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Ha viaggiato per oltre 13 ore e 1200 chilometri.Dall'Inghilterra per raggiungere l'Italia e nello specifico un piccolo ospedale della provincia monzese, quello della mia città di residenza.
Scrivo perché mi scappa da scrivere...
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| Gennaro D'Avanzo alla sua scrivania |
Gennaro D'Avanzo è uno dei più grandi direttori artistici teatrali del nostro paese. Nato ad Avella, in provincia di Avellino, si è diplomato all'Accademia di Arte Drammatica nel 1978 e da quel momento in poi non si è più fermato. Ha diretto per 35 anni il Teatro San Babila di Milano ed è stato insignito nel 2011 dell' Ambrogino d'Oro, una delle più importanti onorificenze nazionali, per avere portato il teatro nelle RSA con l'iniziativa "Pomeriggio Insieme".
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| Dal Web |
Apprendo che in questi giorni siamo già alla fase tre della sperimentazione di un farmaco che bloccherà il virus per via orale in modo da renderlo innocuo. Una pillola e un sorso d'acqua. La Casa Bianca ha stanziato circa tre miliardi di dollari per la ricerca.
Fauci: "acceleriamo lavori già in corso". I dettagli della ricerca li trovate (QUI).
In Italia abbiamo superato il 50% delle persone vaccinate per la prima volta e il 30% ha completato il ciclo, ma la variante Delta, anzi le due varianti Delta, sono dietro l'angolo.
Giusto avere un cauto ottimismo e pensare che siamo quasi fuori dal tunnel? Cosa ne pensate?
Fonte: La Repubblica.it/Nursetimes.org
Cambio di passo con triplo salto mortale carpiato. All'inizio delle somministrazioni di Astrazeneca in Italia e parliamo del marzo di quest'anno, dopo la notizia data in pompa magna del rischio trombosi più o meno grave con un incidenza di di 0,41% su un milione di dosi, l'Aifa si pronunciò a favore del vaccino. Il comunicato diceva:
Si riconferma, che sulla base delle conoscenze attuali non esistono controindicazioni specifiche all’effettuazione del vaccino AstraZeneca (o degli altri vaccini contro Sars-CoV-2), nemmeno in soggetti con trombofilia o pregressa trombosi o nelle donne che assumono pillola. Inoltre, non esistono indicazioni all’effettuazione di terapie profilattiche, prima o dopo l’effettuazione del vaccino, nemmeno in soggetti con trombofilia o pregressa trombosi, a meno che il trattamento antitrombotico non fosse già in atto per precedenti indicazioni. Sono stati segnalati rari casi di trombosi venosa cerebrale associati a piastrinopenia (con una incidenza di poco meno di 1 evento ogni milione di procedure) entro i 14 giorni successivi alla vaccinazione con vaccino AstraZeneca. I casi, alcuni fatali, hanno riguardato spesso donne di età inferiore a 55 anni, circostanza che potrebbe essere legata sia a una maggiore rappresentazione di tali soggetti nel gruppo dei vaccinati sia alla epidemiologia di tale rara manifestazione trombotica, che appunto colpisce con maggiore frequenza questa categoria di persone. La rarità della manifestazione, sia nella popolazione generale, che nella popolazione vaccinata rende problematica ogni valutazione statistica. (QUI)
In ogni caso si consigliava solo agli over 60 escludendo tutti gli altri ed in particolare i giovani. Siamo andati avanti un paio di mesi con il comitato scientifico sempre tentennante e le regioni che avevano in pancia milioni di dosi di AstraZeneca acquistate dalla Comunità Europea e distribuite ovunque agli stati membri, che non sapevano cosa farsene visto che nessuno sembrava disposto a sottoporsi al "pericolo". Abbiamo assistito ai dibattiti degli onnipresenti virologi che dicevano tutto e il contrario di tutto, chi a favore, chi contro. Poi ad inizio maggio, uno di questi "santoni" Pregliasco, ai microfoni di SKYTG24, sentenzia che i rischi per under 60 sono moderati:
"Si tratta di rischi assolutamente misurati. E’ questa l’oggettività dell’informazione, forse un po' cruda e maldestra, soprattutto sulle variazione sul tema che sono state date ha creato e crea questa disaffezione". (QUI)
Le regioni, prendono la palla al balzo e riorganizzano somministrazioni a tutti e open day per i giovani dai 18 anni in su. Al via in Valle D'Aosta e Liguria, solo per fare due esempi. La partecipazione dei ragazzi è massiccia. Quasi ci commuoviamo a vederli in fila tutti compìti come agli esami di stato. Ma del resto, perché non dovremmo essere fiduciosi? Quella visione ci ridà speranza, ci mette tutti d'accordo, ci fa pensare che la via per il ritorno alla normalità è sempre più scorrevole e sicura.
