L'estate, seppur anomala come questo luglio, è esplosa.
Ho deciso di rallentare con la pubblicazione dei post e di fermare tutte le rubriche. Scriverò qualcosa se avrò desiderio di farlo oppure non farò nulla. Anche nella frequentazione dei blogger amici sarò meno costante, ho la necessità assoluta di riposare. Sono molto stanca e anche se le vacanze vere e proprie arriveranno tra due settimane, sento il desiderio di mollare la presa. La connessione sarà minima per cui vi auguro un'estate serena. Ne abbiamo tutti un gran bisogno.
A quest’ora il sangue del giorno infiamma ancora la gota del prato, e se si sono spente le risse e le sassaiole chiassose, nel vento è vivo un fiato di bocche accaldate di bimbi, dopo sfrenate rincorse.
(Giorgio Caproni, da Come un’allegoria, in Tutte le poesie, Garzanti - 1983)
Note biografiche sull'autore
Giorgio Caproni nacque a Livorno il 7 gennaio 1912 e morì a Roma il 22 gennaio 1990. È considerato uno dei più grandi poeti italiani del Novecento. Carlo Bo, uno dei suoi primi critici, lo definì il “Poeta del sole, della luce e del mare”. L’arco della poesia di Giorgio Caproni si estende per quasi sessant’anni, dai primi anni Trenta alla fine degli anni Ottanta del Novecento. I temi portanti della sua poetica sono: la madre, rievocata e ricordata in molte poesie; Livorno, la città dell’infanzia che ha lasciato a dieci anni e Genova, considerata la città dell’anima; il viaggio, un viaggio allegorico alla scoperta della vita e della morte. (Latina città aperta).
La rubrica del sabato va in vacanza. Riprenderò a settembre ma volevo lasciarvi con un pensiero rivolto all'estate e all'età più bella.
Quando Casper e Sanna si sono innamorati, lei aveva un cancro al seno molto avanzato. Si sono sposati subito per sostenersi in questa difficile battaglia. Hanno affrontato un anno di cure proprio così: stretti in un abbraccio struggente!
La sorella di Casper, la famosa muralista olandese Judith De Leeuw ha voluto donare loro per le nozze un murale di 20 metri, edificato su una parete dell’Ospedale Sant’Antonio di Padova: ritrae una coppia che si abbraccia in modo travolgente.
E’ stato possibile realizzare questo sogno grazie alla una manifestazione in cui 39 muralisti consegnano a Padova le loro opere. La città è già famosa per i dipinti di ogni epoca, e prosegue dunque la sua sfida nelle dimensioni del contemporaneo. E’ la seconda edizione della biennale di Street Art Super Walls nella quale sono impegnati artisti di tutto il mondo. Fra loro c’è Judith con il suo nome d’arte JDL.
E’ trascorso quasi un anno dalle nozze, la sposa sta bene: dall’Olanda è giunta in Italia con il marito; entrambi hanno accolto il regalo con entusiasmo e commozione dal momento che l’opera ha dato voce a come hanno affrontato la malattia.
Ora il travolgente abbraccio di Judith rimane proprio sulla parete dell’Ospedale e guarda la strada. Accoglie i ricoverati e i loro parenti. Parla ai passanti. Non è dunque più soltanto un disegno dedicato all’amore generoso del fratello di JDL per la moglie malata; propone a tutti una soluzione per vincere il male.
ed è un cerotto la letteratura, che copre l’occhio nero al nostro andazzo, rendendo meno in vista la bruttura. e dopo dario fo, che divertiva su un menestrello hanno ripiegato fingendo che sia il dante del momento; ora lo show è dentro la giuria, c’è niente che si salvi più, del mondo, fino al nobel, che se n’è andato a fondo.
(Guido Odani - 21 marzo 2020)
Note biografiche dell'autore:
Guido Oldani è nato nel 1947 a Melegnano (Milano) dove vive. Ha pubblicato le raccolte: Stilnostro (prefazione di Giovanni Raboni, CENS, 1985), Sapone (Kamen, 2001), La betoniera (LietoColle, 2005), La guancia sull’asfalto (Mursia, 2018). È stato curatore dell’Annuario di Poesia Crocetti ed è presente in alcune antologie, tra cui Il pensiero dominante (Garzanti, 2001), Tutto l’amore che c’è(Einaudi, 2003) e Almanacco dello specchio (Mondadori 2008). È l’ideatore del realismo terminale e con Mursia ha inaugurato la Collana Argani, che dirige, pubblicando Il cielo di lardo e Il Realismo Terminale. La sua poetica è diventata uno spettacolo teatrale dal titolo “Millennio III nostra Meraviglia”, scritto e interpretato da Gilberto Colla. È direttore del Festival Internazionale “Traghetti di Poesia” e fondatore del “Tribunale della poesia”. Da ITALIANPOETRY.ORG. Pubblicare questa sua chicca dedicata al premio Nobel, lui che quest'anno è candidato per la Letteratura, l'ho trovato divertente e ironico.
