25 maggio 2022

[NONSOLOIL25NOVEMBRE] Donne e istruzione in Italia:Storia di Tissi



Qualche settimana fa, abbiamo affrontato la questione delle  adolescenti afghane a cui è stato negato il diritto all'istruzione e  Tissi, del blog Era la mattina di Natale,  ha lasciato questo commento:

"Quando leggo o sento ste cose mi imbestialisco ..sarà perche anch'io non ho potuto proseguire studi ..ero una donna a che serviva studiare??"


Certo fare paragoni non è possibile ma capire se ancora, qui da noi, ci siano famiglie che discriminano sull'istruzione dei figli a seconda che siano di genere femminile o maschile, mi ha fatto riflettere. Ho fatto quindi delle ricerche e scoperto che negli ultimi anni, causa problemi di ordine familiare ed economico,  c'è stato un forte calo da parte degli adolescenti riguardo l'accesso alle scuole secondarie e superiori.L'Italia è scivolata dal 18°mo posto al 29°mo e secondo Il SOLE24 ORE  gli indicatori riguardano, come sempre, le donne e i bambini. Categorie che partono già svantaggiate e che ora stanno pagando il prezzo più alto di tutti. Soprattutto dopo l'emergenza Covid. 

A voi il racconto di Tissi:


Ciao Mariella, eccomi. Sono nata tanti anni fa (60), in una famiglia contadina,campagna, natura ... a me Heidi faceva un baffo...però:figlia femmina tra 2 maschi, tanti doveri e rari diritti. Con un bel caratterino e questo poi mi sarebbe servito per non soccombere alla famiglia. Ho sempre ADORATO scrivere e leggere  tutto quello che mi capitava a tiro. Una meraviglia alle elementari!! EDEN!!Se potevi farmi felice mi regalavi un libro. Naturalmente famiglia contadina,  dovevo esser una brava donnina: pulire ,lavare ,rassettare la casa ,far da mangiare. Ritagli di tempo  per il gioco, dopo che avevo fatto tutto questo. I fratelli maschi aiutavano nei campi ma..io di più. La cosa che mi dispiaceva enormemente era  MIA MADRE  che mi osteggiava. Alla fine delle elementari mi ammalo (malattia importante) e lì han preso la palla al balzo ..basta scuola a cosa ti serve ? Stai sempre male, non puoi andar a scuola (ma lavorare come al solito si!)passano 3 anni tra entrate ed uscite dall'ospedale avevano promesso che quando sarei stata meglio avrei proseguito la scuola ..io mi ero informata potevo fare scuole medie 3 anni in 1..poi potevo proseguire ..illusa!  "Adesso stai meglio vai a lavorare."  Io no, vado a scuola. A cosa ti ti serve? Sei UNA DONNA ! Vai a lavorare poi ti sposi e gestisci tua famiglia e genitori; insomma le cose da donna. Il  fratello maggiore era ingegnere,il minore non ha proseguito scuola dopo le commerciali perchè non gli piaceva studiare. Quanto ho pianto in quegli anni ,tante punture e niente scuola ..LACRIME ​ poi però nel frattempo, stavo un pò meglio ,aiutavo  la vicina di casa a far tomaie scarpe, mi ha insegnato bene ..poi con gioia loro (della famiglia) ho trovato lavoro in azienda come modellista facevo la campionatura scarpe e la sera con il motorino andavo a scuola (patente auto? beh aspetta che ci vai con fratello minore..sei donna non ti serve patente ) ho preso licenza media e fatto anche scuola contabilità ..ma che ti serve sei donna ..ah era  una scuola che non pagavo nulla, tranne i libri. Poi a 19 anni ho preso la patente ..ma NIENTE AUTO , non serve sei DONNA. Al lavoro con il motorino ma nel frattempo facevo vita di ragazza della mia età ..anche manifestazioni femministe ,.aborto /pari diritti e altro ..famiglia mi riteneva strana; importante che lavori e che ci sia lo stipendio. I problemi di salute ci sono sempre. Mi fidanzo e mi mi sposo e cerco di scrollarmi di dosso la famiglia. Lavoro sempre ma pian piano, sempre migliorando, ho un bambino. Con il lavoro faccio carriera, giravo per l’Italia lavorando con soddisfazione ma sempre con una famiglia da SUPPORTARE /sopportare. Ad un certo punto la salute latita più del solito e lì c’è lo spartiacque; a 47 anni non è stato più come prima, fino alla morte dei miei genitori. Ma a  parte tutto questo, il mio rimpianto e cosa che non perdono è  che non mi hanno permesso di studiare, di andare a scuola; per questo quando sento notizie come quelle che riguardano la condizione delle  bambine afghane mi imbestialisco tanto. Ho visto in tv il film L’amica geniale ..ho letto anche libro, c’è  la scena in cui Lila vuol andare a scuola  e la maestra insiste perché ci vada ma il padre non è d'accordo e fa una scenata. Mi sono rivista.