Il 10 giugno, a Sestri Levante, muore la giovanissima Camilla Canepa, un sorriso smisurato e due occhi azzurri profondi come laghi alpini. Dopo la somministrazione della prima dose di AstraZeneca a distanza di qualche giorno comincia ad avvertire forti dolori di testa. Il 3 giugno il primo ricovero, le riscontrano cefalea e fotofobia e viene dimessa. Il 5 giugno viene ricoverata al San Martino di Genova, presenta deficit motori ad un emilato. Lì muore per emorragia cerebrale.
"Camilla soffriva di piastrinopenia autoimmune familiare e assumeva una doppia terapia ormonale, secondo quanto riportato dall’Ansa. Si tratta, come spiega il sito dell’Ail, di una “malattia caratterizzata dalla drastica riduzione del numero di piastrine circolanti a causa della loro distruzione e della soppressione della produzione”.
Della sua malattia non c'è traccia nella scheda prevaccinazione. E mentre indaga la magistratura, un'altra famiglia piange una morte che poteva essere evitata. Forse.
Arriviamo al triplo salto carpiato. Il CTS ora frena, torna a sconsigliare il vaccino agli under 60 dichiarando che ci sono più rischi che benefici (QUI). L'incertezza regna sovrana. Io sono stanca, la mia prima dose di vaccino, il 29 maggio, è stata Pfizer. Avrei potuto scegliere fra tutti e quattro, la dottoressa mi aveva consigliato AZ, nonostante avessi meno di 60 anni e fossi donna, dicendomi che, riguardo alle controindicazioni, erano maggiori per Pfizer che per gli altri. Io ho gentilmente rifiutato la dose e preferito l'altro. Se non avessi avuto scelta avrei fatto quello che avevano a disposizione, come è avvenuto a familiari e conoscenti. E avrei incrociato le dita. Anche altro.
Bene.
Ma davvero dobbiamo affidarci alla buona sorte e al caso anche per vaccinarci, invece di essere tutelati da chi per mestiere dovrebbe lasciar perdere i comizi e le televisioni e studiare a fondo il problema dando linee guida certe, per evitare di destabilizzare la popolazione che, dopo un anno e mezzo, non ne può davvero più di superficialità e incompetenza?
E BASTA.
Fonti: Il Sole 24 Ore - La Repubblica - ADN Kronos
La notizia ha fatto il giro della rete in pochissimo tempo. Un questionario messo a disposizione nell'ASST Rhodense (ovvero distretto sanitario di Garbagnate M.se) per valutare lo stile di vita dei pazienti post-covid, ha lasciato senza parole Luca Paladini, portavoce del movimento I Sentinelli di Milano, più volte minacciato sui social network da hater e odiatori seriali. Che ha subito denunciato l'accaduto.
Tra le varie domande, uso del telefono, dei mezzi pubblici, fare acquisti ecc...spiccano alcune esplicitamente dedicate alle donne. Tutte con il loro bell'asterisco di fianco:
1)PREPARAZIONE DEL CIBO
2)GOVERNO DELLA CASA
3)BIANCHERIA
Che dire, sappiamo benissimo che il ruolo di vestale domestica è quello che da secoli ci hanno cucito addosso. Peccato che io conosca uomini che cucinano, stirano e lavano molto meglio di me. Beati loro. Ma questo l'ASST di Garbagnate Milanese non lo suppone minimamente.
Sembra che il modulo sia una traduzione di un modello americano, che "stranamente" non aveva quella postilla. Come è potuto succedere? Interrogata la responsabile della struttura, Ida Ramponi, la risposta è stata che si è trattato di un banale errore di traduzione. Un eccesso di zelo, perché nell'originale l'annotazione doveva semplicemente riportare un "non applicabile".
Che dire, stiamo qui a combattere tutti i giorni per la parità di genere e poi i "geni del male" si nascondono ovunque, ben riparati dalla burocrazia nostrana che di miopia e di errori se ne intende.