L'Alfa Romeo (Anonima Lombarda Fabbrica Automobili) ha compiuto 111 anni il 24 giugno. In concomitanza dell'anniversario c'è stato un fitto calendario di manifestazioni per celebrarla. Dalle parate nella pista interna di Arese, agli allestimenti speciali nel museo del Biscione.
A fine giugno abbiamo deciso di visitarlo ed è stata una gran gioia per gli occhi e un bellissimo amarcord. Come dice il responsabile globale, Jean Philppe Imparato, "questo marchio è la storia d'Italia". Si parte con la prima vettura costruita, la 24 HP prima della nascita del quadrifoglio verde. Ho visto le macchine di Fangio e Nuvolari. La vincitrice del primo GP e l'Alfa Sud. Il prototipo 40/60 Aerodinamica che sembrava venir fuori dai un libro di Jules Verne e Nuvola, la splendida auto costruita e immessa sul mercato nel 1996. E poi Carabo, Touring, Disco Volante, Iguana, 1750 GT (anno 1938), Protéo, GTA, 8C, Mito.
Ho trascorso una giornata bella, entusiasmante e rossa. Chissà quanti ricordi suscita anche in voi. Io, ogni volta che osservo l'Alfa Sud, penso alla fine degli anni '70 e a Carlo Verdone😜. Ma mi sono anche fatta un'altra domanda mentre le passavo tutte in rassegna: ognuno di noi ha la sua macchina del cuore, dalla prima che ha guidato all'ultima acquistata. E ognuno di noi ha un ricordo legato a quando per la prima volta ha messo le mani sul volante.
Jacopo ha otto anni e vive a Firenze. Ha tanti giocattoli come molti bimbi della sua età. Di alcuni si è un po' stancato ma ha deciso di non darli via e di regalarli a chi non ne ha. Il modo con cui vuole farlo è però originale: li ha disposti fuori dal davanzale della sua finestra di casa, a Cure, un quartiere della sua città. Una mamma stupita gli ha chiesto cosa voleva in cambio di uno dei pupazzetti di gomma che aveva lasciato fuori e lui le ha risposto "nulla, mi basta vedere il suo sorriso, sono contento così".
È successo un mese fa e da quel momento molti giochi sono stati regalati e altri, grazie al passaparola, hanno preso posto sul davanzale di Jacopo. Non solo, altre famiglie hanno voluto partecipare e in breve, in molte zone e quartieri della città si è diffuso il bellissimo scambio di giocattoli voluto da Jacopo. Il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha voluto incontrare il bambino e lo ha accolto a Palazzo Vecchio. Hanno parlato di musica e di calcio e del nuovo progetto di Jacopo che vuole ingrandire la sua iniziativa nell'area Pettini, un grande parco giochi della città. Sembra che l'idea si piaciuta tanto al sindaco che gli ha promesso di studiare il progetto dopo le vacanze estive.
Jacopo è un bimbo intraprendente, speriamo che il sindaco sia alla sua "altezza".
Vi terrò informati, sperando che l'idea del bambino non resti nella lista dei progetti irrealizzati. E che la "finestra della gentilezza" diventi un luogo d'incontro importante per tutti, come il "muro della gentilezza" di Milano, di cui vi avevo parlato (QUI).
Da qualunque distanza arriveremo a milioni di passi,
quelli che vanno in piedi non possono essere fermati.
Voi siete l'alto, la cima pettinata del pianeta
noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso.
Lastrichiamo le strade, spaliamo la neve,
allisciamo i prati, battiamo i tappeti,
raccogliamo il pomodoro e l'insulto
noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo.
Non potete sbarazzarvi di noi.
Uno venuto molto prima ha detto
a nome di noi tutti: "Va bene, muoio,
ma in tre giorni resuscito e ritorno".
(Erri De Luca - Solo andata - 2005)
Note biografiche sull'autore:
Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950. È uno degli autori/scrittori/poeti più ricorrenti nel mio spazio. Che io abbia per lui una spiccata passione è assolutamente vero. Ogni volta che mi soffermo sulla sua poesia e magari rileggo una delle sue opere, mi accorgo che c'è ancora qualcosa che mi è sfuggito, un piccolo diamante che brilla tra le righe. Di lui non sarò mai sazia appartengo a quei milioni di passi che non possono essere fermati. Come i suoi.
Passano gli anni e come Raffaella aggiungo un po' di cipra là e qualche sorriso da dispensare con più frequenza. Accarezzo gli anni che sono appena passati, una manciata di attimi mi separa dalla "monella" di un tempo. Corrono, mentre io vorrei restare ferma ad ascoltare i battiti del mio cuore a cui presto, solitamente, poca attenzione.