(Tiziana ..TISSI​)

Tissi ha scritto un piccolo capolavoro che ho dovuto abbreviare in qualche punto per mancanza di spazio. Ma quel che emerge è una visione retrograda che potrebbe essere spiegata dal fatto che stiamo parlando di qualcosa che accadeva oltre cinquanta anni fa. Il problema è che non ce ne siamo liberati, nella nostra Italia moderna e affacciata sul futuro. L'oscurantismo è ancora tra noi e niente può impedire che ci sia un ritorno al passato. Non è possibile? Dicevamo così anche della guerra. Già.

38 commenti:

  1. Tenerissima la storia di Tissi, e anche profondamente malinconica, purtroppo c'è ancora un'Italia così.. penso a mia mamma che ha dovuto abbandonare il lavoro quando si è sposata per volere di mio padre, ma parliamo di sessantacinque anni fa.. comunque inaccettabile.. ma routine.. i tempi e le mentalità sono comunque dure da cambiare.. :(

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    1. Sicuramente c'è uno zoccolo duro da cui non riusciamo ad affrancarci. Ma il livello culturale e l'istruzione, negli ultimi decenni avevano fatto enormi passi avanti. Cosa sta succedendo? E perché stiamo tornando indietro come i gamberi? Cosa o chi si nasconde in questa recrudescenza?
      Domande che vorrei trovassero delle riposte esaustive.

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  2. Davvero incredibile accorgersi che i "talebani" sono forse meno lontani di quanto sembri (sto usando il termine non in senso letterale ma solo per intendere una mentalità datata, senza alcuna intenzione di offendere i genitori di Tissi). D'altro canto, in passato c'era anche la mentalità che "studiare non è così importante, meglio lavorare" e anche questo influiva sulle scelte. Mio padre, finita la terza media, venne mandato a lavorare perché gli stessi professori di scuola dicevano ai miei nonni "Non è portato per lo studio, meglio che lavori". Ecco, purtroppo questo tipo di mentalità che da poca importanza allo studio è ancora molto diffusa, e influenza i ragazzi stessi che percepiscono lo studio come un'inutile imposizione anziché come una forma di sapere per capire meglio il mondo che li circonda.

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    1. C'è un flusso di ritorno a quella mentalità retrograda. I nuclei familiari più indigenti sono tornati a fare affidamento sui figli che lasciano la scuola e cercano lavoro. Al centro- sud soprattutto. Proprio come succedeva qualche decennio fa. Poi c'è anche una minoranza di ragazzi che non vogliono né studiare né lavorare. E qui bisognerebbe fare maggiori critiche alle famiglie...

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  3. È una storia che fa riflettere. Purtroppo non parliamo di casi sporadici, in passato era quasi la normalità. Ti posso raccontare la storia di mia nonna che a causa della guerra non frequenta la scuola. Con la fine del conflitto, quando lei ha11 anni, si iscrive alla scuola dell’obbligo ma dopo 3 anni a causa della morte improvvisa del padre, la mamma decide che per lei non è più ora di studiare, ma di contribuire col lavoro a mandare avanti la famiglia. Fa tanti lavori e poi diventa operaia. Diventata un po’ più grande decide di iscriversi alla scuola serale per conseguire la licenza elementare. Non vuole fare l’operaia, vuol tentare col titolo di studio ( all’epoca la licenza elementare valeva qualcosa) di fare il concorso per diventare infermiera. La madre si oppone perché non è bene che una ragazza di sera frequenti la scuola. Purtroppo mia nonna cede e non frequenta la scuola. Finirà a fare l’operaia tutta la vita e ha sempre portato dentro il suo cuore il dolore di non aver potuto proseguire gli studi. Purtroppo certe conquiste sono recenti e ultimamente stiamo facendo grossi passi indietro. Un abbraccio, cara Mariella.

