatto nulla di eccezionale, sebbene la "sua impresa" sia finita su tutti i giornali locali e i suoi concittadini lo hanno fotografato tra i sacchi neri raccolti e con la sua sediola. EH, nulla di eccezionale, ha solo avuto cura del suo ambiente, del nostro ambiente. Se tuttI ne avessero cura e rispetto come lui...
I nonni: sempre più esempio di vita e di ecologia.
Ti vorrei abbracciare con tutto l'affetto che ti meriti, grazie Nonno Pasquale. Ti meriteresti una poltrona altro che sediola.
Fonte: POSITIZIE.IT
02 giugno 2020
2 GIUGNO - FESTA DELLA REPUBBLICA
ALL’ITALIA – Giacomo Leopardi
O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme
Nuda la fronte e nudo il petto mostri,
Oimè quante ferite,
Che lívidor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna!
Io chiedo al cielo e al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia,
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.
Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella?
Perchè, perchè? dov’è la forza antica?
Dove l’armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
0 qual tanta possanza,
Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo
Combatterà, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl’italici petti il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli?. Odo suon d’armi
E di carri e di voci e di timballi
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Nè ti conforti e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L’itata gioventude? 0 numi, o numi
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari, Ma da nemici altrui
Per altra gente, e non può dir morendo
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.
Oh venturose e care e benedette
L’antiche età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre
E voi sempre onorate e gloriose,
0 tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Fu di poch’alme franche e generose!
lo credo che le piante e i sassi e l’onda
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprir le invitte schiere
De’ corpi ch’alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Serse per l’Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;
E sul colle d’Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide salia,
Guardando l’etra e la marina e il suolo.
E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglicasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Ch’offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch’al Sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira
Nell’armi e ne’ perigli
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell’acerbo fato amor vi trasse?
Come si lieta, o figli,
L’ora estrema vi parve, onde ridenti
Correste al passo lacrimoso e, duro?
Parea ch’a danza e non a morte andasse
Ciascun de’ vostri, o a splendido convito:
Ma v’attendea lo scuro
Tartaro, e l’ond’a morta;
Nè le spose vi foro o i figli accanto
Quando su l’aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de’ Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia;
Tal fra le Perse torme infuriava
L’ira de’ greci petti e la virtute.
Ve’ cavalli supini e cavalieri;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra’ primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno;
ve’ come infusi e tintí
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d’infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L’un sopra l’altro cade. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell’imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un’ara; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme dei vostro sangue. Ecco io mi prostro,
0 benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall’uno all’altro polo.
Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest’alma terra.
Che se il fato è diverso, e non consente
Ch’io per la Grecia i mororibondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
Tanto durar quanto la vostra duri.
E le colonne e i simulacri e l’erme
Torri degli avi nostri,
Ma la la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond’eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme
Nuda la fronte e nudo il petto mostri,
Oimè quante ferite,
Che lívidor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna!
Io chiedo al cielo e al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia,
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia,
Le genti a vincer nata
E nella fausta sorte e nella ria.
Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive,
Mai non potrebbe il pianto
Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno;
Che fosti donna, or sei povera ancella.
Chi di te parla o scrive,
Che, rimembrando il tuo passato vanto,
Non dica: già fu grande, or non è quella?
Perchè, perchè? dov’è la forza antica?
Dove l’armi e il valore e la costanza?
Chi ti discinse il brando?
Chi ti tradì? qual arte o qual fatica
0 qual tanta possanza,
Valse a spogliarti il manto e l’auree bende?
Come cadesti o quando
Da tanta altezza in così basso loco?
Nessun pugna per te? non ti difende
Nessun de’ tuoi? L’armi, qua l’armi: io solo
Combatterà, procomberò sol io.
Dammi, o ciel, che sia foco
Agl’italici petti il sangue mio.
Dove sono i tuoi figli?. Odo suon d’armi
E di carri e di voci e di timballi
In estranie contrade
Pugnano i tuoi figliuoli.
Attendi, Italia, attendi. Io veggio, o parmi,
Un fluttuar di fanti e di cavalli,
E fumo e polve, e luccicar di spade
Come tra nebbia lampi.
Nè ti conforti e i tremebondi lumi
Piegar non soffri al dubitoso evento?
A che pugna in quei campi
L’itata gioventude? 0 numi, o numi
Pugnan per altra terra itali acciari.
Oh misero colui che in guerra è spento,
Non per li patrii lidi e per la pia
Consorte e i figli cari, Ma da nemici altrui
Per altra gente, e non può dir morendo
Alma terra natia,
La vita che mi desti ecco ti rendo.