Ma oggi mi sono svegliata appiccicata alla tua schiena come succedeva i primi anni di vita insieme e ho pensato che senza di te, il mio mondo non avrebbe avuto gli stessi colori. Il tuo respiro ha sempre calmato ogni mia paura e la tua dolcezza e determinazione guidato la mia corsa e i miei passi. La tua mano tiene la mia con la forza del primo giorno e nonostante tutti i problemi e gli affanni quotidiani, non l'ha mai lasciata. Siamo ognuno la bussola dell'altro pur restando unici.
Forse è questa la magia, forse è il modo giusto di camminare.
prima di essere scalzata da una ragazza più giovane
come se l'età accrescesse il potere degli uomini
e riducesse le donne all'insignificanza
si tengano le loro bugie
io sono solo all'inizio
mi sento appena uscita dal grembo
i miei vent'anni sono il rodaggio
per ciò che ho davvero in mente di fare
vedrete quando ne avrò trenta
quella sì che sarà una degna presentazione
della donna malevola. selvaggia. che c'è in me
come posso andarmene prima che cominci la festa
le prove cominciano a quaranta
maturo con l'età
non ho data di scadenza
e adesso
viene l'evento principale
su il sipario a cinquanta
che abbia inizio lo spettacolo.
(Rupi Kaur - the sun and her flowers - 2017)
Questo mese partecipo all'iniziativa di Daniele Verzetti postando una delle poesia di cui mi sono innamorata leggendo Rupi Kaur (di cui ho parlato QUI). Noi donne continueremo a combattere contro pregiudizi e violenze di ogni natura, per conquistare i diritti e la giustizia che meritiamo.
Sono seduta sul mio divano e penso a quanto mi ha colto alla sprovvista la notizia che non ci sei più. Non ci posso credere Raffa. Alle cinque di questo pomeriggio è cominciato il tam-tam tra amiche e tutte noi ci siamo ritrovate in lacrime. Ho un nodo alla gola immenso, mentre scrivo le righe di questo post trattenendomi a stento. Che brutto scherzo andartene via così, senza nemmeno avvisare, senza una telefonata o almeno qualche milione di fagioli da contare. Senza abbracci interminabili, e colpi di caschetto biondo. Per qualche minuto si sono spente tutte le luci e siamo rimasti al buio.
Perché tu sei stata tutto il nostro mondo, dall'infanzia alla maturità. La mia generazione ti aveva eletta prima sorella maggiore e poi zia. Riempivi i teleschermi di luce e di risate. Di oro e di strass, di leggerezza e allegria. Di danza e canzoni, musica e spettacolo. Su quel palcoscenico da cui dominavi e di cui era la Regina. Noi eravamo bambini quando scopristi l'ombelico per la prima volta, trascinando Enzo Paolo Turchi e tutto il popolo italiano, in quel meraviglioso non sense danzante.Abbiamo imparato a cantare e ballare grazie a te. Ci siamo lanciati in rocambolesche fughe all'indietro col rischio di spezzarci la schiena. Abbiamo cantato di amori profani su e giù per l'Italia, di feste e colori, di felicità tà tà, di maghe maghelle e din don dan e abbiamo fatto gli auguri al mondo intero. Nananana e Tuca Tuca.
Aspettavamo il sabato sera quasi come fosse Natale, riempiendo di sospiri l'attesa. E quando arrivavano le note di Ma che musica maestro, non si sentiva altro che la tua voce e la nostra, accorata e stonata, che ti seguiva pedissequamente. E tu eri lì, ancora in bianco e nero come la televisione di allora, ad insegnarci tutti i passi tra i cerchi della sigla. E sempre, fino allo scorso anno, non hai mai smesso di regalarci un pizzico di felicità e di sogno. Come quelli che hai realizzato negli innumerevoli programmi per la gente comune, tra un gioco e una sorpresa. Sembrava tutto così facile quando lo facevi tu. Cantare, ballare, recitare. Un talento insuperabile accompagnato da un'energia ferrea, da vera professionista. Unica. Hai riempito i nostri cuori di tutto l'amore di cui eri capace e che sapevi donare con il tuo splendido sorriso. Quella televisione, la tua e la nostra, è stata sublime grazie a te. Non basteranno i milioni di parole dei prossimi giorni, per restituirti tutto l'affetto che ci hai regalato. Ma ci proveremo insieme. Dal piccolo post come il mio, all'articolo di giornale a più colonne. E ogni volta che sentiremo nell'aria una delle tue canzoni guarderemo in alto e canteremo, contando tutte le stelle per arrivare fino a te. Sarà di nuovo festa, in un anno sono mille e più, figurarsi per tutti quelli che arriveranno. E faremo ancora RUMORE sorridendo, come facevi tu. Te lo dobbiamo.
Non ti dimenticheremo mai. GRAZIE RAFFAELLA CARRÀ.