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    1. Sicuramente l'esempio portato oggi dal racconto di Tissi, è lo specchio di quel che succedeva in Italia nel secolo scorso. Prima e dopo la guerra. Era la normalità e le donne hanno dovuto lottare con tutte le loro forze per smuovere la roccia granitica della concezione femminile retrograda delle famiglie di area contadina e operaia. Quello che mi lascia senza parole e che, nella società odierna, ci sia un ritorno a quelle scelte. Non penso sia solo questione di mentalità, suppongo che sia più una questione di necessità. E questo, a mio avviso, è una grave colpa dei nostri ultimi governi.
      Un abbraccio a te.

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  4. Mi riconosco in Tissi, alla cui età sono vicina. Sì, ho fatto le elementari ecc.. fino alle superiori, ma non mi permisero di scegliere la scuola che volevo io. Il mio progetto era di fare il liceo artistico e poi l'università per diventare architetto d'interni. Mi costrinsero a fare la scuola che odiavo di più, ragioneria, perché "una donna trova solo lavoro come segeretaria" e comunque mi promisero che poi avrei scelto l'università. Superai bene le superiori, ero brava a scuola, e con un amico andai a Firenze a prendere i documenti per l'Universita: dato che con ragioneria non avevo le basi per fare architettura, scelsi lingue straniere, per girare il mondo. Arrivai a casa ed ebbi l'ennesima doccia fredda della mia vita. "Tu all'università non ci vai". Non riuscivo a capire, mi sembrava che il mondo mi si stringesse intorno, vedevo i miei sogni crollare uno a uno come mattoncini. Ero smarrita, oltretutto l'anno prima insistevano con mia sorella, la maggiore, per farle fare biologia ma lei, che aveva voluto fare "l'Istituto Tecnico Femminile" e pensava solo ai ragazzi, non ci volle andare. Per me non c'erano mai abbastanza soldi. Mi avevano destinato al futuro "casa, famiglia, ufficio, famiglia, casa", la routine classica riservata alle donne. "Tanto ti sposerei e saranno stati soldi buttati" come se una donna sposata non debba avere cultura. Anche io come Tissi mi sono scollata di dosso l'egemonia patriarcale di mio padre, perchè ho capito che era lui ad aver deciso, e lavorando mi feci la mia indipendenza, e mi sono anche sposata sì ma lontana da casa, in un'altra regione. Non ho più trovato lavoro però. Ho dipinto, fatto anche delle mostre, ma niente lavoro. Quando andavo ai colloqui, io trentacinquenne di media bellezza mi vedevo a confronto con ragazze giovani belle e in minigonna capivo che la mia ottima lettera di referenze non sarebbe servita a niente. Così è stato. Purtroppo il mondo del lavoro per le donne a volte e anche questo, e in certi casi è anche molestie e mobbing. In seguito misero i centri interinali che volevano gente laureata e a me chiedevano proprio, per un lavoro di segretaria, di conoscere le lingue. Chiesi a papà se mi aiutava economicamente ad iniziare gli studi, e lui mi rispose di andare a cogliere i pomodori, cosa che anche solo di stress e benzina mi sarebbe costata più di quanto avrei guadagnato. Ho smesso di cercare lavoro a 48 anni. Ho dimenticato di dire che mentre lavoravo mi iscrissi ad un corso di interpreti serale, e al secondo anno il serale fu tolto e non c'erano altre scuole interpreti nella mia città. Ho vinto anche un concorso in banca, e ripeto , VINTO, ma non mi hanno mai chiamato e venni a scoprire che avevano assunto solo persone fuori concorso e che il concorso lo avevano fatto solo per proforma, dato che in quanto aziende private assumono chi vogliono. Mi sono sempre chiesta come sarebbe stata la mia vita se mio padre mi avesse fatto fare gli studi che volevo io, non ho mai digerito questa cosa e, al di là dell'affetto che si ha verso i genitori, questo è stato per me un tradimento che non ho mai perdonato, forse con la testa un pò sì, ma dentro di me qualcosa dice di no, perché quelle scelte hanno influito pesantemente su tutta la mia vita. Ero brava a studiare, sapevo cosa volevo fare, ma dopo quel rifiuto non l'ho saputo più, perchè davanti a me vedevo un vuoto, e tutto questo perché non solo ero donna, ma ero anche la seconda nata e per la mentalità del passato, come mi disse una signora anziana, le ultime nate erano destinate a diventare o suore o badanti dei genitori per cui non avevano diritto ad opportunità. Io posso dire che ho fatto tutto il possibile nella mia vita per cercare di crearmele e anche se poi non è andata come volevo sono comunque riuscita a non restare intrappolata nei piani genitoriali.