Il questionario è stato ritirato, dopo le proteste. Ma la strada da percorrere è ancora lunghissima. E scusate se non riesco a nascondere l'indignazione.
Fonte: Corriere della Sera
Titoli su tutti i giornali.
L'ospedale San Gerardo di Monza allo stremo. Le sirene delle autoambulanze si percepiscono ad un ritmo che non ricordavo nemmeno ai tempi della prima ondata.
Il sindaco di Monza, Dario Allevi, sta chiedendo aiuto anche all'estero oltre che al governo italiano per avere i medici e gli infermieri dell'esercito.
Il bollettino medico di ieri dava chiari numeri: 4777 positivi in Lombardia di cui 874 in Brianza.
320 medici e operatori sanitari sono a casa perché contagiati. A Monza è stata sospesa l'accettazione per i malati in codice verde ( i cosiddetti pazienti non gravi - ho già affrontato l'argomento in due precedenti post).
A Desio, la mia città, tutti i posti Covid in ospedale sono stati occupati. E il ritmo del contagio aumenta.
Avrei voluto continuare con i post positivi, per cercare di tenere lontana l'ansia. Ma scusatemi se oggi non ci riesco.
Mi vorrei riallacciare al post di venerdì nato da un commento di Flo' amica blogger di Femeie Astazi per parlarvi dell'ultima iniziativa nata a sostenere i medici che in italia, a causa dell'emergenza COVID19, sono alle prese con un'emergenza di cui non si vede fine e che coinvolge tutti i settori della sanità.
L'iniziativa è: TAKE CARE YOUR DOC.
Dopo i mesi tossici dell'allarme pandemia, i nostri medici hanno subito una vera e propria decimazione (ad oggi sono 183 i medici che hanno perso la vita combattendo la pandemia e 44 gli infermieri). Definiti assieme a tutto il personale paramedico in prima linea, i nostri angeli, mentre il mondo intero e l'Europa in particolare, si convinceva falsamente che il peggio fosse passato, loro tornavano alla vita lavorativa di tutti i giorni e alle prese con le altre problematiche sanitarie che erano state accantonate. Il virus era in regressione apparente ma tutto il resto (patologie pregresse oncologiche e cardiologiche, malattie neurogenerative) rimaneva in emergenza.
Ora sembra quasi che il loro sforzo disumano sia stato dimenticato. In questi ultimi giorni hanno subito un vero e proprio attacco social da parte dei negazionisti.
"Vengono accusati di nascondere la verità e sono passati dall'essere eroi ad essere definiti come collusi, assassini, bugiardi, terroristi e menagramo."
Qualche giorno fa a Rimini, sono state danneggiate circa 70 auto, nel parcheggio dell'ospedale degli Infermi. Sicuramente si tratta di un vero e proprio attacco al personale sanitario. E mentre i carrozzieri di Rimini hanno fatto fronte comune offrendosi di riparare ogni danno gratis, ci si interroga sull'atto vandalico che non può essere opera di qualche anonimo teppista disagiato.
Sui social come FACEBOOK (io insisto sulla proposta di cancellarlo) gli insulti si sprecano. Tra quelli che evidentemente ne conoscono la fatica al punto tale da poter dire a ragione veduta che il loro lavoro è come quello di tutti gli altri a quelli che dopotutto non sono eroi visto che quel lavoro se lo sono scelto. Attacchi chiaramente inaccettabili su cui la polizia postale dovrebbe indagare scovando questi infami leoni da tastiera.
Chiaro che tutto può servire a ridare il sorriso e la forza al nostro personale sanitario. L'iniziativa serve a questo, dal portare una pizza o una bevanda calda, fino al donare un momento di rilassamento a fine turno.
In ITALIA ci siamo ispirati a quella realizzata a NYC dallo Chef Roberto Caporuscio di Kestè (ci sono stata a mangiare la pizza, ottima) che durante il lockdown ha sfornato 4600 pizze per i dottori e gli infermieri in prima linea, raggiungendo anche l'obiettivo di non chiudere la sua attività.
Per sostenerla si possono fare due cose. Una donazione:ecco il sito (QUI) o una mail ad info@takecareyourdoc.com in modo da informarli su quel che si vuole fare per aiutare.
Non lasciamoli soli e non dimentichiamo.
Fonti: Corriere della Sera.