Oh venturose e care e benedette
L’antiche età, che a morte
Per la patria correan le genti a squadre
E voi sempre onorate e gloriose,
0 tessaliche strette,
Dove la Persia e il fato assai men forte
Fu di poch’alme franche e generose!
lo credo che le piante e i sassi e l’onda
E le montagne vostre al passeggere
Con indistinta voce
Narrin siccome tutta quella sponda
Coprir le invitte schiere
De’ corpi ch’alla Grecia eran devoti.
Allor, vile e feroce,
Serse per l’Ellesponto si fuggia,
Fatto ludibrio agli ultimi nepoti;
E sul colle d’Antela, ove morendo
Si sottrasse da morte il santo stuolo,
Simonide salia,
Guardando l’etra e la marina e il suolo.
E di lacrime sparso ambe le guance,
E il petto ansante, e vacillante il piede,
Toglicasi in man la lira:
Beatissimi voi,
Ch’offriste il petto alle nemiche lance
Per amor di costei ch’al Sol vi diede;
Voi che la Grecia cole, e il mondo ammira
Nell’armi e ne’ perigli
Qual tanto amor le giovanette menti,
Qual nell’acerbo fato amor vi trasse?
Come si lieta, o figli,
L’ora estrema vi parve, onde ridenti
Correste al passo lacrimoso e, duro?
Parea ch’a danza e non a morte andasse
Ciascun de’ vostri, o a splendido convito:
Ma v’attendea lo scuro
Tartaro, e l’ond’a morta;
Nè le spose vi foro o i figli accanto
Quando su l’aspro lito
Senza baci moriste e senza pianto.
Ma non senza de’ Persi orrida pena
Ed immortale angoscia.
Come lion di tori entro una mandra
Or salta a quello in tergo e sì gli scava
Con le zanne la schiena,
Or questo fianco addenta or quella coscia;
Tal fra le Perse torme infuriava
L’ira de’ greci petti e la virtute.
Ve’ cavalli supini e cavalieri;
Vedi intralciare ai vinti
La fuga i carri e le tende cadute,
E correr fra’ primieri
Pallido e scapigliato esso tiranno;
ve’ come infusi e tintí
Del barbarico sangue i greci eroi,
Cagione ai Persi d’infinito affanno,
A poco a poco vinti dalle piaghe,
L’un sopra l’altro cade. Oh viva, oh viva:
Beatissimi voi
Mentre nel mondo si favelli o scriva.
Prima divelte, in mar precipitando,
Spente nell’imo strideran le stelle,
Che la memoria e il vostro
Amor trascorra o scemi.
La vostra tomba è un’ara; e qua mostrando
Verran le madri ai parvoli le belle
Orme dei vostro sangue. Ecco io mi prostro,
0 benedetti, al suolo,
E bacio questi sassi e queste zolle,
Che fien lodate e chiare eternamente
Dall’uno all’altro polo.
Deh foss’io pur con voi qui sotto, e molle
Fosse del sangue mio quest’alma terra.
Che se il fato è diverso, e non consente
Ch’io per la Grecia i mororibondi lumi
Chiuda prostrato in guerra,
Così la vereconda
Fama del vostro vate appo i futuri
Possa, volendo i numi,
Tanto durar quanto la vostra duri.
(Giacomo Leopardi - Canti - 1817)
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01 giugno 2020
POSTITIZIE: UN BOSCO PER NON DIMENTICARE
A Firenze nasce un bosco dedicato alle vittime del Coronavirus della città. 172 alberi, uno per ogni persona scomparsa per colpa della pandemia.
Dice il sindaco della città Dario Nardella:
"Serve un'area verde piuttosto estesa" Intanto è entrata nella fase operativa l'operazione "Dona un albero" a Firenze che ha raccolto già 584 adesioni. Hanno cominciato a piantarli: lecci, platani, ciliegi, ma anche salici bianchi, carpini, sorbi, tigli e farnie. Ogni albero porterà accanto una dedica. Le prime: "Tatiana, rinasci dall'amore che hai seminato". Su un altro cartellino: "Ecco il tuo albero per salire in alto fino al cielo". Oppure: "Per sempre insieme", "Per tutto quello che fai ogni giorno", "Ai nostri nipoti per il loro futuro". Sono alcune delle prime dediche scelte dai cittadini.
Mi piacerebbe che l'esempio fosse seguito anche dalle altre città. Sarebbe un modo bellissimo, oltre che ecologico, per non dimenticare le persone che ci hanno lasciato. Persone, non numeri freddi snocciolati in tv.
Fonte: La Repubblica Firenze.
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