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    1. Oggi, che cammino verso i sessanta, voglio solo vivere la vita meglio che posso e allontanare lo stress per quanto sia possibile, chiudere con il pensiero sul passato e le sue difficoltà, e dato che sono una che ama i viaggi, la natura e anche le piccole cose quotidiane, voglio poter godere di tutto questo il più possibile (gli impegni quotidiani e gli impicci non mancano mai) ed esserne grata.

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    2. Sono femminista dall'età di 17 anni, non un'attivista (anche se ho frequentato brevemente certi gruppetti) perché non condivido quell'odio per gli uomini che ho sentito loro esprimere e quel sentimento di egemonia matriarcale che non sarebbe migliore del patriarcato, oltre a delle pratiche di "sorellanza" alquanto discutibili, così come un certo rifiuto della femminilità e dell'espressione di essa. Sono per la parità di genere, e per considerarci tutti PERSONE con pari diritti, come in Svezia, dove la differenza di genere è stata messa al bando per legge, e così anche qualsiasi espressione "mentale" di essa, affinché mai più nessuna ragazza si senta dire "tanto sei femmina" e veda imbrogliato il suo futuro in una mentalità medioevale indecente e in certi casi coercitiva e violenta. Purtroppo c'è ancora molto da fare. La mia storia, come quella di Tissi, non è una storia strana ma quella della maggior parte delle donne della nostra età nate da famiglie di discendenza contadina poi diventate in molti casi operaie e con un livello bassissimo di cultura, cosa diffusissima all'epoca, quando il livello medio di istruzione era la terza elementare, soprattutto per le donne. Anche se non posso perdonare mio padre per non avermi dato le mie opportunità, capisco che anche loro erano vittime di una mentalità fortemente patriarcale da cui faticavano a liberarsi.

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    3. Cara Rossella mi permetto di scriverti di qua e spero che Mariella non me ne voglia. Ti scrivo perché siamo amiche, con età diverse ma mentalità uguali. Io ho fatto segretaria d'azienda scelta addirittura imposta non da mio padre ma da mio zio perché in ditta serviva una ragioniera e lui era socio di papà. Intanto studiavo e lavoravo quindi il tempo sui libri era quello che era ma sono arrivata alla maturità. Il mio sogno era architettura ma ero innamorata e mi sono sposata poi è arrivato Andrea convinta di poter studiare e fare la mamma non c'è l'ho fatta. Ma i miei figli sono stati lineri di scegliere lla scuola e l'università che volevano rendendomi orgogliosa di entrambi. Molto spesso mi sono sentita ignorante anche con le persone con le quali lavoro o certi amici. Ti ammiro, la tua storia mi ha colpito, sono certa che hai creato una bella famiglia. Sesso sulle vetrine dei negozi appaiono cartelli cercasi ragazza giovane di bella presenza. Odio questi cartelli un nacio

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    4. @Rossella, leggendo il tuo commento ho invidiato il tuo esserti sempre messa in gioco nonostante le difficoltà e la mentalità retrograda della tua famiglia. Sicuramente il rammarico di non essere riuscita a realizzare il tuo desiderio di affermarti professionalmente ci sarà sempre. Ma tu sei una persona completa, interessante, intelligente, colta e serena. La famiglia, gli hobby, le passioni. Non ho trovato in te alcun limite e sei da ammirare, come dice giustamente anche Valeria. Certo, le donne dovranno continuare a lottare ancora per chissà quanto tempo perché si arrivi a quella parità di genere che è ancora una chimera, a livello mondiale. Ma abbiamo dalla nostra pazienza e perseveranza. Ci riusciremo. Grazie di cuore, davvero, per averci raccontato la tua storia.

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    5. @Valeria cara, sempre importanti i tuoi interventi. Che tu sia un esempio per tutti quelli che ti conoscono, non c'è dubbio alcuno. Ma sei un esempio anche per i tuoi amici virtuali, tipo me.
      Grazie!

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    6. Mariella e Valeria, vi ringrazio molto di cuore. Oggi sono contenta di vedere che le ragazze sono libere di scegliere, peccato che molte sprecano queste possibilità inseguendo i condizionamenti che ricevono da TV e social pieni di disvalori che scoraggiano lo studio in favore di "soldi facili" facendo l'influencer puntando su estetica ed esibizionismo.

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  5. Succedeva 50 anni fa anche in Italia quello che succede alle ragaze afgane.Ciao

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  6. L'Italia sta cambiando. Lamentarsi però rimane lo sport nazionale, amplificato dai media e dai social.

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    1. L'Italia sta cambiando. Mi fai venire in mente Tomasi di Lampedusa. E non aggiungo altro.

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    2. Cambia molto lentamente ma non può essere paragonata all'Afghanistan. Per esempio le studentesse di medicina sono più degli studenti da anni. E le dottoresse in ospedale sono almeno numerose quanto i maschi. Anche in posizione apicale.

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  7. Significativo e per niente datato alquanto Tissi ha raccontato. Oggi forse questa discriminazione avviene in po' di.meno per gli studi ma è ferocemente presente nel.mondo del.lavoro per esempio. La parità tra uomo e donna viene scolpita con forza dentro la nostra Costituzione ma del tutto jnapplicats nella realtà

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    1. Concordo, nel mondo del lavoro siamo davanti ad un baratro. Ho ancora nelle orecchie le assurdità che ha blaterato quella "imprenditrice" di moda qualche giorno fa, ad una conferenza. Volevo parlarne anche qui da me. Ma avrei scritto un post pieno di insulti.

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  8. La storia di Tissi tocca il cuore, ma è anche quella della mia mamma e sopra tutto del mio papà. Anche della mia leva molti abbandonavano la scuola in terza media per andare a lavorare in campagna ma era perchè non avevano voglia di studiare, le difficoltà poi le hanno avute a prendere la patente perchè a un certo punto senza il diploma di terza media non la prendevi. Oggi la stessa cosa, i ragazzi arrivano a sedici anni e mollano la scuola perchè non vogliono studiare e nemmeno lavorare tanto c'è il reddito di cittadinanza, perchè lavorare la campagna, o andare a servire in un ristorante. Ma non tutti per fortuna sono così, ne conosco tanti che lavorano in fabbrica e studiano al Università. Mamma amava la scuola, ogni voto bello dei suoi nipotini lei gioisce figuriamoci poi quando si è laureato Andrea. Mamma legge sempre, ha una bella calligrafia e molte volte si è sentita dire tanto tu sei donna e in oltre la più vecchia. Papà ha una storia molto dura alle spalle che non riesco a raccontare perchè piangerei. Ma lui c'è l'ha fatta lo stesso e la mia ditta porta orgogliosamente il suo nome. Ciao

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    1. Le storie dei nostri genitori, figli della seconda guerra mondiale, credo si assomiglino un po' tutte. Mia mamma ha smesso di lavorare dopo il matrimonio, ha avuto 4 figli e li ha cresciuti con grande amore. Ancora oggi qualche volta ha dei rimpianti verso quel lavoro che non ha coltivato, ma erano altri tempi, si facevano scelte diverse. È fiera della sua famiglia, figli e nipoti. Mio padre ha lavorato fin da ragazzino e mentre lavorava studiava per diplomarsi. I miei genitori non ci hanno imposto le loro scelte e ci hanno permesso, con enormi sacrifici, di studiare.Quattro figli per i quali l'Università non è stata un miraggio. Io poi, mi sono mantenuta da sola, per non pesare troppo sulle finanze familiari e lo stesso successivamente, hanno fatto i miei fratelli. Chi ha terminato il percorso di studi e chi ha fatto altre scelte, sempre nella massima autonomia e libertà. Eppure sono figlia del profondo sud.
      Mi ricordo cosa hai spesso scritto di tuo papà, un altro meraviglioso esempio da seguire, come il mio. Ciao!

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  9. Grazie💖
    Ok è andata cosi..e durante la lettura c'erano ancora lucconi..dopo tanti anni fa ancora male..tanto ..la cosa che non capisco e non capirò mai ..non c'erano problemi economici..fratello si ..io no ..ma questo mi ha formato..ho dovuto tirar fuori le palle..ops parolaccia..ma ogni no che ricevevo lo giravo in si ..ho lavorato in ambiente maschilista..ma son andata oltre loro..mi son fatta valere con il mio sapere acquisito con anni dj gavetta
    Poi io imparavo da tutto e tutti..ho girato un po l europa e tutta l'Italia per lavoro...diciamo che ok niente scuola..ma studiato e letto di tutto e di più.. e i miei negandomi ciò..mi han fatto "incarognare" e son andata oltre i loro no..poi magari se studiavo..probabilmente non cambiava niente ..ma non ditemi MAI non serve perché :SEI DONNA!!
    Perche oltre donna divento una iena
    Posso fare di tutto o no ..ma lo faccio perché sono Tissi...PERSONA...non negarmi qualcosa solo perché donna ..almeno per la tua salute ti dico di non farlo.
    Grazieee Mariella ..💖
    E grazie a tutti per i bellissimi commenti💖
    .

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    1. Ciao Tissi.
      Io non ho avuto quel problema. Figlia unica era giusto che studiassi e sono tua coetanea
      Semmai ho avuto il problema di Rossella. Volevo fare il classico ma non dava diplomi. Siccome mi volevano mandare a studiare da maestra ho finito poi di scegliere la scuola per segretaria d'azienda.
      Apriti cielo! Tutte materie per me nauseanti tanto è vero che in terza dopo l'esame ho fatto vedere ai miei quel diploma che non serve a nulla perché non è maturità e a 17 anni sono andata a lavorare.
      Che dirti? Che anche i genitorisbagliano? Che pure i figli li fanno? No perché li sai.
      Più che altro vorrei che la mentalità di troppe persone cambiasse. Che gli si aprissero gli occhi. Che capissero che prima di essere donne siamo esseri umani uguali ai maschi.
      Il problema è che stiamo regredendo e che abbiamo bisogno dei talebani islamici perché ne abbiamo già fin troppi di cattolici.
      No il divorzio, no l'aborto, no il lavoro... Ma annate affsn....

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    2. @Tissi,grazie di cuore. Hai visto cosa hai scatenato? Quante storie simili alla tua e quante riflessioni? Nel tuo caso pesava davvero solo la mentalità retrograda di dare spazio ai figli maschi perché le donne erano mera manovalanza. L'opzione della tua "felicità e realizzazione" non era contemplata. Ai tempi era corretto così. Pazzesco pensare che ora stiamo tornando a quel livello per necessità, per colpa di uno stato difettoso, assente e antidemocratico. E come sempre chi ci rimette sono le categorie più "deboli", donne e bambini. Un abbraccio.

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    3. @Pat, mi sento una privilegiata. Ho potuto fare il Classico, come desideravo, completato a pieni voti. Anche il percorso universitario l'ho intrapreso basandomi sulle mie preferenze. Poi ho lavorato per mantenermi a quell'università. Condivido la tua idea di regressione, ma molte colpe sono di chi ci governa, non trovi?

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    4. E chiediamocj chi li ha mandati là...

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    5. Già, delusione su ogni fronte. È anche vero che gli ultimi governi non sono però stati scelti dalla massa. E forse, guardandoci attorno, è una gran fortuna. Che potrebbe andare peggio di così.

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  10. Mi permetto di muovere una considerazione che non è stata fatta: chi per primo ha cominciato questa corsa verso l'ignoranza, se non il Governo? Abbiamo una classe politica e dirigenziale che insegna che solo con la raccomandazione si va avanti, non ci sono investimenti sull'istruzione, i nostri docenti sono i peggiori d'Europa e l'analfabetismo funzionale viene sponsorizzato come nouvelle vogue di pensiero. Direi che il fattore discriminazione esiste, sì, ma non è correlato solo al sesso femminile: purtroppo anche tanti ragazzi oggi non riescono a istruirsi come dovrebbero. È un problema molto più vasto e grave, che non si limita alla questione di genere. Ottimo post.

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    1. Bianca, sono assolutamente d'accordo con te. L'ho ribadito in risposta a molti commenti. La nostra classe politica è il peggiore esempio che potessimo avere. Al di là delle raccomandazioni, un cancro che vediamo in ogni settore, cosa ne pensi delle leggi atte a creare un baratro sempre maggiore tra chi può permettersi pagando un ottimo percorso di studi e chi non lo può fare? Le scuole pubbliche sono in completo abbandono e i fondi vengono deviati altrove. Ci stanno scavando la fossa e noi continuiamo a votarli...

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  11. Da uomo non posso che chiedere scusa per tutti i danni fatti dalla cultura patriarcale.

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    1. Da quei danni ci siamo tolti d'impiccio da sole. Mentre per quelli ancora in atto ci vorrebbe una rivoluzione. Un abbraccio a te.

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  12. Ciao a tutti. Vi ho letto con attenzione ma in questo momento non riesco a rispondere. A più tardi e grazie per essere intervenuti.

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  13. La cara Tissi è stata meravigliosa. Ha scritto in modo mirabile tanto di una vita colma di ingiustizia ed incomprensione. La forza che ne è scaturita ha formato una donna capace di sapersela cavare in ogni situazione, riuscendo addirittura ad ottenere cultura e capacità lavorativa. Non si è arresa ma ha lottato per ciò in cui credeva, nonostante tutto. Da ammirare lei come tutti coloro che hanno raccontato di sé nei loro commenti. Oggi sembra che la società stia commettendo gli stessi errori di ieri. Solo in modo differente.
    Prima era a famiglia ad indirizzare verso una scelta di vita errata, ora invece sono stesso i giovani, le persone a rinunciare ad una cultura ed istruzione più completa perché si vuol guadagnare il più possibile subito.
    Lo Stato non aiuta creando posti di lavoro certi, soprattutto premiando chi studia davvero. La sfiducia provoca il resto. Mi sembra, così, peggio di ieri e non c'è intenzione di cambiare tale situazione davvero.
    Questo è ciò che penso.
    Ciao Mariella e grazie. Buona giornata.

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    1. Tissi ha combattuto tutta la vita per trovare il posto nel "mondo" che si meritava. Un grande esempio.
      Grazie Pia.

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  14. Si chiama scuola dell'obbligo perchè se non ci vai arrivano i carabinieri e quindi non si torna indietro. Ma se c'è un assenteismo scolastico superiore in questo momento, non è certo dovuto alla volontà dei genitori ma semmai dei figli, ragazzi che decidono che vogliono stare a casa senza fare niente perchè non gli va di studiare, o perchè anno problematiche in famiglia (separazioni e altro) o semplicemente perchè comunque hanno i soldi per fare la bella vita. Quindi studiare è fare qualcosa di sgradevole e inutile.
    Purtroppo la cultura sta facendo tanti passi da gambero, perchè alla fine è solo un sacrificio (visto così da chi non ama studiare, ovviamente) e nemmeno ti determina un lavoro. Anzi la strada a volte ti da l'esperienza giusta per cavartela e avere lavori ben retribuiti, perchè soprattutto nel mondo dello spettacolo il livello "dei famosi" si è notevolmente abbassato... purtroppo per noi. Elisa

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    1. È un bel concorso di colpe. Famiglia, istituzioni e nuove generazioni. E con queste ultime farei un bel distinguo perché conosco ragazzi in gamba che lavorano o studiano senza cedimenti. Sicuramente i social hanno acuito i problemi che già c'erano. Gli scansafatica sono sempre esistiti ma far credere a tanti giovani che basta qualche foto su IG e partecipare ad un reality per diventare famosi e guadagnare bene, ha rovesciato molti dei "valori" universalmente conosciuti. Difficile venirne fuori...

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Non conosco nulla al mondo che abbia tanto potere quanto la parola. A volte ne scrivo una, e la guardo, fino a quando non comincia a splendere.
(Emily Dickinson)